La sindrome di Gertrude

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Un suo testo teatrale, credo del 2003, si chiama “Traviata: l’intelligenza del cuore”.
Beh, io credo che sia proprio lei, Lella Costa, a essere dotata di questa particolare, rara intelligenza.
L’ho percepita anche ieri, alla presentazione del suo libro
  La sindrome di Gertrude quasi un autobiografia   alla libreria Coop Ambasciatori di Bologna.  E’  uscito il mese scorso ed è edito da Rizzoli. Io l’ho acquistato a Mantova, e vado molto orgogliosa della dedica che l’autrice mi ha scritto: A Milvia, ragazza del cuore, con affetto, Lella”. Amo pensare che, avendomi incontrato qualche volta, conoscendomi un poco, la dedica sia “pensata”. 
Di intelligenza del cuore è intessuta ogni riga del libro, che è appunto “quasi un’autobiografia”, ma in realtà parla anche di noi, degli avvenimenti che hanno attraversato la sua e la nostra vita in questi ultimi anni.
Cosa significa intelligenza del cuore? Significa, per me, guardare le cose con Umiltà, avere la capacità di ascoltare e di imparare sempre dalle persone che ti trovi davanti, significa non nascondere le emozioni, perché solo così, poi, si è in grado di trasmetterle.
Come nei suoi spettacoli teatrali, Lella Costa, anche in questa sua opera letteraria,  non fa mai polemica, non è mai aggressiva: ma con leggerezza, con ironia, con intelligenza, insomma,  ci porta a riflettere su di noi e sul mondo che ci circonda, senza utilizzare  battute scontate, sarcasmi, senza cadere, come succede a molti, in quelle frasi ormai reiterate, che, se pure riescono a strappare l’applauso o il consenso, muoiono lì, subito dopo che si sono pronunciate. Non a caso un capitolo del libro porta come titolo “La giusta distanza”:
…il teatro deve volare un po’ più in alto, cercare di cogliere lo spirito del tempo o almeno del semestre in corso, deve raccontate non l’attualità, ma piuttosto la contemporaneità.

 Lella Costa racconta le sue esperienze come se stesse parlando non con un anonimo lettore, ma come se si trovasse davanti a una persona che lei conosce, come se io e lei stessimo bevendo un caffè nel soggiorno di casa.
Racconta i suoi incontri, le sue amicizie, i posti che ha attraversato da quando da Gabriella Costa è diventata Lella Costa. Il carcere, per esempio. Ritorna in molti punti, il carcere.
Ci sono tornata e ci torno spesso, in carcere, e non soltanto a San Vittore. …Ho parlato e ho ascoltato. Soprattutto ho imparato che del carcere non bisognerebbe mai parlare in astratto, per sentito dire o peggio per ideologia. Quando sento blaterare di alberghi a quattro stelle, di vacanze a spese dello Stato, mi viene un gran magone, e una gran rabbia. Per carità, sicurezza e certezza della pena sono concetti condivisibili, fuori: è dentro che è tutto diverso.
… Ecco: andate, venite a vedere cosa sono, davvero, le patrie galere. Nel bene e nel male. Dopo, soltanto dopo, si è autorizzati a parlare. Magari con stupore. Perfino con commozione.P1110336

A volte penso di non essere obbiettiva, quando parlo di Lella Costa; le persone che lei ama, e di cui parla nel suo libro, sono le stesse che amo io: Tiziano Terzani,  Gino e Teresa Strada, padre Alex Zanotelli, De Andrè, Don Andrea Gallo, e con grande gioia ho trovato citata anche Brunella Gasperini  una grande donna, anche lei, come Lella, che purtroppo in pochi ricordano. E ce ne sono molti altri oggetto di un amore comune: Flavio Soriga, Milena Agus e ancora e ancora.
 E la musica, anche, è quella che piace anche a me, e il libro è pieno di citazioni di testi di canzoni, messe lì, sempre in modo molto appropriato. E parlando di musica non posso dimenticare  Paolo, Paolo Fresu: che ho conosciuto personalmente a Seneghe, ma che avevo già visto in diversi concerti, e che ieri  era con Lella, a presentare La sindrome di Gertrude. Una gran bella persona, Fresu,  non solo un grande musicista. P1110340
Ci sono anche luoghi geografici, ci sono città, quasi come personaggi, nel libro di Lella Costa: c’è Mantova, per esempio e il suo Festival Letteratura
Per cinque giorni (che sono il frutto di un anno intero di lavoro) questa città di raffinata bellezza vive di libri, tra i libri, per i libri. Vive in senso stretto: io non sono capace di descrivere la sensazione di straripante energia, di vitalità appunto, di piacere diffuso e condiviso che si respira.
Fate, anzi, fatevi il favore di andarci almeno una volta, se non lo avete mai fatto.

E Milano, poi, la sua città.
Forse, dal punto di vista letterario, questo dedicato a Milano è il capitolo più bello. E’ poesia, è ritmo, e vera e propria musica. Amore, rimpianto, lucidità, pietà. C’è tutto questo nel capitolo “Milano”.

“Quasi un’autobiografia”, il libro di Lella Costa. “Quasi”, perché in realtà del suo privato non racconta molto, solo qualche accenno, sempre in relazione alla sua vita pubblica. Solo un capitolo si distacca da questa scelta. Un capitolo, un avvenimento drammatico ed estremamente doloroso della sua vita. Ma c’è un motivo, se lo racconta. Ed è un motivo altruistico. Ecco ancora l’intelligenza del cuore, a farsi strada, ecco ancora la generosità di Lella che si concretizza in un atto che non è più solo letterario. Non dirò nulla, sul capitolo, cito solo il titolo: Uscire dal silenzio.  Spero che acquisterete il libro, così, potrete leggerlo voi stessi.
P1110346Prima ho scritto che a volte penso di non essere obbiettiva, quando parlo di Lella Costa: ma non è vero. E’ che se si conosce Lella, sia personalmente (e ho questa fortuna), sia attraverso il suo lavoro, non si può fare a meno di amarla.
Il libro lo consiglio, lo consiglio in maniera assoluta: vi farà riflettere, ma anche sorridere, e ridere, anche. E pure commuovere, di quella commozione che crea uno spazio caldo, dentro il cuore, quella commozione che fa bene.
Troverete un’amica, ne sono sicura, in quelle pagine.

Lella Costa e la guerra

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5 risposte a La sindrome di Gertrude

  1. ReAnto ha detto:

     Brava come sempre .
     

  2. Soriana ha detto:

    @Antonio: Lella, lei è brava come sempre!
    Ciao, buonissima serata, Antonio. Grazie della visita.

    Milvia

  3. cristinabove ha detto:

    Non la conosco di persona ma l’amo anch’io.
    E tu sei stata bravissima, come al solito, a darle il meritato risalto.
    cri

  4. RenzoMontagnoli ha detto:

    Comunicato del 16 ottobre 2009[..] L’aggiornamento di Arteinsieme. Una bella domanda: è l’arnese a creare il mestiere? Su Babilonia 61. Tanti partecipanti, come anche nelle precedenti edizioni. Cristina errata? E qui invece la sua voce…dentro. Non c&rsq [..]

  5. Soriana ha detto:

    @Cri: contenta che la ami anche tu. Grazie, Cri.

    Milvia

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