Barbara Garlaschelli: Non ti voglio vicino

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Dopo aver letto, mesi fa, l’ultimo romanzo di  Barbara Garlaschelli  e dopo averla incontrata sabato scorso alla libreria Irnerio di Bologna, mi viene spontaneo dire che, una persona come Barbara, io la vorrei vicino.  Solare, ironica e autoironica (pregio, quest’ultimo che per me è incomparabile) ha reso la presentazione del suo “Non ti voglio vicino” (Frassinelli  2010) un evento  gradevolissimo. A lei va il merito, ma non solo: le erano accanto due scrittori, Marilù Oliva (Repetita, Perdisapop, 2009) e Alessandro Berselli (Cattivo, Perdisapop 2009) che, con le loro domande e i loro giudizi sul libro hanno contribuito egregiamente a dare, a quel tardo pomeriggio, un valore aggiunto. P1120510
Del romanzo di Barbara Garlaschelli avrei voluto parlare subito dopo averlo riposto nella mia libreria, per condividere con voi le emozioni che avevo provato durante la lettura.  Ma mi trovo sempre intimidita a scrivere una recensione, e così, la maggior parte delle volte, lascio perdere.  Quindi, non scriverò neppure ora del libro e del suo contenuto, limitandomi a mettere questo
link  , dove potrete trovare notizie, recensioni, interviste che riguardano il romanzo e la sua autrice, che, come tutti saprete, è fra i dodici finalisti del Premio Strega 2010 (in bocca al lupo, Barbara!).
Riporterò, invece, qualche flash della presentazione, frasi che mi hanno colpito, insomma. Frasi che riguardano anche la scrittura in generale, argomento che suscita sempre il mio interesse.

Alessandro Berselli ha detto, per esempio:
L’incipit di un romanzo è come il primo appuntamento; se va male torniamo a casa e cancelliamo dal nostro cellulare il numero telefonico di quella persona.

Mi è piaciuto molto, questo paragone: ho riletto l’incipit di “Non ti voglio vicino”, e ho pensato che è un ottimo primo appuntamento.

Marilù Oliva, riferendosi al libro di Barbara Garlaschelli, dice che
è un romanzo corale, dove si intrecciano singoli destini, un romanzo che ha una dimensione epica.

E anche su questa affermazione sono pienamente d’accordo, così come su un’altra cosa che ha detto Berselli:
Tutte le parole della Garlaschelli sono parole necessarie; non ci sono orpelli: riesce così a comunicare molto bene l’inferno dei suoi personaggi.

Infatti, poi, ecco cosa dice Barbara:
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Quando scrivo limo limo limo (me lo insegnò  Pontiggia, di cui sono stata allieva); la parola giusta non ha bisogno di aggettivi, la scrittura non ha bisogno di adoperare tanti avverbi. Non bisogna affezionarsi troppo alle proprie parole, potrebbe capitare di buttarle via. Il mio modo di scrivere è come il mio modo di respirare. Molte pause, perché mi manca il fiato.  Noi tutti che scriviamo  siamo un corpo che scrive. 

Alla luce di queste parole mi sa che rivedrò tutti i testi che ho scritto, e, come Barbara, limerò, limerò, limerò. Magari rimarrà solo uno spazio bianco, chissà…

Dice ancora la scrittrice:
Scrivo tutti i giorni, anche se in maniera anarchica, non fissando orari.

Già, un’altra lezione, per me, che, tutti i giorni, non scrivo affatto…

Una cosa che invece mi può accomunare a Barbara è il raccogliere storie. Il suo libro, per esempio, è nato anche dalle storie che il padre le ha raccontato:
Mio padre era un grande affabulatore, capace di raccontare con gioia, nonostante riportasse  le atrocità  della guerra.

E anche dall’esperienza che l’autrice ha fatto lavorando in un centro psico-sociale, dove ha ascoltato storie,
e qualcuna di queste, dice Barbara, è entrata nel libro.  Tutti quanti siamo libri, dice ancora.

Una considerazione, questa, che faccio sempre: quando ascolto la gente che parla su un autobus, quando sento frammenti di una  telefonata di una donna che cammina con il cellulare all’orecchio… Siamo tutti libri, è vero, libri che mi piacerebbe leggere. E anche scrivere, magari. Ma non sono una brava spigolatrice di storie, io, come invece lo è Barbara Garlaschelli.

In conclusione ripeto che mi piacerebbe aver Barbara vicino: perché ha buono sguardo, buon ascolto, e la profondità e la sensibilità che le permette di tradurre ciò che vede e ascolta in un ottimo romanzo. Che, naturalmente, vi consiglio vivamente di leggere.

La bellissima canzone che chiude il post ha solo una attinenza geografica, con “Non ti voglio vicino”, le cui vicende sono ambientate a Milano.  E’:
Luci a San Siro, di Roberto Vecchioni

e mentre ora la sto ascoltando… beh, devo dire che sono fortemente commossa.  Un ricordo, del tutto personale: quando mio figlio aveva 6 anni  e tornava da scuola, telefonava di nascosto  a una radio privata per chiedere mi dedicassero questa canzone, perché sapeva che mi piaceva molto.  Io… io non so se l’ho ringraziato abbastanza, per questo.
Storie, libri. E vero,  siamo tutti libri, su questa terra.

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7 risposte a Barbara Garlaschelli: Non ti voglio vicino

  1. donnaflora1968 ha detto:

    E' proprio vero che lo siamoognuno col suo comune o particolare " romanzo"Un saluto

  2. bagar ha detto:

    Cara Milvia, il senso del mestiere di chi scrive storie è anche quello di incontrare, virtualmente o fisicamente, le lettrici e i lettori. Incontarli nelle emozioni, nei pensieri, in una stretta di mano. grazie a te per esserci stata. Barbara

  3. sgnapisvirgola ha detto:

    E' anche una bella donna Barbara. Mi piace molto il suo modo di acconciarsi i capelli.Leggerò il libro sicuramente.Grazie Milvia

  4. sgnapisvirgola ha detto:

    Il mio modo di scrivere è come il mio modo di respirare. Molte pause, perché mi manca il fiato.  Noi tutti che scriviamo  siamo un corpo che scrive.  Questa definizione mi è piaciuta moltissimo. Lo dovevo dire:)

  5. Soriana ha detto:

    DonnaFlora: Grazie della visita, A ognuno poi, la propria vita sembra particolare.Ciao!Barbara: Grazie per essere intervenuta. Come lettrice, incontrarti è stato un piacere anche per me.A presto, spero.Silvia: è vero, è proprio una bella donna, Barbara, che trasmette la sua forza attraverso lo sguardo.  Anche a me è piaciuta quella definizione, cara.Un abbraccio, SilviaMilvia

  6. falconier ha detto:

    Faccio mie, le tue sottolineature, in particolare:"la parola giusta non ha bisogno di aggettivi, la scrittura non ha bisogno di adoperare tanti avverbi."Io non sono uno scrittore, ma amo scrivere,non compro libri, ma amo leggere,passo tra i blog di amici, leggo ed imparo , ringraziando in silenzio.Di giorno in giorno il mio zaino diventa sempre più ricco di provviste,che mi aiutano a salire sempre più, verso l'alto dove posso  godere una bella vista.Il falconiere

  7. Soriana ha detto:

    Falconiere: che bel commento, mi hai lasciato… Mi identifico nelle tue parole, mi piace quello zaino che, anche se si appesantisce, ti aiuta a salire. Sembrerebbe un’incongruenza, quasi un ossimoro, invece è una bellissima immagine.Grazie, Falconiere, e buona domenica.Milvia

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