Ezra Pound: la poesia, cosa deve essere

pound

Questo brano l’ho sentito leggere sabato scorso da Margaret Collina durante la manifestazione di Ad alta voce, e anche grazie alla sua grande capacità di lettrice (renderebbe emozionante anche la lettura dell’elenco telefonico…), mi ha colpito molto.   Forse perché scrivo poesie, o meglio, scribacchio, poesie. E ora, dopo averlo riletto, quasi quasi avrei deciso di non scriverne più.
Mi sembra una ottima lezione intorno alla Ars poetica… Mi piacerebbe davvero sapere se siete d’accordo, mi rivolgo soprattutto agli amici poeti. Potrebbe venirne fuori una discussione interessante.

La poesia deve essere scritta altrettanto bene quanto la prosa. La lingua deve essere bella e in nessun modo allontanarsi dalla parola detta, se non per un’accresciuta intensità (cioè semplicità). Non devono esservi parole libresche, niente perifrasi, niente inversioni. Deve essere semplice come la prosa di Maupassant e dura come quella di Stendhal.
Non sono ammesse le interiezioni, non le parole che volano via nel nulla. Ammesso che non si può ad ogni colpo far centro, sia almeno questa l’intenzione. Il ritmo deve avere un significato. Non può essere una semplice partenza, senza presa, senza stretta sulle parole e il senso.
Niente clichés, niente frasi fatte, stereotipie giornalistiche. Il solo modo di sfuggire a questo è la precisione, che è il risultato di un’attenzione concentrata a ciò che si sta scrivendo. La prova di uno scrittore è la sua capacità di simile concentrazione e la sua facoltà di rimanere concentrato finché non sia arrivato alla fine del suo lavoro, siano due versi o duecento.
Oggettività e ancora oggettività ed espressione. Niente code al posto delle teste, niente aggettivi a cavalcioni (come “putridi muschi fradici”). Niente, niente che non si possa in qualche momento, nella stretta di qualche emozione, effettivamente dire. Ogni letterarismo, ogni parola libresca sgretola via un pezzetto della pazienza del lettore, un po’ del suo sentimento della vostra sincerità. Quando uno sente e pensa veramente, egli balbetta le parole più semplici.
La lingua è fatta di cose concrete. Espressioni generiche in termini non-concreti sono pigrizia; sono conversazione, non creazione.
Il solo aggettivo che valga la pena di usare è l’aggettivo essenziale al senso del passaggio. Mai l’aggettivo decorativo.
Concisione, ovvero stile, ovvero dire ciò che s’intende dire col minor numero di parole e le più chiare.
Effettiva necessità di creare o costruire qualcosa; di presentare una immagine o più immagini di oggetti concreti, disposti in modo da toccare il lettore. Al di là di questi oggetti concreti si possono fare semplici constatazioni del sentimento sui fatti; come “sono stanco” o “alla morte non può seguire peggiore male”, ecc.
Io credo vi debbano essere più, molti più oggetti che constatazioni e conclusioni, essendo queste ultime puramente ipotetiche (optional), non essenziali, spesso superflue e quindi pessime.
Ma bisogna che vi sia l’emozione, o la cadenza e il ritmo saranno rapidi e senza interesse.
 Il compito del poeta è definire e ancora definire finché il particolare alla superficie sia in accordo con la radice nella giustizia.
In nessun caso la costipazione del pensiero, sia pure nel particolare, consentirà bella scrittura.
Lucidità…
Poesia è l’arte di caricare ogni parola del suo massimo significato.
Buttate fuori tutti i critici che usano vaghi termini generici; non solo quelli che usano vaghi termini generici perché sono troppo ignoranti per dar loro un significato, ma quelli che usano vaghi termini per nascondere il significato; e tutti quei critici che usano i loro termini in modo così vago che il lettore può immaginare siano d’accordo con lui o gli diano ragione mentre non è così: col che intendo dire che i loro articoli possono sempre apparire in solide e rispettate riviste  senza scatenare una zuffa o provocare le proteste degli abbonati. La prima credenziale che noi dobbiamo esigere da un critico è la sua ideografia del bello, di ciò che egli considera scrittura valida e di tutti, tutti i suoi termini generici. Allora sapremo a che punto si trova.
Non potrò mai ripetere troppo spesso o con troppa energia la mia diffidenza (caution) per i cosiddetti critici  che parlano tutto intorno all’argomento e non definiscono i loro termini e non sanno dire francamente che certi autori sono una scocciatura maledetta. Fatevi dire da un uomo prima, e con tutti i particolari, quali sono per lui i buoni scrittori: solo dopo ne ascolterete le spiegazioni.

(Traduzione di Cristina Campo)

E ora, una poetessa che dà voce a un poeta:
QUI

E una bella musica, con fiori sparsi fra le note:

B. Smetana: La Moldava (primavera)

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6 risposte a Ezra Pound: la poesia, cosa deve essere

  1. cristinabove ha detto:

    ti ringrazio, cara Milvia,  e anche se non leggo altrettanto bene, cercherò di migliorare.

  2. isabel49 ha detto:

    Interessante post, l’ho letto con molto piacere 
    Buon serata cara Milvia.

    un abbraccio
    annamaria

  3. Soriana ha detto:

    @Cri: non leggi altrettanto bene, dici? Ma altrettanto bene di chi?
    Credo, Cara Cri, credo che la bella poesia di Renzo non avrebbe potuto avere interprete migliore. Sei bravissima anche come lettrice.
    Un bacio, Cri.

    Milvia

    P.S.: ma cosa pensi del brano di Pound? Se ne hai voglia, mi piacerebbe conoscere il tuo parere.

    M.

  4. Soriana ha detto:

    @Annamaria: grazie, cara.  Felice sera e un abbraccio.

    Milvia

  5. winyan ha detto:

    Ciao, ho letto Pound,  ( come sai io non scrivo poesia e quindi non sono un "addetta ai lavori")  so che per scrivere poesia ci vuole anche un rigore letterario, che non è proprio un gettito istintuale di emozioni tradotte in parole, ma le indicazione date da Pound su come fare poesia mi sembrano francamente eccessive, ritengo cmq che la forma poetica dovrebbe essere la più libera possibile da schemi e limiti.
    buona domenica! ciaoo
    maria

  6. Soriana ha detto:

    @Maria: E’ sempre un piacere ricevere una tua visita…
    E’ vero che la poesia non deve essere ingabbiata in rigidi schemi, ma come in tutte le cose credo che tuttavia necessita seguire qualchw regola. Pound, a questo proposito, mi sembra dia buoni consigli, anche perchè dice comunque che:
    Ma bisogna che vi sia l’emozione, o la cadenza e il ritmo saranno rapidi e senza interesse.
    Quindi regole sì, ma non gabbie.

    Un abbraccio e buon inizio settimana.

    Milvia

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