Undicesimo: non festeggiare la guerra!

Afghanistan

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Oggi,  4 novembre, le Forze Armate celebrano la loro festa. Legare il vocabolo “festa” all’idea di guerra è blasfemo. Così come lo è la parola “vittoria”.  Solo “morte;” vi si adatta alla perfezione.

Ecco cosa scrive, su questa festa blasfema, Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace
 
 
Forze Armate: Non c'è nulla da festeggiare!
 
Domani è la Festa delle Forze Armate, ma coi tempi che corrono, non c'è proprio nulla da festeggiare. Anzi, è arrivato il tempo di ripensare un'istituzione pubblica che ci costa ventisette miliardi di euro all'anno, che spende male e spreca moltissimo. Domandiamoci: A che ci serve mantenere 178.600 militari in servizio quando ne impieghiamo al massimo trentamila? Perché accettiamo che nel frattempo la polizia continui ad essere gravemente sotto organico? A che ci serve avere un generale ogni 356 soldati e un maresciallo ogni tre militari in servizio (in tutto 500 generali e 57.000 marescialli)? A cosa ci servono due portaerei, 131 cacciabombardieri, 400 carri armati e centinaia di altre armi che non potranno e dovranno essere mai utilizzate? Perché vogliamo costringere i giovani a pagare il conto delle armi che stiamo ancora costruendo? Perché continuiamo a mantenere quattromila soldati in Afghanistan quando tutti sanno che dieci anni di guerra non hanno risolto alcun problema? E ancora (sono le domande puntuali del Generale Fabio Mini): Perché illudiamo i giovani sulle prospettive d'impiego e buttiamo i soldi facendoli giocare alla guerra? Perché arruoliamo volontari per un anno quando abbiamo sempre detto che non basta per addestrare, non basta per mandarli all'estero e uno di loro costa complessivamente come uno in servizio permanente? Perché continuiamo a reclutare ufficiali e sottufficiali e li promuoviamo come se in futuro dovessimo avere dieci corpi d'armata? Perché diciamo di avere un esubero di marescialli, che comunque sono già addestrati, e una vita operativa futura di pochi anni e li vogliamo rimpiazzare con un ugual numero di sergenti da formare, addestrare e tenere in esubero per i prossimi 40 anni? Perché avevamo uno "scandalo" di comandi centrali e periferici ridondanti e oggi li abbiamo moltiplicati senza migliorarne l'efficienza? Perché dobbiamo lasciare alla speculazione e all'abusivismo gli immobili militari dai quali sappiamo di non ricavare nulla di significativo? Perché facciamo gravare gli oneri della crisi sul personale e non tocchiamo i contratti esterni, gli appalti, le forniture e gli sprechi?
 
La risposta a tutte queste (e a molte altre) domande è un atto dovuto a tutti i giovani che non riescono a trovare un lavoro, a chi lo sta perdendo, a chi pur lavorando tantissimo non riesce a vivere dignitosamente, a tutti quelli a cui i tagli del governo stanno rendendo la vita impossibile.
 
In poche parole: Non possiamo tollerare uno spreco così enorme, non ce lo possiamo più permettere. Dobbiamo programmare un taglio radicale delle spese. Dobbiamo ripensare in che modo e con quali strumenti vogliamo garantire la sicurezza del nostro Paese e dell'Europa. E' un dovere improrogabile!
 
PS. Domani, 4 novembre, ricordiamo le vittime innocenti di tutte le guerre e di tutte le nazionalità, dai seicentocinquantamila italiani che sono stati ammazzati "nell'inutile strage" della Prima Guerra Mondiale ai quarantacinque militari italiani che hanno perso la vita in Afghanistan, i feriti, i mutilati, gli invalidi e tutti i loro familiari. Con questo spirito oggi rinnoviamo il triplice appello di Assisi: Mai più guerra! Mai più terrorismo! Mai più violenza!

 
Flavio Lotti
Perugia, 3 novembre 2011

Le diserteur 
(la versione originale di Boris Vian)

e questa è la versione di Ivano Fossati:
Il disertore 

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10 risposte a Undicesimo: non festeggiare la guerra!

  1. Gemisto ha detto:

    Fratelli

    Buon weekend…
    Speriamo!!!

  2. anonimo ha detto:

    Mi sembra giusto abolire quel verbo "festeggiare". Appunto, ma cosa c'è da festeggiare, quelle centinaia di morti ammazzati inutilmente?
    Ma dobbiamo soltanto vergognarci, semmai dobbiamo ricordare e rispettare la memoria di quanti ne sono stati vittime, ripeto inutilmente, perchè, dopo, alla fine, quella guerra non è servita a niente se non a farci sembrare, ma non solo noi, più piccoli e indifesi verso poteri che nulla avevano a che fare con la nostra italianità. Ma la storia è….storia.
    A parte ti ho scritto mail, leggila
    Un caro saluto
    Gavino

  3. anonimo ha detto:

    Quando nel nostro Paese c'era, non dico, maggiore, ma un tipo diverso di partecipazione civile (e politica) – e non sono poi tanti anni fa – si riusciva ad improntare molte cerimonie ufficiali del IV novembre ad un significato solo paradossalmente pacifista, nel solco della Costituzione Repubblicana.
    Adriano Maini

  4. Soriana ha detto:

    Gemisto: molto bella la poesia di Ungaretti che hai pubblicato nel tuo blog. Grazie!
    Buon fine settimana anche a te.
    Milvia

  5. Soriana ha detto:

    Gavino: Sono completamente d’accordo, Gavino. 
    Mail letta e risposta spedita!
    Ciao.
    Milvia

  6. Soriana ha detto:

    Adriano: Non ho mai seguito questo tipo di cerimonie, Adriano, né le seguo ora, quindi non saprei dire cosa le distingue. Ma anche da giovanissima il festeggiare la vittoria di una guerra che aveva causato milioni di vittime mi sembrava un’assurdità.
    Buon fine settimana, Adriano, con la speranza che la tua bellissima regione non debba contare altre ferite.
    Milvia

  7. SaR ha detto:

    Concordo, quando dovevo andare al servizio militare nel 1969, per 4 giorni scampai di passare come disertore, perchè andai dopo 6 giorni. Saluti da Salvatore.

  8. Soriana ha detto:

    Salvatore: Bentornato, Salvatore! Per fortuna almeno una cosa giusta è stata fatta, in questi anni, dai nostri politici: l’abolizione della leva obbligatoria…
    Ciao, Salvatore!
    Milvia

  9. stefanover ha detto:

    condivido…

    ma come si fa… a festeggiare !!??

  10. Soriana ha detto:

    Stefano: ma non tutti lo capiscono…E la retorica cade a pioggia… Benvenuto nel mio blog, Stefano!

    Milvia

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