Post double face

La prima faccia è seria, ed è apparsa stamattina sullo schermo del mio Mac, per sollecitarmi a compiere un’azione che reputo doverosa.  E lo ha fatto con queste parole:

Hai mai pensato che un paio di calzini può salvare la vita? Ogni anno centinaia di migliaia di persone provenienti dall’America centrale attraversano il Messico per raggiungere il confine con gli Stati Uniti, nella speranza di una vita senza povertà. Durante il viaggio, uno dei più pericolosi al mondo, i migranti devono difendersi dagli abusi di funzionari dell’immigrazione, polizia, militari e bande criminali. Oltre a questo, un altro pericolo mette a repentaglio la loro vita: piaghe e vesciche che, non curate, provocano fortissimi dolori e gravi infezioni ai piedi. Amnesty International  ha chiesto ai migranti quale sola cosa porterebbero con sé dovendo lasciare il paese. La risposta è stata: “Un paio di calzini”!
Dona ora 5, 10, 15 euro e e sostieni  le campagne di Amnesty International per difendere i diritti umani, in Messico e ovunque nel mondo.

La seconda faccia, invece, anche se ha un collegamento con la prima, ha un’espressione rilasssata, e ci propone una sorta di  giochino, o sondaggio,  non nuovo, non originale, ma, in questi giorni di crisi, anche i giochi o sondaggi riciclati vanno bene. E poi, se magari siamo bloccati in casa dalla neve, è sempre un modo per passare il tempo.
Dice la seconda faccia:
Se, per fortuna o sfortuna, vi costringessero a lasciare per sempre la vostra casa per andarvene lontano lontano lontano, con la clausola di portare con voi solo tre oggetti, cosa  vi portereste?
Se succedesse a me (presupponendo che cibo e acqua siano reperibili lungo il cammino) porterei:
un libro (la scelta sarebbe difficilissima, lo so già)
una radiolina o un i pod (sperando di riuscirmi a sintonizzare ovunque su Radio3, ma anche per ascoltare musica, che mi è cibo molto gradito, anzi graditissimo, anzi inalienabile, la musica)
una fotografia di mio figlio. Forse. (Scrivo “forse”, perché la fotografia di mio figlio l’ho comunque impressa sul cuore).
Se non portassi, quindi, la fotografia,  cosa potrei portare?  Mah… non mi viene in mente nulla… Sono diventata frugale, mi sa.
Naturalmente, se ho scritto tutto questo, un motivo c’è, anzi i motivi sono due:
l’invito ad aderire all’appello di Amnesty (ed è indubbiamente il più importante);
l’ invito a partecipare al sondaggio. Sono moooolto curiosa di sapere che cosa portereste con voi!
Vedete di non deludere la mia aspettativa, per favore… Che son qua, in questa casa nuova, ancora un po’ disorientata, e la neve cade, e il gelo avanza, e della  mia vecchia casa da oggi non esistono più neppure le macerie e…
Vi ho mosso a pietà? Allora giocate per/con me, per favore!

La canzone che vi propongo me la cantava mia mamma quando ero piccolina. E, se non è in tema con il post, lo è certamente con la giornata: perché anche in questo momento, qui a Bologna,
fiocca, la neve fiocca.
(Mi affascina il fruscio che sta sotto la musica…).

L’immagine iniziale proviene da questo sito 

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10 risposte a Post double face

  1. Silvana ha detto:

    Questo commento non c’entra nulla con il post, ma ti ho taggata sul mio blog per un giochino carino 😀
    Non me ne volere
    Ciao
    P.S. poi ti mando un messaggio con il sondaggio!

  2. milvia ha detto:

    Ma no che non te ne voglio! Ci mancherebbe! Adesso vado a leggermi tutto per bene.
    Ciao!
    P.S.: resto in attesa del sondaggio…

  3. maria ha detto:

    Cara Milvia, non rispondo alla domanda del giochino, chiedo venia, però un saluto te lo faccio 🙂
    mi viene da aggiungere che oltre a quelle che hai menzionato, un’altra delle difficoltà che incontrano i migranti di cui tu parli, crudele quanto le altre, è il deserto che si trovano davanti e che è lastricato dei corpi di coloro che in un modo o nell’altro non ce la fanno, spesso vengono abbandonati dai trafficanti di uomini subito dopo il confine senza che siano dotati della minime cose essenziali che servirebbero per attraversare quei territori aridi…e da qui mi viene in mente che ci sono varie strade la cui segnaletica è fatta da questi macabri resti…la più nota, la più segnata è quella in fondo all’oceano atlantico….verso le americhe….un’altra di queste strade è stata aperta da poco in fondo al Mediterraneo…quella che congiunge le coste dell’Africa alle nostre….la differenza tra quella transoceanica e le altre è che le ossa che le formano erano di uomini, donne e bambini che non avevano neanche chiesto di fare quel viaggio…..
    ma accidenti il tuo post era gioioso ed io lo rattristo così… arichiedo venia….
    un bacio bella
    maria

  4. milvia ha detto:

    Il tuo commento, amaro, aderente alla realtà e profondo, è invece un prezioso contributo, Maria cara, alla prima… faccia del mio post. A volte vorrei poter credere in una giustizia divina che punisse i malvagi e premiasse tutti i diseredati. Ma non ci riesco, e non credo neppure nella giustizia umana. Sono senza speranza, quindi.

    Ti abbraccio.

  5. falconieredelbosco ha detto:

    rispondo al tuo post a modo mio e spero che ti piaccia lo stesso. Non invierò soldi a Amnesty , non perché non ci credo o non mi fido, anzi spero che lo facciano in tanti ma ai calzini preferisco pensarci direttamente come faccio da anni aiutando chi si affaccia alla mia porta o alla mia vita. Voglio dire che da anni sostengo (con finanziamenti nelle possibilità limitate della mia famiglia) un’amica che è stata 20 anni in Oceania a far nascere bambini e ora da 10 è in Madagascar a curare lebbrosi, insegnare alle ragazze a guadagnarsi la vita ricamando tovaglie, e quando ha un paio di ore di tempo, questa che una volta era una delle più belle ragazze del mio paese entra in una prigione con una registratore a transistor lo mette in terra e fa ballare i carcerati portando anche lì la sua gioia di vivere.
    Qui in Italia, nel nostro piccolo paese, con mia moglie aiutiamo una famiglia senegalese, soprattutto occupandoci dell’educazione scolastica della loro prima figlia ( che è tutta volontà e zero apprendimento – non so se riesci a capire quello che voglio dire).
    E per finire ti voglio raccontare un episodio della settimana scorsa (uno dei tanti momenti di serenità che ci viene regalata da chi vive con molto meno di noi).
    Il solito ragazzo-uomo del venerdì che suona il campanello per chiedere “qualcosa”: una banana, una mela, pane e cioccolata, una bistecca. Venerdì stavamo pranzando , mia moglie disse: -è il nostro negretto gli porterò pane e tonno- e quando è arrivata al cancello si è accorta che batteva i denti dal freddo.
    – Se gli si ferma questa bomba sullo stomaco con questo freddo ci rimane secco- e lo ha portato in casa.
    Noi siamo una famiglia di credenti ma non stiamo a sindacare sulla religione degli altri o su chi crede o meno ( quasi tutti i mie amici della rete si dichiarano atei o qualcosa di simile) c’é una frase dell’Apocalisse che dice più o meno così : ” Io sto alla tua porta e busso se mi farai entrare starò con te” sai a chi mi riferisco e sai anche che ci dice che dobbiamo vederlo in tutte le persone che ci vengono incontro.
    Per concludere: abbiamo passato mezz’ora di vera gioia con quel giovane uomo che ci ha parlato della sua famiglia , della sua terra e della sua vita qui in Italia. Prima di andare mia moglie gli ha chiesto se gli servivano un paio di scarpe pesanti visto che mio figlio non le ha mai portate.
    Lui ha fatto cenno di sì con un sorriso a quaranta denti, ma quando ho visto le scarpe di Ale e i piedi del nigeriano ho cominciato io a ridere
    – non vedi che avrà minimo due numeri in più di piede-.
    ma lui ridendo come un matto si è tolto lo stesso la scarpa cercando in tutti i modi di infilare dentro il piede. Niente da fare, l’odore di gorgonzola e formaggi vari si era sparso per tutta la cucina con tutta la gioia di quel momento anche quando si è rimesso la propria scarpa e infagottando le nostre scarpe le ha messe nello zaino e ci ha ringraziato dicendo che sarebbero servite a qualche suo fratello.
    Ecco qua ! volevo scrivere una piccola risposta e ne è uscito un messaggione autoreferenziale. Ti prego scusami ma non lo cancello perché spero di averti fatto sorridere un po’.

    I mie tre oggetti :
    un piccolo Vangelo
    una ipod (che per ora non possiedo e non saprei come usare) contenente tutte le meravigliose canzoni della mia vita
    una foto della mia famiglia.

    Un caro saluto da Fausto il falconier

    • milvia ha detto:

      Che bel commentone, Fausto!
      In linea di massima anch’io preferisco aiutare direttamente chi vive nell’indigenza o ha subito qualche disgrazia improvvisa che gli ha fatto perdere ogni cosa. A troppi scandali abbiamo assistito con le raccolte di aiuti ai terremotati, alluvionati ecc. Le uniche associazioni umanitarie che sostengo, seppur modestamente, sono Amnesty ed Emergency. Di loro mi fido, condivido ogni idea e se posso contribuire a costruire un ospedale (che cura anche il “nemico”) o a sostenere la causa contro la pena di morte, sono ben felice.
      Ma è molto bello quello che fate tu e tua moglie, anche perché credo che sia gratificante vedere il sorriso della persona che si aiuta, avere con lei un rapporto concreto e, anche, imparare da lei la virtù di saper accettare l’aiuto senza vergogna.
      Grazie anche per aver risposto al mio giochino: più o meno sono le stesse cose che porterei io: il Vangelo è pur sempre un libro, anche se non rientrerebbe nelle mie scelte.
      A presto, Fausto. Un saluto anche a tua moglie e, perché no, anche al vostro fratello dai piedi grandi.

  6. iraida2 ha detto:

    Scusa Falconiere ma leggendo il tuo commento, ho provado una grande sensazione di imbarazzo. Sì imbarazzo, per questa lista precisa e puntuale di “buone azioni quotidiane”, snocciolate con grande compiacimento una dietro l’altra.
    Quello che tu fai, sono convinta che lo fai col cuore, ma perchè non in silenzio?

    • milvia ha detto:

      Mi lascia perplessa, questo commento. Nel racconto di Falconiere non ci ho letto nessun compiacimento, e, anche se non lo conosco personalmente, di lui ho letto molte cose e mi sembra di conoscere abbastanza il suo animo, per essere certa che da questo atteggiamento è lontano da lui anni luce. Comunque, se vuole, ti risponderà lui stesso.

    • falconieredelbosco ha detto:

      Se avessi fatto una lista di “cattive azioni quotidiane” cosa avresti pensato?
      Non è un gran compiacimento e mi spiace se ne ho dato l’impressione, mi sembra che quel che ho raccontato fa parte del minimo che ognuno di noi che possiede un tetto e un lavoro è in dovere di fare. Parlare di “buone azioni” ( se vogliamo chiamarle così) non credo sia una cosa cattiva, si parla tanto e continuamente di quelle cattive che forse i nostri figli non hanno più la cognizione che esiste al mondo la possibilità di fare non solo il proprio interesse ma anche di essere un piccolo aiuto per gli altri.
      Ho l’impressione piuttosto (e ti chiedo scusa se è così) che ti dia fastidio il fatto che lo faccia in nome di quel Qualcuno dell’Apocalisse, se è questo ti lascio una sua frase in cui dice che -una lampada non si nasconde sotto il moggio ma va innalzata in alto per fare luce-. Con questo non voglio darti l’impressione di sentirmi una lampada, quello che per me è importante è di fare un po’ di luce. E’ l’azione che conta. E se qualcuno mi vede o mi legge e pensa che sia cosa buona può darsi che la faccia anche lui.

      Per quel che riguarda il silenzio ( e qui veramente potrei darti l’impressione di uno che parla troppo) ne so abbastanza anche se non basta mai, non ti conosco ma credo che potrei farti scuola su questo argomento, con tanto affetto.
      Un caro saluto da Falconier

  7. Milvia ha detto:

    Caro Fausto, non avevo dubbi! Sapevo che non c’era alcun auto compiacimento, nella tua precedente risposta precedente. E “… se qualcuno mi vede o mi legge e pensa che sia cosa buona può darsi che la faccia anche lui” lo avevo pensato anch’io. Se il male può essere contagioso, perché non pensare che anche il bene non possa esserlo?
    Non ho ancora avuto tempo di venire a leggere con attenzione il tuo post sulla canzone sospesa…

    Un abbraccio, caro Fausto.

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