Cabudanne de sos poetas (E tutto il resto non esiste)

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Al terzo anno, mi sembra che i muri, i luoghi incantati all’interno del paese, con quei loro nomi così suggestivi per me, che vengo da una città dove le strade e le piazze hanno nomi che si trovano in cento altre città…  Al terzo anno mi sembra che l’asfalto delle strade, l’acciottolato dei vicoli, i gradini, le vecchie persiane di legno… Al terzo anno mi sembra che tutte queste cose contengano una traccia di me.  O, forse, è meglio dire che sono io ad avere, in me, la loro materia, la loro impronta.
Al terzo anno ritrovo tutta l’alchimia che miscela parole, visioni, suoni. Quell’alchimia, quella magia che riempie gli spazi vuoti che ancora esistono, in me, e che mi fanno, a volte, scaturire domande, e mi fanno chiedere dei perché,  che non hanno mai risposta. E accade che sono lì, a Sa Funtana de sa Rocca, a mezzanotte, nell’oscurità, sotto un cielo dove le stelle sembrano essere state gettate dalla mano divina di un artista, e ripenso alla telefonata ricevuta poche ore prima, a quelle parole che mi aspettavo (forse), ma che stupidamente non avrei mai voluto sentire, anche se giuste. E non sto bene, no, ma poi mi metto in ascolto, mi immergo nell’oscurità e la sento amica, mentre Vincenzo Chinaski Costantino , con quella sua voce pacata, ma ricca di suggestioni, legge un suo racconto, accompagnato dalla musica. E allora mi importa solo di quel momento,  e, in quel momento, tutto il resto non esiste.
E tutto il resto non esiste quando, il giorno dopo, nella piazza nominata Partza de sos ballos, ascolto il dolcissimo poeta greco Titos Patrikios leggere le sue poesie, in greco e in italiano.
E ancora, il mattino successivo, in Sa Prentza de Murone, mi perdo fra i racconti del poeta Franco Fresi, che narra della sua vita, della sua famiglia, delle tradizioni sarde, e lo fa in un modo così amichevole, spontaneo, come se fossimo fra pochi amici, seduti al tavolino del bar S'iscala,  a berci un mirto, o un bicchiere di Ichnusa gelata.
E ancora, ancora, ancora.
Mi importa solo di ascoltare Mariangela Gualtieri, che mi ritrasporta, con la sua laica preghiera di ringraziamento al “bello mondo”, a un tramonto santarcangiolese di poco più di un mese fa. E mi accorgo che non sono solo io a commuovermi, come sempre mi accade quando mi trovo ad ascoltare la voce della poetessa cesenate.
Mi importa solo di ascoltare Michela Murgia, e la sua piccola divertente lezione di poesia sarda.
E Franco Loi, che insieme a Goffredo Fofi, l’editore Nicola Crocetti e Andrea Cortellessa racconta come la poesia non abbia mercato, anche se, digitando “poesia”, dice Crocetti,  su Google vengono evidenziate da 65 a 110 milioni di pagine. La gente di potere, dice Franco Loi, la poesia la mette da parte, perché la poesia fa prendere coscienza, e il potere non vuole che la gente prenda coscienza. E Cortellessa dice: La poesia è un bene comune, e ha bisogno di persone che la sostengano.
Mi importa solo di ascoltare Alberto Masala (mi ricorderò sempre lo stupore che ho provato la prima volta che l’ho incontrato, anni fa, nel rendermi conto che  condividevo anche ogni virgola del  pensiero di questo grande poeta).
E di ascoltare Milena Agus che ci racconta di Giorgio Caproni, ed è incantevole percepire come cerchi di vincere la sua innata timidezza, e come ci riesca in maniera egregia.
C’è anche Ricki Gianco, al Festival di Seneghe (perché è del Festival di Seneghe, che sto parlando), quest’anno. E il tempo, più che fermarsi, torna indietro di decenni, mentre Raffaela, Rita e io cantiamo, e neppure tanto sottovoce… “ora sei rimasta sola…”, insieme al cantante che, hanno scoperto gli organizzatori, è di origine sarda.
Non ci penso più, a quella telefonata, quando, seduta per terra ai piedi del palco, seguo Lella Costa che dà vita ai nove racconti creati da alcuni ospiti del Festival, ispirati da vecchie  fotografie che gli abitanti di Seneghe (e di altri paesi sardi) hanno consegnato allo stilista Antonio Marras, che le ha “rivestite” di colori, di linee, di suggestioni. È lo spettacolo che chiude il Festival, quello di Lella Costa, accompagnata dalla fisarmonica dello straordinario Antonello Salis.
Altri incontri  hanno animato il Festival. Ugualmente interessanti, fecondi di stimoli, divertenti o profondi. Ma farne l’intero elenco sarebbe troppo lungo. E poi mi rendo conto, non so se per un incipiente rimbambimento, che mi riesce sempre più difficile scrivere resoconti degli avvenimenti cui partecipo (è un bel po’ di tempo che me ne sono accorta, in verità, e varie volte l’ho scritto, in questo blog).
Concludo, quindi, dicendo che anche la “mia” terza edizione di Cabudanne de sos Poetas (la settima, nella sua storia) mi ha entusiasmato. Mi ha regalato pace, ed emozioni, e gioia. Si sta bene, lì a Seneghe, durante il festival…
Mancava una persona, è vero. E questa mancanza l’abbiamo sentita un po’ tutti. Ma spero, anzi, tutti speriamo che Paolo Nori il prossimo anno non abbia altri impegni, in quel periodo, e ci sia, a Seneghe, e che continui a divertirci e a commuoverci con i suoi diari, e che si sieda con noi al bar, che anche questa cosa qui, di sedersi al bar con gli ospiti e fare quattro chiacchiere insieme, è una cosa bella che capita a Seneghe.  Speriamo tutti di tornare a vederlo, il prossimo anno, in quei luoghi dai nomi che danzano,  con il suo taccuino, prendere appunti su quello che sta accadendo in quel momento.

Ringraziamenti (lontanissimi dalla formalità, vicinissimi al cuore):
Raffaela, Elio: grazie per avermi… adottata! Non so dire altro.
Rita: grazie per la tua disponibilità, generosità, amicizia.
A Flavio e Giovanna Paola (che poi sono i figli di Raffaela e Elio e di cognome fanno Soriga): grazie per aver dato vita a questo festival che è il più bel festival di poesia che esiste in Italia. E voi che mi leggete credetemi, perché è vero, e non sono la sola a pensarlo…

Mi è piaciuto molto, questo poeta…

Gli amici
di
Titos Patrikios
Non il ricordo degli amici uccisi

a straziarmi le viscere.

E’ il pianto per le migliaia di sconosciuti

che lasciarono gli occhi spenti

nei becchi degli uccelli,

che stringono nelle mani gelate

una manciata di bossoli e di spini.

I passanti sconosciuti

con cui non parlammo mai

con cui solo per poco ci guardammo

quando ci fecero accendere la sigaretta

nella strada serale.

Le migliaia di amici sconosciuti

che diedero la vita

per me.

I video e le foto del Festival

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12 risposte a Cabudanne de sos poetas (E tutto il resto non esiste)

  1. anonimo ha detto:

    Milvia, sono la prima a commentare il tuo bellissimo post e le tue belle belle parole su Seneghe e la mia famiglia, ma non trovo parole per  farlo, mi hai commosso tanto. Ti abbraccio  aspettando il festival del 2012, dove, spero di esporre su un quadro tutti i tuoi post sul festival. Raffaela

  2. anonimo ha detto:

    Ed invece hai scritto cose di puro contenuto con una classe impareggiabile. Il fatto e’, insomma, che gli spunti che hai fornito sono formidabili. Mi limito a prendere atto della profonda umanita’ che emana dalla poesia di Titos Patrikios!
    Adriano Maini

  3. anonimo ha detto:

    Ma quale incipiente rimbambimento? Ma quale difficoltà a scrivere resoconti?
    Ne hai appena scritto uno bellissimo! Grazie, Milvia.
    Mirella

  4. Soriana ha detto:

    Raffaela: Le parole, Raffaela cara, sono io a non trovarle… La famiglia Soriga-Pani meriterebbe un monumento, altro che le mie modeste righe…
    L’idea del quadro con i miei post mi intimidisce, ma, al tempo stesso, mi fa un gran piacere.
    Baci a tutti!
    Milvia

  5. Soriana ha detto:

    Adriano: Indosso le tue parole come un bel vestito, anche se penso proprio di non meritarle… Grazie di cuore, Adriano! Titos Patrikios è veramente un grande poeta, dotato, come tu dici, di una umanità profonda che traspare anche dai suoi discorsi.
    Peccato che a Seneghe non ci fossero le sue pubblicazioni: mi sarebbe piaciuto avere una sua dedica.
    Buon pomeriggio, Adriano!
    Milvia

  6. Soriana ha detto:

    Mirella: tu che mi conosci bene, invece sai quanto io possa essere rimbambita… È che tu mi vuoi bene, e mi apprezzi troppo…
    Bacino.
    Milvia

  7. accipicchia ha detto:

    Carissima Milvia, brava, bravissima, come sempre. E non dire che non sei più capace di "raccontare" perché non è vero. 
    Leggendoti, ho partecipato un po' anch'io al Festival pur non essendo potuta venire e ho riprovato le stesse emozioni degli anni scorsi, quindi…
    Un carissimo saluto, spero di rivederti presto.
    Piera 

  8. Soriana ha detto:

    Piera: mia carissima amica sarda, mi sei mancata molto, a Seneghe.
    Del Festival avrei potuto raccontare molto meglio, se ne fossi stata capace.
    Spero davvero di vederti presto. Per il momento un fortissimo abbraccio e un saluto alla tua bellissima Isola.
    Milvia

  9. Aconito1 ha detto:

    Invece il tuo resoconto mi è piaciuto veramente molto, deve essere un evento molto interessante, e un posto bellissimo.
    Ben tornata (come sempre te lo dico in ritardo )

  10. anonimo ha detto:

    Cara Milvia, su Seneghe e Flavio ti ho scritto mail.
    La descrizione che ne hai fatto è come un film, mi è sembrato di vederlo.
    Complimenti
    Gavino

  11. Soriana ha detto:

    Aconito1: Grazie, Aconito, se mai ti capiterà di andare a Seneghe durante il  Festival, ti renderai conto che la mia descrizione non dà, alla magica atmosfera, tutto il valore che merita.  Ben trovato! E non preoccuparti del ritardo.
    Milvia

  12. Soriana ha detto:

    Gavino: caro Gavino, ho letto con molto piacere la tua mail, e domani ti risponderò. Grazie, intanto, per la visita e il tuo commento.
    A presto.
    Milvia

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