Involuzione del linguaggio

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http://blog.mylemon.it

Avevo già preparato un altro post su quanto sta accadendo in Giappone, ma ho  pensato poi che avrei corso il rischio di essere superficiale, nel trattare un argomento così drammatico e complesso, e quello di lasciarmi trasportare dalla corrente emotiva che sta attraversando il pianeta.
Meglio allora, ho pensato, che mi limiti a fare piccolo cabotaggio, a navigare in acque che non mi sono del tutto sconosciute.
Parlerò quindi di linguaggio, dell’utilizzo scorretto e fastidioso di certi termini.

La lingua cambia, col passare del tempo. C’è una fisiologia del cambiamento che è del tutto normale e accettabile. Nessuno si sognerebbe mai, oggi, di parlare, o scrivere, alla maniera di Dante, o di Carducci, voglio dire. Si può asserire che esiste un'evoluzione del linguaggio, dunque, che tende a renderne più snella, più aderente ai tempi, la comprensione.
Ci sono però alcune espressioni, alcuni modi di usare le parole che, più che a un’evoluzione, mi fanno pensare a un’involuzione e, ogni volta che mi ci imbatto ( e sono tante, le volte),  è come se sentissi lo sgradevolissimo  suono del gesso troppo appuntito sulla lavagna.

Le vado a elencare:

Piuttosto che:
non usato come avversativo, che sarebbe la sua giusta morte, ma  al posto di  “o”.
Così, insomma:
In vacanza io posso andare ovunque, al mare, piuttosto che in montagna, piuttosto che al lago ecc…
Ecco, io comincerei a metter multe, a chi parla così. Piuttosto che sentire parlare così, preferirei sentire uno strafalcione, che so, nel cesto che c’è le uova, ad esempio. Perché l’uso del piuttosto che non avversativo non nasce da mancanza di istruzione, visto che se ne appropriano giornalisti, attori, conduttori radiofonici e televisivi, ma a me sembra di avvertire quasi un compiacimento, una sorta di sciocco atteggiamento snob, in chi lo adopera.

E ancora:
Assolutamente sì; assolutamente no:
apparentemente, qui, non c’è nulla di sbagliato.
“Ti ricordi di portarmi quel libro, domani?”
Assolutamente sì!
“Ma a te piacciono i film di Vanzina?”
Assolutamente no!

Tutto perfetto, no? Ma quello che non va è l’inflazione di questa risposta. Non ci si limita più a rispondere sì, no, certamente… Sembra che se non ci si appiccica, alla risposta, quell’assolutamente, si rischi di non essere credibili.
In uno sceneggiato che la Rai ha trasmesso lo scorso anno, sulla vita di Puccini, fra le numerose pecche sulle quali non mi soffermerò,  c’era anche una sequela piuttosto lunga di
assolutamente sì e assolutamente no. Assolutamente ridicole, quelle risposte, soprattutto messe in bocca a personaggi di quell’epoca.

Quant’altro:
quando non si sa che aggiungere a un elenco di cose o situazioni, et voila, ecco… l’aiutino (grrrr anche per aiutino!) di quant’altro…  Una volta, da un ospite radiofonico di cui non ricordo il nome, ma che certo aveva fatto studi superiori, l’ho sentito dire, in un discorso di due minuti, almeno cinque volte. Ma quant’altre volte l’avrebbe ripetuto, il suo quant’altro, se il discorso fosse stato più lungo? mi sono chiesta.

Attimino, momentino, aiutino e simili: per fortuna sembra che abbiano avuto un calo di celebrità, ultimamente… Ma c’è chi ancora le usa, e qualche secondino appare ancora, ogni tanto. Con buona pace delle guardie carcerarie.

Un discorso a parte lo meritano neologismi e slogan.
Tangentopoli, per esempio. Perfetto vocabolo, etimologicamente esatto, direi, nato dall’unione di tangente e polis: la città, le città, i luoghi, insomma, dove l’uso della tangente è norma.
Ma poi quante [
…poli] sono nate? Veramente un po’ troppe e a volte proprio prive di senso. Anni fa non ricordo da quale scandalo fosse stata colpita Bellaria, la cittadina dove allora vivevo. Ebbene, tutti i giornali locali sfoggiavano titoli in cui la parola Bellariopoli, brillava per la sua demente incongruenza. La città di Bellaria… Davvero, da morir dal ridere…

Ci sono slogan che nascono come simbolo e bandiera di proteste e lotte civili. E alcuni sono molto belli e in pochissime parole racchiudono tutto il significato del perchè si protesta, del perchè si lotta.
Vi ricordate le manifestazioni contro la guerra in Iraq, vi ricordate i tanti cartelli su cui si leggeva:
Senza se e senza ma?
Da quell’ormai lontano 2003 questo slogan è stato utilizzato in tutti i contesti possibili, da tutti i gruppi e da tutte le persone più dissimili fra loro, svuotandolo così del suo significato originario, anzi, svuotandolo da ogni significato.

E ho paura che la stessa cosa stia avvenendo anche per un altro slogan, nato poco più di un mese fa, e che, per la sua pregnanza e sinteticità, e per l’occasione che l’ha fatto nascere, mi sembrava perfetto. Ma già se ne sta abusando, e i
Se non ora quando
si sprecano. Peccato. Davvero peccato…

Se avete in mente anche voi qualche esempio di… involuzione e abusi, sono qui, pronta ad ascoltarvi, come sempre.

Buona serata e buon proseguimento di settimana.  Attendendo primavera.
Bee Gees: Words

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20 risposte a Involuzione del linguaggio

  1. utente anonimo ha detto:

    Mi ritrovo appieno e aggiungerei (ma mi pare stia scemando)l'uso di "a monte".."a valle" : ho sentito l'altra sera  da Fazio la Gelmini che in 10 minuti le ha usate tuttte con quella voce metallica da automa ben pagato."Se non ora quando" va usata come si deve ,senza inflazionarla .è stato il mio pensiero fisso in questi ultimi mesi ,quello di dover fare al massimo ora.
    Grazie cara perchè dai aiuto al pensiero quando fugge e  si perde.Tinti

  2. TonDel ha detto:

    Che fortuna essere ospiti della ''Premiata sartoria Comastri''.
    L' ottima sarta si accorge di ogni pregio e difetto di stoffe e manifattura : non sfugge nulla.
    E questo, è bello.
    Ricordo un paziente, un militare, di alto grado, che ripeteva molto spesso ''affermativo'' al posto del classico ''si''.
    Chissà il giorno del matrimonio come si è comportato !?
    Tangentopoli : ho sempre pensato che derivasse da ''Paperopoli'' e questa cosa mi fa' pensare alla redazione di quei giornalisti che introdussero questo termine. Da fumetti.
    ''Un attimino'' che dura cinque minuti di sosta vietata.
    ''Non c'è problema'' quando la cosa sembra risolvibile o è una promessa da presuntuoso.
    Ciao Milvia
    T.

  3. margueritex ha detto:

    brava Milvia!
    tempo fa anche io avevo fatto un post su questo spregiudicato e modernistico uso del linguaggio.
    Sono felice che tu abbia ripreso l'argomento.
    Io quando sento piuttosto che, ho un brivido che mi percorre la schiena.
    un bacione…vedi che non sparisco???

  4. anonimo ha detto:

    Cara Milvia,

    Grazie per continuare ad aituarci (ai chi ti leggiamo dalla Spagna) a corriggere questi usi del linguaggio che ogni volta si sentono più…
    La lingua sta viva: questo fa che evoluzione, anche che involuzione come tu dici. Accade lo stesso con lo spagnolo. Invece, ciò che mi fa sentire più tristezza, è che anche si utilizza male fra chi dovrebbero usare la lingua bene: giornalisti, personaggi pubblici culturali, ecc. Dovremmo leggere più ai clasici! E sí: metter multe! "Assolutamente sí"

    Isabel.

  5. cheneps ha detto:

    Guarda, mi sono fermata al " piuttosto che ": mi dà un fastidio!!! E lo usa anche la nostra ministra della pubblica istruzione – Vedi trasmissione Che tempo che fa di domenica scorsa.

    ciao

    franca

  6. falconier ha detto:

    come ti capisco e come sono d'accordo con te.
    Ma è possibile che io chieda ad una cliente :
    "i soliti tre panini?"
    e lei mi risponda:
    "Assolutamente si?"
    ma assolutamente cosa?
    tre panini sono tre panini, i soliti tre panini tutti i giorni ciosa ci starà a fare questo assolutamente ….
    se applico ai tre panini 
    il senza se e il senza ma
    il piuttosto che
    il se non ora quando
    per non parlare del
    quant'altro 
    puoi riuscire a capire quanto costi stare dietro a un banco di forneria.
    Ma questo non è tutto.
    Un abbraccio Milvia, sempre belli i tuoi post(anche quelli che per colpa dei "tre panini" non riesco a commentare).

  7. margueritex ha detto:

    Viva l'Italia, l'Italia liberata,
    l'Italia del valzer, l'Italia del caffè.
    L'Italia derubata e colpita al cuore,
    viva l'Italia, l'Italia che non muore.
    Viva l'Italia, presa a tradimento,
    l'Italia assassinata dai giornali e dal cemento,
    l'Italia con gli occhi asciutti nella notte scura,
    viva l'Italia, l'Italia che non ha paura.
    Viva l'Italia, l'Italia che è in mezzo al mare,
    l'Italia dimenticata e l'Italia da dimenticare,
    l'Italia metà giardino e metà galera,
    viva l'Italia, l'Italia tutta intera.
    Viva l'Italia, l'Italia che lavora,
    l'Italia che si dispera, l'Italia che si innamora,
    l'Italia metà dovere e metà fortuna,
    viva l'Italia, l'Italia sulla luna.
    Viva l'Italia, l'Italia del 12 dicembre,
    l'Italia con le bandiere, l'Italia nuda come sempre,
    l'Italia con gli occhi aperti nella notte triste,
    viva l'Italia, l'Italia che resiste.

    F. De Gregori

    Altri testi su: http://www.angolotesti.it/F/testi_canzoni_francesco_de_gregori_125/testo_canzone_viva_litalia_7197.html
    Tutto su Francesco De+Gregori: http://www.musictory.it/musica/Francesco+De+Gregori

  8. cristinabove ha detto:

    piuttosto
    assolutamente indisponente….

  9. utente anonimo ha detto:

    Il mio piccolo contributo arriva ancora una volta in ritardo, visto che hai già pubblicato un nuovo post; spero che ti sia comunque gradito.
    Anche a me dà molto fastidio il conformismo del linguaggio, che si traduce in un imbarbarimento, cioé in una costante depauperazione del nostro vocabolario e di tutte le sue capacità espressive.
    Vorrei citare solo pochi esempi.
    Cominciando da un termine tristemente attuale: 'tsunami'.
    E' vero che per gran parte della nostra vita non avevamo avuto notizia di gravi 'maremoti', ma sembra che la furia di questi ultimi abbia anche travolto e distrutto anche quella nostra paroletta composta.
    Altra parola che mi dà un certo fastidio è 'post', che credo significhi 'appunto', 'nota'. Il nostro termine 'articolo' è di gran lunga più significativo, ma si finisce per non utilizzarlo perché, a causa della diffusione così imperante della paroletta inglese, rischierebbe di essere frainteso o di generare dubbi.
    Ultima notazione, fra le tantissime possibili. Chi usa più la preposizione 'fra' per indicare un tempo d'attesa. Ahimé tutti arrivereremo 'in' pochi minuti, assecondando così lo zio Sam a stelle e striscie anzichè il nostro buon vecchio Dante e tanta ricca letteretatura a lui successiva.

    Goodbye, cara Milvia, e buon week-end!
    Franz

  10. Soriana ha detto:

    Tinti: La Gemini, con quella sua faccia da… beh, non dico nulla, è il prototipo dell’involuzione della scuola e dell’istruzione…  “a monte” e “a valle” erano termini molto usati dal movimento studentesco nel ’68: e la loro continua ripetizione mi dava già allora fastidio.
    Ti abbraccio, Tinti.
     
    Milvia

  11. Soriana ha detto:

    Tonino: L’appellativo di sarta non me lo aveva mai dato nessuno… Mi piace questa metafora. Sarta, nel vero significato della parola, certo non potrei mai essere. A fatica so attaccare un bottone…
    L’affermativo, mi ha fatto sorridere, ma credo che sia abbastanza frequente fra gli appartenenti all’esercito: forse era addetto, quel paziente, al reparto telecomunicazioni… 
    È certo che Tangentopoli derivi da Paperopoli, anche se, in quella città divenuta celebre agli inizi degli anni ’90, vivevano personaggi meno simpatici che in quella dei Paperi…
    E intanto, di attimino e attimino, non si sa bene, fra nucleare e Libia, dove andremo a finire: ma non c’è problema, no?

    Milvia

  12. Soriana ha detto:

    Margaret: so bene quanto tu ci tenga, a un italiano corretto e non involuto…
    Anche per questo non devi sparire…
    Bacione anche a te. 

    Milvia

  13. Soriana ha detto:

    Isabel: carissima mia amica lontana, mi fanno sempre un grande piacere le tue visite…
    Non mi consola sapere che anche in Spagna la situazione è, per quanto riguarda il linguaggio, simile all’Italia. Facciamo resistenza, a questa involuzione, Isabel. Ma so che tu la fai già, è inutile che ti solleciti.
    Un abbraccio, cara.

    Milvia

  14. Soriana ha detto:

    Franca: ho già scritto il mio giudizio sulla Gemini nella risposta a Tinti.  Da una così, cosa ci si può aspettare?

    Ciao, Franca!

  15. Soriana ha detto:

    Fausto: Bellissima, la tua risposta…
    Ho una esperienza di più di trent’anni, di contatto con il pubblico…quindi ti capisco bene.
    Grazie per … aver venduto tre panini in meno per lasciare un commento.
    Ricambio l’abbraccio (assolutamente sì!)
     
    Milvia

  16. Soriana ha detto:

    Margaret: in ritardo, molto in ritardo, ti ringrazio per questo bel testo, molto emblematico.

    Milvia

  17. Soriana ha detto:

    Cri: Davvero, da aggricciare la pelle…
    Buona serata, Cri!

    Milvia

  18. Soriana ha detto:

    Franz: avevo pensato anch’io a tsunami, vocabolo a me del tutto sconosciuto fino alla tragedia del 2004 in Estremo Oriente. Tsunami, oltre ad avere sostituito la nostra “paroletta composta”, viene poi utilizzata per indicare qualsiasi sommovimento accada nella vita pubblica e anche nella nostra vita privata.
    Post: altro termine che non conoscevo prima di entrare a far parte del mondo dei blogger. Devo confessare che lo uso anch’io, sostituendolo, però, con “articolo”, o “racconto” o “diario”, quando il termine post mi sembra riduttivo per il valore del… post.
    Fra e in: Hai ragione, anche qui.  Ma un taxi arriva fra 5 minuti o in 5 minuti?

    By by anche a te, Franz. Buon lavoro, buon riposo, buona vita.

    Milvia

  19. utente anonimo ha detto:

    Purtroppo spesso uso anch'io qualcheduno degli esempi citati a casaccio (non il tuo elenco ma il mio uso a casaccio).
    Io però provo ancora più fastidio quando si viene sepolti da questa terminologia derivante dall'inglese come se la lingua della "perfida albione" fosse la depositaria di ogni verità e saggezza quando invece mi pare povera come poche.
    Come ad esempio l'uso del "post" che hai evidenziato; lo uso anch'io ma solo perchè usare "articolo" per le cose che scrivo io mi pare troppo presuntuoso e fuori luogo ma ne farei volentieri a meno.
    a.y.s. Bibi

  20. Soriana ha detto:

    Bibi: Anche a me infastidisce l’uso massiccio di vocaboli inglesi, soprattutto quando esula dall’ambito tecnologico, ma si utilizza nel linguaggio comune: shopping, beauty farm, meeting point ecc. Non capisco perché non si possa dire  acquisti, o istituto di bellezza, o punto di incontro. Alla faccia della… perfida Albione.
    Quanto a post, ho il tuo stesso atteggiamento, verso questa parola (parolina…)
     
    Ciao, Bibi!

    Milvia

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