Ma Seneghe… Eh, è un’altra cosa, Seneghe…

Franco Loi e Paolo NoriVi sarà certamente capitato di essere sul punto di svegliarvi mentre state facendo un bel sogno, e  di cercare di trattenere il sonno, nella testa , perché il sogno non si interrompa.
Anch’io, a mano a mano che si avvicinava la fine del Cabudanne de sos Poetas, domenica sera, avrei voluto che il sogno che questo piccolo fantastico festival rappresenta, continuasse e continuasse, fino all’alba, e oltre, anche.
Sogno, magia, bellezza, alchimia. Anche quest’anno il miracolo di Seneghe si è ripetuto, anzi, ha assunto dimensioni ancora più belle. E descriverlo, questo miracolo, e riportare sullo schermo del computer tutti gli attimi che lo hanno composto, è davvero difficile. Perché per ogni attimo dovrei utilizzare tantissime parole, per riportare le emozioni che, attimo su attimo, ho provato. E tante, tantissime parole dovrei scrivere, per ringraziare tutte le persone che ho incontrato, gli amici che ho rivisto, quelli incontrati per la prima volta,  gli artisti che già conoscevo e quelli che non avevo mai ascoltato. Solo l’elenco dei loro nomi riempirebbe lo schermo.

Franco Loi, per esempio, la cui grazia e gentilezza avevo già avuto modo di scoprire lo scorso anno. Un grande poeta, Franco Loi, come tutti voi saprete. Ma anche un uomo dotato di grande Umiltà, e simpatia e cordialità.  Basta guardare i suoi occhi, e queste qualità gli si leggono nello sguardo. Il consiglio comunale di Seneghe gli ha conferito la cittadinanza onoraria, giovedì scorso, e credo che non sia stato un atto formale, perché il Poeta milanese (ma con il padre di origine sarda), quando cammina per le vie di Seneghe, e si ferma a parlare con gli abitanti del paese o si siede al bar, e ha un sorriso per tutti, e tutti ascolta, sembra proprio che a Seneghe ci sia nato e che  ne conosca gli abitanti  da sempre, uno per uno. La foto che apre il post (un po’ sfocata, chiedo perdono) lo ritrae con Paolo Nori. A tutti e due, domenica sera, i tenores di Seneghe (spero che la definizione tenores  sia esatta, sono bravissimi e meriterebbero precisione, da parte mia) hanno regalato la berritta, un copricapo caratteristico del tradizionale gruppo musicale. Per me è una foto bellissima, ma non per qualità (non sono una brava fotografa), ma perchè bellezza è dentro di loro.
Paolo Nori, già.
Che a Seneghe quest’anno, anche quest’anno, ha fatto e detto cose bellissime. Ha tenuto, per esempio, e questa è una novità, all’interno del Festival,  un laboratorio di scrittura per i ragazzini di Seneghe. Conosco, perché li ho frequentati, i laboratori di Paolo e so come siano stimolanti. Mentre ascoltavo i suoi giovani allievi leggere i compiti che gli erano stati assegnati, ho pensato che Paolo Nori, come insegnante, ha la grande capacità di far uscire dai suoi allievi il meglio di quanto loro hanno dentro. Una cosa molto importante, questo laboratorio, che continuerà anche al di fuori del festival. Importante,  perché aiuta i ragazzi non solo a scrivere (che forse è la cosa meno importante), ma a guardare ciò che li circonda con uno sguardo diverso. A scoprire cose che normalmente non si vedono, e non si pensano, insomma. Anche in un piccolo paese come Seneghe, che significa, poi, avere uno sguardo diverso su tutto il resto.
I diari di Paolo Nori non sono invece una novità, credo che risalgano all’anno della prima edizione del Festival, o forse l’anno dopo e rappresentano un appuntamento che il pubblico di Seneghe non può, nè vuole perdere. Divertenti, commoventi, a volte, ripercorrono gli avvenimenti e gli incontri che si sono svolti durante la giornata, o anche piccole cose vissute da Paolo girando per il paese. Paolo Nori ha detto che forse nascerà un libro che raccoglierà i diari seneghesi, e io lo spero proprio. Un assaggio, comunque, potrete averlo entrando nel suo blog: QUI
Ma la cosa più bella che Paolo ha fatto, e che, anche se  a Seneghe è stato tutto bellissimo (a parte l’intervento di Moni Ovadia che… beh, a me non è piaciuto)  io considero la migliore di tutto il festival, è stato il suo discorso di domenica pomeriggio: un discorso che fa riflettere su come dovremmo essere, sulla responsabilità di ognuno, su come agire per non morire soffocati, su come, ancora una volta, dovremmo guardare le cose.  Un discorso sull’anarchia, direi.  Numerose le citazioni, prese dagli autori più amati dallo scrittore.
Da Daniil Charms, per esempio, che ha scritto: Voglio che le parole che scrivo siano come pietre, che se le butti contro la finestra si spacchi la finestra.
Da Brodskij: Un uomo libero, quando è sconfitto, non dà la colpa a nessuno.
 Il compito di un uomo,  è di vivere una vita propria, e non una vita prescritta dall’esterno.

Solo così, dice Paolo Nori, chi ci governa, sia esso un dittatore o un uomo eletto democraticamente, non avrà su di noi alcun potere. Avere pensieri propri, pensieri autonomi, solo questo, forse, ci può rendere liberi. Così come le cose stanno oggi, in un tempo in cui non riusciamo ad avere pensieri nostri, c’è il rischio che moriamo soffocati.
È stato molto lungo, il discorso di Paolo Nori, e io avrei voluto durasse ancora di più.  Ha detto tante altre cose, ha fatto altre citazioni
. Mi piacerebbe averlo, quel discorso, per poterlo leggere con calma.
Per me è stato un discorso come dire, rivoluzionario. Perché, secondo me, è rivoluzionario, e scusate se mi ripeto, lo sguardo che Paolo ha sulle cose: nel senso che ne ribalta la prospettiva, le sveste dalla banalità, dall’ovvietà.
Il discorso si è concluso con una canzone anarchica cantata da alcuni ragazzini di Seneghe alla cui voce si è unita la voce di Paolo. E ascoltando quella canzone, e pensando a quanto avevo appena sentito, mi sono venute le lacrime agli occhi, e mi sono anche vergognata per l’ovvietà, per la banalità del mio pensiero, per l’ovvietà, per la  banalità del mio sguardo.

Lo sapevo già, prima di iniziare, che il mio post sarebbe stato lunghissimo. Ma non mi posso fermare qui… Cioè, per ora sì, perché non voglio imporvi una overdose di lettura e anche perchè devo preparare di nuovo lo zaino.
Ma troppi  sono stati gli incontri belli, troppe le emozioni che ho provato, per concludere così.
Riprenderò il mio racconto domani, sperando che da Mantova, dove sarò appunto domani, il collegamento con la chiavetta vodafon funzioni bene.
Mantova. Beh, devo essere sincera? Provo la stessa sensazione che ho provato lo scorso anno, di ritorno da Seneghe: dopo la magia del Cabudanne de sos Poetas, non ho mica tanta voglia di buttarmi nella kermesse del Festivaletteratura… Anzi, quest’anno ancora meno. Però penso a tutti gli amici che rivedrò, penso che potrò vedere ancora una volta la mia trasmissione radiofonica preferita ( certo, che è Fahrenheit!) e allora un po’ mi consolo.
Ma Seneghe…eh…Seneghe è un’altra cosa…

E poi, non lontano da Seneghe c’è il mare. Ci siamo andati, Raffaela, Rita, Alex e io, venerdì mattina.
Questo

Is Arutasè un bellissimo posto che si chiama Is Arutas.

Ricordando il discorso rivoluzionario di Paolo Nori metto questo canto anarchico. Non è lo stesso con cui si è concluso il discorso a Seneghe, è più conosciuto, e forse la mia è ancora una volta una scelta ovvia. Però, anche
Addio Lugano bella
mi commuove. E poi è cantata, qui, da Maria Carta. Che della Sardegna è un vanto.

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10 risposte a Ma Seneghe… Eh, è un’altra cosa, Seneghe…

  1. cristinabove ha detto:

    Ti sono infinitamente grata, cara amicadi questo raccontare di persone stupende, di voci belle, di ideali ancora,  di posti dove non ci sono stata eppure c'ero: guardavo ed ascoltavo con i tuoi occhi…GRAZIE!!!

  2. PannychisXI ha detto:

    Voglio anche io quella foto! Non è mossa, tu piangevi, come me, come noi tutti. Quanto amore, a Seneghe…, solo chi la vive in Poesia può comprenderla.Ti abbraccio.

  3. anonimo ha detto:

    Sembravi un folletto bulimico, a Seneghe. Correvi ovunque a sentir tutto, a captare tutto. E infatti tutto hai capito. E se continua così credo che il sindaco di Seneghe dovrà dare a una rossa signora, anche a lei sì, la cittadinanza onorariaLalla Careddu

  4. winyan ha detto:

    Quanto lo vorrei leggere anche io il discorso di Nori. per come lo racconti  fa venire sete di qualcosa di diverso, di qualche spunto per superare l'ovvietà e forse trovare le  tracce di un filo conduttore per andare avanti …e la giusta strada….che a volte, anche se è tracciata, si perde…la strada da cui guardare le cose e portare avanti se stessi.ciao girandolona 🙂 e buon "festival mantovanese"…maria

  5. lauraetlory ha detto:

    Bellissimo post Milvia, grazie 🙂

  6. anonimo ha detto:

    hò letto queste righe e non immaggini l'emozione provata nel leggerle…sono di seneghe ,ci sono nato 48 anni fà e nonostante abiti a cagliari da oltre 20 anni non mi faccio mancare l'occasione di tornarci,rivedere le antiche case di basalto e calpestare le viuzze in pietra,molte cose sono cambiate ma la mia mente corre al bambino che sentiva i profumi del pane fatto in casa negli antichi forni a legna,del calpestio dei cavalli e degli asinelli che portavano i pastori ed i contadini nelle campagne,dei vecchi seduti nelle istradeddas (blocchi di pietra negli usci delle case) che raccontavano sos contos(vecchi racconti)….ma come tè il mio era un sogno che non volevo finisse mai…. grazie ancora per le tue belle parole e grazie sopratutto all'associazione perda sonadora per la splendida organizzazione del cabudanne de sos poetas.un augurio "atteros annos menzus"

  7. anonimo ha detto:

    Vedo che tutti in un modo o nell'altro amiamo Seneghe ed io ne sono felice perchè cara MIlvia: io convinco gli amici a venire al festival, ma il resto lo fa la magia di Seneghe. Magia descritta da te nel post che hai scritto l'anno scorso e in quello di quest'anno.  Milvia,  Lalla, Alex, Piera, utente anonimo di Seneghe,  e tutti gli altri amici che hanno condiviso con me le belle emozioni che il festival ci ha regalato grazie. Un abbraccio.  Raffaela

  8. Soriana ha detto:

    Cri: Mi fa piacere, Cri, che tu sia potuta entrare nella magia di Seneghe attraversi il mio post, anche se credo di aver trasmesso solo in minima parte le emozioni che si provano durante il festival.Savina: è stato bello incontrarti di nuovo… E le lacrime, quelle buone, uniscono… Lalla: Grande Lalla! Il folletto si sente del tutto inadeguato…Maria: Spero che Paolo lo pubblichi, il suo discorso… Un abbraccio grandeLauraetlory: Grazie!!!!Anonimo: bellissimo il tuo commento, vi si legge un amore davvero grande per il tuo paese d’origine. Immagini che non ci sono più, ma l’atmosfera è rimasta.Grazie di cuore e… "atteros annos menzus"Raffaela: A te sempre un grazie infinito e un abbraccio.Milvia

  9. anonimo ha detto:

    Faccio mio ,cara,il commento di gratitudine di Crisitna e aggiungo .Addio Lugano e Maria:Grazie!Tinti

  10. Soriana ha detto:

    Tinti: un abbraccio, cara, e grazie!Milvia

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