Cancellare il dolore

 

bottoni

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Già da tempo, nel mondo della scienza, si sta parlando di  una proteina  che provvederebbe a cancellare dalla nostra mente i ricordi dolorosi. Ci sarebbero da fare diverse considerazioni, a questo proposito. Credo che noi siamo quel che siamo anche grazie alle esperienze difficili che hanno contrassegnato la nostra vita, che, per quanto ci abbiano fatto soffrire, ci hanno anche rinforzato, reso, sovente, più maturi. Anche se io stessa, a volte, molte volte, ho provato il desiderio di poter azzerare i periodi bui che hanno attraversato la mia vita.
(E mi piacerebbe, a questo proposito, sapere cosa ne pensate, voi, di questa scoperta)
E mi è venuto in mente che il desiderio di cancellare il dolore lo esprime anche uno dei personaggi femminili del mio romanzo… work in progress, la ormai anziana
Celeste , ripensando a un episodio cruciale della sua esistenza: il suo incontro con Leo Angelo Spataro, rappresentante di bottoni, siciliano.

SEDICI

Pensieri

Gli scienziati. Si inventano tante di quelle cose. Perfino una macchina per andare sulla luna, si sono inventati. Che una cosa più inutile di quella io non la posso immaginare. E la lavastoviglie, come se una donna morisse, a lavarsi un po’ di piatti. E poi quei telefoni che puoi parlare dappertutto, che naturalmente quella là lo ha comprato subito, quando sono usciti, anni fa, altrimenti come fa a star dietro a tutte le sue tresche. Ma l’unica cosa che dovrebbero inventare, no, a quella mica ci pensano. Una macchina per far sparire i ricordi, ecco cosa dovrebbero inventare, quei cervelloni. Allora la comprerei subito, io, anche se costasse non so quanto, e dovessi vendermi tutti gli appartamenti.
Non dico tutti i ricordi, ma quelli brutti. A me, non me ne rimarrebbero molti, a dire il vero. Se le cose fossero andate in un altro modo… Se non fosse poi successo quello che è successo, lo so quali ricordi vorrei tenere. La prima volta che l’ho visto. E quei pomeriggi. E la sua faccia, così bella, con quegli occhi che ha passato a sua figlia, sangue di giuda. Quanti anni sono che non dico il suo nome ad alta voce… Delle volte, poco dopo i fatti, mi veniva voglia di gridarlo: Leo Angelo, mi veniva da urlare. Mi piantavo i denti nel labbro, per non far uscire quel nome, fino a che usciva il sangue.
Lo sogno ancora, qualche notte. Questo corpo vecchio ridiventa un corpo di ragazza e il sangue bolle. E sono passati quarantadue anni.
Quando è entrato per la prima volta nel negozio, me lo ricordo come se fosse oggi. Era solo maggio, ma era un giorno così caldo, che sentivo il sudore che mi colava fra i seni. Aveva un vestito chiaro, di lino, un buon taglio, pensai subito. Si tolse il cappello, e prima che chiudesse la porta ci fu un raggio di sole che gli si impigliò nei capelli. Biondi come quelli di un angelo, mossi, tanti ne aveva di capelli, Leo Angelo.
Si avvicina al banco, si presenta. Mi dà la mano. E io sento una cosa, dentro, come se le frecce di San Sebastiano mi trafiggessero tutta. E anche lui, mi ha detto poi. La stessa cosa.
So che pensai: ecco cosa voglio. Voglio quest’uomo. Lo voglio dentro di me, sopra di me, morirei per averlo.
Siamo stati a guardare le nostre mani unite, per un attimo. La mia scura, avvolta dalla sua, rosata, le dita lunghe, con leggeri ciuffetti biondi di pelo sulle nocche. Poi si sono incontrati i nostri occhi e lì ho capito che sarebbe successo. Che era già successo, anzi, perché solo a guardarci era come se avessimo già fatto all’amore.
Ha balbettato qualcosa sui bottoni, se volevo vederli, che i campioni li aveva nell’auto, che usciva a prenderli un attimo, e tornava subito.
Quei due minuti mi sono sembrati lunghi una vita. Mi sono guardata allo specchio che stava attaccato alla colonna: per la prima volta nella mia vita mi sono vista bellissima. C’era del rosso, sui miei zigomi, come se mi fossi dipinta, e gli occhi brillavano da far star male, e avevo le labbra come più gonfie, e un sorriso, avevo, che sembravo una madonna.
Le mani si sfiorano, mentre mi mostra i bottoni. Ogni sfioramento un brivido. Avrei voluto che non ci fosse il bancone a separarci. Sono stata per dirgli: passa di qua, voglio che mi tocchi, voglio baciarti, voglio sentirti contro di me.  Lui mi ha preso un polso e lo ha racchiuso fra il pollice e il medio. Mi ha attirato verso di lui, mi ha detto: ma che ci sta succedendo, ma chi sei, tu, una strega? Allora, lì, in quella posizione stramba, con il busto inclinato sul ripiano del balcone, mi è venuta paura. Mi raddrizzo, mi libero il polso. Gli ho detto: mi scusi un attimo.
Sono andata nel retro, ho aperto il rubinetto del lavandino e mi sono buttata in faccia dell’acqua fredda, ho preso l’asciugamano, mi sono asciugata il viso e anche il sudore che sempre più mi bagnava i seni.
Sono tornata nel negozio, con la schiena dritta e la faccia scura.
Gli ho detto: Non mi interessa nulla, signor Spataro. Ne ho scorte a sufficienza. Inclina il viso, mi pianta gli occhi negli occhi e dice: Io non credo, sai, Celeste. Allunga una mano e con un dito mi segna il contorno della bocca. Ho fatto uno sforzo tremendo per non aprire le labbra e  succhiarlo.
Poi ha raccolto le sue scatole, si è messo il cappello in testa e se n’è andato.
Io non lo sapevo che potessero succedere cose così. Che un uomo e una donna si incontrano è succede il finimondo. Alla fine ho pensato, e lo penso ancora, che fosse stata tutta opera del diavolo. Se no come faccio a spiegare quello che poi ho fatto?
Sangue di Giuda, perché mi sono messa a pensare a tutto questo? Sangue di Giuda… È da lui che ho imparato a dire così. Mi diceva: ma quanto bella, sei, sangue di Giuda… Mi diceva: Sangue di Giuda, non ho mai avuto una donna come te… Mi diceva: Celeste io con te impazzisco, sangue di Giuda.
E come non sono riuscita a liberarmi di nessuna cosa che mi riporti a lui, anche
questo modo di dire, mi è rimasto dentro.
Leo Angelo Spataro, io credo che tu sia stato il diavolo, e io, io solo una puttana.
Comunque. Da quando è arrivata la lettera non riesco a dire più il rosario. Son tre
giorni che non dico neanche l’Eterno riposo. Per i miei morti. Per quei due morti, in particolare. E sono più di quarant’anni che non mi confesso. Neppure se venisse il
prete a casa, mi potrei confessare. A Dio, sì, a Dio mi sono confessata. Ma il suo
perdono non l’ho avuto. Solo la penitenza, ho avuto.
E la bambina? Ancora non è rientrata? Non ho voglia di andare di là e chiedere a
quel fantasma di Assunta se ne sa qualcosa. Sono stanca. Non dovevo fare quei
pensieri. Penso che mi metterò a letto.

E vui durmite ancora (canzone d'amore siciliana)

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18 risposte a Cancellare il dolore

  1. Soriana ha detto:

    Mi scuso per la cattiva impaginazione. Ma sono tre giorni che splinder ha qualche problemuccio.

    Milvia

  2. anonimo ha detto:

    Questa volta, a differenza del solito, commento quasi subito questo tuo post, ricchissimo come sempre di considerazioni, di narrazioni e di segnalazioni.
    Intanto grazie per quest'altra tua bellissima pagina, a cui il ritmo quasi frenetico delle frasi dona una straordinaria veridicità da diario.
    Quanto alla pilloletta anti-dolore dei ricordi, che cosa mai potrebbe dirti uno come me, che non assumo praticamente mai analgesici, ma neanche aspirine?
    Il dolore ha una sua funzione naturale preziosa, ma questa 'civiltà', dell'efficienza e del profitto, insegna ad esorcizzarlo come un nemico.
    Questa stessa 'civiltà' che poi produce dolore, a livello mondiale, forse più di ogni altra cosa…

    Un saluto di buon fine-settimana a te, e un abbraccio.
    Franz
     

  3. cristinabove ha detto:

    ogni cosa che scrivi ha un significato umanissimo e profondo.
    ci si addentra come in una casa conosciuta, eppure ancora in grado di stupirci con i suoi tesori nascosti.
    grazie, carissima
    un abbraccio
    cri

  4. margueritex ha detto:

    'na bellezza…davvero!
    buona letteratura Milvia

  5. Soriana ha detto:

    Franz: Già, questa volta sei arrivato primo, caro Franz, e il tuo commento è gratificante come sempre.
    La sofferenza, quella dell’anima, quella provocata dai tanti lutti che costellano la nostra vita (e non intendo solo la morte delle persone che amiamo) può senza dubbio diventare un valore, come ho già scritto nel post, ci può far crescere spiritualmente. Altra cosa è la sofferenza fisica. Credo di aver una soglia di sopportazione del dolore abbastanza alta, tanto che ho rischiato anche la vita, una volta, sottovalutando  l’intensità di un malessere, ma penso che cercare di  porre rimedio al dolore fisico non sia sbagliato, anzi, credo che la scienza medica dovrebbe applicarsi maggiormente in questo campo, magari evitando di continuare a produrre solo analgesici che causano effetti collaterali a chi li utilizza.  Il dolore fisico non innalza l’individuo, anzi, lo brutalizza, direi.
    Ma tornando all’altro, di dolore, quello del “vivere”, mi sembra proprio che la pensiamo nello stesso modo. Offrendoci la possibilità di cancellare i ricordi dolorosi ( possibilità che potrebbe essere allettante…) ci propongono di diventare degli ebeti.
    Pienamente, sentitamente d’accordo, poi, sulla “civiltà” che produce dolore.
    Buon fine-settimana anche a te, ricambiando l’abbraccio.

    Milvia

  6. Soriana ha detto:

    Cri: Sempre generosissima, Cri! Forse, se a volte le cose che scrivo piacciono, è perchè quando scrivo divento il personaggio di cui sto narrando la storia (o lui diventa me, non ho ben chiaro questo punto..) E forse è per questo che qualche volta riesco ad emozionare il lettore.

    Un abbraccio, cara Cri.

    Milvia

  7. Soriana ha detto:

    Margatet: Ma grazzzzieee!!!! Contenta che ti sia piaciuto. Sai, ho un po' di soggezione, con te…

    Un bacio e a presto.

    Milvia

  8. isabel49 ha detto:

    Esorcizzare il dolore? La sofferenza aiuta nella crescita interiore: senza quei dolori non capiremmo gli errori, oppure ci sono dolori che dopo averli superati fanno apprezzare quelle cose che non consideravamo. Azzerare tutto non lo ritengo giusto, I ricordi anche dolorosi costituiscono il bagaglio personale, la nostra identità. Se ci fosse una pillola per cancellare il dolore di gravi patologie, su quella sarei d'accordo.
    Molto bella la pagina che ci proponi.

    buon weekend
    affettuosamente
    annamaria

  9. isabel49 ha detto:

    Esorcizzare il dolore? La sofferenza aiuta nella crescita interiore: senza quei dolori non capiremmo gli errori, oppure ci sono dolori che dopo averli superati fanno apprezzare quelle cose che non consideravamo. Azzerare tutto non lo ritengo giusto, I ricordi anche dolorosi costituiscono il bagaglio personale, la nostra identità. Se ci fosse una pillola per cancellare il dolore di gravi patologie, su quella sarei d'accordo.
    Molto bella la pagina che ci proponi.

    buon weekend
    affettuosamente
    annamaria

  10. accipicchia ha detto:

    MIlvia, la tua Celeste diventa sempre più interessante e la mia curiosità aumenta. Ho idea che stia lavorando sodo a questo romanzo, sei quasi alla conclusione?
    Ciao, carissima, buon lavoro.
    Piera

  11. utente anonimo ha detto:

    Già il nome "Celeste" (con cui avrei chiamato la mia seconda figlia)mi prende e poi lo stile mi garba e mi emoziono molto e l'emozione è sempre da vivere e conservare stretta come il dolore che ci fa come siamo.Un abbraccio cara e grazie anche per la canzone popolare che non conoscevo.
    Tinti

  12. TonDel ha detto:

    Sembra fantascienza.
    Uno scienziato muove o programma una molecola killer che giunge nelle celle di memoria e lì scarica energia che resetta un ricordo,una macchia,un pezzo ben conservato di vita.
    Ecco il punto : un ricordo che si è stabilizzato, legato,avvinto e che riemerge anche nei momenti non necessari.
    La voglio, la voglio, mi necessita e tanta.
    Una due bustine, dieci e poi la scorta nel caso emerge un ricordo dell'infanzia .
    Cancellare, rimuovere quando fui bocciato, l'esame di guida,quando vidi quella che…e quando andai via sbattendo…e quando m'invitarono e…e un giorno al militare con il fucile in spalla…e quando lasciai pur amando…
    Eliminare queste tre righe e pufff…sarei diverso ?
    Diverso ,senza questi pilastri che pesano ,ma sono fondamentali alla mia esistenza , alla struttura di
    Tonino
    Ciao.

  13. RenzoMontagnoli ha detto:

    Comunicato del 7 novembre 2010[..] Oggi non ho voglia di parlare di escort, di mignotte, di puttane, di trans, che ormai sono di ordinaria amministrazione nel nostro paese. I bambini, prima ancora di imparare a leggere, già sanno a cosa corrispondano i termini di cui sopra, se [..]

  14. Soriana ha detto:

    Annamaria: Vedo che, come sempre capita, siamo unite dallo stesso pensiero. E mi fa piacere, come sempre.
    Grazie, Annamaria cara, per continuare a seguirmi.
    Buona serata
    Milvia

  15. Soriana ha detto:

    Piera: non ci sto lavorando intensamente… Sono un po’ pigra, a dir la verità, e non ho metodo. Però penso di aver superato la metà… dell’opera. Smentendo, però, il detto che dice: chi ben comincia è alla metà dell’opera, dato che avevo iniziato più di cinque anni fa. Ma, forse, è  quel “chi ben comincia” che non ha funzionato…
    Grazie, Piera. Quando avrò scritto la simbolica parola fine te lo comunicherò
    Buona serata

    Milvia

  16. Soriana ha detto:

    Tinti: Grazie, Tinti! Mi fa piacere che il nome Celeste ti piaccia. Salvo rarissimi casi, i miei personaggi si scelgono da soli il loro nome: sembra che io stia dicendo una stupidaggine, ma è davvero così. E alcune volte si scelgono da soli anche il loro destino.
    E grazie anche per la sottintesa risposta alla mia domanda sul cancellare il dolore.
     
    Buona, serena serata.

    Milvia

  17. Soriana ha detto:

    Tonino: Ben tornato, Tonino! E andando avanti così  potrebbero inventare qualcosa per cancellare i pensieri di ribellione verso le ingiustizie, o le zone del cervello che ci fanno emozionare davanti a una cosa bella, o… Ma mi viene un dubbio. Credo l’abbiano già inventato un dispositivo simile: si chiama televisione…
    A parte questa mia amara battuta, voglio, come te, continuare a vivere con tutti i miei ricordi, lievi e pesanti, dolorosi e gioiosi, perché (permettimi di citarti) sono fondamentali alla mia esistenza , alla struttura di
    Milvia

  18. Soriana ha detto:

    Renzo: di nuovo grazie.

    Milvia

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