Eritrei: rifugiati politici, e non clandestini. Non è questione di lessico, ma di Costituzione

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(Questa folto l’ho scattata sabato, sul lungomare di Senigallia, dove, parallelamente al CaterRaduno e, direi, in nessuna contraddizione con esso, si è tenuto l’incontro della Tavola della pace per la preparazione della prossima Marcia Perugia-Assisi)

Di Senigallia e del CaterRaduno,  avrei voluto parlare, oggi, e dell’incontro con un carissimo amico precedentemente conosciuto solo in Rete (andatelo a trovare, Franz, nel suo rifugio virtuale: è una persona speciale, e scrive con cuore e intelligenza); avrei voluto poi scrivere dell’emozionante musica ascoltata domenica sera a Rimini, alla Corte degli Agostiniani, dove ho potuto finalmente essere testimone delle eccellenti capacità artistiche di  Fabio Mina , figlio di un altro caro amico conosciuto prima  in rete e, da qualche tempo, divenuto conoscenza reale: Stefano .

Ma, a parte questi brevi accenni, come avete potuto vedere dal titolo del post, affronterò invece un altro argomento, o, ancor meglio, riporterò le voci di chi, meglio di quanto ne possa fare io, lo sta affrontando.

L’articolo 10 della nostra Costituzione (quella così “amata” dall’Innominabile Impunito e dalla sua congrega) recita:

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici [cfr. art. 26].

Parole, solo parole, sono diventate quelle che avete appena letto.
Con la legge sui cosiddetti respingimenti, voluta lo scorso anno dal leghista Maroni, è proprio così: parole vuote e null’altro.  Clandestini, rifugiati politici, profughi dalle guerre vengono respinti in Libia, dove vengono accolti dall’amichetto dell’Innominabile, con buona pace di tutti.
Parliamo di Eritrei, per esempio.

Dal sito dell’associazione  Hewo prelevo quanto segue:

[in Eritrea ] la gente è seriamente minacciata dalla fame reale: pane, olio, zucchero e altri generi di prima necessità sono razionati e in misura assolutamente insufficiente in rapporto alle normali esigenze di una persona; quando il mercato offre qualche prodotto di prima necessità il costo è inaccessibile alla gente semplice; il "panino" quando si riesce a trovarlo non sazia perché lavorato con farina fermentata con il dolore e con le lacrime della gente; i malati non possono reperire in loco i farmaci di cui hanno bisogno; le piccole imprese sono ferme; mancano possibilità di lavoro, ecc…
Da circa 18 anni il Paese attende una Costituzione mai promulgata. Gli arresti sono facili: basta starnutire al di fuori del coro del regime. Qualsiasi richiesta di libertà viene punita col carcere dal quale non trapelano notizie; anche un legittimo segno di critica o di opposizione viene soppresso; politici e giornalisti non "allineati" sono agli arresti tanto che "l’Eritrea detiene il record mondiale di giornalisti in carcere". E le carceri sono spesso dei rozzi container; sempre luoghi di tortura dove si soffre e si muore. Nelle carceri eritree sono morti ministri, giornalisti, amministratori.
In Eritrea è proibito parlare di giustizia, di pace, di libertà, di diritti umani, perfino di Dio.
E’ accaduto anche a noi dell’HEWO. Sono morti e muoiono semplici cittadini imprigionati solo perché avevano osato esprimere qualche dissenso, avevano lamentato difficoltà di sopravvivenza, avevano tentato di imboccare una via di uscita dall’inferno. La dittatura eritrea è sanguinaria e resta tale nonostante le mille mistificazioni.
L’Italia, per responsabilità e vincoli storici lontani, dovrebbe nutrire sentimenti di particolare attenzione verso il popolo eritreo e non abbandonarlo alle violenze di una feroce dittatura. Il Governo italiano nazionale e amministratori regionali e alcuni imprenditori dovrebbero abbandonare l’abitudine di foraggiare il regime dittatoriale di Asmara per giochi politici o di altra natura di dubbia eticità. Invece il governo nazionale italiano foraggia la dittatura attraverso gli strumenti della cosiddetta "Cooperazione", alti funzionari di alcune regioni mantengono rapporti privilegiati e interessati con gli esponenti di rango del regime dittatoriale, imprenditori siedono al tavolo degli affari come se nulla sapessero della tragedia del popolo eritreo. Ma tutti sanno tutto. Eccome!
Come si fa a collaborare con una dittatura nefasta che ha trasformato un Paese libero in una prigione e un possibile paradiso terreste in un inferno? Lo chiediamo ai rappresentanti del governo italiano, ai parlamentari, agli esponenti delle Regioni, agli imprenditori che, come se nulla stesse accadendo in Eritrea, giocano all’intrallazzo con il regime dittatoriale eritreo. Noi gridiamo il dolore dei poveri, degli espropriati dei loro diritti fondamentali, della gente che ha fame e dei malati che non possono curarsi e che non possono neppure lamentarsi, dei defraudati, dei rapinati. Noi vogliamo ancora una volta denunciare la pessima qualità della vita del "popolo basso" dell’Eritrea. E’ una vita troppo amara.

E poi andate a leggere, per favore, i contenuti dei post i cui link troverete di seguito.
Post di blogger, prevalentemente. Perché della tragedia, della, di fatto, condanna a morte di circa trecento eritrei, uomini, donne, bambini… ospiti di Gheddafi, i giornali non ne stanno parlando. Solo l’Unità e il Manifesto ne hanno scritto. Forse, oggi, anche l’Avvenire, ma non ne sono sicura.
Ringrazio Radiotre, che, a partire dalla telefonata che un’ascoltatrice ha fatto a Prima pagina, ha poi ripreso l’argomento sia in Tutta la città ne parla, sia in Radio3 Mondo.
Respingere chi chiede rifugio perché vive in paesi come l’Eritrea  e tanti altri dove non c’è traccia di diritti umani, è come se fossero stati respinti dalla Francia, all’epoca del fascismo, i nostri dissidenti (Sandro Pertini, per esempio) e come effettivamente è avvenuto quando nessun governo volle accogliere gli Ebrei, in fuga dalla Germania nazista.

Ecco i link:

L’upupa

Geograficamente

Varese politica

La vera fonte

Non è con una canzone, che chiederò questo post, ma con un documentario suddiviso il sei parti.
Si tratta di "Come un uomo sulla terra" e il regista è Andrea Segre.

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8 risposte a Eritrei: rifugiati politici, e non clandestini. Non è questione di lessico, ma di Costituzione

  1. cristinabove ha detto:

    ogni parola di protesta è una voce in più,non sto in silenzio,prima che questo mostro fagociti tutte le coscienze, DISSENTIAMO!!!

  2. accipicchia ha detto:

    Milvia cara, ho visto due volte il documentario "Come un uomo sulla terra", è un film straordinario, intenso e profondo. Leggere e vedere in questi giorni ciò che sta succedendo in Eritrea fa piangere e fa  provare vergogna. Oggi abbiamo rivisto alla televisione lo stesso ministro che nel documentario viene intervistato, stessa scena, stessa inadeguatezza.Mi vergogno di far parte di un popolo che sembra ormai accettare tutto, per come tutto gli viene proposto e imposto. Che pena vedere quei visi disfatti, indifferenti quasi anche alla propria morte. Non si può permettere a nessuno di ridurre un proprio  simile in quello stato.Chi non fa qualcosa per impedire questi delitti  è assolutamente corresponsabile della morte di tantissime persone. Non possiamo, l'Italia non può, il governo non può stare ancora a guardare!Piera

  3. ReAnto ha detto:

    Milvia, devi assolutamente passare da me , c'è un premio che devi ritirare.

  4. bettarm37 ha detto:

    Grazie.Sono ancora troppo poche le voci che urlano e leggere la tua è un conforto oltre che speranza di onda lunga che si propaghi.betta

  5. Soriana ha detto:

    Cri: Eppure, cara Cri,  a volte penso che il nostro dissentire sia solo un sasso minuscolo, trasparente, invisibile, quasi, che nulla smuove.Milvia

  6. Soriana ha detto:

    Piera: il governo, chi lo ha votato, e anche gran parte di chi non lo ha votato, ha altro a cui pensare. Guarda il proprio ombelico, si fa gli affaracci suoi, ci schiaccia o si arrabatta, a seconda del ruolo che ricopre. Di queste cose, non gliene frega assolutamente nulla, Piera cara. Speranze? Mah, io ne ho ben poche, ormai.Milvia

  7. Soriana ha detto:

    Antonio: grazie mille, Antonio. Sono fiera del premio che mi hai assegnato.Milvia

  8. Soriana ha detto:

    Betta: grazie a te, cara, per la partecipazione.Milvia

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