Cappelli lanciati nel cielo

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Da: “Memoria mare Lettere ad Angela e Maria Fresu “ (Pendragon dicembre 2009):

Angela era tutti i bambini del mondo
di
Franco Iannelli

Sergio Secci era al DAMS come me. Lo ricordo in un’assemblea interminabile, quando a un certo punto ha iniziato a lanciare in alto il suo cappello di panno blu. Era un basco e ruotava nell’aria ogni tanto, sopra un mare di teste. Sergio se ne stava seduto, in mezzo a tanti altri, e con quel gesto divenne improvvisamente un bambino, stufo dei discorsi, stufo della politica. Mi colpì quel suo essere altrove e sorridente, quella sua perfetta felicità di scegliere il gioco, in controtendenza a tutto quello che gli succedeva intorno. Poi è morto il 2 agosto in stazione. E suo padre, Torquato, ha lottato per anni come un gigante dolcissimo: “ senza giustizia i nostri morti continueranno a morire…”
Da allora mi è capitato di immaginare ogni vittima del 2 agosto nell’azione di lanciare in alto un cappello, durante un incontro e in mezzo a tanta gente immobile e seriosa, che quasi fatica a vedere questa scena, tutta attratta da altro. Nel tuo caso, Maria, il cappello lo lancia tua figlia Angela e tu lo raccogli, sorridendole. Chissà se chi ha messo la bomba ha una figlia, e se gioca o ha giocato con lei. Dovrebbe fermarsi a pensare, se ne è capace, alla stupida e ignobile forza del suo gesto, che ha bloccato tutto il milione di possibili combinazioni di gesti tra una madre e una figlia. Tutte le infinite variazioni di sentimenti ed emozioni tra due esseri umani, di cui uno è nato dal corpo dell’altro, per la magia della vita…
Sergio si era appena laureato, il suo sogno era fare teatro con pupazzi e burattini, e Angela aveva solo tre anni. Chissà se chi ha messo la bomba ha pensato, se ne è capace, di essere riuscito nella volgarità di uccidere in un solo colpo chi fa teatro per bambini e i bambini stessi. Quel 2 agosto, Angela era tutti i bambini del mondo. E tu, Maria, così giovane… Tu eri tutte le madri del mondo.

Ho scelto questa, fra le lettere e gli scritti che ricordano Angela e Maria Fresu e altre vittime della strage di Bologna, perché quella prima immagine, quel cappello che vola, mi è parsa così piena di vitalità da essere quasi un motore trainante per la macchina della memoria.
Del libro  da cui è tratto il brano ne ha parlato Grazia Verasani,  durante lo speciale di Radio3,  speciale di cui  ho gia scritto a lungo nel mio ultimo post.  Grazia Verasani, Claudio Lolli, Eraldo Affinati, Don Ciotti, Roberto Roversi, Gad Lerner, Gianluca Morozzi, Andrea Zanzotto  sono solo alcuni degli autori che hanno aderito alla proposta che Matteo Fontanella, l’ideatore del Comitato delle Memorie, fece a Repubblica lo scorso anno:  ricordare il 2 agosto attraverso una lettera indirizzata alla piccola Angela Fresu.  Al quotidiano arrivarono moltissime lettere di scrittori, artisti e gente comune. E nel dicembre 2009 la casa editrice bolognese Pendragon tutti questi contributi li ha raccolti in un libro.
Giovedì ne ho acquistate due copie alla libreria Ambasciatori di via Orefici, e mi sono stupita del prezzo, credo davvero simbolico, del volumetto: solamente un euro. Allora ho pensato di immettere questo libro nel circuito di un  bookcrossing:  ne acquisterò altre copie, e le lascerò in alcuni punti della città, o in altri posti dove mi capiterà di andare prossimamente. Non è tanto per il valore letterario (che comunque è presente), ma per creare un altro percorso della memoria. Che ne dite? Io propongo che lo facciate anche voi. Credo che l’acquisto si possa fare anche ordinando il libro direttamente alla Casa Editrice, per chi non lo trovasse nelle librerie della propria città.

Nello speciale si Radio3, poi, Piero Ignazi,  direttore della rivista Il Mulino, ha parlato di un articolo di Elena Pirazzoli, pubblicato  nell’ultimo numero del periodico…  Dato che  ricevo la rivista  on line, ecco il link dell’articolo: Bologna, estate 1980

E chiudo con un mio piccolo contributo, una poesia che scrissi tre anni fa.

2 agosto 1980

Quel giorno il cielo sputò pietre e sangue,
poi si dissolse, lasciando un telo nero
sulla città colpita dalla morte.
A terra corpi  e corpi devastati 
e legno e ferro e sassi frantumati
e una piccola bambola di stoffa
accanto a uno zainetto da bambino
e le valige con  bocche spalancate
a mostrare, impudiche,
quotidiane vicende ormai spezzate.

Intorno sguardi increduli e sbarrati,
urla e lamenti che graffiavano il cuore,
e le sirene dell’autoambulanze,
e gli appelli, e il chiamare di nomi.

Da qualche parte gli infernali assassini
accesero una radio: lo speaker del giornale
stava annunciando l’edizione speciale.

Bologna, 2 agosto 2007 ore 17, 17

L’uomo che verrà
Questo è il trailer dello stupendo  film di Giorgio Diritti “L’uomo che verrà”. Un’altra strage, quella di Monte Sole, nell’Appennino bolognese.  Strage nazista, turpe come ogni strage. Vittime, anche allora, tanti bambini.

 Non dimentichiamo mai nessuna strage, nessuna violenza, nessuna guerra, soprattutto quando a pagarne le conseguenze sono i più innocenti fra tutti gli innocenti.

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6 risposte a Cappelli lanciati nel cielo

  1. Gemisto ha detto:

    n. 84 da: Antologia per una strage – Bologna 2 agosto 1980 (Gian Pietro Testa)  E io sono Maria, mia piccola bimba, e non sono scomparsa. Mi cerchino pure, io sono nel cuore. Non sono scomparsa e nemmeno dispersa, non sono fuggita. Io sono la brezza leggera del marinaio che rientra, mia piccola bimba, sono diventata coscienza che non si può toccare. Per chi mi vuole io sono la libertà, per chi mi cerca io sono giustizia. Nessuno m’ha ucciso, mia piccola bimba, io sono un’idea, un’umile idea che fa grande il lungo cammino dei giusti.   (dedicata a Maria Fresu, la vittima della quale non fu trovato nemmeno il corpo, letteralmente polverizzato dall’esplosione)

  2. cristinabove ha detto:

    no, non lo dimentichiamo!imperativo categorico.MAI!

  3. Soriana ha detto:

    Gemisto: grazie per questo ulteriore (e bello) tassello della memoria.Milvia

  4. Soriana ha detto:

    Cri: un abbraccio, cara.Milvia

  5. anonimo ha detto:

    Cara Milvia, i tuoi post sono sempre densi: di emozioni, di letteratura, e poi di segnalazioni ed informazioni. E sono dunque anche impegnativi, per chi voglia accostarvisi con la dovuta attenzione.Ma è possibile approfondirli un po' alla volta, come mi capita di fare: non ho ancora letto con calma, per esempio, l'articolo tratto dalla rivista 'Il mulino'; ma il resto sì.Fra le tante considerazioni possibili, vorrei farne una, piccola, di carattere autobiografico. Avevo accennato, nel mio blog, alla mia antica difficoltà e ritrosia nel parlare di Sergio (e, aggiungo, forse anche nel ripensare a lui e alla sua amicizia), per una sorta di 'scandalo' che avvertivo nella sua morte e da cui non ero immune. L'immagine festosa di quel basco che vola, che mi sembra di vedere, in qualche modo tende ad esorcizzare in me quello scandalo, trasformandolo nel dolce sorriso del rimpianto.Quanto ai tuoi versi, per finire, mi sono piaciuti per la loro immediatezza, come nei passi: "il chiamare di nomi", "legno e ferro", "valige con  bocche spalancate"; per il finale sintetico e graffiante; per quella ricerca libera e spontanea di ritmi e rime, con echi da canzone popolare, per non dire da mitologia.Mi fermo qui, rinnovandoti un salutone di buona settimana di mezzo agosto.Franz

  6. Soriana ha detto:

    Franz: sai, sono tanto contenta, Francesco, di essere riuscita, seppur indirettamente, a trasformare, anche solo in parte, quell'ingombrante e dolorosa sensazione di scandalo nel dolce sorriso del rimpianto.E grazie per le altre parole.Buona settimana di mezz'agosto anche a te.Milvia

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