E per tetto un cielo di stelle…

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http://www.smalltownfoggia.net/

Apro con alcune segnalazioni:
Sabato 19 marzo alle ore 11.00 in Piazza Maggiore a Bologna i Verdi per la Costituente Bologna assieme a WWF, Legambiente ,Ya Basta, USB Bologna, Associazione Eco organizzano un
SIT-IN per dire No al nucleare e per sensibilizzare il governo italiano (sensibilizzare e governo mi pare un ossimoro…, ma cerchiamo comunque di partecipare).

Alle 16, sempre sabato, qualcosa di meno impegnativo, anche se i Modena City Ramblers, che presenteranno alla Feltrinelli di Piazza Ravegnana il loro ultimo disco, hanno sempre portato avanti, con la loro musica, l’impegno civile e politico che li contraddistingue.

Domenica, poi, appuntamento fra letteratura e musica, non a Bologna, però,  ma a Vergato:
Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli presentano il loro nuovo libro"Malastagione" accompagnati dalle musiche dal vivo di Riccardo Tesi & Banditaliana ore 16,30 presso il Cinema Teatro Nuovo.

Ritornando a Bologna, e sempre domenica 20, ecco come la mia città festeggerà la giornata mondiale della poesia:
Programma
Ho ricevuto anch’io un invito a partecipare alle letture (in piazza Maggiore), che allieteranno questa giornata. Ma io, con la poesia, la mia, voglio dire, ho chiuso credo proprio definitivamente. Eventualmente andrò lì per ascoltare e, forse, per leggere poesie di veri Poeti.

E per tetto un cielo di stelle…
Alcuni giorni fa, il mio amico Franz, ha pubblicato nel suo blog un altro dei suoi begli articoli: Quasi straccioni . Con la sensibilità che gli appartiene ci parla, questa volta, di un mondo che alla maggior parte di noi è completamente estraneo e che, molto spesso, ci incute timore: il mondo dei senza tetto.
Metto, qui sotto, una parte del commento che ho lasciato da Franz, e anche il testo di due miei vecchi post in cui scrissi, appunto, di senza dimora.

Commento:
 Sai, io vorrei essere meno timida, forse più coraggiosa, e riuscire, una volta, a parlare con un senza dimora, a farmi raccontare la sua storia. La paura di una rispostaccia, ma, soprattutto, il timore di apparire ai suoi occhi come una persona piena di curiosità morbosa, me lo impedisce. A spingermi sarebbe invece il desiderio di capire, senza pietismi, senza indossare l’abito di dama di carità, perché anch’io, se la mia vita fosse stata diversa, avrei potuto essere lui. E anche per l’amore che ho per le storie, per il racconto. E anche per l’amore, forse romantico e condizionato da letture lontane, che ho per “la strada”.
L’inverno scorso mi è capitato di fare a piedi, più volte, un tratto di via Saragozza/ via Urbana, verso mezzanotte. Ogni volta, rannicchiate sul marciapiede, e distanziate fra loro (e mi sono chiesta anche il perché di questa distanza), c’erano due persone avvolte da coperte, la testa e il viso nascosto da un berretto o da stracci. Sembravano fagotti buttati lì, pronti per essere caricati dal camion dei rifiuti. Ho provato, ogni volta, l’impulso di chinarmi, di chiedere: ha freddo? sta bene? Posso fare qualcosa?
Ma ho proseguito, perché, come diceva Manzoni, “il coraggio, chi non ce l’ha, non se lo può dare”. Però disagio, pena, compassione sono rimasti a lungo, in me. Qui a Bologna, per le strade e d’inverno, non mi era mai capitato di vedere qualcuno dormire su un marciapiede.
In stazione, invece sì, di senza tetto ne ho visti diversi. Nella sala d’aspetto, dove mi sono trovata, a volte, in attesa di un treno notturno, ce ne sono tanti, quasi una piccola comunità, direi. Che non tutti, poi, sono senza dimora, come mi disse un addetto alla sala d’aspetto. Alcuni di loro, ma soprattutto donne anziane, una casa ce l’hanno. Ma sono sole, e hanno paura della solitudine che spesso è proprio di notte che assale più violentemente. Così vanno lì, si incontrano fra loro e riescono a sopravvivere a un’altra notte. Mi ha colpito molto, questa cosa. Davvero non l’avrei mai immaginata.

Post del 20 luglio 2007
Circa un anno e mezzo fa, più o meno. Un treno è in ritardo per cui mi ritrovo a entrare nella sala d’aspetto della stazione di Bologna  (già, “quella” sala d’aspetto..). E’ piuttosto affollata. Viaggiatori, sì, come me. Ma anche uomini e donne senza dimora, senza casa, homeless, insomma, come si dice adesso, che puoi vuol dire esattamente senza casa, ma sembra più elegante dire homeless.  Mi siedo vicino a una coppia anziana, lei indossa due o tre maglioni uno sull’altro, lui un cappotto tutto consumato. Mi sorridono, poi continuano a parlare con un ragazzo che siede loro accanto. Che ha una camicia, addosso, e un paio di jeans sdruciti davvero, e non per finta, come quelli delle boutique che costano mezzo stipendio (non il loro, di stipendio, naturalmente). La coppia non conosce il ragazzo, gli parlano gentilmente, però. Gli chiedono da dove viene, quanti anni ha… Ce li hai i documenti, vero? Senza quelli non puoi fare niente, l’assistenza non te la danno, se non hai i documenti. Il  giovane è reticente, dice prima una cosa, poi un’altra…Da dove viene lo dice dopo un bel po’. Sono stato dentro, dice, o qualcosa del genere, per dire, insomma, che è stato dentro.  I documenti non li ho, perché non ho una residenza, i miei mi hanno cancellato dal mio comune, dice (il comune è un paese del sud, di cui io non ricordo il nome).
Devi averli, i documenti, asserisce il signore anziano. Poi si rivolge alla sua compagna: fagli vedere, le dice, fagli vedere le nostre carte di identità. E dice “carte di identità” quasi sillabando, ma con una voce dolce e orgogliosa al tempo stesso, lo dice come se parlasse di nettare e ambrosia. O di un figlio. Lei si china, mette la mano in un sacchetto di plastica ai suoi piedi, e tira fuori una bustina tutta ordinata. Lui la prende, toglie le carte di identità, le apre e le mostra al ragazzo: Vedi, gli dice, vedi: siamo noi, siamo noi, ripete. Quasi incredulo, come se avesse fra le mani un biglietto vincente della lotteria.
Una carta di identità. Per noi importante solo per l’aspetto burocratico. Per loro, per quei due senza fissa dimora, un segno, l’unico, della loro identità.
Questa cosa mi rimarrà impressa per sempre.
Altro che carte di credito…
Nel frattempo erano arrivati i volontari (non so se della Caritas o di Piazza Grande) a distribuire il cibo. Panini e caffé. La signora apre il suo contenitore,  si volge verso di me e con un sorriso gentile mi chiede? Ne vuole un po’, signora?

 
Post del 16 aprile 2009
Ogni volta che mi capita di vederli, mentre spingono i loro carrelli da supermercato dove stanno ammassati tutti i loro beni,  o distesi su cartoni, avvolti stretti in coperte che non riescono a ripararli dal freddo, ogni volta che mi capita di vederli i senza dimora, gli homeless, i barboni, uomini e donne che si sono perduti, o forse hanno voluto perdersi, ogni volta mi vorrei avvicinare a uno di loro e chiedergli di raccontarmi la sua storia.  Mettermi vicino a lui, seduta in terra, dividerci una birra e sigarette, e stare ad ascoltare.
Ma non lo faccio mai, per timidezza, per rispetto, forse. E per timore.
E poi lo so che questa è comunque un’idea del cavolo, per non dire altro.  Perché per un attimo, mentre li vedo, con i loro carrelli, mentre li guardo, distesi sui cartoni, non è subito la pietà che mi prende. Ma una sorta di stupido romanticismo, l’idea che forse sia quello il modo giusto di vivere. E per tetto un cielo di stelle, mi viene da pensare. E se pure io… mi viene da pensare.  
Ma poi guardo il cielo e di stelle non ce ne sono, e qui in basso c’è solo un vento che taglia la faccia.
E mi sento stupida e vigliacca, a stare lì a guardarli, con il mio cappotto caldo, la pancia piena, il bancomat e le chiavi di casa nella borsa.
Però, le loro storie…
Vorrei conoscerle, sì.

Homeless

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4 risposte a E per tetto un cielo di stelle…

  1. utente anonimo ha detto:

    Anche a me ,una volta ,è successo ,guardando ,nei vicoli di Genova,sotto uno scirocco da paura, alcuni barboni giovani ,nei loro cartoni  di immmaginarmi con loro libera ma poi …ho sentito un gran freddo e ho pensato al mio insano egoismo , alla cucina sul mare e alla caldaia  ecologica nuova….tinti

  2. phederpher ha detto:

    ho postato UNA COSA SU UNO SCIENZIATO DI BOLOGNA, UNA ROBA FORTE

  3. Soriana ha detto:

    Tinti: Un motivo per cui vedo arrivare con piacere la primavera è anche perché le notti, per queste persone che non hanno ripari, saranno più sopportabili.

    Ciao, Tinti

    Milvia

  4. Soriana ha detto:

    Phederpher:  Ma per entrare nel tuo blog bisogna essere registrati? Non sono potuta entrare…

    Milvia

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