Cerchi sull'acqua

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Accade spesso, nel mare della Rete: qualcuno butta un sasso, ed ecco che sulla superficie nascono come fiori quei cerchi perfetti, concentrici, che si allargano, e ogni cerchio pare racchiudere in un abbraccio il precedente.
E’ successo anche alcuni giorni fa.

Franz 
ha lanciato un sasso, che aveva anche un nome: Gioia, si chiamava.
E i cerchi hanno cominciato a formarsi, ad allargarsi sull’acqua.
Il primo ha la mia firma, il secondo, bello e vibrante, è firmato invece da

Falconiere del Bosco

Ma è ora che io esca dalla metafora. Al mio post sulla Gioia Falconiere ha lasciato un bellissimo commento. Non proprio un commento, molto di più. Falco mi ha regalato una lettera che scrisse anni fa ai suoi figli, in cui
il nostro amico parla di gioia, felicità, amore. E ne parla con un grande amore e rispetto per la vita.
Ho pensato allora di farne un post, della sua lettera. A volte lo so che i commenti non vengono letti… E questo scritto, invece, di attenzione ne merita.
Falconier precisa che alcune frasi gliele ha suggerite un libro di cui non ricorda il titolo. Ma non importa, io credo. E’ anche questa la funzione dei libri: aiutare a comunicare ad altri i nostri sentimenti.
Buona lettura, quindi.

Per Alessandro e Matteo 
Mi capita, a volte di ritrovare i vostri disegni di anni fa, le fotografie delle vacanze e di alcune feste particolari, o i biglietti di auguri. Sono ricordi bellissimi, che rinnovano emozioni di una felicità che ha qualcosa di straziante, come le cose perdute, che non ritornano più. E’ come andare indietro nel tempo, rivedervi piccoli e indifesi, riempire di tenerezza il vuoto di quelle immagini mute. Eppure nulla é veramente perduto di ciò che é cambiato. Tutto è scritto nel grande libro della vita e  riaffiora a tratti, anche nei momenti più impensati, perché fa parte di noi. Lasciatemi sperare che i ricordi più belli mi seguano sempre, e non si offuschino mai. Quando eravate piccoli e io o la mamma tornavamo a casa nascondendo per gioco un dolcetto o un giocattolo, ci correvate incontro e negli occhi vi brillava un lampo di malizia e d’intesa che a malapena dissimulava l’ansia dell’aspettativa, la domanda segreta. E appena si svelava il piccolo mistero, la domanda si acquietava nel lampo della felicità. Allora bastava un nulla a rendervi felici. Ora siete cresciuti,eppure io continuo a leggere nei vostri occhi l’antica domanda. A tratti la sento anzi premere più oscura e profonda, più inquietante, esigente, velata da ombre di corruccio e delusione, persino di rimprovero quasi fossi incapace di esaudirla. La domanda é rimasta sempre quella: una sorta di implorazione di tutto l’essere verso la gioia e la felicità. Quanto più vi guardo e mi interrogo dentro, tanto più vi comprendo e mi sento disarmato. La felicità? E’ cosa ben rara, preziosa e difficile. Indubbiamente esiste. La nostra vita ne é tutta punteggiata; ma sono lampi, abbagli. Quando mi sono innamorato ho scoperto d’un tratto che cos’era la felicità. Un’esplosione di luce così chiara e così calda da infliggere persino sofferenza e dolore. Quando siete nati voi, dopo lunghissimi attimi di attesa, é stato ogni volta di nuovo un lampo di felicità. Ancora oggi ogni volta che vi sento e vi vedo felici, qualcosa mi tocca dentro, e questa tenerezza improvvisa é ancora e sempre felicità.  Essa esplode quando un sogno inaspettatamente si avvera, quando un timore mortale si dissolve e dalla breccia aperta irrompe la speranza, quando ride un bambino o si accende una stella, quando trovate un amico. Ci sono gradi diversi di felicità e tutti sono belli. Ma sono lampi brevi e fuggevoli. Non sono la condizione reale dell’esistenza. La felicità é così intensa che se durasse a lungo sarebbe insopportabile. Per questo,quando ci viene data,dobbiamo goderne senza riserve ma anche senza illusioni. Dalla felicità ci dobbiamo anzi proteggere, come da un fuoco troppo precipitoso e irruento. Essa é un dono fugace. Affrettiamoci a difenderla e custodirla,trasformandola in gioia. Se la felicità é del tutto gratuita, la gioia dipende invece in buona parte da noi, può essere conquistata e saldamente posseduta.  Essa dipende non tanto dalle cose che si possiedono quanto piuttosto dal modo in cui entriamo in rapporto con esse,scoprendole nella loro bellezza, utilità e santità, godendone sommessamente e senza sprechi, accettandole così come sono e accettandoci così come siamo. La gioia è soprattutto una disposizione dell’anima, una conquista interiore. Fa più bella la vita e paradossalmente, può risplendere anche dentro la sofferenza e il dolore. E’ il lampo di luce che brilla anche dentro le lacrime. La gioia è pazienza, saggezza, pietà, e batte dentro il cuore di tutte le sofferenze come speranza di un sicuro riscatto. So che le parole come pazienza e saggezza possono suonarvi strane e che sono in contrasto con quella vitalità istintiva che soffia come un vento sull’albero della vita. Ma permettete che proprio da questa prospettiva io risponda alla domanda che continuamente leggo aperta nel vostro cuore, Essa ha assunto di volta in volta le forme degli oggetti e dei sentimenti più disparati, e voi stessi siete già fin d’ora in grado di misurare l’enorme distanza che esiste tra le cose desiderate e la vostra richiesta di felicità. Quelle passano, mutano, si rivelano irrisorie e precarie, mentre la domanda resta: é il nostro stesso spazio interiore che chiede di essere occupato, che è in cerca dell’ospite sconosciuto. E già questo dovrebbe aiutarvi a capire quanto sia labile il rapporto tra le cose del mondo e la felicità. Vediamo ogni giorno attorno a noi amici o conoscenti che hanno una casa al mare, un televisore al plasma, una Suzuki, una Porsche ed altro ancora. Ma guardateli bene. Sono forse felici più di voi? Non ditemi che questo non c’entra e che, se non sono felici con tutto quello che hanno, è solo perchè sono incontentabili. E’ proprio perchè hanno troppo che sono infelici. E’ proprio perché sono abituati ad avere tutto che non godono più di nulla. Qual è mai la misura della "contentabilità" umana? Guardate a chi ha meno di voi, e vedrete come si rovesciano le posizioni. Perchè il punto è proprio questo: la felicità non si commisura con quello che si ha ma con quello che si è, non è in proporzione a quello di cui si dispone ma al rapporto di grazia che si instaura con le cose, investendole della nostra stessa ricchezza. La felicità è in proporzione a ciò che sappiamo donare, a quella comunione di affetti che sappiamo suscitare intorno a noi e che ci fa essere vivi. Non è il mondo a donarci la gioia: siamo noi che doniamo gioia al mondo. Ci sono ragazzi che hanno tutto ma non hanno amore. Nessun regalo può colmare un vuoto d’amore, come non può colmare il rimorso di chi non può e non sa dare amore. Cosa possiamo darvi, la mamma ed io?  Il giocattolo della fantasia. Poco e moltissimo. Un inno alla vita, all’amore, alla speranza, con molta allegria e un pizzico d’ironia. Perchè la vita è anche questo .Una tempesta di emozioni e di lacrime. Anche lacrime di gioia. La più grande tentazione è l’inferno dell’egoismo,che minaccia la vita e la uccide. Stamattina Matteo mi ha detto che non era giusto che io facessi tante rinunce per lui, per voi, per i figli, per la famiglia. E mentre facevo i biscotti pensavo a queste parole, mi è venuto in mente il nonno Francesco, quante rinunce ha fatto per me? per i suoi figli? per la sua famiglia? eppure non me lo ha mai fatto pesare, ed io stesso in tutto il tempo che ho vissuto con lui non sono stato in grado di capirlo. Non ho mai pensato un momento a quanto il mio papà mi amasse ogni giorno, ero occupato a cercare una chimera che il mondo non mi dava, ma avevo a portata di mano ogni giorno, bastava guardarlo in faccia mentre eravamo a tavola con lui: la felicità era lì. Purtroppo solo adesso l’ho scoperto e tutto l’amore, le rinunce che faccio per voi, non mi pesano perchè sono un tributo d’amore che attraverso voi faccio un pò anche a lui e alla nonna. E anche la mamma si comporta come me. La paternità, la maternità, sono un dare senza nulla pretendere. Terribile privilegio,impegno che si accende con la nascita e moralmente non si estingue più, nemmeno oltre la morte, se è vero che proprio oltre la morte l’eredità degli affetti diventa religione. Impegno che è felicità di donarsi senza riserve. Un credere nella vita e nel dono della vita. In un’epoca contrassegnata dalla sfiducia e dall’egoismo, la mamma ed io abbiamo avuto fiducia nella vita. La vita è forte. Più dell’egoismo. Altrimenti il mondo sarebbe già finito da un pezzo. Noi abbiamo creduto nella vita. L’abbiamo moltiplicata per due: Alessandro e Matteo. Ma non saremmo nel giu
sto se dicessimo di aver moltiplicato per due anche le pene e le preoccupazioni. Se ci si ama davvero è anche un dividere per due. Un portare insieme. Lasciatemi credere piuttosto d’aver moltiplicato la gioia. No, non sono pentito di aver creduto nella vita. Voi sapete che anche la mamma è d’accordo con me. E mi detta in silenzio le parole più giuste, le parole più vere. Lei vi ama molto più di quanto ve ne rendete conto, comincia e finisce la giornata occupandosi di voi e di me, ma ce ne accorgiamo? in che modo esprimiamo a lei la nostra gratitudine? Il più bel regalo che vorrei per questo mio 53° compleanno è che voi ricominciate a guardare a lei, non  solo come a una persona della famiglia messa lì solo per lavare, stirare,cucinare e pulire. Cercate la chiave per entrare nel suo cuore, mettetela al corrente di qualche episodio della vostra giornata, delle vostre gioie, delle vostre malinconie, delle paure(forse lei riuscirebbe a scacciarle più di ogni altro), lo sapete lei se ne sta li sempre a disposizione, con un pò di tintura di iodio o con un ghiacciolo …

Epicuro: Lettera sulla felicità

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10 risposte a Cerchi sull'acqua

  1. SaR ha detto:

    "La felicità riveste attimi e momenti che andrebbero colti, altrimenti fuggono via!" Una mia massima. Un saluto da Sar.

  2. anonimo ha detto:

    Una lettera veramente intensa e toccante… Bella molto.Un caro saluto Milvia.A presto!Giovannahttp://animadonna.wordpress.com/

  3. Soriana ha detto:

    Sar: una massima perfetta! Grazie!Milvia

  4. Soriana ha detto:

    Giovanna: sono felice della tua visita! Ti immagino indaffarata…Un abbraccio e a presto.Milvia

  5. PannychisXI ha detto:

    Dovremmo appendere questa lettera sullo specchio del bagno, per ogni mattina che vediamo il nostro riflesso color amarezza.Un grazie infinito.

  6. anonimo ha detto:

    Arrivo buon ultimo (o forse quasi), nella lettura e nel commento di questo intensissimo testo.Un po' per pigrizia, un po' per lo sfinimento di questa morsa di calura che rende tutto più difficile, e forse un po' anche per un istinto di fuga dalle considerazioni sull'esistenza, reduce come sono da momenti un tantino difficili e dolorosi."No, non sono pentito di aver creduto nella vita."E' un bell'insegnamento, nella sottintesa dichiarazione ed accettazione della precarietà, della fugacità della vita stessa e dei suoi momenti più intensi e gioiosi.Sono fortunati, quei due ragazzi, Alessandro e Matteo, e sicuramente sapranno fare tesoro di frasi come queste:"La gioia dipende invece in buona parte da noi, può essere conquistata e saldamente posseduta""La gioia è soprattutto una disposizione dell'anima, una conquista interiore. Fa più bella la vita e paradossalmente, può risplendere anche dentro la sofferenza e il dolore. E' il lampo di luce che brilla anche dentro le lacrime."Facciamone tesoro anche noi.Grazie, Falconier.Grazie, Milvia.Franz

  7. Soriana ha detto:

    Savina: il nostro riflesso color amarezza: che espressione centrata, Savina cara…Credo pure io, sai, che questa lettera possa addolcire quel nostro riflesso.Un abbraccio, solidale come sempre.Milvia

  8. Soriana ha detto:

    Franz: Grazie a te, Franz: sei stato tu a gettare nell’acqua il tuo bellissimo sasso. E mi hai dato poi l’opportunità di leggere la lettera di Falconier.Che spero, anzi, ne sono certa, è stata balsamo pure per te.   Buona serata, caro Franz.Milvia

  9. cristinabove ha detto:

    è come se l'avessi letta ai miei figli.grazie, falco.

  10. Soriana ha detto:

    Cri: dovremmo leggerla tutti, ai nostri figli.Milvia

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