Le dieci cose…

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Lo so che, forse, vi aspettavate un resoconto del Festival di Internazionale…  Beh, che vi devo dire… non ne ho la forza. Insomma, quello che ho visto, ascoltato, percepito nell’aria nel mio fine settimana ferrarese è stato magnifico. Ho preso appunti, scattato foto, ho accumulato  emozioni.  Sono giorni che mi dico: dai, aggiorna il blog,  prendi gli appunti e fanne un post. Ma in realtà non ne avevo voglia…  In realtà, fare i resoconti non mi piace molto. E così niente. Scriverò solo che è un appuntamento, quello del festival di Internazionale, cui cercherò di non mancare mai, in futuro.

Così ecco un post poco impegnativo, il cui argomento mi è venuto alla mente stamattina, portato da chissà quale corrente…
Ho pensato alle cose, ma non solo cose, ma anche situazioni o abitudini a cui potrei rinunciare, nella vita, senza che questa, la mia vita, intendo, ne esca sconvolta,  anzi, con l’ipotesi che possa addirittura migliorare. A dir la verità alcune cose non le ho proprio, né ho avuto mai l’intenzione di possederle o utilizzarle.  E alla rinuncia ad altre, sono un po’ di anni, che ci penso.
Ecco il mio elenco, dunque. Come ho fatto altre volte vi chiedo di partecipare: a cosa rinuncereste, voi?  Rinunce che dipendono esclusivamente da noi: rispondere che rinuncereste all’Innominabile Impunito non vale…

Il televisore: lo accendo, alla sera, ma la maggior parte delle volte fa da sottofondo ad altro che sto facendo. Sì, potrei benissimo farne a meno.

Il cellulare: comodo, certamente, per comunicare: “arriverò in ritardo”, “dove sei che non ti vedo?”, ecc.ecc.  Ma non indispensabile.

L’acqua minerale: l’acqua del rubinetto è buonissima (almeno qui a Bologna…) e non deve essere imbottigliata nella plastica, soprattutto. Bevo “l’acqua del sindaco” da cinque anni e ancora non sono morta…

L’essere carnivora: anni, che penso di abbandonare l’abitudine di mangiare carne. So della sofferenza degli animali, del modo crudele in cui vengono allevati e uccisi. E adesso sono ancor più consapevole dell’impatto negativo sull’ambiente e sulle popolazioni più povere che hanno gli allevamenti e il massiccio consumo di carne da parte delle popolazioni più ricche: qualche esempio potete trovarlo in  questo blog . Ma mangiare carne mi piace, e solo recentemente, anche per liberarmi di un molesto senso di colpa,  sto iniziando a eliminare questo alimento dalla mia tavola.

L’automobile: mi arrangio bene con i mezzi pubblici… Mai avuto un auto.

L’aria condizionata: non la sopporto… Soprattutto non sopporto l’uso folle che se ne fa ovunque.

Acquistare abbigliamento: ho già abbastanza vestiti, scarpe, cappotti senza doverne acquistare di nuovi. E della moda, tutto sommato, me ne son sempre fregata (o quasi).

Le vacanze in posti lontanissimi: eh, questa sarebbe (notate il condizionale…) la rinuncia più pesante. Ma da un po’ di tempo, e ne accennai anche in un post (Tempo d'inverno)  mi chiedo che senso abbiano questi viaggi, fatti così, come turista.

Gli amici insinceri: non sono proprio cose, sono… pesi, mi vien da dire. Credo che ognuno di noi ne abbia almeno un paio… Ecco, virtuali o meno, vicini o lontani che siano, a loro rinuncio ben volentieri.  E devo trovare il coraggio di dirglielo.

Essere acquiescente: anche quando vorrei dire di no, non contare su di me. Senza, con questo, diventare scortese e non disponibile. Ma a volte, un no, mi farebbe  star meglio.

Le sigarette.

Non so se avete notato, ma le cose, ma non solo cose, ma anche situazioni o abitudini a cui potrei rinunciare, non sono dieci, come avevo preannunciato, ma undici…
E l’undicesima… eh, quell’undicesima lì, dovrei, lo so… Ma non credo proprio che ci rinuncerò. Sto fumando anche in questo momento!!!

Dvorak: Sinfonia dal nuovo mondo.

 

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3 risposte a Le dieci cose…

  1. utente anonimo ha detto:

    I miei soliti ritmi lenti mi portano a rispondere con un ciclo di ritardo, cioè quando questo post è stato già sopravanzato da un altro; spero che la cosa non ti dispiaccia.

    Provo a stilare il mio elenco:

    I-pod, I-phone, I-pad: se ne parla molto in questi giorni di santificazione globale di Steve Jobs. Da parte mia, nonostante un lungo passato di attività professionale informatica, farei fatica a darne una definizione.

    Alimenti a base di carne, pesce e derivati (compresi latte, latticini, uova e relativi composti): come sai, è una mia recente e appassionantissima conquista.

    Pubblicità: senza di essa vivremmo meglio tutti. A fronte di qualche beneficio informativo, è molto di più la violenza quotidiana con cui si impone nella nostra vita.

    Giornali e riviste: internet mi basta e avanza.

    Una stampante: non ce l'ho per scelta e vivo benissimo, probabilmente con meno problemi di chi ce l'ha, oltre al minor impatto ambientale.

    Le religioni (scusa il salto brutale ed abissale dal punto precedente…): penso che la loro funzione sia essenzialmente consolatoria, e penso anche che il mondo sarebbe più adulto e capace di comprensione se non ne esistesse alcuna.

    Il rumore: ce n'è una quantità spropositata, in giro.

    Il sapone liquido: sono uno dei pochissimi residuali consumatori di saponette.

    I fazzoletti di carta: sono uno dei pochissimi residuali utilizzatori di fazzoletti di cotone, 'usa e non-getta'.

    Il fumo passivo: mai fumato una sigaretta, e molto dispiaciuto nel sapere e vedere una persona cara avvelenarsi giorno dopo giorno per abitudine.

    Ciao!
    Franz

  2. anonimo ha detto:

     

     

    Dei 4 Beatles, John Lennon era decisamente il meno serio. Mentre gli altri 3 (più Pete Best e Stuart Sutcliffe che, per motivi diversi, uscirono dal gruppo e siccome non si chiamavano Joe Frusciante non rientrarono più) si prendevano maledettamente sul serio, lui amava le manifestazioni politically decidedly uncorrect, tipo dare della "checca ebrea" al manager Brian Epstein o  dei "fottuti nazisti" al pubblico di Amburgo che li trattava come degli  operai delle 7 note, e non da semidei come già nel 1961 capitava a Liverpool.

     

    Eccessivo in tutto, inaffidabile e leggermente perverso, scriveva di getto delle canzoni che sembravano non avere nè capo nè coda.  Però, nel crogiolo creativo di Abbey Road, quelle canzoni lievitavano come pandori e diventavano delle sinfonie mahleriane, delle novelle di James Joyce, degli spaccati di vita quotidiana.

     

    L'incontro quasi contemporaneo con Yoko Ono e con l'eroina, due pesanti plumbee dipendenze, avrebbero potuto distruggerlo e invece lo trasformarono in quello che molti dei più giovani ricordano, l'autore di Imagine, e delle meno note Mother, Mind Games, Woman, ovviamente dopo che si era liberato della seconda e che aveva costruito con la prima un rapporto scevro di ogni soggezione (la leggenda urbana vuole che fosse Yoko a trovargli temporaneamente un'altra donna che lei stessa aveva scelto, per disintossicarlo da un rapporto tremendamente edipico).

     

    La sua succitata Imagine risulta tuttora insuperata sulle cose a cui potremmo rinunciare  senza nocumento alcuno:

     

    "Immagina che non ci sia nessun paradiso"

    e che tutti si possa fare le cose giuste perchè c'è un equilibrio ecologico da rispettare, e perchè mi risulta difficile essere felice senza che lo siano anche gli altri, non per passare l'eternità  su una nuvola a suonare l'arpa "e poi senza corpo" come chiosava Andrea Mingardi

     

    "Nessun inferno sotto i nostri piedi"

    perchè tutti si possa fare le cose giuste con gioia e non con il terrore di una punizione

     

     

    "Immagina che non ci siano nazioni"

    che magari  si rinfacceranno l'una con l'altra di essere la causa della rovina economica dell'Europa, non nonostante ma addirittura in virtù di una moneta unica

     

    "Niente da uccidere o per cui morire"

    in una mostruosa desublimazione in cui al complessificarsi dei codici sociali il cavernicolo completo di clava si mostra sempre più minaccioso in controluce

     

    "E anche nessuna religione"

    ma una libera percezione di un bisogno immanente di essere ognuno un piccolo Dio

     

    "Immaginate che non ci sia possesso"

    perchè una societa in cui conti per quello che possiedi non può che essere intrinsecamente perfida

     

    "Nessun bisogno di essere ambiziosi e di pretendere"

    perchè tanto poi, come dire, ci si ritroverà tutti quanti al semaforo…. 

  3. Soriana ha detto:

    Luca: Mamma mia, che commento… sublime! Tutte le citazioni che riporti, se il loro assunto diventasse realtà, creerebbero davvero il paradiso, ma qui sulla terra, e tu sei stato molto bravo a estrapolarle dal mitico testo di John Lennon e a compararle con  la reale situazione in cui il mondo, inconsciamente e incoscientemente, vive. Immaginare, però, aiuta… Con l’immaginazione, attraverso il sogno, possiamo forse evitare le sabbie mobili, non affossarci nelle paludi, o addirittura bonificare il terreni che esse occupano. Io a volte ci credo, a volte no. Però continuo a immaginare che… a sognare che… Almeno queste capacità, ancora, non ce le hanno tolte. E se sono un’ingenua… beh, sono contenta di esserlo.
    Grazie, Luca! Sei grande! (e io mi sento sempre un po' inadeguata a rispondere ai tuoi commenti o a lasciare commenti ai tuoi post, sempre profondi e originali…)
     
    Milvia

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