Pensieri e parole dal lontano (o vicino?) Oriente.

P1110704(tramonto a Kamala: 8 gennaio 2010)

Domenica mattina, ore 10 e 30. Il mio terzo giorno a Phuket.  Al mio arrivo la pioggia se ne è andata. Non credo che fra le due cose (il mio arrivo e il maltempo) ci sia una relazione, ancora non soffro di delirio di onnipotenza, ma che il sole splenda alto non può farmi che piacere.

Praticamente non sto facendo nulla. Mentre me ne sto stesa sotto i raggi del sole penso. A quello che dovrei fare (scrivere), a quello che non ho fatto (scrivere), e se ne vale la pena (di scrivere). Dovrei revisionare alcuni racconti. Dovrei decidere se inviarli a qualche editore. Dovrei. Il condizionale mi affascina: lascia porte aperte, non ha mai la parola fine. E’ un alibi, tutto sommato.

Penso e ascolto la gente che parla sotto gli ombrelloni vicini al mio.
Ieri sono stata in una spiaggia attigua a Kamala, frequentata da turisti italiani.  Ho chiuso gli occhi e ho pensato che avrei potuto essere sulla riviera romagnola.  Ho pensato anche che non è proprio questa la vacanza che vorrei.  Ma mi manca il coraggio per andare in altri luoghi: all’interno del paese, per esempio, in posti ancora non corrotti dal turismo. O in altri paesi ancora: tornare in Cambogia, o visitare  il Vietnam, il Laos. Qui, dove sto, è un po’ come essere a casa. Sulla riviera romagnola, appunto. Quali esperienze nuove posso fare? Eppure da sola proprio non me la sento di allontanarmi. Il  mio inglese (imparato viaggiando) è al livello di asilo infantile, io Tarzan, tu Jane, per capirci. E questa mia ignoranza mi rende insicura.

Ascolto i discorsi della gente. Ci sono molte famiglie con bambini.  Ascolto madri e padri.
“Ieri sera, “ racconta un padre agli amici, “ quello del ristorante ha chiamato la polizia solo perché la Carlotta tirava la sabbia”. La Carlotta è una bella bimba sui tre anni, che in questo momento sta giocando con secchiello e paletta. Un angioletto biondo. Gli amici esprimono tutta la loro solidarietà al padre e riprovazione verso il ristoratore. Nessuno chiede: ma a chi la tirava, la sabbia, la piccola Carlotta? E tu perché non le hai detto di smettere?
Io credo che, per arrivare a chiamare la polizia, il proprietario del ristorante debba aver avuto motivi abbastanza gravi: magari la piccola buttava la sabbia sui piatti degli
altri avventori… Eppure tutti lì a dire: roba da matti…
Ma non è finita. Cinque minuti dopo la mamma della suddetta Carlotta le si avvicina: vuole metterle  la crema protettiva contro il sole. La piccola frigna, si dimena. E la madre: “Carlotta, se non ti fai mettere la crema chiamo la polizia”, dice.
Non commento. E poi mi dicono che sono troppo severa, con i genitori…
Forse sarebbe meglio che non sapessi neppure l’italiano: almeno mi risparmierei di capire ‘ste stronzate (scusate il termine…).

Oltre a pensare e ascoltare, naturalmente leggo.
Ho lasciato a casa molti libri che devo ancora leggere, di quelli ne ho portati con me solo tre, perché sono sottilini sottilini.  E’ mia abitudine, infatti, lasciare i libri alla biblioteca degli alberghi, dopo averli letti, per non riportarmi a casa un peso notevole.
Ho preferito quindi mettere in valigia libri che so già che non avranno per me particolare valore, a parte quei tre.  Prima di partire, così, sono andata all’Outlet della Mellbooks, dove si possono acquistare libri a poco prezzo. Come li ho scelti? Beh, in base al prezzo, appunto, al numero di pagine ( più pagine, più durata della lettura) e, è ovvio, alla quarta di copertina. E chissà, può essere anche che io abbia qualche bella sorpresa. Non mancherò di parlarvene.

Mi spiace di non potervi raccontare qualcosa di veramente… esotico. Ma, credetemi, a parte il paesaggio, di esotico non c’è molto, alla fine. I negozi, le bancarelle, vendono esattamente gli oggetti che sono arrivati da anni anche da noi, e quelli che da noi ci sono sempre stati. Mi dicono che questo fenomeno si chiami globalizzazione. Non è che mi piace molto, questo fenomeno.

Vedremo i prossimi giorni. Magari mi trovo un serpente in camera: allora sì, che sarebbe una vacanza esotica…

Ciao a tutti. Ora me ne vado in spiaggia. Con l’Ipod, così evito di ascoltare  i discorsi della mamma e del papà di Carlotta.

E per evitare che pure voi li sentiate, ecco una canzo0ne, sempre gentilmente offerta dalla Emirates airlines

The poor People of Paris: Les Baxter

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9 risposte a Pensieri e parole dal lontano (o vicino?) Oriente.

  1. albertocarollo ha detto:

    Effetti collaterali della globalizzazione: nei più remoti angoli del mondo serragli protetti a nostra immagine e somiglianza. Ma spingerci oltre potrebbe essere rischioso… goditi l’ozio e le letture, cara Milvia.
    Siamo come pesciolini in un acquario.
    Anche questa è materia per un racconto.
    😎

  2. utente anonimo ha detto:

    Uno ciao dall’occidente, cara Milvia.

    Starsene senza far niente ( atteggiamento cui non siamo abituati ) penso sia il modo migliore di vivere ogni tanto: vengono in mente pensieri e soluzioni di problema, che sarebbero impensabili altrimenti

    La prossima volta parti con qualche amica/o che conosce bene l’inglese e addentrati all’interno; messa così, come dici tu ,questa vacanza sembra un po’ sprecata

    Interessante il tuo modo di gestire i libri durante i viaggi

    Le famiglie in azione, viste dall’esterno, appaiono quasi sempre grottesche ( pensando alla mia quando i figli erano piccoli )

    La globalizzazione è davvero un argomento – problema del nostro tempo. Perché non lo affronti nel blog dopo il ritorno?

    Comunque, cara Soriana, goditi il mare e fai tanti bagni ché qui il tempo è umido e nebbioso.

    Con una certa invidia

    franca

  3. cristinabove ha detto:

    Di genitori di Carlotta ce ne sono tanti, purtroppo…
    è che ovunque si vada ormai, come ben stai constatando, ci sono le stesse dinamiche di casa nostra, ovunque ci sia una "colonia" di italiani.
    la globalizzazione ha facilitato i viaggi e la conoscenza di altri popoli, ma nello stesso tempo sta appiattendo ogni cosa.
    comunque cerca di goderti lo stesso le tue vacanze.
    e anche questo, come dice Alberto, è un bel raccontare.

  4. Soriana ha detto:

    Alberto: grazie, caro Alberto. Spero che nell’acquario, i pirania, vadano pian piano scomparendo…
     
    Milvia

  5. Soriana ha detto:

    Franca: grazie per gli spunti di riflessione…
    Per quanto riguarda le famiglie… sono certa che la tua non mi avrebbe indignato. C’è… grottesco e grottesco…
    Ti mando un po’ di sole, cara Franca, che assorba tutta l’umidità.
    Milvia

  6. Soriana ha detto:

    Cri: forse è banale e ovvio a dirsi, ma spesso, incontrando i miei connazionali all’estero, mi vergogno di appartenere alla stessa nazione. Ma forse è solo perché capisco (purtroppo) i loro discorsi…
    Un bacione.
     
    Milvia
     

  7. RenzoMontagnoli ha detto:

    Comunicato del 12 gennaio 2010[..] Riflessioni d’estremo…Oriente. Il ritorno di Dacia Maraini su Letteratitudine. Gli aforismi di Mimmina. Cristina legge Giovanna: le impressioni. [..]

  8. giovannagi ha detto:

    .."Mentre me ne sto stesa sotto i raggi del sole penso. A quello che dovrei fare (scrivere), a quello che non ho fatto (scrivere), e se ne vale la pena (di scrivere). "
    Mi piace molto questa "riflessione" e hai fatto bene a decidere di scrivere.
    Mi hai ricordato il viaggio che ha fatto una mia amica anni fa in quei luoghi esotici dove qualche italiano, nei ristoranti,si divertiva a fare gli sgambetti ai camerieri indigeni che stramazzavano così con le loro portate fra l’ilarità di questi "burloni" (!).
    Forse adesso in quei ristoranti si sono decisi ad esigere comportamenti più "civili". E fanno bene. Buone vacanze
    Giovanna

  9. Soriana ha detto:

    Giovanna: è dai primi anni ottanta che ho iniziato a fare questi viaggi, Giovanna cara, e a comportamenti simili a  quello che descrivi ho assistito spesso. Magari lo sgambetto non era proprio fisico, ma si esternava in un linguaggio, in un atteggiamento verbale privo di ogni rispetto. oppure in atteggiamenti paternalistici, da… “buon colonialismo” e forse ancora peggiori dei primi.
    Non so se l’episodio della bambina che tirava la sabbia rientri in queste categorie di non rispetto degli abitanti e lavoratori del luogo, forse rientra (solo?) nell’imbecillità di molti genitori che pensano che i loro pargoletti non debbano avere nessuna regola di vita. E, se così è andata,  bene ha fatto il ristoratore a chiamare la polizia.
     
    Ciao e grazie!
     
    Milvia

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