Son quisquiglie e pinzillacchere. Però…

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In alcuni  commenti che avete lasciato ai miei due ultimi post ho trovato tracce della seconda riflessione che ho fatto in questi giorni e la cui pubblicazione vi avevo preannunciato. Stefano, per esempio, in un suo lungo e bel commento,  scrive del comportamento che dovremmo avere nel nostro quotidiano,  e di come dovremmo assumerci la responsabilità delle nostre azioni.
Quello che a me è venuto da pensare, riflettendo sugli eventi di questi giorni, è che forse piccole corruzioni, piccole disonestà, le portiamo avanti anche noi. Ho pensato che, in fondo, noi italiani, le regole, non le amiamo troppo. E non per un nobile spirito di anarchia, ma per comodità o leggerezza, molto spesso perché a non seguirle, le regole,  è più facile, è più comodo.  Non seguirle ci porta anche vantaggi più o meno grandi, più o meno importanti, che possono andare dall’ottenere un posto di lavoro per nostro figlio attraverso raccomandazioni; a rispondere all’idraulico (o al dentista, all’imbianchino ecc.): Beh, se non mi fa pagare l’iva, allora la fattura non me la faccia; ad aggirare ostacoli (anche se a volte è vero che sono messi lì da una stupida burocrazia) per raggiungere più velocemente una meta.  A non mettere in regola la colf, perché tanto viene solo per due ore la settimana. A… Beh, non mi vengono in mente altre cose, ma di queste piccole disonestà penso ce ne siano molte altre.
Una grande parte di italiani, almeno una volta, ha indossato i panni del furbetto del quartierino. E’ questo che ho pensato.  Magari per piccole cose, che so, fregare il posto alla macchina che nel parcheggio aveva diritto di precedenza.… 
Certo: sono quisquiglie e pinzillacchere, come diceva il grande Totò, rispetto alla disonestà di cui si macchiano i cosiddetti potenti.
Però sarebbe bello che ogni tanto ci interrogassimo anche su noi stessi, sul nostro effettivo livello di onestà.  Quanti gradi di separazione ci sono fra il nostro comportamento e un agire assolutamente integerrimo?
E che ci interrogassimo anche su cosa significa veramente la parola onestà.
Ho ascoltato un intervento di un signore, l’altro giorno, alla radio, che era un po’ arrabbiato perché secondo lui si sta facendo del moralismo accusando i politici di disonestà. Lui affermava che non chiederemmo mai al nostro sarto o al nostro medico di essere onesto. Ma da loro pretenderemmo solo che fossero bravi nella loro professione. E così non ci dobbiamo preoccupare, diceva, che un politico sia onesto. Non ci dobbiamo occupare di questo suo aspetto. L’importante è che sia efficiente.
Beh, questa cosa mi è sembrata una grande… stronzata. In toto.  E a voi?

Vi auguro una buona fine settimana, ora. Spero che non ve la siate presa per quello che ho scritto.
Lo so che a voi, a quelli che frequentano questo blog, i panni dei furbetti vanno stretti e che probabilmente non li avete mai indossati.
Per due giorni sarò assente. Vado a Rimini e dal mio figliolino  e ritorno lunedì.

Il mare d’inverno,
e perché no?

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11 risposte a Son quisquiglie e pinzillacchere. Però…

  1. anonimo ha detto:

    Buon fine settimana  a te e al figliolino.Tinti

  2. anonimo ha detto:

    Interessanti osservazioni! Buon weekend, Milvia
    Mirella

  3. stefanomina ha detto:

    giusta riflessione, Milvia anche se non è la perfezione quella che chiediamo ma un minimo di etica comportamentale, quella sì.
    quella dell’iva è un tasto dolente perché penso che praticamente  a tutti noi sia capitato  almeno una volta – per risparmiare – di  rinunciare alla fattura (se ce la facessero scaricare!) ma compiere azioni a nostro vantaggio e a discapito di un altro, quello proprio  no!

    Ciao Milvia e buona domenica dalle mie parti
    p.s oggi pomeriggio  alle 18 dovrei andare a vedere una mostra in un piccolo spazio aperto di recente proprio vicino alla libreria riminese di Mirko, se hai tempo….
    ciao
    stefano

  4. Soriana ha detto:

    Tinti, Mirella: grazie!
    Un bacio.

    Milvia

  5. Soriana ha detto:

    Stefano: Eh, se ci facessero scaricare tutto, come avviene in altri Paesi…

    Sì, Stefano, è probabile che riesca a fare un salto lì. Così ti presento mio figlio…
    Io, dalle 16,30, sarò in Via Tonini, al museo, sempre per quella pubblicazione sulla scrittura migrante.

    Ciao, e, forse, a questa sera.

    Milvia

  6. GinoCerutti ha detto:

    Per fare "cose buone" non necessariamente si deve essere "buoni e puri".

    L’azalea
    di Gaber – Luporini
    1999
    (…)
    E Ghandi? E Madre Teresa di
    Calcutta? Ne han salvate di persone, eh! Oddio, se in India ci fosse stato un bravo statista anche un po’ meno buono forse ne avrebbe salvati di più. Ma che c’entra…
    (…)

  7. margueritex ha detto:

    invito te e i tuoi amici a verseggiare "a tema" nel mio blog.
    bacioni!

  8. isabel49 ha detto:

    Ciao cara, l’Italia è quella dei furbetti e le astuzie sono pane quotidiano, condivido ciò che dici i panni dell’astuto li vestiamo tutti almeno una volta, o per accondiscendenza, o per comodo.
    I governanti devono governare e non approfittarsi del popolo, qui non si tratta di furbizia, ma di altro: questo è mancanza d’amore per la propria patria. 
    Buon tutto, cara Milvia.
    un abbraccio
    annamaria

  9. Soriana ha detto:

    GinoCerutti: "Io credo che non ci sia stato un altro periodo della storia in cui gli uomini siano arrivati al nostro livello di cattiveria e di egoismo." (Dal monologo L’azalea testo di Gaber e Luporini). Ed era il 1999!!! I periodi sono lunghi…

    Grazie!

    Milvia

  10. Soriana ha detto:

    Annamaria: La patria? Quelli non hanno patria come noi la intendiamo. La loro patria è casa loro, la loro banca, le loro televisioni, i loro giornali…

    Ti abbraccio

    Milvia

  11. Soriana ha detto:

    Margaret:  ho partecipato… Grazie!

    Milvia

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