Black saturday

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Già da giorni avevo il timore che a Roma sarebbe accaduto qualcosa di grave. C’erano segnali, nell’aria.  Mi vien da pensare (pensiero folle?) che forse  questi segnali, che velocemente si sono propagati in Rete, siano partiti da un input appositamente creato da chi temeva  il successo della manifestazione e cercava, così, di spaventare i possibili partecipanti.
Ma il mio timore, anche grazie alla compagnia ormai costante di Francesco, in queste manifestazioni, e di Daniela, che aveva già condiviso con noi altre “proteste” nella nostra città, arrivata a Roma si è dissolto.
L’atmosfera, sotto l’azzurro cielo della Capitale, è pacifica. Siamo in tanti, tantissimi. E tantissime sono le bandiere che rappresentano i vari movimenti: da quella Referendaria sull’acqua a quella di Alternativa, dalla bandiera No Tav, a quella No Mose, e poi le bandiere rosse dei sindacati, e quelle del Popolo Viola e, sempre carissime a me, quelle della Pace. E tante, tante altre.  I colori vibrano al vento, e accarezzano i cartelli, sui quali scritte arrabbiate, propositive per il futuro, ironiche si alternano.  Cominciano a levarsi slogan, canzoni parodiate (bellissime quelle dei docenti precari!), megafoni amplificano i discorsi dei vari rappresentanti dei movimenti, discorsi a volte ingenui, a volte un po’ retorici,  a volte più ricchi di contenuti, soprattutto quando affrontano il problema della crisi. Ma non c’è alcuna incitazione alla violenza, in  quelle parole, nessuna, neanche in quelle più urlate, più sdegnate.
E i giovani, poi. Sono tantissimi i giovani, ragazze e ragazzi con le facce pulite, scoperte.  Appartenenti a quella generazione che vuole riappropriarsi di un futuro che questi anni buissimi hanno loro sottratto. Determinati, ma non violenti. Arrabbiati, ma consapevoli che, particolarmente in questa giornata, l’uso della violenza sarebbe una sorta di suicidio.

Certo, non è per festeggiare che siamo qui. Questa è una manifestazione di protesta, Siamo qui per dire il nostro “adesso basta” a un sistema economico che ci ha fatto precipitare in una crisi terribile, per dire no al pagamento di un debito che non può gravare sulle nostre spalle e su quelle dei nostri figli, perché non siamo noi, né tanto meno loro, a esserci indebitati. Siamo arrabbiati, siamo indignati, è vero, ma  siamo pronti a utilizzare le  armi della rabbia e dell’indignazione in maniera propositiva. Vogliamo  che il potere sappia che siamo in tanti a non tollerare più questo sistema, che ci siamo svegliati, che non siamo più disposti a essere sudditi di uno stato manovrato dalle banche e dalle multinazionali.
Non è una festa, quindi, ma ho l’impressione che i colori, la musica, i volti, creino una atmosfera quasi gioiosa, in cui la parola “speranza” non sembra più vuota di significato, e che, fra non molto,  sarà possibile sostituirla con un’altra parola: certezza. Certezza del cambiamento.

Poi, ancora prima che ci mettiamo in moto, arrivano le prime notizie: auto bruciate in via Cavour. La polizia ha deciso di non intervenire, dicono.  Più tardi mi arriva un messaggino della mia carissima amica romana, Maria, che è già arrivata in piazza  San Giovanni: stanno caricando, leggo. La chiamo, mi conferma che lì è un casino. Lo diciamo a un rappresentante di Alternativa, il movimento di Giulietto Chiesa al quale ci siamo aggregati (grazie, Francesco, per questa scelta, che ci ha evitato di finire in mezzo alla guerriglia!).
Ma probabilmente le notizie erano arrivate anche a loro, ecco il perché della lunga attesa.
Alla fine ci muoviamo, sfiliamo lungo via Cavour, non sembra cambiato nulla, esternamente, ancora i cartelli, i colori, la brezza che agita le bandiere. Più che apprensione,  più che paura, credo che ognuno di noi provi delusione, amarezza. Anche se ancora non sappiamo niente di preciso, se non gli aggiornamenti che ci giungono attraverso i cellulari dagli amici rimasti a casa, e a me, ancora da Maria.
Accanto a un marciapiede un’auto bruciata. Non la fotografo. Voglio fotografare solo i colori della speranza.
Hanno chiuso Piazza San Giovanni, che doveva essere la meta finale della manifestazione.
Giulietto Chiesa ci fa deviare verso il Colosseo. Continuiamo a sfilare, mentre il tramonto indora la città. In lontananza una inquietante nuvola di fumo.

Ecco. La manifestazione finisce, per noi, così.

Sarà solo una volta giunta a casa che vedrò nell’edizione speciale del TG3 quello che è accaduto. Ed è come se le riprese riguardassero una città diversa da quella che ho lasciato da poco più di tre ore. Solo scene di devastazione, di violenza. E noi, dove siamo noi, che eravamo in tantissimi, eravamo pacifici, noi che non abbiamo devasto nulla, dove siamo? Le immagini continuano a scorrere, ma è solo la violenza che continua a riempire lo schermo.
Già me lo aveva detto Maria, al telefono: su 81 paesi, su 950 città in cui si è svolta la manifestazione degli Indignatos, solo a Roma si è scatenata la violenza. Cosa che, il mio acuto amico Francesco aveva già, per altro, presupposto.

Allora la prima domanda che tutti dovrebbero porsi, e che in realtà, e per fortuna, molti si stanno ponendo, è questa: perché? Cui prodest?, dovremmo tutti chiederci.  Forse una traccia di risposta si può leggere nelle dichiarazioni del segretario del pdl Angelino Alfano, a commento dei disordini avvenuti durante la manifestazione.
Quando andremo ad elezioni  le persone che resteranno a casa saranno molte meno di quelle che oggi i sondaggi dimostrano essere indecise. Sarà chiaro che la scelta sarà fra due modelli alternativi: da una parte Bersani e Di Pietro e dall'altra una coalizione di moderati, che si candiderà con la Lega per dare al nostro Paese un respiro europeo''
Ecco a chi sono giovati gli atti di violenza.   Non sono in grado di affermare se ci sia stata a monte una deliberata organizzazione degli atti di violenza, o se il governo, composto sempre più da morti viventi, che per sopravvivere si stanno coprendo (e purtroppo stanno coprendo noi) di ogni nefandezza,  si limiti a strumentalizzarli, ma in ogni caso auspico che nessuno cada in questa trappola.
A Roma, ieri, eravamo in duecentomila. Eravamo “indignati”, ma senza armi, se non quelle rappresentate da cartelli, slogan, canzoni che evidenziavano le ferite aperte che stanno portando il nostro Paese al dissanguamento. Cerchiamo, tutti, ma proprio tutti, di tenerlo a mente.  E non perdiamoci d’animo.

Segnalo due post che affrontano l’argomento:
 l’articolo davvero coraggioso di Carlo
e Una necessaria autocritica  di Cinzia Sciuto.

E anche questo articolo di Maso Notarianni pubblicato in PeaceReporter

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19 risposte a Black saturday

  1. anonimo ha detto:

    Ciao Milvia,
    ho letto con grande interesse il tuo resoconto e sebbene tu non sia una 'testimone oculare' delle violenze, sei comunque testimone di un fatto ancor più grave: il fatto che vi/ci abbiano scippato la manifestazione. Una manifestazione storica, senza eguali nel mondo perché ha unito idealmente oltre 950 piazze. Una manifestazione importante, di quelle che possono cambiare il corso degli eventi. Una manifestazione pacifica, civile, quasi da essere scambiata per una festa. Perché in fondo c'è anche dell'orgoglio ad essere indignati, a sfilare per reclamare un futuro migliore, a metterci la faccia, a dire 'io c'ero', quando lo racconteremo ai nipotini 'e ho manifestato perché tu potessi avere dei diritti'.
    Invece sei stata derubata di tutto questo: dei tuoi sogni, delle tue speranze, dei tuoi ideale. E come te le centinaia di migliaia di persone che son scese in piazza (a proposito, quanti eravate? siete stati così soverchiati dalle violenze, che per la prima volta non abbiamo nemmeno assistito al consueto balletto di cifre questura-organizzatori).
    E con voi mi sento scippato anch'io, che non c'ero, dell'occasione persa, del diritto costituzionale di manifestare pacificamente per portare sotto i riflettori le proprie istanze.
    Non dimentichiamoci di questo e non permettiamoci che i media facciano passare il segnale 'indignatevi degli indignati'.
    Carlo.

  2. utente anonimo ha detto:

    Cara Milvia,
    come sempre fantastica nel fermare sulla "carta virtuale" i tuoi racconti e le tue emozioni.Sembrava di essere lì. Ero indignata prima e lo sono ancora di più ora.
    E' inutile: per quanto si voglia fare una manifestazione pacifica, c'è sempre qualcuno (infiltrato secondo me) che usa violenza.
    E' stato così anche per il G8 nel 2001.
    Continuo a non avere parole.
    Ma continuo a sperare in un mondo nuovo, continuo a sperare in mia figlia, a cui sto facendo fare il percorso scolastico nella scuola steineriana, perchè fortissimamente voglio che diventi una donna con un pensiero libero (e le persone con pensieri liberi fanno paura).

    Continuo a sperare in questa grande evoluzione di coscienza e consapevolezza che spero ci porti il 2012. Perchè non è più possibile andare avanti così.

    Grazie di averci portato questa testimonianza e andiamo avanti a combattere per questa Madre Terra che ormai chiede pietà.

    Un abbraccio grande

    Alessandra

  3. Soriana ha detto:

    Carlo: Ciao, Carlo!  Come avrai avuto modo di ascoltare e leggere, gli atti di violenza di sabato hanno gettato semi molto fecondi: richiesta del ripristino della legge Reale, divieto, a Roma, di manifestare per un mese, e, anche, una svalutazione delle manifestazioni, il dichiarare, da parte di molti, che sono ormai inutili, anacronistiche, e che la Rete può agire in modo molto più incisivo su un reale cambiamento. Sono d’accordo sull’importanza di Internet, ma credo che la visibilità che una manifestazione dà alle proteste civili non possa essere superata da nessun altro strumento. Insomma, è ancora più importante, dopo il 15 ottobre, tenere duro, non cedere allo sconforto, non avere dubbi sull’affermare la nostra indignazione. Io, ed è già tanto che lo penso, sarei per un’occupazione permanente delle piazze. Un siting continuo, starsene seduti magari in silenzio (a volte il silenzio è più efficace e incisivo di tanti slogan che rischiano, nella loro ripetitività, di perdere forza). E inviterei anche tutti i movimenti a stilare un programma unico di proposte: limitarsi a dire quello che non va, non basta più.
    Grazie della visita e del commento, caro Carlo. A presto, spero.
     
     Milvia

  4. Soriana ha detto:

    Alessandra: Cara Alessandra, ho ancora una volta la conferma che tu, oltre a essere una singer eccezionale, sei anche un’eccezionale persona. Sono molto contenta che tu educhi e faccia educare tua figlia al “libero pensiero”. È solo così che potremo avere veramente un domani migliore.
    Sì, continuiamo a essere indignati, continuiamo s dire al potere che non ci stiamo più a seguire il suo gioco sporco.
    Grazie, Alessandra, per il tuo bel commento. Un abbraccio.
    Milvia

  5. anonimo ha detto:

    Cara Milvia,
    come sempre fantastica nel fermare sulla "carta virtuale" i tuoi racconti e le tue emozioni.Sembrava di essere lì. Ero indignata prima e lo sono ancora di più ora.
    E' inutile: per quanto si voglia fare una manifestazione pacifica, c'è sempre qualcuno (infiltrato secondo me) che usa violenza.
    E' stato così anche per il G8 nel 2001.
    Continuo a non avere parole.
    Ma continuo a sperare in un mondo nuovo, continuo a sperare in mia figlia, a cui sto facendo fare il percorso scolastico nella scuola steineriana, perchè fortissimamente voglio che diventi una donna con un pensiero libero (e le persone con pensieri liberi fanno paura).

    Continuo a sperare in questa grande evoluzione di coscienza e consapevolezza che spero ci porti il 2012. Perchè non è più possibile andare avanti così.

    Grazie di averci portato questa testimonianza e andiamo avanti a combattere per questa Madre Terra che ormai chiede pietà.

    Un abbraccio grande

    Alessandra

  6. Soriana ha detto:

    Carlo: Ciao, Carlo!  Come avrai avuto modo di ascoltare e leggere, gli atti di violenza di sabato hanno gettato semi molto fecondi: richiesta del ripristino della legge Reale, divieto, a Roma, di manifestare per un mese, e, anche, una svalutazione delle manifestazioni, il dichiarare, da parte di molti, che sono ormai inutili, anacronistiche, e che la Rete può agire in modo molto più incisivo su un reale cambiamento. Sono d’accordo sull’importanza di Internet, ma credo che la visibilità che una manifestazione dà alle proteste civili non possa essere superata da nessun altro strumento. Insomma, è ancora più importante, dopo il 15 ottobre, tenere duro, non cedere allo sconforto, non avere dubbi sull’affermare la nostra indignazione. Io, ed è già tanto che lo penso, sarei per un’occupazione permanente delle piazze. Un siting continuo, starsene seduti magari in silenzio (a volte il silenzio è più efficace e incisivo di tanti slogan che rischiano, nella loro ripetitività, di perdere forza). E inviterei anche tutti i movimenti a stilare un programma unico di proposte: limitarsi a dire quello che non va, non basta più.
    Grazie della visita e del commento, caro Carlo. A presto, spero.
     
     Milvia

  7. accipicchia ha detto:

    Carissima, che tristezza! Non riesco a dire altro.
    Piera

  8. anonimo ha detto:

    Cara Milva,
    l'ipotesi del ritorno a leggi "fascisteggianti" è orripilante. Persino Di Pietro ha sbagliato a porre la questione. Così come è ancora più sbagliata l'ipotesi di "pene esemplari": le pene sono quelle e vanno applicate in modo razionale, non sull'onda dell'emotività. Però io sarei per estendere le norme a protezione delle manifestazioni sportive a quelle 'ideologiche'.

    Non chissà cosa, ma introdurrei:

    1) il divieto di manifestare travisati: niente caschi, cappelli, passamontagna, sciarpe messe al solo scopo di non essere riconosciuti;

    2) il fermo preventivo di gente già condannata per questo tipo di reati: durante le manifestazioni, passano la giornata in questura;

    3) processo per direttissima. Questo soprattutto per non intasare la giustizia con decine e decine -se non centinaia- di processi che poi durano anni: quando ci sono foto, video o testimoni che ti inchiodano, inutile dilungarla con le garanzie processuali al solo fine di cadere nella prescrizione.

    Quanto scritto vale già, appunto, per le manifestazioni sportive al fine di combattere gli ultras e non mi sembra che si tratti di norme lesive di diritti costituzionali (certo, il pt. 2 viola la libertà personale, ma se arginassimo i violenti, ne beneficeremmo tutti, no?).
    A presto!
    Carlo.

  9. cheneps ha detto:

    "A Roma, ieri, eravamo in duecentomila. Eravamo “indignati”, ma senza armi, se non quelle rappresentate da cartelli, slogan, canzoni che evidenziavano le ferite aperte che stanno portando il nostro Paese al dissanguamento. Cerchiamo, tutti, ma proprio tutti, di tenerlo a mente.  E non perdiamoci d’animo."

    Mi limito ad evidenziare l'informazione più importante di questo tuo chiaro e sentito resoconto.
    Grazie Milvia

    franca

  10. Soriana ha detto:

    Piera, Franca, Carlo: risponderò questa sera ai vostri commenti… Il tempo mi sfugge fra le mani come una scivolosa saponetta…

    Milvia

  11. anonimo ha detto:

    Mi limito a fare un copiaincolla di una parte del commento che ho lasciato sul blog di Francesco:

    Perfino il bambino Alberto avrebbe capito che una manifestazione numerosissima e pacifica sarebbe stata un’ulteriore spallata al sistema di potere politico che spadroneggia su un Paese in ginocchio (e non per colpa dei cittadini comuni che continuano a mettercela tutta); mentre una manifestazione segnata da eclatanti violenze, sotto gli occhi (magari giustamente) spauriti delle forze dell’ordine che non volevano ripetere Genova 2001 ma nemmeno Bologna 1977 con i blindati in strada stile Praga ’68, avrebbe fatto comodo a tutti come quegli 0-0 che lasciano il verdetto aperto a nuove partite.

    La mente corre alle stragi di Stato, alla strategia della tensione, ai servizi deviati, alle sconcertanti ammissioni di Cossiga, poco prima di morire, sulla presenza di infiltrazioni paragovernative nelle manifestazioni di fine '70.

    La maggior parte degli Italiani che si nutrono quasi esclusivamente di TV ha negli occhi e nelle orecchie l'eco di una violenza becera e vigliacca (da laico a prova di bomba non posso esimermi dal dire, ad esempio, che distruggere una chiesa è un atto insulso ed imbecille, ma anche bruciare la macchina del ragioniere del catasto non dà onorificenze da tupamaro). Quando non addirittura l'idea che l'intera manifestazione fosse violenta.

    Anche se, e l'esito dei referendum lo dimostra, questi Italiani non sono forse più maggioranza assoluta nel paese.

     

  12. Soriana ha detto:

    Piera: è andata così, questa volta, cara Piera. Tristezza, ma anche voglia di capire.
    Ti abbraccio
    Milvia

  13. Soriana ha detto:

    Carlo: caro Carlo, le misure che tu vorresti che fossero introdotte per arginare la violenza anche nelle manifestazioni “ideologiche”  posso condividerle. Anche se il punto due mi ricorda quanto mi raccontava mia madre a proposito di suo padre: ogni qual volta in città c’era qualche adunata fascista mio nonno veniva prelevato e portato in caserma.  Non aveva subito mai nessuna condanna, ma era ben conosciuto per i discorsi anarchici che teneva nell’osteria che frequentava. Io credo, alla fine, che in uno stato come è il nostro attuale, dove la violenza si esprime non  tanto attraverso l’uso dei manganelli (non sempre, almeno), ma attraverso leggi inique e immorali e attraverso i tagli a fondi che dovrebbero sostenere la scuola, la cultura, i cittadini più disagiati, la sanità, solo per citare alcune delle magagne che ci affliggono, anche norme che apparentemente sono ineccepibili possano essere manipolate e travisate.  Mi chiedo, insomma come uno stato violento possa veramente condannare e reprimere in modo onesto e razionale la violenza.
    A presto, Carlo!
    Milvia

  14. Soriana ha detto:

    Franca: grazie a te, Franca, e bentornata nel mio blog!
    Milvia

  15. Soriana ha detto:

    Luca: il bambino Alberto…

    Mi ricordo bene Bologna ’77 (e anche il ’68, ricordo bene, dove i cosiddetti celerini facevano battute a dir poco violente e oscene a noi ragazze che manifestavamo): l’11 marzo ’77 ero in centro, inconsapevole di quanto era successo, e, con mio figlio di cinque anni, mi sono trovata in mezzo al casino.
    Il messaggio che il 15 ottobre sia stata la violenza a dominare è passato molto bene. Ieri una mia amica, che ha visto solo le immagini in tv e non è abituata a navigare in Internet per cercare informazioni diverse, si è molto stupita quando le ho detto che comunque la manifestazione, pur deviando dal percorso stabilito, è continuata in modo pacifico. Lei era convinta che fosse abortita fin dall’inizio, che ci fossimo tutti dispersi, e che, in conclusione, fosse stata una manifestazione centrata solo su atti di violenza. Non ho visto altre immagini, mi ha detto.  Fa parte della maggioranza o delle minoranza del paese, la mia amica?  Lascio aperta la domanda…
    Ciao, Luca e buon pomeriggio.
    Milvia

  16. utente anonimo ha detto:

    Cara Milvia (perdona se prima ho dimenticato una 'i'),
    hai ragione: nelle mani di un esecutivo simile, un pacchetto normativo come quello che ho ipotizzato – che ovunque sarebbe frutto del buonsenso comune e condiviso dall'intera comunità-, potrebbe diventare una potente arma di regime, di controllo delle masse, insomma.
    E infatti mi sono chiesto: se c'era davvero una regia dietro i fatti romani, questa potrebbe essere la seconda parte del piano. Arrivare insomma al 'colpo di mano' in modo graduale, preparando il terreno con inasprimenti normativi che blocchino sul nascere future contestazioni…
    L'"autunno caldo" che si profila, che si paventa, che si minaccia…
    Carlo.

  17. Soriana ha detto:

    Carlo: caro Carlo, non preoccuparti per la “i” mancante… ci sono abituata…
    Ci fosse o non ci fosse una regia dietro “i fatti romani” (contrariamente alla mia reazione immediata, ora sono abbastanza convinta che non ci sia stata), è logico pensare che la violenza esplosa durante la manifestazione fa da motore per varare leggi che potrebbero diventare  sempre più liberticide.
     
    Temevo molto per lo svolgimento della manifestazione No Tav di oggi. Per fortuna tutto è andato bene. Ma. logicamente, questo non fa la gioia dei media. Non è una notizia di prima pagina. In prima pagina (a parte il terremoto in Turchia) c’è la morte di un ragazzo di 24 anni. E il web sta portando innumerevoli contributi di dolore su questa morte. È una tragedia morire quando dovresti avere tutta la vita davanti. Però, mi chiedo: quanti ragazzi sono morti, oggi, in Italia? Per incidenti, per malattie…. E forse anche suicidi, perché una vita davanti, accettabile, certi ragazzi non ce l’hanno. Ecco, non so se mi sono spiegata… Volevo dire che piango per ogni ragazzo a cui sia stata sottratta la vita.
    Un abbraccio, Carlo.
    Milvia

  18. anonimo ha detto:

    Capico bene cosa vuoi dire, anche a costo di parere 'cinica'.
    Ma non è certo un mistero che tutti i giorni ragazzi di quell'età muoiano cadendo dalle impalcature o soffocando nelle cisterne zeppe di gas mortali che ripulivano per pochi spicci, magari in nero.
    Per loro nessuna commemorazione particolare…
    Ma i media sono così. In fondo noi siamo così… schizofrenici nel valutare le cose e con una scala di valori tutta sbagliata.
    Se a questo aggiungi che la notizia principe di ieri sarebbe altrimenti stata la grassa risata di Merkel e Sarkò… beh, ovvio il risalto dato alla morte del povero corridore…

  19. Soriana ha detto:

    Carlo: Eh, sì, in questi casi sono “cinica”, caro Carlo, o, meglio, non mi lascio prendere da una emozione indotta…. Morire giovani, qualunque sia la causa della morte, è una cosa che si fa fatica ad accettare. Il dolore dei genitori di Simoncelli è straziante come il dolore dei genitori di chi è morto cadendo da un’impalcatura… A me la morte di qualsiasi ragazzo provoca dolore, che sia un campione sportivo, una rock star o un manovale, l’intensità è la stessa. Tutto il resto è retorica.
    E a proposito dei media, e della loro influenza, una delle ultime notizie di cronaca riguarda quel ragazzo che si è dato fuoco per essere stato escluso dalla partecipazione al Grande fratello…
    Ciao, Carlo. Sta bene! Anche se in questi tempi, stare davvero bene, è quanto mai difficile.
    Milvia

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