Orfani

14017-piet--rondanini-michelangelo-buonarrotiCosa dire, a un anno di distanza dal terremoto che ha sconvolto L’Aquila e i paesi limitrofi?  Da dire ce ne sarebbe, e tanto. Sulle cose fatte e su quelle che si sarebbero potute fare al loro posto, sul centro di una città che è ben lontano dalla ressurezione,  sulle case crollate, e che non avrebbero dovuto crollare, sulle case nuove costruite nel nulla, niente sevizi, negozi, niente piazza (e di un centro abitato la piazza ne è il cuore), su certe telefonate…
Ma non mi sento di fare polemiche.
A un anno di distanza da quella notte che ha cambiato per sempre la vita di tante persone penso ai bambini e ai ragazzi che, in quella notte, sono  morti. E soprattutto penso ai loro genitori.   Se perdere un padre, una madre, un marito, un fratello, è una tragedia, perdere un figlio è la tragedia.  Non esiste qualcosa di peggiore che possa colpire un essere umano. Perdere un figlio è contro natura, è il cerchio che si spezza e non si potrà mai più ricomporre.
 E così, penso a loro. Ai genitori dei ragazzi della Casa dello Studente, ai genitori dei figli ancora bambini, ai genitori che hanno perduto più di un figlio.
A questi genitori che, per usare una efficace espressione coniata da Morena Fanti, che ha purtroppo vissuto l’esperienza di perdere la sua creatura, sono, da un anno, orfani dei propri figli.
Non ci potrà mai essere, per loro, una vera ricostruzione. Le macerie se le porteranno sempre dentro, con il loro peso, con la loro polvere.
Vorrei abbracciarli, questi genitori, a uno a uno. Ma non lo sentirebbero nemmeno, il mio abbraccio. Sono altre braccia che vorrebbero, intorno ai loro corpi, questi orfani adulti.

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7 risposte a Orfani

  1. bloggando ha detto:

    Un anno fa il terremoto a L’Aquila[..] Un anno fa, il terribile terremoto de L'Aquila. Il nostro pensiero va alle 308 vittime. Il nostro pensiero va a chi resta e continua a vivere, nonostante le difficoltà. Anche i blogger di Splinder rivolgono il loro pensiero a L'Aquila. [..]

  2. accipicchia ha detto:

    Proprio un anno fa, e sembra molto meno perché troppe strade, troppe case, troppi monumenti sono ancora quasi come allora. E le carriole spinte per le strade dalla Rabbia continuano ad andare avanti e indietro nonostante i divieti e le troppe parole, e sui giornali si leggono le battute pronunciate al telefono da chi non capisce e probabilmente non capirà mai il valore della vita,  sembra di sentire sulla carta stampata quelle assurde risate…E i morti, e gli "orfani dei propri figli", come dici tu e come ha detto Morena, straordinaria e coraggiosa mamma. Quante mamme coraggiose in Abruzzo, delle quali a malapena possiamo immaginare il dolore. Grazie. Piera

  3. anonimo ha detto:

    Che dire di quei morti? Dormono ,dormono,..dormono tutti sulla collina..tinti

  4. isabel49 ha detto:

    Sono tragedie che marchiano a vita, dura è vivere con quella ferita sanguinante che non rimargina. Se si fosse fatto prima il giusto, quanti morti in meno, ma l'uomo è fatto male e disattende ogni cosa, sfida a discapito di chi ignora. Possa questa esperienza dolorosa, aver insegnato ad osservare le giuste regole.un bacioannamaria*

  5. giuba47 ha detto:

    Grazie per questa bella riflessione. Deve essere molto dura per l'Abruzzo riprendere il cammino della normalitàEra tanto che non passavo di qua, ma ci torno molto volentieriUn caro saluto

  6. Soriana ha detto:

    Bloggando: grazie della segnalazione, amici di Splinder!E grazie per la presenza, la sensibilità, la condivisione a Piera, Tinti,  Annamaria e Giulia. A Giulia dico anche: bentornata.A tutte il mio abbraccio.Milvia

  7. cristinabove ha detto:

    solo abbraccio, infinito.

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