Abbracci mortali

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Questo palloncino l'ho fotografato ieri: Il suo filo era attaccato al manubrio della bicicletta di un signore che come me, come tanti, ha partecipato alla manifestazione in difesa della Costituzione e della Scuola. E anche in difesa del futuro, nel più ampio senso del termine.

Si rimane sgomenti davanti a cataclismi così grandi di cui neppure le immagini che scorrono sui nostri schermi televisivi, riescono a darci la portata esatta della tragedia che hanno prodotto. E si rimane senza parole, almeno è quello che accade a me, in questo momento, se si vuole scrivere qualcosa che esuli dalla retorica.
Farò allora mie le parole di Daniel Tarozzi
contenute nella newsletter che quotidianamente mi arriva dalla rivista  Il cambiamento
Prima, però, una mia breve osservazione:
Il “mortale abbraccio del nucleare” come lo definisce, in un suo editoriale, Marco Cedolin, collaboratore de Il cambiamento, si è aggiunto al mortale abbraccio della natura. È tragedia che si aggiunge a tragedia,  e ancora i costi non si possono calcolare.
Ho terminato proprio pochi giorni fa di corregge le bozze di un saggio che tratta dei benefici che tutti noi potremmo avere se cominciassimo a utilizzare l’energia nucleare come energia primaria. Tutti gli autori affrontano il tema della sicurezza degli impianti, e sono concordi nell’affermare che oggi come oggi non esiste più alcun pericolo, se non remotissimo e, quindi, appunto, pressoché inesistente.
Devo confessare che, mancando di strumenti culturali idonei per controbattere virtualmente a quanto esposto nel testo, la mia posizione antinuclearista aveva vacillato, o, meglio, durante la lettura mi sono sentita spiazzata, un po’ meno sicura su quanto ho sempre pensato.
Beh, è superfluo dire che oggi, e mi tocca scrivere purtroppo, visto quanto è successo, il dubbio che mi era entrato, seppur vagamente, in testa, se ne è andato. E il mio “nucleare, no grazie”, slogan di antica memoria, è più fermo e deciso che mai.
Ma ecco le parole di Daniel Tarozzi:

Il destino è beffardo, persino crudele. Le emozioni di questi giorni e queste notte sono confuse, contrastanti, dolorose.
Solidarietà e sgomento per i 10.000 morti annunciati dai media. Paura e timore per i danni alle centrali nucleari. Riflessioni sulla storia che si ripete.
Associare la parola nucleare alla parola Giappone fa veramente effetto… Proprio l'unico paese (fino ad oggi) colpito da bombe nucleari, infatti, si è imbottito di centrali. Nonostante sia da sempre uno dei luoghi più sismici del pianeta.
La storia proprio non sembra insegnare. Come hanno potuto installare le centrali dopo quanto accadde nella seconda guerra mondiale? Sì, è beffardo il destino. Beffardo e crudele.
Intanto in Italia si riconferma la regola che il nostro è il paese in cui tutto cambia senza che cambi niente. Come negli anni '80, infatti, assistiamo sgomenti ad un incidente nucleare. E come negli anni '80 siamo chiamati a bocciare con referendum una legge che vuole portare le centrali anche in casa nostra.
Potrei scrivere intere pagine su questi temi, ma non voglio dilungarmi. Preferisco rimandarvi alla lettura dei molti articoli pubblicati sulle nostre pagine in questi giorni.
Vi segnalo in particolare due articoli pubblicati questa mattina:
Il Giappone, le centrali nucleari sicure e gli apprendisti stregoni : Presidenti, capi di governo, ministri, parlamentari, capi delle multinazionali, scienziati: loro e le loro sicurezze, i loro calcoli, i loro studi, la loro tecnologia… Ma non doveva essere un caso su milioni che si verificassero eventi del genere? Perchè correre questi immensi rischi per qualcosa di così facilmente sostituibile?
L'abbraccio nucleare è un abbraccio di morte: Un abbraccio, quello nucleare, sempre più stretto e sempre più invisibile, un abbraccio che si può continuare a far finta non esista, in quanto non menzionato da giornali e TV, ma le corsie degli ospedali non hanno bisogno di telecamere e taccuini, per essere annoverate come parti della realtà.
Ti saluto invitandoti a confortare con tutto il tuo amore le migliaia di vittime giapponesi. Una per una. Non possiamo nemmeno immaginare che cosa stia accadendo in quel lontano paese. Ma possiamo mandare il nostro amore e la nostra compassione. Non ho scelto a caso queste due parole. So bene che la parola "amore" è banalizzata e inflazionata. Ma rappresenta anche l'unica forza in grado di lenire la sofferenza e il dolore che tutto travolge in questi momenti. La parola "compassione", invece, è spesso usata a sproposito, ma il suo significato autentico è profondo e quanto mai attuale. Compatire, infatti, non significa provare pena, ma immedesimarsi, comprendere autenticamente l'altro.
Amore e compassione, quindi. Non serviranno purtroppo a cambiare le cose, ma ci renderanno un po' più umani, un po' più veri.
A presto
Daniel Tarozzi

Il Giappone, le centrali nucleari sicure e gli apprendisti stregoni

Abbraccio nucleare, abbraccio di morte

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7 risposte a Abbracci mortali

  1. anonimo ha detto:

    Di fronte a tragedie di quelle proporzioni, chi commenta corre due rischi: quello di cadere in un patetismo retorico, più o meno ad effetto, ovvero, sul fronte opposto, quello di mostrare un cinico disinteresse.
    Per il momento, a costo di cadere nella seconda trappola, rinuncio ad esprimere una qualsiasi impressione, al di là di una generica e sterile pietà, per la quantità e intensità delle tragedie personali che si stanno svolgendo in questi giorni, in queste ore, là in quella terra.
    Mi è indubbiamente più facile dire la mia sul tema parallelo dell'energia nucleare.
    A questo proposito, la tragedia del Giappone a me dà la rabbia che si prova di fronte all'ipocrisia, perché vedo che, lo si voglia o no, diventa un fortissimo elemento di carattere emotivo nella relativa discussione qui da noi in Italia.
    La scelta nucleare sarebbe sbagliata anche se non ci fossero mai stati incidenti di nessun tipo, e lo sarebbe anche solo per ragioni economiche, considerando il costo dell'intera vita di una centrale (smaltimenti finali compresi), tanto più se poi, come sarebbe sempre opportuno, calcoliamo anche i costi relativi agli impatti ambientali.
    Inoltre non può costituire una soluzione vera, per la fondamentale scarsità dell'Uranio presente nel sottosuolo del pianeta.
    Ti dici, con onestà e umiltà, impreparata a controbattere le ragioni dei favorevoli; penso, al proposito, che ti possa bastare la consultazione di pochi ma buoni siti (ad esempio quello di Greenpeace) per affinare le armi, cosa ahimè necessaria di questi tempi anche per dei pacifisti come noi…

    Salutone di buona settimana.
    Franz

  2. cristinabove ha detto:

    Mi complimento con Franz per aver esposto così bene le motivazioni che avrei dato anch'io per il rifiuto del nucleare..
    Ma anche sul pericolo di cadere nella retorica, cosa che ci viene facile fcile, a noi popolo di cantanti e… imbonitori.
    La natura si ribella e non è assolutamente dominabile come vorrebbe farci credere chi manovra i grossi interessi nazionali e internazionali.
    Profitto, alla fine è solo il profitto il vero dio che guida gli uomini in questa folle corsa all'autodistruzione.

  3. utente anonimo ha detto:

    Grazie Milvia e grazie Franz di cui condivido tutto.In fondo a questa gente da nulla che frega se tra qualche anno moriranno bambini…loro magari saranno più ricchi.Due cari amici ogni anno accolgono una bimba di Cernobil di dieci anni che è sempre sotto controllo perchè spesso ha vomiti e pruriti e molti altri sono come lei…dopo quanti anni dal disatro?Che vergogna!
    Tinti

  4. Soriana ha detto:

    Franz: Già, forse non avrei dovuto scrivere questo post, senza avere strumenti adeguati per poter dire qualcosa di concreto e non superficiale.
    Grazie, comunque dei suggerimenti, Franz. Ciao.
     
    Milvia

  5. Soriana ha detto:

    Cri: la situazione sembra che stia peggiorando direi di minuto in minuto…
    Profitto, cecità, delirio di onnipotenza… Una miscela distruttiva, purtroppo.

    Buona serata, Cri (come si può…).

    Milvia

  6. Soriana ha detto:

    Tinti: Alla fine, dopo tante conferme e smentite, la notizia è che questo disastro è paragonabile alla tragedia di Cernobyl. Rabbia e tristezza, tanta rabbia, sì.

    Ciao, cara Tinti.

    Milvia

  7. yunaleska ha detto:

    io ero gia contraria prima al nucleare.

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