Può, un drogato…?

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Da qualche giorno, in questa primavera che tarda ad arrivare, ho ripreso a riordinare la mia libreria, o meglio, ho ricominciato da capo, perché sto inserendo tutti i titoli, gli autori, anno di edizione ed editori nel computer.
Fino adesso ho catalogato 423 volumi, e sono a meno di un terzo del lavoro…
Libri di mio nonno, di mia madre, i miei, di quando ero piccola, e poi adolescente, e poi adulta. Date che vanno dal 1898 ( un’edizione de Le mie prigioni di Pellico, Casa editrice Guigoni,  per esempio, ma andando avanti so che ne troverò anche di più vecchi) al 2010.  I generi letterari più diversi: soprattutto narrativa, ma anche saggistica, politica, filosofia. E poesia, naturalmente.
E’ straordinario riscoprire come mia mamma fosse una lettrice che spaziava ovunque, fin dalla prima giovinezza: fra i suoi libri ecco tutto Shakespeare (nei vecchi indimenticabili volumetti della B.U.R.), e tanto Steinbeck, e Hemingwai, e Dostoevskij e Tolstoi e Platone, e London (amatissimo da mio nonno anarchico) ma anche Mura, e Annie Vivanti, e Guido da Verona, e tanto tanto Virgilio Brocchi, autore che poi, nella mia adolescenza ho amato tantissimo anch’io, e che ora ho timore di rileggere, perché probabilmente ne rimarrei delusa.
A mano a mano che i libri passano nelle mie mani, che li apro, che li sfoglio, che ne sento l’odore (che odore avranno gli e-book?)  la mente mi si riempie di pensieri e sensazioni, di nostalgie per le dediche amorevoli che la mamma mi faceva ogni volta che mi regalava un libro, per il mio nome che, lei o io, scrivevamo sul primo foglio bianco e che è cambiato con il mio crescere: prima Mil, in seguito Milvietta e poi Milvia. Fino ad arrivare a una completa mancanza di testimonianza di appartenenza. 
Forse, la sensazione più grande è un senso di impotenza. Vorrei rileggere molti di quei libri, vorrei  rileggere Shakespeare, per esempio, e Mann, e tanti altri, vorrei rileggere La valle dell’Eden e Il buio oltre la siepe.  E vorrei leggere libri che non ho mai letto, che ho comprato per motivi che più non ricordo, o quelli che ho comprato in questi ultimi due anni, tanti, troppi, forse. Ma non ci riuscirò mai, non è mica tanto, il tempo che mi rimane… E allora, prima, mentre riponevo quelli catalogati negli scaffali, mi è venuto da pensare che non ho rispetto per i miei libri: tenerli lì, senza leggerli, è come se arrecassi loro offesa. Il destino di un libro è farsi leggere, e… insomma, mi è venuta una grande tristezza, e ho pensato: non ne compro più, ora leggerò solo quelli che ho.  Ma so già che è un proposito che non manterrò. Eh, già, mi viene in mente proprio ora che non ho ancora acquistato
I malcontenti il romanzo di Paolo Nori che è uscito pochi giorni fa, e che fra cinque giorni uscirà Il cuore dei briganti di Flavio Soriga, e che in aprile a Bologna ci sarà Stefania Nardini
a presentare il suo Jean Claude Izzo , e che in autunno (finalmente!) uscirà il nuovo romanzo di Remo Bassini, e che poi uscirà il prossimo Ricciardi di Maurizio de Giovanni, e poi  c’è Fharenheit con i suoi… maledettissimi libri del giorno, e ci sono le librerie che mi attirano come la luce le falene. Insomma, può un drogato anche se all’inizio di un suo proposito di redenzione, passare indenne in una strada dove si spaccia? 
Non può, io dico, no, non ci può riuscire…

Vorrei scrivere ancora dei pensieri che mi attraversano la mente in questi giorni di riordino. Ma scivolerei nel pianto, io credo.
E allora  basta. Vorrei farvi sorridere, invece, mostrandovi  una dedica che ho trovato su un libro acquistato tantissimo tempo fa in una bancarella dell’usato (forse a Milano, forse avevo sui quattordici anni, forse allora la dedica mi suscitò un moto di derisione…). Ora no: ora la leggo e mi fa sorride di un sorriso buono, ora la leggo e penso che è stata scritta nel 1927, e che la donna che l’ha scritta forse non c’è più, e non c’è più, forse, neppure il suo “scimmione”. E mi viene voglia di sapere di loro.  Del loro amore. Se vissero felici e contenti, vorrei sapere.
Il libro è questo
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e questa è la dedica:

per circa un’oretta
ritorna bambino
e leggi la fiaba
del bel Gelsomino.
Ma giunto alla fine
non trar la morale.
è fatta di nulla
penar ti fa male.
Ripeto è una fola
per questo l’invio
perché ti riposi
oh “scimmione” mio!

                             tua…  (non riesco a decifrare la firma, forse Maria, ma non sono sicura)

7 aprile 1927

E siccome sono in vena di malinconia direi che concludere con questa canzone (e riporto anche il testo) sia davvero adatto.
Inventario

Tre chiodi
due chiavi
una stanza
lo stereo che manda Jacques Brel
camicie
e rose appassite
un quadro di Giacomo Spazio
del vino
e un romanzo di Beckett
le mie quattro armoniche a bocca
e un libro sui fiori di Bach
un vecchio biglietto dell’Elfo
i neri stivali di sempre
due foto
una sveglia
ed un letto
e in mezzo io che penso a te

Anche se del tutto fuori tema con questo mio post, vi invito a andare a leggere quanto pubblicato da Gino Cerutti sulla non violenza.
Sarebbe interessante sentire anche i vostri commenti.

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11 risposte a Può, un drogato…?

  1. GinoCerutti ha detto:

    Grazie per il link!Da parte mia ho aggiunto un link al tuo blog. ;-)Anch'io compero più di quanto riesca a leggere. E me ne dispiace.Non so se invidarti o no con tutti quei volumi, perché ne subisco il fascino (e quindi sarei portato a invidiarti), ma capisco il tuo sentire malinconia e impotenza. :-)Un saluto cordiale

  2. nerdina ha detto:

    Ricordo che da bambina quando i miei genitori mi portavano in libreria correvo eccitata da uno scaffale all'altro e tiravo fuori tutti i libri per sentirne l'odore. Mia madre mi racconta sempre che un giorno, davanti allo stand delle novità, le ho chiesto: 'ma quante vite ci vogliono per leggere tutti i libri che sono stati scritti?' Questo senso di smarrimento non mi ha più abbandonata e per questo leggo, leggo, leggo…

  3. accipicchia ha detto:

    Carissima, mi ripeto ancora ma come mi piace leggerti! So che ripercorrendo il passato un po' di malinconia ci avvolge, a me capita regolarmente anche rileggendo i miei appunti di viaggio, ma ha in sé anche un dolce retrogusto. Che ne dici?E poi, vedi come è diverso il nostro sguardo sulle cose( mi riferisco alla dedica sul libro)? Nasce una nuova consapevolezza perché il passare degli anni regala anche un nuovo equilibrio. Ciao, cara, un abbraccio. Piera

  4. anonimo ha detto:

    Piu leggo e piu' capisco di non sapere!!

  5. margueritex ha detto:

    quanta malinconia in questo post, cara Milvia!spero proprio di rivederti domani (finalmente!) a Casa Carducci, alle 21, e così invito tutti i tuoi amici, che amano la poesia.un abbraccio

  6. Soriana ha detto:

    Gino Cerutti: Beh, nell’archiviazione sono arrivata a quota 500… e ne ho ancora più del doppio da sistemare, mi sembra…Milvia

  7. Soriana ha detto:

    Nerdina: che bella immagine, mi ha regalato… Mi piace sempre tanto vedere i bambini in libreria…Milvia

  8. Soriana ha detto:

    Piera: un gusto dolce-amaro, forse più amaro, però…Sono contenta di avere anche il tuo libro, nei miei scaffali…Milvia

  9. Soriana ha detto:

    Anonimo: (ma perché, anonimo?) : non si finisce mai di imparare…Milvia

  10. Soriana ha detto:

    Maggie: Certo, che ci sarò!Milvia

  11. Soriana ha detto:

    Per tutti: il mio abbraccio, anche all’Anonimo, sperando che non punga…Milvia

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