La chiave di Sara

Ogni storia ha il diritto, e il dovere, di essere raccontata. Perché, se non viene raccontata, il suo destino è quello di essere dimenticata.
Con questa asserzione inizia La chiave di Sara, un  film di  Gilles Parquet-Brenner, tratto dall’omonimo romanzo di Tatiana de Rosnay. Il film (qui potete leggerne la trama), non è eccezionale, soprattutto nella seconda parte l’ho trovato scontato e un po’ patetico, ma ha il merito di riportare alla luce uno fra i più vergognosi episodi accaduto in Francia durante il governo di Vichy,  accadimento  oggi dimenticato o ignorato dai più: il cosiddetto Rafle du Vel’ d’hiv’, rastrellamento del Velodromo d’inverno.

Nella afosa notte fra il 16 e il 17 luglio 1942 la polizia francese fa irruzione nel quartiere ebraico di Parigi e arresta 12884 ebrei: 4051 bambini, 5802 donne e 3031 uomini.  Destinazione finale, i campi di sterminio di Germania e Polonia. Ma, provvisoriamente, gli arrestati vengono divisi in due gruppi: i single e i coniugi senza figli vengono  inviati a Drancy, campo di concentramento a nord di Parigi. Gli altri, circa 7000,  e quindi anche tutti i bambini, vengono rinchiusi nel Vélodrome d’Hiver, struttura parigina dove, prima della guerra, si svolgevano gare sportive e manifestazioni politiche.
Per diversi giorni i prigionieri vissero una situazione che nulla aveva di umano: il caldo, la mancanza di cibo e di acqua (soltanto il terzo giorno furono distribuiti 70 grammi di pane e una tazza di brodo a testa), la mancanza di servizi igienici e le scarsissime cure sanitarie resero la loro vita un inferno. Il luogo non era certo attrezzato per ospitare così tante persone, e lo spazio disponibile per ognuno di esse era meno di un metro quadrato.
Dopo qualche giorno, i gendarmi francesi separano gli uomini dalle donne, consentendo solo ai bambini al disotto dei dodici anni (mi sembra) di rimanere con le madri. E tutti, dopo un’ulteriore sosta nei campi di Drancy e Beaune-la-Rolande, vengono deportati in Germania. Di loro, a fine guerra,  solo 811 faranno ritorno in Francia.

Il Vélodrome d’Hiver  oggi non esiste più. Al suo posto c’è un grande monumento a ricordare tutte le vittime innocenti di quell’episodio ignobile. Ma basta erigere monumenti per tacitare le coscienze?  È sufficiente il fatto che, nel 1995, il Presidente francese Chirac abbia riconosciuto  la responsabilità della Francia nella Shoah? O anche i francesi, come noi, qui, in Italia, continuano a pensare che solo i nazisti, solo le SS si sono macchiati di queste atrocità? Quanti oggi, sono consapevoli che questa è solo una verità parziale? Quanti di noi, oggi, ricordano che  nel  1938,  Mussolini emanò le leggi razziali con le quali si proclama la superiorità della razza ariana e di conseguenza di quella italiana (testo)? E quanti di noi si chiedono oggi quali responsabilità e/o omissioni abbiamo avuto nel rastrellamento degli ebrei romani eseguito dalle SS di Kappler in  quel tristissimo 16 ottobre del 1943?

Italiani brava gente e, forse, anche francesi brava gente? Così non funziona. Il riconoscimento della colpa, il dire (come popolo), anch’io ho contribuito alla devastazione, è già un passo avanti per fare in modo che la devastazione non si ripeta. Dire che solo l’altro è “cattivo” è cecità altamente nociva alla ricostruzione della realtà.

La chiave di Sara

(immagini provenienti da questo  sito e da Il reporter)

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12 risposte a La chiave di Sara

  1. maria ha detto:

    Come giustamente dici di questo episodio non sapevo niente, sicuramente per mia colpa, ma anche perchè non se ne è parlato molto altrimenti sarebbe più noto, onore quindi al film.
    Grazie anche a te per averne parlato e nel modo giusto, la tua scrittura è sempre efficace e…e….giusta!
    Buona Giornata Milvietta
    maria

  2. Milvia ha detto:

    Grazie mille, Maria cara, per il lusinghiero e rapidissimo commento.
    Buona, luminosa giornata anche a te.

  3. cheneps ha detto:

    Ciao Milvia. Mentre leggevo, ho ricordato vagamente il film che introduce la tua riflessione finale, da me pienamente condivisa. Sempre in alto la vela dell’impegno civile, tu! Brava.

    “Dire che solo l’altro è “cattivo” è cecità altamente nociva alla ricostruzione della realtà.”

    franca

    • Milvia ha detto:

      Grazie, cara Franca. Faccio come posso per portare avanti la mia vela. Ma è sempre una piccola vela, e con le feroci tempeste che scuotono il mondo, ben poco può fare.

  4. Mauro ha detto:

    Spesso e’ così , troppe volte pensiamo di avere sempre la verità in tasca (noi portatori sani di bene), e gli errori (in questo caso orrori) sono sempre degli altri.
    Un poco di autocritica e di sana conoscenza ci aiuterebbero di certo a riconoscere i nostri limiti e a smettere di pensare che noi abbiamo sempre ragione

    • Milvia ha detto:

      “portatori sani di bene”. Ci sentiamo proprio così, superiori, puliti, integerrimi. Seppur ci accorgiamo di aver sbagliato, sbanderiamo al mondo che il mondo ci ha equivocati, che non volevamo fare, dire quella cosa. Che tristezza, in verità.
      Benvenuto nel mio orizzonte, Mauro.

  5. Franz ha detto:

    …E così si afferma fra la gente (quante volte l’ho già sentito) che Mussolini sia stato un ottimo governante, costretto a portarci in guerra da Hitler.
    Questa tua testimonianza fa il paio con quella delle ‘marce della morte’ del tuo articolo del 27 gennaio. E nello stesso tempo, anche se confronti e proporzioni non sono certo proponibili, è resa particolarmente autentica per chi conosce il tuo impegno per l’odierna causa dei Palestinesi.
    E’ importante guardare con obiettività, e desiderio disinteressato di conoscenza, gli eventi del passato come del presente, per costruire un futuro possibile e umano.
    Grazie per avercene dato due importanti esempi.

    • Milvia ha detto:

      Il termine “revisionismo” mi dà la nausea, perché non implica uno sguardo più approfondito e onesto sul passato, per chiarire definitivamente alcuni suoi aspetti, come sarebbe auspicabile, ma è semplicemente un’operazione tesa a fare di tutta l’erba un fascio, per confondere chi certi periodi non li ha vissuti.
      Sono contenta che tu abbia sottolineato il mio impegno (ahimè solo teorico) per la causa palestinese. Sapessi che rabbia provo quando sento dire che chi appoggia tale causa, chi giudica indegno il comportamento del governo israeliano è un antisemita.
      Grazie a te, caro Franz, per il tuo contributo, come sempre profondo e non banale.

  6. nerdina ha detto:

    Non conoscevo questo episodio, ma grazie a te ora so qualcosa in più.
    Nerdina

    p.s. che bello averti ritrovata qui su worpress!

  7. Milvia ha detto:

    Molto bello che anch’io ti abbia ritrovata, cara Nerdina! Sto facendo ricerche per recuperare tutti i miei vecchi amici di blog. Ora ti metto subito fra i preferiti

  8. nerdina ha detto:

    Allora sono doppiamente felice! Ti ho inserita anch’io,
    un bacio

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