Incontri come scialli

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E’ vero che l’altro giorno ho scritto che, per me, è novembre il mese più crudele. Però ogni asserzione ha le sue eccezioni, e pure questo mese così grigio e pesante di umidità e tristezza
può offrire piccole oasi luminose, gradevoli, salvifiche. Sprazzi di colore, per esempio, come nella foto che apre il post, e che ho scattato il primo novembre a Ripoli, una frazione montana di San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna. Oppure serate, serate di quelle proprio belle, dentro le quali ti puoi avvolgere, come fossero un morbido, caldo scialle di lana.
Ce ne sono state due, sul mio cammino , la scorsa settimana, di queste serate.
La prima, mercoledì 4 novembre, a Parma, in un piccolo, ma accogliente, circolo culturale che si chiama Materia Off.
Morena Fanti (entrate in questo Link, perché vi troverete un post molto interessante) e Marco Sforza hanno emozionato il pubblico P1110400con una sorta di duetto a voci alterne (oddio, si può dire: duetto a voci alterne?) sul tema delle chat. Poesia lei,  musica e parole trasportate dalla chitarra lui.  Morena l’avevo conosciuta di persona  mesi fa, alla presentazione del suo libro “Orfana di mia figlia” e di quell’incontro ne avevo scritto QUI
Poi l’avevo incontrata di nuovo a Torino e, fra l’altro, in quell’occasione mi aveva presentato un’altra splendida donna che con molto piacere ho rivisto l’altra sera a Parma: Click

Marco Sforza, invece, non lo conoscevo per niente, sì, non ne avevo neppure mai sentito parlare, prima di sapere di questo evento.  E forse anche tanti di voi non lo conoscono. Invece meriterebbe di avere molta più fama di quanto non ne abbia, questo cantautore che  nei suoi testi riesce a unire  ironia a dolcezza, supportati da una bella musica e dalla sua voce particolare, che a me piace molto, forse anche perché mi ha ricordato Fabio Concato, un altro cantautore che amo.
Allora, l’argomento della serata girava intorno alle chat, questa recente modalità di conoscenza, utilizzata da chi, forse, ha paura di conoscere veramente l’altro, e molto più probabilmente, testimonianza che in questi anni che sembrano scorrere a velocità alterata, si è sempre più soli.
Ci si incontra così nel mondo virtuale, dove tutto sembra possibile, e nascono entusiasmi e sentimenti, e esaltazioni.  Fuochi di vivida fiamma che illuminano schermi azzurrati. Fuochi che come repentinamente sono nati, altrettanto repentinamente si spengono, la maggior parte delle volte. E a volte, poi, si spengono solo da una parte, e rimangono dolorosamente accesi nell’altra. Ecco cosa scrive Morena:

sono finiti i giorni del contatto e dell’impazienza
-spinta senza respiro a scoprire l’altro-
finite le ore dei brividi e dei desideri
esauriti i minuti del comporre e dello sfiorare
muto angolo assente del mio essere maga
indovina del tuo umore
artefice del tuo amore.
eri coreografo dei miei movimenti
stilista dei miei desideri
e maestro dei miei capricci.
erano i giorni in cui modellavi il fuoco
e plasmavi i respiri
dirigevi i movimenti a comporre sinfonie
ammassando note in un castello di suoni
a cui davi forma e ritmo.
la nebbia avvolge i tuoi pensieri
e la strada si svolge come gomitolo
dal tuo fianco.

Chiamiamola poesia, chiamiamola prosa poetica, ma credo che Morena abbia ben disegnato una situazione che forse qualcuno di noi può avere vissuto.
Ma non pensate che sia stata una serata un po’ triste, un po’ malinconica. Niente affatto. Morena (ma anche Marco), ha un tal senso dell’ironia e dell’autoironia, che qualsiasi argomento affronti si sveste automaticamente d’angoscia.
Nessun angoscia, infatti, neppure alla fine della serata, quando noi tre (Morena, suo marito Giuliano e io) abbiamo vagato per una Parma notturna, solitaria e sconosciuta, alla ricerca dell’auto che ci doveva riportare a Bologna. Ma dove l’abbiamo parcheggiata? era la domanda. E gira e gira, l’abbiamo trovata. E se non l’avessimo ritrovata sono sicura che Morena avrebbe trovato una soluzione o, per lo meno, non ne avrebbe fatto un dramma.  Come dire: pensare positivo aiuta a vivere. E anche a ritrovare le auto smarrite.

L’altra serata calda come un confortevole scialle ha visto come protagonisti il poeta Alberto Masala  e lo scrittore Marcello Fois
alla libreria-vineria Zammù, a cura della Casa lettrice Malicuvata
Marcello Fois ha presentato infatti Alfabeto di strade (e altre vite)  P1110409
una raccolta di poesie di Alberto Masala edita da Il Maestrale.
Gli incontri con Alberto sono sempre entusiasmanti e arricchenti. Ogni volta mi rinfranco davanti alla sua coerenza, e onestà intellettuale.  Assumersi la responsabilità delle parole, è questo uno dei compiti cui deve attenersi il Poeta, dice Masala. E dice anche: Poesia significa pronunciare parole sacre senza mediazione. E racconta anche una piccola storia, una sorta di parabola, per spiegare cosa debba essere un poeta:
C’è un vecchio che cammina per la strada e canta. Un bambino si mette a seguirlo, e intanto la gente che passa guarda il vecchio, e lo deride: lo deridono tutti, indistintamente. Il bambino continua a seguirlo, in silenzio continua a seguire il vecchio e il suo canto. E un giorno gli chiede: Ma perché continui a cantare, non vedi che tutti ridono di te?  Se non cantassi più, risponde il vecchio, vorrebbe dire che hanno preso anche me.

Da “Alfabeto di strade” libro di cui consiglio la lettura, perché ci sono cose preziosissime, lì dentro, riporto :

Nessuna pace mai
potrà essere cantata in una caserma

schierano i carri armati e sentinelle
a sorvegliare le utopie
che ci hanno sostenuto

cento soldati eretti
ne bloccano l’accesso
in attesa del colpo
da sferrare sui sogni e le passioni
rosse di verità

sono giovani denti le speranze

le sagome su cui prendere la mira

Ecco, dicevo, novembre ogni tanto fa anche bei regali. Spero che ce ne siano ancora. E ve ne farò partecipi.

Intanto, insieme ascoltiamo:
Recuerdos de la Alhambra

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8 risposte a Incontri come scialli

  1. lunapiena70 ha detto:

    "questo mese così grigio e pesante di umidità e tristezza può offrire piccole oasi luminose, gradevoli, salvifiche. Sprazzi di colore, per esempio, come nella foto che apre il post" la rosa in questione è una rosa rugosa, una arbustiva che – oltre ad essere molto rustica – nei mesi autunnali ed invernali colora le giornate con questi spettacolari ‘abiti’. Ciao

  2. Soriana ha detto:

    @Lunapiena: Grazie! Ora almeno so cosa ho fotografato. Sai, a me le piante, i fiori, piacciono molto, ma mi rammarico sempre di non conoscerne i nomi, se non dei più comuni. 
    Benvenuta nel mio blog, cara. Ho dato un’occhiata al tuo e mi sembra delizioso.

    Ciao!

    Milvia

  3. morenafanti ha detto:

    che bel post, Milvia! E non perché parli bene di Marco Sforza, il mio ‘compare’, no, è proprio un post pieno di entusiasmo e di voglia di trasmetterlo agli altri, che ce n’è tano bisogno tra l’altro.

    La foto con il mio libro e il cd di Marco la rubo subito 😉 e poi mando il link in giro. bella anche la scelta del testo. nel senso che condivido il pensiero che te l’ha fatto scegliere. Grazie.

    e comunque c’è ancora una bella serata in novembre. magari tante altre, ma una in particolare 😉
    un abbraccio.

  4. Soriana ha detto:

    @Morena: sono io che ti ringrazio (e ringrazio Marco, e Alberto): se dal mio post trapela entusiamo è perchè siete stati voi a trasmettermelo. E poi avrei potuto sottolineare maggiormente come mi hanno colpito le tue poesie (che tu non chiami poesie): non sapevo che tu fossi così brava anche in questa arte. Sapevo già, invece, che sei una donna staordinaria.
    Grazie per la diffusione del post e della foto.
    E non vedo l’ora che arrivi il 18!

    Ti abbraccio

    Milvia

  5. cristinabove ha detto:

    è un post bellissimo! perché parla di libri, di poesia, di Morena Fanti che mi è molto cara e che stimo sia come scrittrice di prosa che come poeta. Ti ringrazio anche perché mi ha dato modo di prestare attenzione a Marco Sforza e ad Alberto Masala
    si respira aria di vera lettteratura qui da te, Milvia. e anche tanto altro.
    complimenti a te e ai tuoi ospiti.

  6. Soriana ha detto:

    @Cri: sapessi invece, e ti giuro, non lo dico per falsa modestia, quanto mi sento inadeguata, quando devo descrivere una serata, un evento, o parlare di un libro… Mi sento…analfabeta. E allora lascio che a parlare sia il cuore.
    Grazie, Cri, cara, grazie per l’affetto e la fiducia.

    Milvia

  7. sgnapisvirgola ha detto:

    Milvia hai colto nel segno. E’ stata una serata che mi ha rimesso in carreggiata.
    Sì perchè il luogo è piacevole, (lo consiglio), sì, perchè si pregustava una serata interessante, sì perchè erano "raccolti" in poco spazio persone care e a me affini, sì perchè in quell’atmosfera era possibile che incontrassi altre persone affini, sì perchè avrei potuto riabbracciare persone care,
    ma
    e quando dico ma c’è sempre la pausa…
    e’ stata una BELLA SERATA.
    Bella tutta.
    Calda, come hai detto bene tu.
    Di affetto, di pensiero, di parole pensate, di parole scritte, di parole recitate, di parole dette e di parole non dette.
    Di musica, di teatro, di prosa, a tratti di poesia.
    Di umori, di sentimenti, di sensazioni, di desiderio di capire e di capirsi, di condividere soprattutto e lo ritengo un grande atto di coraggio verso se stessi. Morena in questo è una maestra, lo sappiamo bene noi, che abbiamo letto il suo bellissimo libro.
    In un clima di rispettoso ascolto che tanto mi è piaciuto, perchè così deve essere.
    Di Morena e di Marco scriverò una cosa, perchè voglio bene e stimo Morena e Marco è stato una rivelazione. Grande temperamento. Sono certa che sentiremo ancora parlare di loro.

    E a te dolce donna, così generosa, ti ringrazio tanto del complimento:)
    Sai, una delle cose che mi scalda il cuore in questo periodo, è sapere che sono in circolazione belle persone come voi e che in un qualche modo, ricomponendo il tempo come un patchwork, le posso pure incontrare. Ci rivedremo.

  8. Soriana ha detto:

    @Sgnapis: alle tue parole così belle e che mi hanno riportato nell’atmosfera della serata trascorsa insieme, che posso aggiungere, cosa posso rispondere? Nulla, se non un commosso grazie.
    Un abbraccio e a presto.

    Milvia

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