Maurizio de Giovanni: Per mano mia-il Natale del commissario Ricciardi

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Nella letteratura “gialla”, o “noir”, i protagonisti seriali sono innumerevoli. Si tratta quasi sempre di detective, ispettori e commissari di polizia, avvocati, a volte giornalisti di cronaca nera. I lettori si affezionano agli eroi  creati dai loro scrittori preferiti  e attendono con impazienza di leggerne le nuove avventure. A volte capita, però, di rimanere delusi: non tutti i romanzi scritti dallo stesso  autore sono ugualmente coinvolgenti e belli. Capita che, leggendoli, si avverta come una sorta di stanchezza, da parte dello scrittore, come se raccontare ancora una volta storie incentrate su quel poliziotto, o quell’avvocato, fosse diventato un obbligo, magari legato a un contratto editoriale, e gli obblighi, si sa, non sono sempre piacevoli e, soprattutto nel campo artistico, possono porre un freno alla creatività.
Capita così che ci deluda un romanzo di Michael Connely, e che non riusciamo a sentire per il suo detective Harry Bosch tutta l’empatia che avevamo provato in precedenza, e questo vale anche per Jeffery Deaver e la sua creatura, il criminologo tetraplegico Lincoln Ryme (e parlo per esperienza diretta). Probabilmente, neppure il Montalbano di Andrea Camilleri esce da tutti i romanzi con la stessa forza, anche se posso solo supporlo, facendo parte dell’esigua minoranza che di Camilleri ha letto quasi nulla. E gli esempi, credo, potrebbero continuare a lungo.
 
Ecco perché, iniziando a leggere il romanzo di Maurizio de Giovanni, questo “Per mano mia- il Natale del commissario Ricciardi” uscito lo scorso mese con la casa editrice Einaudi, e che ora sta proprio qui accanto a me, sulla mia scrivania,  all’emozione di ritrovarmi  per la quinta volta a tu per tu con il poliziotto napoletano, si univa anche un po’ di timore. Timore, appunto, di avvertire quella stanchezza, quel freno alla creatività di cui ho detto prima. Ed ecco perché non ho voluto vedere nessuna recensione, prima di leggerlo (e neppure ora, le ho lette, per non essere influenzata nello scrivere questa mia impressione). Timore, dicevo, di poter rimanere delusa.   E invece… invece  è accaduto esattamente il contrario. A mano a mano che procedevo nella lettura ho avuto la netta impressione che l’ultimo romanzo di de Giovanni fosse ancora migliore dei suoi precedenti. Impressione che è rimasta intatta a lettura terminata, quando, con rammarico, sono arrivata a leggere l’ultima riga. Con rammarico, perché, per un po’ di tempo, l’amato commissario Ricciardi non mi farà più compagnia  (per fortuna, sulla quarta di copertina, ho letto felicemente che: con questo nuovo romanzo, dopo il ciclo delle stagioni di Ricciardi, inizia il ciclo delle festività, sempre ambientato a Napoli).
Io credo, e forse l’ho già scritto per i precedenti romanzi dell’autore partenopeo, che incapsulare le storie del commissario Ricciardi nella categoria “giallo”  o “noir” sia estremamente riduttivo. Arrivo perfino a pensare che, anche se non si arrivasse alla soluzione del delitto, non sarebbe poi così importante. Secondo me, non è tanto, o non è solo,  la vena di giallista che caratterizza lo scrittore Maurizio de Giovanni, ma è una mirabile capacità di sondare l’animo umano con sensibilità estrema, di riportarne sulla pagina scritta ogni sfumatura, ogni ambiguità e grandezza, tutto quel mixer di luci e ombre che lo compongono. I suoi personaggi, iniziando  dal protagonista per finire al più umile, che magari appare solo in una riga, sono così vivi che, mentre leggi, ti senti circondato da loro, li vedi, senti le loro voci, sei travolto dalle loro emozioni. E se Ricciardi è il protagonista uomo, l’altra protagonista è la città di Napoli. L’altra protagonista  è l’anima di questa  città di cui attraversiamo le strade, le piazze, i vicoli,  insieme a Ricciardi e all’ispettore Maione, e di cui sentiamo ogni odore, di cui vediamo ogni colore, di cui tocchiamo ogni bellezza e ogni miseria.
La scrittura di Maurizio de Giovanni non è una scrittura scarna, ma è densa,  bellissima, i periodi non sono mai spezzettati, ma avvolgono il lettore come una melodia:  perché solo così, forse, si può scrivere di Napoli e dei suoi abitanti. 
Ci sono capitoli, in “Per mano mia” che non esito a definire capolavori. Uno, soprattutto, quello che inizia a pagina 274, e che sarebbe complicato descrivere qui, mi ha commosso profondamente. Un giallo, in genere, salvo qualche rara eccezione, non ti commuove: ti prende, ti intriga, ti emoziona, certo, ma difficilmente ti commuove.  I romanzi di de Giovanni ti fanno vivere tutti questi stati d’animo insieme: commuovono, prendono, intrigano, emozionano.
 
Una annotazione: dopo solo nove giorni dalla sua uscita  nelle librerie “Per mano mia” è andato in ristampa. Non sempre questo avvenimento è sinonimo di buona qualità di un romanzo, molto spesso è causato da una buona promozione della casa editrice.  Ma senza ombra di dubbio, se "Per mano mia "è andato a ruba, è perché questo successo lo merita davvero.
Credo che sia superfluo dire che consiglio la lettura di questo e, per chi non li avesse ancora letti, di tutti tutti i romanzi di Maurizio de Giovanni.  In impaziente attesa che esca il prossimo.
 
 
 
Maurizio de Giovanni
Per mano mia
Il Natale del commissario Ricciardi
2011
Stile libero Big
pp. 316 
€ 18,00
ISBN 9788806203429
 
«E invece eccomi qui, rifletté. Di nuovo sulla breccia, come se nulla fosse accaduto.
Come se non fossi morto un altro po', come ogni volta che scopro quanto nera può essere un'anima. Come se fossi ancora vivo».

Il romanzo che inaugura il nuovo ciclo del commissario Ricciardi.
In attesa del Natale, in una Napoli dove si gela di freddo e si muore di fame, familiare e sconosciuta, Ricciardi deve capire le ragioni e le menzogne di un'intera città. Una città che si stende davanti a lui «come un immenso Presepe».
Dove bisogna parlare la lingua dei morti per scoprire ricchezza e miseria della vita.
Altre edizioni:
Per mano mia. 2011. EBOOK Stile Libero
 
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6 risposte a Maurizio de Giovanni: Per mano mia-il Natale del commissario Ricciardi

  1. utente anonimo ha detto:

    Trascinata dal tuo entusiasmo, nonostante abbia da tempo smesso di leggere gialli e noir, farò un'eccezione per questo…
    Mirella

  2. anonimo ha detto:

    Ma sai che sono d'accordo con te su Connelly, Deaver e Camilleri? E potrei aggiungerne altri.
    E il Ricciardi di De Giovanni – guarda caso! – l'ho comprato "al buio" l'altro ieri: l'ho cominciato ieri e mi ha subito entusiasmato.
    Adriano Maini

  3. utente anonimo ha detto:

    questa sì che è una recensione come si deve.  Anch'io conosco il commissario Ricciardi, anche se mi sono fermato a due e ho anche avuto la fortuna di scambiare qualche parola qui in rete con Maurizio De giovanni: La forza dello scrittore a mio parere che poi l'ha trasferita al protagonista dei suoi romanzi  sta in due suoi pregi: l'umanità e l'empatia. Casa pretendere di più da un essere umano e da un personaggio letterario?

    ciao  Milvia  

    stefano mina

  4. Soriana ha detto:

    Mirella: Non direi che è un’eccezione, la tua scelta, Mirellina, perché, come ho scritto nel post, questo romanzo è ben più di un giallo… 
    Milvia

  5. Soriana ha detto:

    Adriano: Sono contenta che condividiamo le stesse letture, Adriano. E mi piace la coincidenza che vede il tuo acquisto e la mia impressione di lettura così vicini nel tempo.
    Ciao!

    Milvia

  6. Soriana ha detto:

    Stefano: grazie, caro Ste’, per apprezzare la mia impressione di lettura (recensione mi sembra una parola troppo importante, per la mia penna…). L’umanità è senza dubbio uno dei valori più importanti che attraversano tutte le pagine dei romanzi di Maurizio de Giovanni. Per fortuna ci sono ancora autori capaci di trasmettere umanità ed empatia. Un altro ottimo esempio, fra questi, è Remo Bassini, e credo che sarai d’accordo anche tu, con questa mia affermazione.
    Ciao e un abbraccio.
    Milvia 
    P.S.: domenica al Teatro Petrella di Longiano c’è un concerto degli Ex, per promuovere il loro ultimo cd. Degli Ex fa parte l’ex Mau Mau Valerio Corzani, che cura gran parte dei programmi musicali di Radio3, e che conosco personalmente. Conto di andarci, e magari nel pomeriggio, farò un salto in Piazzetta a Rimini. Chissà se ci potremo vedere…
    Milvia

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