Uno stupido ritornello

274sospetto

Ripone l’ultimo piatto sullo scolapiatti, poi si gira, tira fuori dalla tasca dei jeans il pacchetto di sigarette tutto stropicciato e si appoggia con i fianchi al bordo del lavello.
“Allora? Avevi detto che mi volevi parlare, no?”
Lui non alza gli occhi dal giornale, solo una lieve contrazione della fronte potrebbe far capire a un osservatore attento che ha sentito la domanda.
“ Sì.” risponde dopo un silenzio che a lei sembra  riempito solo dal battito accelerato del suo cuore.
“Vieni, siediti.” dice ripiegando il quotidiano.
Vania si accende una sigaretta, si avvicina, scosta la sedia. Ma rimane in piedi, limitandosi ad appoggiare i palmi delle mani sul ripiano del tavolo, il busto lievemente reclinato. ‘ Ecco, ora me lo dice, ora me lo dice che ha un’altra’ pensa. E chiude gli occhi, stringendo forte le palpebre, come se con quel gesto potesse cancellare la domanda e anche tutti quegli ultimi mesi fatti di assenze, di silenzi, di cene apparecchiate con frasi banali. Lei lo ha sempre saputo di amarlo troppo, anche le sue amiche glielo dicono: è un amore morboso, il tuo, le dicono.
Lei, se lui ha un’altra, morirà.
Da dove comincio?’ si chiede Arturo, mentre con un gesto lentissimo si sfila gli occhiali, toglie un fazzoletto dalla tasca dei pantaloni e inizia a pulire le lenti. ‘Dirle che…che non c’è più nulla…nulla…
“Ultimamente è successo qualcosa…” inizia a dire. Poi tace. Si rivede mentre vaga per le strade della città, la mente quasi vuota, le gambe che seguono da sole un percorso a lui indifferente.
Sì, è successo che hai incontrato un’altra donna.’ pensa Vania. E riesce a vederli, il marito e l’altra, anzi, chissà perché vede solo le loro mani che si stringono sul ripiano di un tavolo di un bar, un amplesso di dita, ancora più doloroso, per lei, di un’unione sessuale.
“Era da qualche tempo che non ero soddisfatto, Vania. Non so che mi ha preso. Mi pesava alzarmi alla mattina… Pensavo che stavo facendo una vita del cazzo, ai pochi soldi in banca, a tutto quello che non mi potevo permettere….Ho cominciato improvvisamente a odiare anche  il mio lavoro e tu sai quanto…”
“So quanto lo hai sempre amato, sì” lo interrompe la moglie.  ‘Non è una collega, allora…
“E invece improvvisamente ha smesso di interessarmi. Veramente hanno smesso di interessarmi un mucchio di altre cose…” e abbassa la voce, risente in bocca quel sapore di  niente che lo ha accompagnato negli ultimi mesi, prima che subentrasse quello acre della disperazione e della disillusione.
Ho smesso di interessarlo, è questo che mi vuole dire.’ E vorrebbe che tutto fosse già stato detto.  ‘Les jeux sont faits ‘ le viene da pensare  ‘rien ne va plus.’ 
“ Una sera, in palestra, ho incontrato una persona. Ero particolarmente a terra, quella sera. Mi sentivo uno stupido mentre continuavo a esercitarmi passando da una macchina all’altra, mi chiedevo che senso avesse quell’affannarmi, quell’inzuppare la tuta di sudore. Ma in realtà mi stavo chiedendo che senso avesse la mia vita. “
“Ah, in palestra!” La voce le esce con un suono stridente, e intanto pensa ‘ In palestra, è quel tipo di donna, allora…’
“ Sì, e ci siamo messi a parlare, poi quando siamo usciti siamo andati a bere una birra  e abbiamo continuato ancora a parlare.” 
Vania finalmente si siede. Vorrebbe chiedergli: e di cosa avete parlato? No, in realtà vorrebbe chiedergli: è bella è giovane è più bella più giovane…? Così tutto d’un fiato.  Ma accende la terza sigaretta e attende che lui le si sveli, attende di sentirlo pronunciare un nome, attende la sentenza che la condannerà a morte.
Arturo alza lo sguardo su di lei. Come è pallida, Vania…Allunga un braccio come per volerle prendere una mano. Ma si trattiene.
Tira su un sospiro grosso, adesso viene la parte difficile.
“Quello è stato solo l’inizio. Abbiamo continuato a vederci nei giorni successivi. Mi veniva a trovare nell’intervallo del lavoro. Poi alla sera non andavamo più in palestra, ci incontravamo al pub, mi riempiva di parole.  Mi ha sedotto Vania.  Sì, in un certo senso mi ha sedotto”
‘In un certo senso?’ vorrebbe urlare lei. ‘Quella troia ti ha sedotto, altro che in un certo senso…’ Sente un attorcigliamento nello stomaco, ha voglia di vomitare.
“E allora? “ ‘Fai in fretta, dai, conficcalo ’sto pugnale…
“Aveva una proposta da farmi. Una maledetta proposta di lavoro. “
“Di lavoro?” lei chiede, e per un attimo pensa di aver capito male.
Arturo si alza in piedi, scostando bruscamente la sedia.
Comincia a percorrere la cucina avanti e indietro, avanti e indietro.
E intanto continua a parlare, con la voce sempre più alterata.
“Di lavoro, sì. Mi dice…mi dice ‘ ma lascialo quel lavoro di merda, non vedi che ti sta rovinando la vita? Apriamo una ditta insieme ’ mi dice. ‘ Tutti e due grafici, tutti e due stanchi del lavoro che stiamo facendo ora.
Una bella società, io e te.
’ E va avanti a dirmelo per sere e sere e sere. Io non so che dire…Non sono mai stato uno dai facili colpi di testa, lo sai. Però ho imparato a fidarmi di lui…”
Vania alza la testa di scatto, la gira verso il marito, che si è fermato nell’angolo dove sta il frigorifero, ha aperto lo sportello e ora sta bevendo direttamente dalla bottiglia dell’acqua.
“Lui? Come sarebbe a dire lui ?” Non capisce… Che c’entra questo lui?
“ Lui, quello lì, quello di cui ti sto parlando…quel figlio di puttana…”
A Vania sembra di sentire il rumore che fa, cadendole di dosso, il macigno che l’ha oppressa in questi ultimi mesi.. Quasi non lo ascolta più Arturo, ‘non c’è un’altra donna, non c’è un’ altra donna, non c’è un’altra donna…’ non finisce più di ripetersi.
Dall’angolo della cucina le arrivano solo brandelli di parole:
“ Mi sono licenziato…Non ti ho detto nulla…per paura che tu non saresti stata d’accordo…te lo avrei detto a cose ultimate…Un falso notaio…Quindicimila euro…In banca non abbiamo più niente…Lui è sparito…Sono stato un coglione…Perdonami, Vania…Aiutami…”
Ma lei  non sente. Continua a ripetersi:
Non c’è un’altra donna, non c’è un’altra donna…” 

Uno stupido ritornello, come è stupido quel sorriso che le si è  incollato sulle labbra.

Mina: Che novità

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9 risposte a Uno stupido ritornello

  1. falconier ha detto:

    Il problema é risolto per tutti e due.Avanti con l'amore!Mio suocero aggiungerebbe  : " o'ndré la me cunecia" (oppure dammi indietro la mia coniglia), una frase che ripeteva quando sentiva parlare di innamoramenti o storie d'amore.Avanti con l'amore o 'ndre la me cunecia la diceva quando portava  all'amico le coniglie ad accoppiarsi.Mi è piaciuto il tuo racconto, alle prime battute ero convinto di trovarmi in un dialogo tra  madre  e figlio, poi….Il falconiere

  2. cristinabove ha detto:

    carina la coniglia del falco!…conoscevo questo racconto e mi era già piaciuto allora.certo che doversi consolare così!…però, vuoi mettere l'amore, e 15.000 euri?

  3. cheneps ha detto:

    Non so dove lo avevo letto ma lo ricordavo. E' un bel racconto dove la personalità di certe donne ( anche la mia ) è pienamente messa in luce e risalta nel confronto con quella diversissima dell'uomo.Si legge in un soffio e ci si identifica.ciaofranca

  4. cristinabove ha detto:

    milviucciasolo un baciuz!

  5. anonimo ha detto:

    Condivido il commento precedente di Franca, circa il diverso modo di percepire la realtà e di comunicare il proprio vissuto da parte dei due sessi.Probabilmente è una differenza che ha ben precise ragioni biologiche, ma spesso è fonte di grande incomprensione e di dolore.Proprio quello che si avverte in questa breve e curiosa pagina, così piena di psicologia.L'ennesimo "brava !", e ancora un salutone dal tuo amicoFranz

  6. Soriana ha detto:

    Falco: carina davvero la storia della coniglia…Grazie, Falco.Milvia

  7. Soriana ha detto:

    Cri: certo che la mia protagonista non ha capito mica tanto della crisi che stava attraversando il marito…  Intuito femminile? Zero!Un abbraccio, Cri.Milvia

  8. Soriana ha detto:

    Franca: eh…, l'insicurezza che a volte ci uccide…Forse il racconto lo avevo già pubblicato qui, o forse lo hai letto da Renzo.Grazie, Franca e buona serata.Milvia

  9. Soriana ha detto:

    Franz: è vero, siamo diversi, ma non sempre poi questa diversità causa dolore. A volte, anche se raramente, significa complementarietà, e allora è un valore.Devo confessare che questo racconto non mi piace molto: l'ho pubblicato perchè non avevo idee per un  nuovo post. E quindi non so mica se merito mil tuo "brava!".Buona serata, amico mio, buoni incontri.Milvia

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