Sporchiamoci le mani. Ripuliamo il linguaggio dal degrado

roberto-saviano-ue

www.haisentito.it/

"Parlo da trentenne. L’odio che senti vicino quando ti poni contro certi poteri mi ha stupito. Guicciardini aveva ragione quando definiva l’Italia un paese di contrade. Temo che se queste contrade non saranno dismesse non potremo andar lontano. Sembriamo condannati a dividerci su ogni cosa. Ci si può essere antipatici, ma in questo momento non c’è spazio per sottolineare le differenze, per misurare chi è più critico e chi è più puro, chi ha la corona del miglior antagonista o dell’Italia migliore. Questo è il momento non dico dell’unità, ma almeno delle affinità. La purezza non serve più. Ricordo quel che diceva Don Milani: “A cosa sarà servito avere le mani pulite se le abbiamo tenute in tasca?”. Sporcarsi le mani non ha nelle parole del parroco della scuola di Barbiana nessun significato di corruzione, è ovvio: vuol dire la necessità di fare, anche sbagliando, di realizzare cose che possano essere difficili, ma utili. Unirsi nelle diversità è cosa complicata ma ormai imperativa. Certi che da questa unità verrà del bene per tutti."

(Roberto Saviano- Repubblica, 5 febbraio 2011)

gustavo-zagrebelsky

www.paolomichelotto.it

"Negli anni appena trascorsi è stata condotta vittoriosamente una battaglia semantica contro la dittatura del 'politicamente corretto', accusato di conservatorismo, ipocrisia e perbenismo. I tabù linguistici sono caduti tutti. Perfino la bestemmia è stata 'sdoganata' perché qualunque parola deve essere 'contestualizzata'. I contesti sono infiniti. Così ogni parola è infinitamente giustificabile. Il degrado è pervasivo, e ha contagiato anche chi non l'ha inaugurato e anzi, all'inizio l'ha deplorato. Così, ci si è assuefatti. Ma il risultato non è stato una liberazione, ma un nuovo conformismo, alla rovescia.
Oggi è politicamente corretto il dileggio, l'aggressione verbale, la volgarità, la scurrilità. È politicamente corretta la semplificazione, fino alla banalizzazione, dei problemi comuni. Sono politicamente corretti la rassicurazione a ogni costo, l'occultamento delle difficoltà, le promesse dell'impossibile, la blandizia dei vizi pubblici e privati proposti come virtù. Tutti atteggiamenti che sembrano d'amicizia, essendo invece insulti e offensioni. I cittadini comuni, non esperti di cose politiche, sono trattati non come persone consapevoli ma sudditi, anzi come plebe. Cosicché le posizioni sono ormai rovesciate.
Proprio il linguaggio plebeo è diventato quel 'politcamente corretto' dal quale dobbiamo liberarci, ritrovando l'orgoglio di comunicare tra noi parlando diversamente, non conformisticamente, seriamente, dignitosamente, argomentatamente, razionalmente, adeguatamente ai fatti."

Da :Sulla lingua del tempo presente di Gustavo Zagrebelsky(Einaudi 2010)

Il video dell’intervento
di
Roberto Saviano

al Palasharp di Milano, ieri, 5 febbraio 2011

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8 risposte a Sporchiamoci le mani. Ripuliamo il linguaggio dal degrado

  1. utente anonimo ha detto:

    Ho ascoltato il discorso di Saviano, grazie; molto interessante anche la parte  che hai postato dal  libro La lingua del tempo presente.
    Buona notte cara
    maria

  2. anonimo ha detto:

    Spero vivamente che questi interventi e che questa iniziativa siano altamente fecondi.

  3. anonimo ha detto:

    Carissima, credo che quella di sabato scorso al Palasharp sia stata un'altra bella pagina, forse la prima importante del 2011, di rivendicazione collettiva del valore dell'intelligenza, prima ancora che di "libertà e giustizia".
    E questo grazie al livello intellettuale ed etico dei tanti protagonisti.
    Tralascio questa volta i temi suscitati dal posato e profondo Zagrebelsky, per concentrarmi sull'appello all'unità del "trentenne" napoletano, grande di cuore e di comunicativa.

    E' proprio sulla stessa linea un altro illuminato giornalista, Furio Colombo, che in questo breve articolo giunge a dire: "Le condizioni che a suo tempo hanno reso necessario, nella storia italiana, il CNL, adesso ci sono tutte."

    E invece continua a sostenere una solitaria battaglia, uno contro tutti, Beppe Grillo. L'ha fatto pochi giorni fa con questo brevissimo articolo, e ancor più poche ore fa con quest'altro, e con la clamorosa iniziativa di sostenere le spese dei due giovani arrestati domenica ad Arcore.
    Voglio bene a Grillo, lo sento come un padre, un fratello, un amico al contempo; lo seguo da un'infinità di anni e reputo che sia stato una delle personalità più positivamente incisive nell'opinione pubblica, di gran lunga il precursore di molte battaglie politiche ed ecologiche, e poi, da qualche anno, con i suoi ragazzi, la pietra d'inciampo di molti piccoli potentati politici locali.
    Capisco anche, umanamente, ora, il suo orgoglioso trincerararsi su posizioni dure e pure, e il considerare e propagandare la sua proposta politica come l'unica via di salvezza e progresso.
    Ma nello stesso tempo mi dispiace: è un po' come se vedessi incrinarsi ed appannarsi rapidamente la sua formidabile carica costruttiva di gioia, per lasciare posto ad un rancore ogni giorno più acido.
    Comunque, per l'ennesima volta, non gli negherò i miei applausi al Paladozza fra otto giorni.

    Scusa la prolissità; un saluto e un abbraccio.
    Franz

  4. Soriana ha detto:

    Maria: grazie, cara, per il tuo commento. Cerchiamo, tutti insieme, di cogliere ogni segnale di speranza. È importante.
    Un abbraccio.

    Milvia
     

  5. Soriana ha detto:

    Adriano Maini: Lo spero tanto anch’io, Adriano.
     
    Ciao!

    Milvia

  6. Soriana ha detto:

    Franz: Francesco caro, mi auguro che di pagine altrettanto belle questo 2011 si arricchisca ancora e ancora. Di persone che possono scriverne ce ne sono molte, per fortuna, e spero davvero che continuino a farlo.
    Non devi affatto scusarti per la prolissità del tuo commento, perché è fonte di informazioni preziose e di riflessioni per chi ti legge.
    Su Grillo (a cui tu mi hai riavvicinato, lo sai), ti do ragione. Probabilmente è amareggiato nel vedere che tutto sembra rimanere immobile, in questo paese di sudditi. E l’amarezza porta al rancore e anche (ma speriamo di no) alla sterilità delle azioni.  Auguriamoci che al Paladozza possiamo avvertire ancora la sua carica positiva.
    In un commento a un post di Grillo che tu hai segnalato qualcuno proponeva una manifestazione permanente, con i partecipanti seduti a terra (con le mani in alto, diceva il commentatore, e qui non mi trova d’accordo, perché mi sembra un gesto di resa) a occupare strade e piazze di Roma. Ecco, è da un po’ di tempo che ci penso. Bisognerebbe proprio fare così: paralizzare strade e piazze di ogni città, e non solo di Roma, ma di ogni città, di ogni paese: sedersi a terra e stare in silenzio. Sarebbe un silenzio più eloquente di ogni slogan, di ogni frase riportata su cartelli. Un nuovo CNL, molto efficace, credo. Vorrei essere un nome, e non un numero fra i tanti, come in realtà sono, per poterlo organizzare… Ma mi ha fatto piacere leggere che c’è qualcuno che ha avuto la mia stessa idea.
    Ricambio il saluto e l’abbraccio, caro amico. E grazie.
     
    Milvia

  7. cristinabove ha detto:

    sì, sporchiamoci le mani, ma non teniamole nelle tasche dell'indifferenza…
    In questo momento così "lordo", non possiamo fare altro che questo, per poter tentare almeno una sgrossata.
    il nano ridanciano e i suoi accoliti hanno dalla loro le mascherr-parrucche incipriate di tv, per nascondere il puzzo e il lerciume che stanno affogando il paese.

  8. Soriana ha detto:

    Cri: Odio l’indiffrenza…
    Grazie Cri, un abbraccio
     
    Milvia

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