Due libri, due scrittori eccellenti, due cari amici. (seconda parte)

Bastardo posto  Il giorno dei morti
Eccomi tornata dalla piccola vacanza andalusa, di cui, forse, vi racconterò prossimamente.

Oggi, come era mia intenzione da parecchi giorni, dedicherò il post a un autore che non posso fare a meno di amare e apprezzare: Maurizio de Giovanni.

Ma prima qualche segnalazione:

L’avventura del Cavaliere Narrante  si sta purtroppo concludendo. In questa terza e penultima parte non mancano colpi di scena, e la suspense porta in fibrillazione i cuori dei lettori…

Una recensione , come sempre ben scritta, di Renzo Montagnoli: il libro preso in esame questa volta è Il consiglio d’Egitto, e l’autore è Leonardo Sciascia.

Ancora un successo per Perdisapop, la collana del Gruppo editoriale Perdisa: Stefano Domenichini  ha conquistato la seconda posizione al Premio Chiara 2010

Marilù Oliva: non solo autrice di romanzi, ma anche saggista.
A metà novembre, in libreria, potrete trovare il suo
Cent'anni di Marquez, cent'anni di mondo   (Clueb): in bocca al lupo, Marilù!  

Infine, QUI  potrete leggere un mio breve racconto, scritto poco più di una settimana fa.
                         

Come lettrice forse ho un difetto: se non apprezzo uno scrittore anche come persona, faccio davvero fatica a leggere i suoi libri, fosse, lo scrittore,  anche un novello Dante Alighieri. Lo so che è sbagliato, ma credo proprio che continuerò a persistere in questo errore. Non leggerò mai Baricco, per esempio, perché lo considero presuntuoso e arrogante, e l’arroganza e la presunzione io le detesto.
Arrogante e presuntuoso non è certamente Remo Bassini, di cui vi ho parlato qualche giorno fa,  e non lo è Maurizio de Giovanni. E dato che li considero anche scrittori eccellenti, di loro ho letto e continuerò a leggere tutto quello che è stato e che verrà pubblicato. .

Ho letto per la prima volta il nome di Maurizio de Giovanni sul bel sito di Massimo Maugeri Letteratitudine, nel marzo del 2008. Era da poco uscito il suo primo romanzo: Il senso del dolore, e incuriosita dai commenti lasciati da chi aveva già letto il libro e colpita dagli interventi dell’autore, mi affrettai ad acquistarlo. E provai da subito per il commissario Ricciardi, l’inquietante, affascinante protagonista, un amore incoercibile, che… ancor non mi abbandona.
Dopo pochi giorni, a Napoli, durante Galassia Gutenberg, ebbi poi l’occasione di conoscerne l’autore, alla presentazione di un suo piccolo libro delizioso: Juve-Napoli 1-3.
Il ricordo di quell’incontro potete leggerlo QUI
In quell’occasione, e in tutte le altre che sono seguite alla prima, ho avuto modo di constatare che l’umanità e la sensibilità che attraversano le pagine dei suoi romanzi sono doti che appartengono a chi quelle pagine le ha scritte. E a Maurizio de Giovanni appartengono  anche Umiltà e generosità.  E il  calore e  la spontaneità tutta partenopea che rendono ogni incontro con lui gradevolissimo.
Di un altro incontro, avvenuto proprio qui nella mia città, ne ho parlato in un vecchio
post  e La canzone di Filomena  è un racconto che Maurizio mi donò, generosamente, due anni fa.

Quattro libri, quattro stagioni, quelli che vedono come protagonisti il commissario Ricciardi e la Napoli degli anni trenta.  Dall’inverno all’autunno: Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, e l’ultimo, uscito da pochissimo, Il giorno dei morti. Non so dire quale sia il migliore, ogni volta che ho terminato la lettura di un nuovo libro ho pensato: è questo il più bello. Ma forse non è così: forse ogni stagione del commissario Ricciardi, come le stagioni che attraversano la nostra vita, ha uguale, ma particolare, bellezza.

E ora un breve assaggio… d’autunno:

Acqua.
    Acqua che non lava.
    Che scende in mille fiumi senza mare e trascina il fango sulle soglie dei bassi e dentro, allungando dita melmose sui pavimenti di terra battuta,  nella paglia annerita dei letti. Che picchia sulle finestre e sveglia dal sonno, o porta nei sogni fantasmi di antichi dolori. Che lascia tracce nere sugli alti muri di tufo, trovando vie in vecchi palazzi per minarne le fondamenta. Che imbratta le scarpe lucide e strappa gli ombrelli dalle mani, perché non vuole ostacoli per entrare nelle anime e portarci l’umido della tristezza.
    Acqua che separa.
    Che diventa una parete fredda fra gli amanti, togliendo il sorriso dagli occhi e dai cuori. Che allontana la scuola, l’officina, l’ufficio mettendoci un mare di mezzo, in cui è impossibile navigare. Che fa della strada un fiume scivoloso, che affonda nei suoi mulinelli ogni speranza d’incontro. Che toglie i giochi ai bambini, costringendoli alla prigione di ina sedia e di una stanza.
    Acqua che deruba.
Nessuno ci sarà che compra dai carretti, che fa lìelemosina, che si lascia raggirare. Nessuno ci sarà per il venditore di palloncini o dello passatempo, nella Villa Nazionale. Nessuno ci sarà ad ascoltare il pazzariello che canta della nuova bottega. Nessuno ci sarà e niente ci sarà da mangiare.

Da “Il giorno dei morti” (pagg.76/77) romanzo di Maurizio de Giovanni- Fandango 2010

In conclusione, ecco un classico della canzone napoletana.
Nuova compagnia di Canto Popolare: Tammurriata nera

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2 risposte a Due libri, due scrittori eccellenti, due cari amici. (seconda parte)

  1. RenzoMontagnoli ha detto:

    Comunicato del 27 ottobre 2010[..] Se il professor Umberto Veronesi, prima ostile a questa fonte energetica, è ora favorevole al nucleare, perché necessario e non pericoloso, è segno che le radiazioni non possono che far bene… Del resto, auspico sinceramen [..]

  2. Soriana ha detto:

    Renzo: Grazie!!!

    Milvia

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