Libri sull'acqua (seconda parte)

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Ecco la seconda (e probabilmente penultima) parte del mio vecchio racconto.
La prima parte la trovate:

QUI

il mare racconta storie trasporta storie regala storie il mare non brucia

Rosaria si sente l’anima bucherellata. È un colino, la sua anima, e tutta la luce, tutto il colore se ne scorrono via. Solo il dolore rimane lì, acquattato, compatto, troppo denso per andarsene. Ha riposto le chiavi che le ha restituito Davide nel cassetto del comodino, vicino a due confezioni di preservativi adagiate sul regalo dell’ultimo  Natale: un libro, naturalmente.
 Lei, dei discorsi che lui le ha fatto, non ci ha capito nulla: Davide le ha detto cose… ha parlato di mancanza di sintonia, di rapporti stanchi, di coincidenze mancate, di assenza di ritmi. Non ci ha capito niente, lei.
O forse è lui che non ha capito: che ci si può amare e basta. Che si può scoprire la complicità  di uno sguardo che dice: Ci sono, sono io per te. Che ci sono gli abbracci e il fare all’amore con gioia ed entusiasmo e cantare una canzone insieme mentre si va in macchina e assaggiare una pietanza con la stessa forchetta… E ridere, e riconoscere l’odore dell’altro. È questo l’amore, per lei, un po’ soap opera, un po’ gioco, ma anche impegno. Ed è  comunque la sensazione di sentirsi costantemente, felicemente, pieni dell’altro.
E Rosaria ora è vuota. Accende il televisore, ma coglie solo un’immagine confusa: il viso di Davide si sovrappone alle gambe delle “letterine”, la voce dell’amante copre quella del conduttore del programma.
È stata proprio la voce che l’ha colpita, dieci anni fa.

Lei era di spalle, alla macchina del caffé; la frase era banale, qualcosa sul tempo, le sembra di ricordare, ma il timbro era profondo e dolce al tempo stesso. Si era girata, pensando di trovare al di là del banco un omone grande e grosso, invece ecco lì quell’uomo magro magro, il volto appuntito, due grandi occhi gentili che si erano fissati sui suoi, così celesti che lei aveva pensato allo sguardo di un neonato. Gli aveva messo davanti l’espresso e mentre suo marito rientrava dal retro del bar, aveva sfiorato velocemente la mano dello sconosciuto, impulsivamente, vergognandosene subito dopo.
Era tornato, e poi ancora, quasi tutti i giorni. Intanto il suo matrimonio si stava frantumando: tutti i suoi sogni di luce sbattuti contro un muro, veicolati da prevaricazioni, da inganni, da umiliazioni. Dalle botte. Due volte, no, tre volte.
Per quella terza volta lei e Davide hanno cominciato a parlare. Lo zigomo blu aveva fatto allungare il braccio di lui al di là del bancone, e le dita forti e magre dell’uomo si erano soffermate un attimo sul livido. E lei aveva cominciato a piangere come una scema.
 Anche ora sta piangendo, in maniera incoercibile, mentre, inesorabilmente, in televisione, un concorrente si sta affannando per un montepremi di 56.000 Euro.

Il primo porto: è piccolo, come tutti quelli che si susseguono in quel tratto di costa. Ormeggia con calma, con i gesti tranquilli che ripetono quelli di suo zio Learco, che più di quarant’anni prima ha insegnato a Davide come si manda una barca. Odore di carburante, di catrame, di pesce, di spazi aperti. Mentre scarica lo scatolone con i libri passa un ragazzo in bicicletta, e canta quella canzone, quella stupida e ripetitiva dell’estate scorsa, quella che cantava sempre Rosaria.
Non è stato facile troncare con lei. Si è lasciato dietro il suo pianto sommesso, l’odore dell’arrosto ormai bruciato nel forno – il timer suonato da tempo, il suo squillare perduto nel rumore delle  domande, e delle spiegazioni, e degli appelli alla calma, e dei razionali tentativi di analizzare la realtà -. Si è lasciato alle spalle il noioso blaterare della tv accesa, le chiacchiere sui condomini, le cronache rosa, il riassunto dell’ennesima puntata di “Un posto al sole”, i posacenere colmi di mozziconi di sigarette orlati di rossetto.
Ma non vuole pensare a Rosaria. Capitolo chiuso. Fine. Lui ha altro, adesso.

Tira fuori il cartello, lo appoggia sul banchetto pieghevole. Comincia a togliere i libri dallo scatolone. Li maneggia con cura, le dita  accarezzano le fredde copertine: dieci libri, oggi, per cominciare.
I banchi di marmo della pescheria sono circondati da donne vocianti.
Pesce pesce fresco donne, ancora vivo, guardate, donne, che bel pesce.”

Quanto le fa al kilo le sogliole, Pina?

Voglio quel trancio di pesce spada, Annetta, stasera ho mio figlio a cena, glielo voglio fare al forno.

Donne donne il mio pesce sguilla ancora tanto è fresco…

Il dottore ha detto che mio marito deve mangiare pesce, ha il colistirolo alto, mi faccia vedere cos’ha, Raimonda…

Parole, offerte cantilenate di cibo, storie. Davide ascolta. Gli verrebbe quasi da andare là, e correggere le parole sbagliate, i termini dialettali, anche con Rosaria, a volte, lo faceva. Ma poi dice a se stesso che è proprio stupido, e pensa che tutto quel movimento, quella musica nuova gli piacciono. Pesce pesce ripete fra sé e sé.
“Di cosa parla, questo?”
È un ragazzo che gli alza davanti al viso un libro: Conrad, “Il salvataggio”. Ha una maglietta che pubblicizza un pub famoso, un anellino sul sopracciglio sinistro, un geco tatuato su un braccio, due spalle strette, un poco curve. Gli occhi duri, già vecchi.
“Parla…è una storia di paesi lontani, una storia di mare, ma non solo…” Strano, le parole non gli escono fluenti come sempre: guarda quegli occhi e si sente a disagio.
“Ma è un thriller?” chiede il ragazzo, ingannato forse dal colore della copertina.
“No, non è un thriller, però il mare…”
“Allora niente, mio padre c’ha perso la vita in questo cazzo di mare, lo so io, lo so io cos’è il mare…”
Si allontana veloce, ingobbito, scalciando rabbioso un sacchetto di plastica portato dal vento.
Davide gira lo sguardo, quasi si aspetta di trovare la chiusa sicurezza dei suoi scaffali, i suoi abituali clienti, Giuliano chino sul banco degli ultimi arrivi.
Ripone il libro. Povero ragazzo, pensa, è pieno di rabbia, avrei potuto dirgli qualcosa, che so… Ecco, si dice, il termine esatto è inadeguato: mi sono sentito inadeguato.
Intanto si è avvicinata una signora. Poggia a terra una borsa da cui fuoriescono le chele di un astaco, si sfrega le mani sulla gonna di cotone fiorato, prima di toccare i libri. Ne solleva uno, lo gira e lo allontana da sé per poter leggerne il prezzo.
“Non riesco a vedere, ho lasciato gli occhiali a casa… Quanto costa? Stasera viene mio figlio, a mangiare, e lui è sempre dietro a leggere, ma ho già speso tanto dalla Annetta, per il pesce, io volevo il pesce spada, ma poi…”
“Niente, non costa  niente, signora, io i libri li regalo, prenda pure quello che vuole.”
La donna posa il libro bruscamente, e si allontana scuotendo la testa, brontolando che nessuno ti regala niente, ci sarà un trucco di sicuro, sì, come quella volta…”
Le parole si perdono mentre lei si allontana, e lasciano in Davide una sensazione di stupore e incertezza. Cosa sta succedendo, al suo progetto? già si vedeva con il banchetto vuoto, mentre la gente se ne andava sorridendo …

Alle quattro gli sono rimasti sette libri. I tre che mancano li ha presi una ragazza tedesca: ha detto che sta studiando l’italiano, che non ha tanti soldi, e che quella era proprio una bella fortuna, per lei.

Davide decide di riportare tutto su “Libri sull’acqua” e di finire, per quel giorno. Se ne vuole andare un po’ in giro a piedi, arrivare fin dentro alla pineta e starsene  là a pensare.

Rosaria cerca di scrollarsi il dolore di dosso. Vuole smettere di piangere e di chiedersi dove ha sbagliato, e se ha sbagliato. Vuole agire, vuole assolutamente uscire da quel pantano di sofferenza. Lei Davide lo ama, questo è certo. Pensa che stare senza di lui è come vivere in pieno inverno in una casa senza riscaldamento.
Contatta Giuliano, esce spesso di casa, perde qualche puntata della sua soap opera preferita. Dal cassetto del comodino è uscito il libro, che ora sta vicino alla radio- sveglia. Un allegro segnalibro sporge dalle prime pagine. Odio, Davide diceva, chi fa le “orecchie” alle pagine di un libro. E a Natale poi: Un libro semplice da leggere, un romanzetto gradevole, ti piacerà, leggilo, ti prego, le ha detto.
Ma ora  che si è finalmente decisa, le cose da fare sono tante, per non piangere più, e il tempo per leggere lo trova solo alla sera, prima di addormentarsi. E l’ultimo pensiero è comunque sempre per lui.

“ Ehi, cosa sono quelle orecchie basse? mi sembri un cocker!”
Giuliano gli ha dato appuntamento in un ristorantino sulla spiaggia, e ora gli sta puntando addosso due occhi preoccupati, che smentiscono il tono scherzoso dell’approccio.
“Ma, sai, le cose non stanno andando come pensavo. La gente…questa gente è diversa, non è come quella della libreria. A volte devo insistere io, perché si prendano un libro, figurati… In una settimana sai quanti ne ho dati via? quindici, solo quindici… Sono deluso, ci credevo tanto, in questa cosa…Beh, ci credo ancora, in effetti: da lunedì andrà meglio, sono sicuro. E poi, sì, una cosa bella c’è… sai, ho conosciuto una donna. Ah, hai mica visto Rosaria?”
Giuliano esita un attimo e: No, dice, non l’ho vista.
“Allora, ti dicevo, ho conosciuto una donna. Una pianista. Monica. È più giovane di me, ha trentacinque anni. Ha un figlio, un ragazzino intelligente, un po’ triste, un po’ solo, forse. Ma Monica, sai, ha per la sua musica lo stesso amore che io ho per i miei libri. È come se avesse un fuoco dentro. L’ho incontrata quattro giorni fa. C’era un tramonto incredibile, quattro giorni fa, e lei se ne stava seduta su una panchina in pineta, con gli occhi chiusi, il sole che le moriva alle spalle. Il suo viso sembrava emanare luce. Le ho detto: Ha visto che tramonto? Si è spaventata. Ha sussultato e ha aperto gli occhi. “Stavo suonando.” ha detto” Mozart. Mozart è meglio di un tramonto.”

La sera di quel primo incontro Davide aveva pensato a lungo a Monica, prima di addormentarsi. È longilinea, i lunghi capelli chiari le scivolano sulle spalle ben diritte, una donna elegante, con il suo completo pantalone beige, il volto senza trucco, una fiamma negli occhi azzurro scuro che ti avvince. Mozart è meglio di un tramonto, aveva detto. Ma è poi vero?  
Davide aveva preso il libro che da quattro giorni stava cercando di leggere, poi lo aveva riposto e si era messo comodo nella cuccetta. Che strano…da quando ha lasciato casa riesce a leggere con difficoltà. Non gli è mai capitato, prima. Sarà che lì, nella barca, non c’è abbastanza luce? O sono le voci delle venditrici –pesce pesce donne–  che si rincorrono nella sua testa, o lo sciabordio delle onde contro la barca, o la consapevolezza che subito lì fuori c’è un nero magnifico ricolmo di stelle?  Saranno le parole del mare, antiche, non scritte, ma vive?

“E poi?” chiede Giuliano “Cosa è successo?”
“Non mi sono più mosso da quel porto. Ci siamo rivisti tutte le sere. Di giorno il suo bambino mi viene a trovare. Mi sembra di piacergli. Il padre non lo ha mai neppure conosciuto. E con lei forse…, forse, sta nascendo qualcosa. È simile a me, è lontana dall’agitarsi del mondo come me. Quando mi parla del suo lavoro mi incanta. Ed è quello che succede a lei, quando le parlo di libri, credo. Poi… Ieri abbiamo fatto all’amore. Ma  non so dirti come è stato. Credo che una parte di lei non fosse lì. È molto bella, la desideravo, però,… chissà, forse c’era Mozart, fra noi, o chissà chi altro…”
Davide si interrompe, stropiccia il tovagliolo, guarda avanti, oltre il volto dell’amico. Giuliano non dice niente.
A spezzare il silenzio arriva il cameriere, con una cernia al sale ed un inchino.

(continua…)

Mozart: Piano Concerto K.466

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9 risposte a Libri sull'acqua (seconda parte)

  1. anonimo ha detto:

    Una prosa superba per pennellate di affresco di vita reale, che viene così plasmata in un mondo quasi onirico.

  2. Soriana ha detto:

    Adriano: Grazie!!! Sono sempre molto generosi e gratificanti, i tuoi commenti.
     
    Ciao!
    Milvia

  3. Namrata ha detto:

    Quasi triste…. cioè boh… mi metto nei passi di Rosaria perché mi ci sono ritrovata… è brutto essere lasciati dalla persona amata e saperlo pochi giorni dopo già appresso ad un'altra…. ti senti ancora più svuotata… comunque tu scrivi da dio… è fantastico questo libro… dovresti davvero pubblicarlo

    ti riporto la risposta:

    Ciao Milva,
    Non ti preoccupare! Torna quando vuoi è sempre un piacere! Non stupirti se "ho dato attenzione anche a te"… io non metto mai confini a niente, se una persona mi colpisce, la trovo interessante, non importa quanti anni ha… si ha sempre da imparare, da chiunque… chi smette di imparare, di esser curioso e perde la voglia di "giocare" invecchia, non chi supera un certo tot di anni io la penso così… è l'anima che conta, non il corpo… mai scambiare la scatola con il contenuto nella mia filosofia hehe comunque… l'Oriente è tra le cose che amo di più… un sogno che coltivo da un po' di anni, è quello di andare a vivere in India, per imparare a vivere. Qui in Occidente ormai non si vive più realmente… tante cose si danno per scontato, tutto è falso, artificiale, frenetico… là ancora esiste la semplicità, la calma… ma soprattutto quella sofferenza che noi abbiamo (per fortuna o purtroppo) dimenticato…

    La mia mamma ricambia l'abbraccio è contenta di sapere che parlo di lei… ma è il minimo!

    Un abbraccio di cuore!
    Namy.

  4. Namrata ha detto:

    Cioè… che poi come hai detto te è difficile, però boh merita davvero tanto… fossi un editore non me lo lascerei scappare… però comunque mi rendo conto che non sia facilissimo ecco… però ciò che conta è il fatto che riesci veramente a trasmettere tantissimo da ciò che scrivi! Regali emozioni, come scrittori professionisti… non sono letture piatte, monotone…. le descrizioni, la scelta dei termini ma anche la punteggiatura al punto giusto fanno di questo libro un vero libro complimentissimi davvero!

  5. anonimo ha detto:

    Ciao Milvia. Davvero intrigante questo tuo racconto. 
    Aspetto la terza puntata.
    Mirella

  6. TonDel ha detto:

    E' divenuta ,ormai, consuetudine, di stampare i Tuoi/ Vostri scritti ed infilarli nelle tasche dell'uniforme.
    le pagine sono sempre accompagnate da una piccola matita gentilmente offerta dall'Ik…
    Ritengo inopportuno trascurare dei tempi morti del mio lavoro e così leggo e rileggo i Vs. e sottolineo, annoto,scrivo piccole rime.
    ''Libri sull'acqua'' non solo si adatta al mio mondo, alla mia città, alle abitudini, ai suoni della gente di mare,ma mi permette di ascoltare le ondate delle parole d'amore.
    Le onde non sono tutte uguali,il loro fragore,la loro direzione, le divergenze, le spinte agli scogli aguzzi o lisci, il trascinare la sabbia, ammucchiarla, miscelarla alle alghe ,al profumo che producono…sono simili alle parole d'amore che tutti abbiamo detto, sentito, espresse,represse, ed al profumo, al gusto delle lacrime prodotte o condivise con l'amore conoscuito, amato, lasciato, lontano.
    Cara Milvia
    GRAZIE
    T.

  7. Soriana ha detto:

    Namy: Spero che ti sia piaciuta anche l’ultima parte, cara Namy. Per Rosaria… chissà, forse c’è una speranza. E, anche se forse la relazione non riprenderà, ha trovato dentro di sé delle risorse che non pensava di avere. Come capita a molte donne, e proprio in seguito a un “abbandono”. Come è capitato, attraverso una grande sofferenza che ora posso chiamare rigenerativa, anche a me.
     
    Per la risposta al commento del tuo blog ti risponderò più tardi.
    Per il momento grazie di cuore, un abbraccio e l’augurio di continuare a essere sempre così, come sei.
     
    Milvia

  8. Soriana ha detto:

    Mirella: Ti ringrazio, Mirellina!

    Milvia

  9. Soriana ha detto:

    Tonino:  Mi fa piacere che noi, tuoi blogger amici, ti teniamo compagnia nei tempi morti del tuo lavoro. Anche se, con la mia quasi fobia per gli ospedali, sapere di esservi rinchiusa, seppur sotto forma cartacea, mi impressiona un poco.
    Il mare: questo racconto l’ho scritto proprio in una stanza che si affacciava sul mare. Un mare invernale,  con le onde che si frangevano su una spiaggia finalmente in pace.
    Poetico e bello come sempre, il tuo commento, caro Tonino. Abbraccio, ringraziandolo,  il poeta e l’amico.
    Milvia

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