Oggi, Giornata della Memoria

Provo sempre un po’ di disagio davanti alle giornate “dedicate a…” Anche perché negli ultimi anni sono diventate così numerose,  da avere ormai, sul calendario, solo giorni dedicati: a un evento, a una categoria, a una patologia. Come altre volte ho scritto, ho l’impressione che queste giornate, in cui la retorica tracima, molto spesso, dalle pagine dei media, servano per fare… le pulizie di primavera alle nostre coscienze, come a dire: O.K., oggi ne abbiamo parlato, per un anno siamo a posto.

Oggi è uno di quei giorni. Oggi, 27 gennaio, è, come accade da undici anni in Italia, la Giornata della Memoria, che ricorda la liberazione dei prigionieri del campo di sterminio di Auschwitz da parte delle forze sovietiche.

Mi sono interrogata se fosse il caso di scrivere un post e aggiungere le mie parole alle tante che riempiono la rete, i giornali, le radio e gli schermi televisivi. Poi ho deciso di farlo, ritenendo che esistano, oggi come oggi, motivi più che validi, per questa celebrazione. Perché ho letto che gli assurdi movimenti negazionisti, anche in Italia (non pensiamo che da noi non esistano o siano del tutto marginali…), si stanno diffondendo. Perché so che il razzismo, anche in Italia, sta prendendo sempre più piede. Perché ci sono tanti ragazzi, anche in Italia, che sanno solo vagamente cosa è avvenuto in quei campi, e l’orrore e il terrore che vi regnava. Perché, almeno in questa giornata, si fa riferimento alle leggi razziali promulgate in Italia (non sentiamoci tanto innocenti, come popolo, smettiamola di fare tanti “distinguo”…). Perché, in questa giornata, i media ricordano, in maniera più o meno approfondita, che non solo gli ebrei sono state le vittime, ma anche omosessuali, disabili, malati mentali, oppositori politici, Rom, Sinti e Testimoni di Geova. Perché odio sentire genitori che dicono: al mio bambino non le racconto, queste cose, perché lui è troppo sensibile. (Io sono grata a mia madre che mi lesse, quando non ero ancora adolescente L’ultima scintilla, di Erich Maria Remarque: fu il mio primo contatto con la storia dell’Olocausto, e mi sconvolse, è vero, ma non credo proprio che mi abbia danneggiato, tutt’altro). Perché questa giornata dà anche l’occasione per ricordare che l’orrore non terminò quel giorno di gennaio del 1945.

Prendo da Wikipedia: “…nell’inverno 1944/1945 ci furono le cosiddette “marce della morte”, le forze di Stati Uniti e Gran Bretagna muovevano verso i campi di concentramento provenienti da ovest mentre le forze dell’Unione Sovietica avanzavano da est. I nazisti decisero perciò di abbandonare i campi minacciati, trasferendo gli internati e distruggendo le prove delle atrocità commesse. I prigionieri, già fiaccati da mesi o anni di violenze e privazioni, vennero obbligati a marciare per decine di chilometri, nella neve, verso le stazioni ferroviarie; successivamente vennero caricati senza cibo o riparo su tradotte formate da carri bestiame aperti, stipati fino al limite della capienza. Una volta giunti a destinazione, spesso dopo interi giorni di viaggio esposti alle intemperie, alla fame e alla sete, vennero obbligati a marciare nuovamente per raggiungere i nuovi campi di destinazione; coloro che non riuscivano a seguire le colonne in marcia vennero brutalmente uccisi dalle guardie di scorta che seguivano la colonna, e che si occupavano di finire con un colpo in testa tutti i prigionieri moribondi o stremati dalla stanchezza, che si accasciavano durante la marcia. La più vasta e meglio conosciuta marcia della morte avvenne nel gennaio 1945, quando le forze sovietiche avanzando in Polonia giunsero nei pressi del campo di sterminio di Auschwitz, ed i tedeschi decisero di trasferire nell’interno della Germania i prigionieri del campo. Circa 80.000 prigionieri furono obbligati ad una terribile marcia in direzione di Wodzislaw (ad una cinquantina di chilometri di distanza), per poi essere caricati su treni trasporto merci ed inviati a destinazione. Circa 15.000 internati non sopravvissero e si abbandonarono lungo la strada, prontamente uccisi con un colpo alla nuca dai soldati della scorta. I tedeschi uccisero un grande numero di prigionieri prima, durante e dopo le marce della morte. Almeno 700 prigionieri di una colonna composta da 7.000 ebrei (6.000 erano donne) vennero uccisi durante una marcia durata dieci giorni, partita da alcuni campi nella regione di Danzica: raggiunto il Mar Baltico i prigionieri sopravvissuti vennero spinti verso il mare ed uccisi“.

Proprio ora, su RadioTre, sto ascoltando Marino Sinibaldi, in una diretta Fahrenheit da Trieste, che durerà fino alle 18,45: sta leggendo, con voce emozionata, le parole del deportato ebreo polacco Salmen Gradowski, che, con la speranza di rendere perenne la sua testimonianza, mise il foglio con il breve testo in una bottiglia, sotterrandola poi vicino alla sua baracca: «Caro scopritore futuro di queste righe, ti prego, cerca dappertutto, in ogni centimetro di terreno qui dove noi fummo. Qui troverai tanti documenti, ti diranno quanto è accaduto qui, tramanda tracce di noi milioni di morti al mondo che verrà dopo».

Andare oltre, scrivere ancora, mentre alle parole lette da Marino Sinibaldi si stanno susseguendo le testimonianze di due donne, Tina e Lucia, sopravvissute all’Olocausto, mi costa fatica. Scriverei solo frasi banali. Meglio che mi fermi qui, allora. Voglio solo dare un consiglio di letture a quei genitori che si rifiutano di raccontare verità sgradevoli ai loro bambini. E anche segnalare un elenco di domande e risposte che, soprattutto per i giovani, possono essere utili.

Immagine iniziale presa da http://www.fotocommunity.it/

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12 risposte a Oggi, Giornata della Memoria

  1. gavino ha detto:

    Mi domando, ma perchè questa data, storica e tragica, è ricordata solo da undici anni, in Italia.
    Prima dove eravamo? In un lager mentale, la memoria non era memoria anche prima?

    Ciao Milvia, ti seguo e ti saluto con affetto
    gavino

    • Milvia ha detto:

      L’Italia ha reso ufficiale, con notevole ritardo, una soluzione adottata dalla General Assembly on the Holocaust Remembrance del 1’novembre 2005. Il motivo di questo ritardo? Non lo so, forse burocrazia, forse, e più probabilmente, conflitti fra le varie forze politiche. Mah…
      Un affettuoso augurio di buona settimana.

  2. annamaria ha detto:

    Stai onorando questa memoria, cara Milvia: non ti sei limitata al semplice scritto che rievoca l’evento, tu sei andata oltre con approfondimenti che toccano il cuore, ma questa è la realtà delle cose, una realtà agghiacciante e mostruosa, mi vengono i brividi solo a pensarci. E le foibe, altro eccidio raccapricciante. Ma l’uomo non ha fermato la sua mano: ai giorni nostri ancora compie massacri inarrabili. Grazie per averne parlato: ricordare vuol dire smuovere le coscienze e far in modo che la generazione corrente rispetti il suo stesso fratello.
    Buon tutto, cara.
    un abbraccio
    annamaria

    • Milvia ha detto:

      Sono innumerevoli gli eccidi che la disumana razza umana ha compiuto (e continuerà a compiere, prevedo). È sufficiente ricordare? È importante, certamente, ma dobbiamo anche indignarci in maniera concreta ogni volta che ci troviamo davanti a episodi di marca razzista, dobbiamo lottare contro ogni intolleranza, dobbiamo insegnare ai ragazzi, fin da piccolissimi, che non esistono razze migliori di altre, esistono solo uomini migliori di altri: quelli che hanno rispetto dell’altro, che hanno rispetto dell’ambiente, quelli che non credono che il profitto sia un valore. Dobbiamo fare di questi uomini i maestri delle nuove generazioni.
      Ricambio l’abbraccio, Annamaria cara.

  3. Luca ha detto:

    Il rapporto della non-civiltà del Terzo Millennio con la memoria è leggermente schizofrenico: da una parte attraverso Internet e i personal computer la possibilità di accumulo “statico” di oggetti della memoria si è moltiplicata all’infinito; ma dall’altra quella prodigiosa macchina che è (sarebbe?) il cervello umano è sempre più affondata in un incessante presente che ignora il passato e per certi versi anche il futuro.

    Man mano che gli anni passano, i testimoni del nostro passato muoiono o vengono ridotti al silenzio. Ho percepito la morte di Giorgio Bocca, di cui pure oramai non condividevo una fetta importante delle opinioni, come un tombale spartiacque.

    Credo che la memoria elettronica della rete (che pure, per chi se ne sa servire, è uno strumento veramente prezioso) non debba mai rimpiazzare la memoria bio-psicologica di chi ha ancora voglia di ricordare e raccontare, anche se diventa ogni giorno più difficile e col rischio incombente dell’essere tacitati e ridicolizzati.

    E vale sempre l’aurea massima che quel popolo che ignora o dimentica la propria storia è condannato a ripeterla.

    • Milvia ha detto:

      Viviamo in un’epoca dove tutto avviene a una velocità talmente vorticosa che il cervello, per quanto sia senza dubbio una macchina prodigiosa (meno prodigiosi siamo noi nell’utilizzare questa macchina) stenta a contenere tutto, anche gli eventi più drammatici. Abbiamo ricordi-fotogrammi, perché certe immagini ci vengono riproposte innumerevoli volte (un esempio è la caduta delle Torri gemelle). Di altri drammi, e l’elenco sarebbe lunghissimo, perdiamo subito la memoria, rimangono solo ombre, nella migliore delle ipotesi. Forse non viviamo neanche in un incessante presente, perché la velocità degli accadimenti è talmente veloce che mi vien da pensare che il presente non esiste, il tempo di un respiro e si è già trasformato in passato, un passato nebuloso, come forse è nebuloso il pensiero che ho appena espresso.
      La rete, con la sua efficiente, gelida, non corruttibile memoria, è uno strumento utile per sapere, per conoscere numeri, date, luoghi dove, ecc. Ma credo che il compito di tenere viva la memoria collettiva, a mano a mano che i testimoni scompaiono, e in maniera specifica per quanto riguarda gli stermini, spetti all’arte: ai libri, al teatro, a tutti gli artisti che degli stermini ci fanno sentire tutto l’orrore, come se fossimo noi a essere sterminati. Come sta facendo in questo momento, in televisione Marco Paolini, per esempio.. Lo credo veramenteSarà perché proprio in questo momento sto ascoltando Marco Paolini, che mi racconta cose che non sapevo. E non mi fa star bene. Ma il mio “non star bene” va bene.

      Ciao, Luca.

  4. Alberto Carollo ha detto:

    “(…) tramanda tracce di noi milioni di morti al mondo che verrà dopo”. Vero e sacrosanto, cara Milvia. Tu lo fai e riesci a farlo con la dovuta deferenza e rispetto per quegli eventi, in spregio a quelle singolari intermittenze della memoria collettiva, alle negazioni, al revisionismo storico e agli abissi nei quali può sprofondare il genere umano.

    • Milvia ha detto:

      “….alle negazioni, al revisionismo storico e agli abissi nei quali può sprofondare il genere umano.” Sai, caro Alberto, purtroppo io, al tuo “può sprofondare” sostituirei “sta sprofondando”… C’è una recrudescenza di odio, di intolleranza, c’è sempre più l’ipocrita tendenza a non fare alcun distinguo sugli avvenimenti storici, quando non si arriva (e capita sempre più spesso) a negarli o sminuirli… E poi, il male peggiore: l’indifferenza. Son tempi bui, caro Alberto. Ma mi consola sapere di avere amici come te e come altri che certo indifferenti non siete.

  5. Franz ha detto:

    Anch’io nutro una dose di sospetto intorno alle giornate dedicate.
    Possono essere l’occasione di allineamenti conformisti autocompiaciuti, o di riflessione e approfondimento veri.
    Questo tuo post si pone nettamente nella seconda di queste categorie; ad esempio, confesso che ero all’oscuro dell’atroce fenomeno delle ‘marce della morte’.
    La memoria di pagine di abiezione così estrema va tenuta costantemente viva.

    • Milvia ha detto:

      Sapevo, caro Franz, anche perché a volte ne abbiamo parlato, che le “giornate dedicate” non convincono molto neanche te. A dir la verità non sono molto soddisfatta, di questo mio post. Soprattutto dopo aver sentito le parole delle due superstiti (che poi, superstiti si può essere, dopo un’esperienza simile?) ho provato la tentazione di non pubblicarlo più. Troppo freddo, quello che ho scritto, troppo didascalico, forse. Ma sono comunque contenta di averti dato informazioni di cui eri all’oscuro. Non ne sapevo niente neppure io, ne hanno parlato su Radio3, giorni fa.
      Ciao, Franz! Buona settimana!

  6. iraida2 ha detto:

    Hai ragione “..l’orrore non è terminato quel giorno..” e noi abbiamo la memoria corta rispetto anche a fatti che sono accaduti ieri l’altro, oggi e forse anche adesso. Va bene una giornata della memoria ma chi parla dei morti del regime di PolPot, di Sabra e Chatila, del massacro in Nigeria e quello di Sebrenica? Quale giornata è dedicata agli 800.000 uomini donne e bambini fatti a pezzettini a colpi di macete in Rwanda?
    Certi orrori non hanno nemmeno bisogno di essere ricordati, sono sotto i nostri occhi e l’indignazione non dovrebbe durare lo spazio di un giorno come certe celebrazioni che, francamente, trovo “insincere”.
    Un saluto a te.

  7. Milvia ha detto:

    Non posso che condividere le tue parole, Iraida2. Sono milioni le vittime di massacri che hanno caratterizzato la brutta storia del nostro pianeta. Vorrei aggiungere, al tuo doloroso elenco, anche i Nativi americani, e gli Indios del Centro America. Personalmente, nel giorno dedicato all’Olocausto degli Ebrei, penso anche a tutte queste vittime, perché di Olocausti, per lo più dimenticati, ce ne sono stati, e ce ne sono ancora, tanti.
    Grazie per la visita! E buona settimana

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