Pensa ai bambini che in Africa muiono di fame…

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Pensa ai bambini che in Africa  muoiono di fame…
Così dicevano le madri, un tempo. Dai, finisci la minestra, pensa ai bambini che in Africa  muoiono di fame, dicevano ai loro bambini inappetenti o capricciosi, che allontanavano il piatto e scuotevano la testa e piagnucolavano non mi va più.
Non so se questa frase, forse retorica e pietistica,  la dicono ancora, le mamme di oggi. Forse no, forse si affrettano a buttare nell’immondizia il cibo rifiutato dal pargolo e a mettergli davanti qualche porcheriola preconfezionata e pluripublicizzata dalla Tv. Perché i nostri bambini, oggi, non devono soffrire, non devono essere contrariati, non devono sapere.

Quello che so è che i bambini, in Africa, non hanno smesso di morire. Quello che so è che  proprio mentre io sto scrivendo,  proprio mentre voi state leggendo, bambini  stanno morendo di fame. Stanno morendo di sete. Ci sono dei bambini, in Africa, che proprio in questo momento, stanno morendo a causa della carestia che ha colpito il loro paese. Carestia: una parola che ha un’assonanza biblica, e che ci sembra così lontana dalla realtà contemporanea.  Così come flagello, esodo: parole che sembrano uscire dalla Bibbia, vecchie di millenni.
Invece sono più che mai attuali e, oggi, sotto gli occhi di tutti, ed è inutile e vergognoso girare lo sguardo da un’altra parte.
In Somalia, e anche in Kenia e in Uganda, undici milioni di persone sono coinvolte da questa enorme tragedia, la peggiore degli ultimi sessant’anni. E in Somalia, secondo un rapporto  di Save the children ci sono due milioni di bambini che ne patiscono le conseguenze, e per un milione di loro c’è il rischio concreto di perdere la vita: una organizzazione non governativa di Mogadiscio parla di sei, sette bambini che muoiono ogni giorno per malnutrizione, e certo le riprese degli scontri nel paese sono un altro fattore di morte.  Con le informazioni che attraverso internet arrivano in tutto il mondo è come assistere a una morte in diretta. E non potremo poi dire: noi non sapevamo.
L’Africa muore” dice Marco Viganò, docente dell’Isis Daverio e da anni impegnato a trovare una via alternativa alla crescita di un’altra zona dell’Africa: l’Etiopia. "Bisogna istituzionalizzare l’aiuto allo sviluppo, bisogna andare verso la ricerca di semi di altro tipo, quelli che si piantano nella terra arida e crescono, invece di gettare grano dai camion degli aiuti. Perché tutto poi si ripresenterà alla prossima siccità e saremo da capo", dice ancora il docente.
"Chi nasconde che la fame é l’effetto più tragico che consegue dai nostri sprechi, che é figlia del cambiamento climatico, é un vero negazionista. Chi nega il cambiamento climatico nella sua parte rapidamente provocata dall’uomo, che ha per conseguenza tragica la fame, è colpevole di genocidio.
I negazionisti
", conclude Viganò,  "coloro che non ammettono il nostro potere spaventoso, quello di cambiare il clima, vanno colpiti ovunque siano. Fatti tacere, perché con la loro tenacia a non accettare il cambiamento necessario, a beneficio dei soliti pochi, allontanano le vere soluzioni. La difesa dell’ambiente é la difesa di noi stessi".

Quindi, se nell’attuale tragico momento è impellente offrire aiuti umanitari alla popolazione africana (e associazioni come Save the Children, Medici Senza Frontiere e altre ancora; istituzioni come l’agenzia dell’ONU per i rifugiati, – e anche l’Italia, si è decisa finalmente a donare 3,5 milioni di euro al Programma alimentare mondiale per aiutare il popolo somalo-, si stanno impegnando in tal senso) è assolutamente urgente pensare a un nuovo modello di distribuzione delle risorse agricole, alimentari e sanitarie.
E noi, singoli individui, cosa possiamo fare? In effetti ci si sente impotenti, davanti a queste catastrofi. Certo, possiamo contribuire facendo un versamento alle associazioni che raccolgono fondi (alla fine del post troverete alcuni indirizzi), ma perché il nostro pur generoso gesto non appaia come una sorta di… lavaggio della coscienza, non dobbiamo limitarci a questo. Dobbiamo appoggiare e amplificare, senza mai stancarci, la voce di chi invita le potenze mondiali a un cambiamento radicale dell’utilizzo delle risorse del pianeta. Dobbiamo diffonderle, queste voci, dobbiamo combattere chi le osteggia. E, in coerenza, dobbiamo cercare di avere un atteggiamento etico e responsabile nelle nostre scelte quotidiane. Sarà una goccia nell’oceano, ma anche la singola goccia è importante. E anche, forse, ma non pietisticamente e retoricamente, ma per trasmettere consapevolezza, potremmo tornare a dire ai nostri bambini: finisci la minestra, non sprecare il cibo, che in Africa, bambini come te, muiono di fame. Con la speranza, in seguito, di non doverla dire mai più, questa cosa. Con la speranza che in futuro, bambini che muoiono di fame, non ce ne saranno più.
Se tutto rimane così come è ora, non potremo che dire a noi stessi, parafrasando il grande Faber: per quanto noi ci crediamo assolti, siamo per sempre coinvolti

Per donazioni:
Save the children

Medici senza frontiere

UNHCR

We are the word we are the children

noi siamo il mondo, noi siamo i bambini
noi siamo quelli che un giorno
renderanno il giorno più luminoso
quindi cominciamo a donare.
è una scelta che stiamo facendo,
stiamo salvando le nostre stesse vite
è vero, costruiremo giorni migliori,
semplicemente io e te

quando sei triste e stanco,
sembra non ci sia alcuna speranza

ma se solo ci credi,
non c'è alcun modo in cui possiamo cadere

beh, beh, beh, rendiamoci conto che
le cose potranno cambiare solo

quando saremo tutti uniti

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8 risposte a Pensa ai bambini che in Africa muiono di fame…

  1. anonimo ha detto:

    Fai bene a dare, cara Milvia, se non altro, l'esempio.
    Non bisogna stancarsi di diffondere consapevolezza e il giusto senso di corresponsabilità, a fronte di ingiustizie planetarie di dimensioni colossali, come appunto quella della fame.
    Non voglio tornare a confrontare razionalmente l'efficacia limitata delle 'buone pratiche individuali' rispetto a quella del proprio coinvolgimento politico (in senso esteso: un blog, ad esempio, ha già una connnotazione intrinsecamente politica); in fondo una cosa richiama l'altra.
    Mi limito a dare il mio contributo, segnalando il numero per effettuare 'SMS solidali' per l'emergenza fame nel Corno d'Africa, da due euro, tramite la federezione AGIRE: il numero è 45500 e il sito per informazioni ed altre modalità di donazione è questo.
    Vorrei aggiungere una nota di speranza. Stiamo assistendo in questi mesi forse ad una svolta epocale, al manifestarsi di una crisi mondiale che rappresenta probabilmente il capolinea del capitalismo, che mostruosità come quella in Somalia e in tanta altra parte dell'Africa e del mondo intero ha generato.
    I segni della diffusione popolare di una richiesta pressante, ma prevalentemente non violenta (non violenta per ora, e speriamo a lungo), di un nuovo modello di convivenza si stanno diffondendo rapidamente, grazie anche e soprattutto ad Internet.
    Teniamo gli occhi aperti, il cuore palpitante, le scarpe pronte, e il computer acceso!

    Franz

  2. anonimo ha detto:

    Come mi viene da commentare in materia, dirò anche qui che l'umanità non si rende conto che se non si fa qualcosa subito le catastrofi diventeranno presto globali.
    Sdriano Maini

  3. Soriana ha detto:

    Franz: grazie per il commento a questo post, che riletto (il post, non il tuo commento) mi appare in realtà piuttosto ingenuo e infantile. Grazie anche per la segnalazione della federazione AGIRE, il cui nome è senza dubbio un incitamento a non essere passivi.
    Buona settimana.
     
    Milvia

  4. Soriana ha detto:

    Adriano: E quel “presto”, io credo, è più vicino di quanto si pensi…
    Ciao, e buona settimana, Adriano.

    Milvia

  5. Gemisto ha detto:

    Io aiuto per quel poco che posso, ma la coscenza mi dice che non basta. Mia madre me ne diceva un'altra: "A questo mondo chi ha la panza piena non pensa mai a chi ce l'ha vuota."
    Purtroppo.
    Un abbraccio

  6. Soriana ha detto:

    Gemisto: caro Piero, la tua mamma aveva ragione. La tua coscienza, invece, è forse troppo severa. Tu sei un vero “Resistente”, e credo proprio che tu non debba rimproverare nulla a te stesso.
    ricambio l’abbraccio, solidale come sempre.
    Milvia

  7. cristinabove ha detto:

    la verità è che ci sono vivi che che si alimentano di morte.
    e noi siamo fra questi.

  8. Soriana ha detto:

    Cri: siamo tutti un po’ iene, un po’ avvoltoi, insomma…

    Ciao, Cri. Buona settimana anche a te.

    Milvia

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