Io ripudio la guerra

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Il mio dissenso per la celebrazione di una giornata che nulla avrebbe da celebrare, se non il dolore per tante vite spezzate, lo esprimo quest'anno con queste mie quattro poesie. La prima l'ho scritta ieri pomeriggio, dopo mesi che non lo facevo e dopo che, per varie motivazioni, mi ero ripromessa di non scriverne più,  Ma ieri, pensando a cosa si sarebbe "festeggiato" oggi, è nata Video-game, spontaneamente. Le altre tre, probabilmente, le conoscete già.

Video-game

Mi hanno dato un fucile e una divisa,
mi hanno detto: vai, e uccidi il tuo nemico.
Fallo per i tuoi figli e per la patria,
solo i vili non vogliono la guerra.
Sono andato e ho sparato molti colpi,
ta-ta-ta-ta cantava il mio fucile
ed i corpi cadevano nel fango
o sotto un sole che il tempo accecava.
Ta-ta-ta-ta cantava il mio fucile,
come in un video-game, come nel gioco
che tante volte avevo fatto a casa.
Ma, a differenza di quel video-game,
i miei nemici rimanevano a terra
e sentivo i lamenti nella morte,
e l’odore del sangue, e le bestemmie,
e le preghiere ad un dio sconosciuto,
ma somigliante al dio che mi ha cresciuto.
Così ho capito, dopo tanti morti,
che il nemico ero io, e non di loro,
ma di me stesso, nemico, e della vita.
Io, il fratricida, io l’obbediente
pedina di un sistema imperante
fabbricatore di macchine di morte.
Mi sono rannicchiato nella terra
e ho pianto a lungo, come un bimbo smarrito.
Poi ho buttato il fucile e la divisa:
e mi sono avviato, inerme e nudo,
ad  incontrare chi mi è fratello.

Ma quali eroi?

Ma quali eroi?
Eroe è chi la guerra ripudia
a costo della vita
e avvicina il nemico
per tendergli la mano
e chiamarlo fratello
.
Gli eroi di ieri,
quelli di vecchie guerre,
son stati solo carne da macello.
E agli eroi di oggi
io non saprei dare un nome:
molti di loro
se ne vanno in guerra
spinti  soltanto
dalla  loro miseria.

 

Reduce

Che me ne faccio di tutte le medaglie
appuntate sul petto, fredde e pesanti
e del drappo con le stelle e strisce
riposto da mia madre in un cassetto?
Che me ne faccio dei ridondanti discorsi
di generali dalle mani sporche,
delle fanfare che suonano assordanti,
dell’iscrizione al club dei veterani?
Che me ne faccio di tutto quel frastuono
se  non vedo più il mio viso nello specchio,
ma lo sguardo sgomento di un bambino,
le gambe spalancate di una donna
le fiamme alte che avvolgono le case,
la falce della morte che ho impugnato?
Che me ne faccio della mia giovane vita?

 

Le guerre, oggi

Non più soldati
al fronte devastati.
Ma carne delicata di bambini.
Ventri di donne.
Occhi adolescenti.
Vecchi tremanti.
Le guerre, oggi
spezzano il gesto che il cibo sta creando
rompono giochi di bimbi in una stanza
gelano baci di amanti dentro il letto
bruciano l’erba nel prato soleggiato.

Non più trincee, non solo uomini
alla morte pronti.

Ma quotidiano annientamento
di immagini banali,
il cane, il gatto, il galletto
che becchetta nel cortile,
il rumore della macchina da cucire,
un volto chino su un libro,
l’orologio che batte le otto,
un passo sulla piazza,
una risata che s’affaccia al balcone,
una tazza rossa.

Non più stupido gioco di eroi,
tenenti fanti generali sergenti.
Ma quotidiani frammenti
di vite sparpagliate
su strade del centro
sotto il sole,
o su una notturna periferia
velata dalla luna.
Osceno scempio di vittime
disarmate, inermi,
innocenti comunque.

Non più solo soldati comperati
per una laida sete di potere.

Ma tu e io azzerati in un respiro
e la sorella del nostro amico
e il compagno di banco delle medie
e la commessa del negozio di cravatte
e il taxista del posteggio nella piazza
e l’uomo che ti vende il giornale
e la donna della lavanderia
e il medico che ha curato tua madre
e il bambino che ha fatto un anno ieri.

E tutti, tutti noi, senza divisa.
 

Masters of war

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2 risposte a Io ripudio la guerra

  1. cristinabove ha detto:

    grazie, Milvia.
    Per esserci di monito col ricordare.
    e per le belle poesie.
    un abbraccio
    cri

  2. Soriana ha detto:

    Cri: so che la pensiamo allo stesso modo, sulla guerra.
    Buona notte, cara Cri.

    Milvia

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