Mattanza (Il maschio che non sa amare)

violenza-donne-1
No, non parlerò della mattanza dei tonni di Favignana, che tinge crudelmente di rosso, da secoli, ogni anno, il  mare che bagna l’isola siciliana. Usanza crudele, in verità.
Ma di un’altra ben più crudele e folle mattanza farò cenno nel mio post.
Non tonni, ma donne, vittime di questa mattanza.
E non per tradizione, o folklore, o per necessità alimentare si pratica, ma per follia, per delirio di onnipotenza, per un senso di ossessivo possesso. Per l’incapacità del maschio di accettare l’abbandono, il rifiuto. E allora colpisce, il maschio (maschio e non uomo) e distrugge la donna che lo vuole abbandonare, che lo rifiuta.
Cento donne muoiono ogni anno, e parlo solo dell’Italia, uccise da chi crede di amarle. Undici donne sono state uccise negli ultimi dieci giorni. Le amavano, i loro assassini? No, non è amore questa furia distruttiva. Non sono, questi, delitti passionali. La passione è un’emozione travolgente, è vero, Ma  è calda, la passione. La morte invece è fredda, fredda come la lama del coltello che affonda nella carne, fredda come la canna della pistola, fredda come le dita che premono sul collo fino a interrompere il respiro.
 Questi delitti non sono delitti per amore. Sono la testimonianza di come il maschio consideri ancora la donna un oggetto da possedere ad ogni costo, fino al limite estremo, fino ad arrivare a distruggerlo.

Michela Marzano: Donne uccise

Segnalo anche un post dell’amica Savina: non riguarda l’Italia, ma, firmando l’appello segnalato da questa blogger, potremo, forse salvare una nostra sorella iraniana. Questo è il link:
Pietre

Otto anni fa scrissi un breve racconto su una ragazza che subisce violenza.
Lo ripropongo oggi, anche se probabilmente alcuni di voi lo avranno già letto.

B U I O

    Apro gli occhi e la luce del sole mi sbatte sulla faccia mi schiaccia sul terreno umido fangoso richiudo gli occhi l’asfalto scorre sotto l’automobile illuminazioni al neon delle stazioni di rifornimento passano veloci il suo profilo ha un che di rapace mentre porta la lattina di birra alle labbra l’insegna di un motel case con occhi bui la testa mi pulsa dio mi sono cacciata in un casino un tir ci viene incontro sull’altra corsia troppo vicino ci viene addosso il respiro mi si ferma lui sterza si infila in una traversa una serata in discoteca finita male è molto buio l’auto sobbalza e avanza su un terreno sconnesso rami sbattono contro i finestrini gli ho detto va bene portami a casa magari prima beviamo ancora qualcosa non ho pensato che finisse così questa corsa pazza non lo conoscevo non è la prima volta che dico andiamo a uno sconosciuto ma lui lo vedo che è diverso non solo fatto e strafatto anch’io un po’ lo sono ma ha come del ghiaccio tutto intorno ghiaccio e silenzio freddo i capelli gli spiovono sugli occhi li lascia stare stacca una mano dal volante solo per bere e buttare la lattina dal finestrino la strada si restringe ancora il buio è totale intorno odore di sottobosco improvviso un cancello aperto illuminato dai fari dell’auto dalla radio la voce di Anita Baker che canta My Favorite Things pazzesco è la canzone prediletta da mia madre lui ferma l’auto scendo corro dove non so inciampo sbatto la faccia a terra

    Riapro gli occhi la luce è meno violenta una formica mi cammina sul braccio segue la via di un graffio veloce si ferma ancora veloce mi passo una mano sul viso non lo riconosco ha colline dove c’erano pianure avvallamenti dove c’erano ossa osservo la mia mano sporca di sangue capelli sono rimasti intrappolati nell’anello i suoi stupida stupida stupida mi sento il suo odore addosso qualcosa di appiccicoso mi si è seccato fra le gambe giro la testa un male boia mi aggredisce tutto il corpo urlo ma sento solo silenzio in una pozzanghera galleggiano mozziconi di sigarette e il cadavere di una mosca il muschio sulla panchina di cemento disegna ghirighori sulla scritta Paola ti amo 1987 accanto a un sacchetto di plastica del magazzino in centro una siringa fili d’erba vibrano nella brezza un uccello fischia più lontano rumore di lamiere la formica continua a risalire una nuvola copre il sole mi devo rialzare appoggio le mani sul terreno per darmi la forza di mettermi in piedi le dita affondano nella melma mi siedo un’ondata di nausea mi prende tutta poi il buio

Ludovico Einaudi: Come ombre

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12 risposte a Mattanza (Il maschio che non sa amare)

  1. ValentinaV. ha detto:

    D'estate queste notizie sembrano moltiplicarsi, quando invece, probabilmente, gli viene solo dato più spazio per mancanza di altri spunti di cronaca. Ho affrontato anch'io l'argomento in un mio post e siamo giunti alla stessa conclusione: il possesso acceca il maschio e donne e bambini sono le vittimi più facili.

  2. caoticos ha detto:

    quando la donna diventa oggetto…purtroppo è una cosa vergognosa!

  3. cristinabove ha detto:

    scusami, un artiglio d'acciaio mi è affondato in petto.ciao.

  4. isabel49 ha detto:

    Li chiamano delitti passionali, ma tu dici bene la morte è fredda come la lama di un coltello. Stanno aumentando come se li volessero emulare, l'uomo è un carnefice spietato che non sa amare.Complimenti per il racconto.un bacioannamaria

  5. Soriana ha detto:

    Valentina: Benvenuta in Rossiorizzonti, Valentina! Probabilmente hai ragione: l’escalation di questi delitti si deve solo al fatto che viene data loro più visibilità.  Purtroppo credo che siano delitti che si compiono in ogni stagione (e non è certo il caldo, a causarli, come con superficialità idiota ha detto Emilio Fede).Milvia

  6. Soriana ha detto:

    Caoticos: Grazie per la visita e il commento e anche a te il mio benvenuto. Quando la donna smetterà definitivamente di essere oggetto? Forse quando i genitori insegneranno ai figli il rispetto verso tutti gli esseri umani,  e insegneranno ai figli a rispettarsi: che rispetto può avere, di sé, un uomo che violenta o uccide una donna?Milvia

  7. Soriana ha detto:

    Cri: Cara Cri…Ti abbraccio forte…Milvia

  8. Soriana ha detto:

    Annamaria: bentornata! E grazie. Non tutti gli uomini, per fortuna, ma ancora troppi.Ricambio il bacio.Milvia

  9. uskaralis07 ha detto:

    Ciao, non l'avevo letto,  mi è piaciuto e anche molto. Si scrive troppo poco in merito e sopratutto gli autori maschi, per quanto ne so io, ne fanno un uso mirato per costruire un soggetto che vede comunque la donna come oggetto. La violenza sulla donna come quella sul minore se trattata in certo modo  dà fastidio e la mancanza di informazione colpevolizza infine chi la subisce.Grande la scelta della musica di Einaudi, sconosciuto o quasi sino a qualche anno addietro ma che sta ottenendo riconoscimenti di rilievo sopratutto all'estero. Senza voler fare paragoni o accostamenti a me ricorda molto Nyman, l'autore delle musiche per il film Lezioni di piano.A presto Franco

  10. Soriana ha detto:

    Franco: Grazie, Franco, anche per il riferimento musicale.Milvia

  11. PannychisXI ha detto:

    Ci stano uccidendo tutte, e non solo con pallottole e coltelli. Abbiamo ridato spazio al potere dei maschi ottusi, distratte noi pure, illuse in qualche forma di esserci liberate dai pregiudizi. E' un periodo molto buio del nostro Paese, in ogni sua strada. Guardate che cosa mi sono vista a pubblicare oggi, sul mio Blog. E l'ho fatto ricordando le mie battaglie, quando imparai a gridare, per forza, più forte di altri. Io so che anche grazie alla mia timidezza di allora, costretta a non contare, la legge sull'interruzione di gravidanza fu un diritto per tutte. Le donne di oggi mi offendono il passato, e non posso tollerarlo. Offendono se stesse, e questo lo tollero ancora meno. Vorrei un po' piangere, ma non è il momento. La mia lingua si affilerà, nonostante il mio bisogno di silenzio. Ci sarà tempo, per tacere. Ciao.

  12. Soriana ha detto:

    Savina: Ho letto il tuo post. Dire che sono incazzata è poco. E delusa, e sfinita e amareggiata.Ricominciare a urlare, anche con la voce ormai afona: bisogna farlo, ancora.Milvia

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