Le regole di scrittura secondo Mark Twain


Mi è capitato recentemente di acquistare due libricini di una casa editrice che non conoscevo: Mattioli 1885. Li ho acquistati non solo per il nome degli autori che appariva sulla copertina, ma anche perché mi sono piaciuti come oggetti, o, meglio, come oggettini: hanno una dimensione  inferiore di un normale  pocketbook, sono sottili, hanno una copertina sobria, pulita, proprio come piace a me.
Fra gli autori pubblicati grandi nomi: da  London a Dickens, da Maupassant a Stevenson e ancora Poe, e Henri James e Melville e J.K. Jerome. E la cosa interessante è che, nell’elenco dei titoli pubblicati, non si trovano i  capolavori di questi scrittori,  diventati da tempo classici della letteratura mondiale, ma piccole opere, che io non conoscevo per nulla.
Proprio come i due che ho acquistato: Vivere con 36.000 dollari all’anno, di Francis S. Fitzgerald (tradotto da Cecilia Mutti), che ho trovato, in certi punti, di sorprendente attualità, oltre che di godiblissima lettura  e del quale qui potete leggere la recensione; e Come raccontare una storia e l’arte di mentire, di Mark Twain  (tradotto da Sebastiano Pezzani), …un vero e proprio manuale di scrittura per aspiranti umoristi come si legge nell’ultima pagina del libretto, (ma io direi di scrittura per aspiranti scrittori in genere), accompagnato da fulminanti aneddoti e riflessioni semiserie, per imparare tutto sul mestiere di raccontare storie.
E da questo manualetto prelevo alcune regole, quelle che a me sembrano le più importanti,  delle 18 (11 principali e 7 minori) che, secondo Twain, governano la letteratura nell’ambito della narrativa. Regole, afferma l’autore statunitense, che il collega Fenimore Cooper, nel suo Il cacciatore di cervi, ha del tutto disatteso. Come  Twain dimostrerà, con grande precisione, nelle pagine successive all’elenco.
Credo che conoscere queste regole, possa essere  importante per chi voglia intraprendere il viaggio della scrittura. Poi, una volta partiti, quando si diventa più sicuri, magari, su queste regole si potranno apporre modifiche personalizzate.
Pur avendone omessa qualcuna, ho lasciato la stessa numerazione data da Mark Twain alle sue regole.
In base alle quali è necessario:
1) che una storia segua un disegno preciso e che approdi da qualche parte
2) che gli episodi narrati nella storia facciano necessariamente parte della storia e servano a svilupparla.
3) che i personaggi di una storia siano vivi, esclusi i cadaveri, e che il lettore riesca sempre a distinguere i cadaveri dagli altri.
4) che i personaggi di una storia, vivi o morti, manifestino  un motivo sufficiente a giustificare la propria presenza nella storia del romanzo.
5) che, quando i personaggi di una storia affrontano una conversazione, il dialogo sembri effettivamente un dialogo tra esseri umani: devono emergere comportamenti plausibili per le circostanze, un significato e e un fine individuale, e una certa attinenza con l’argomento affrontato in quella sede. Inoltre, il dialogo deve risultare interessante per il lettore e servire allo sviluppo della storia e interrompersi quando ai protagonisti non viene più niente da dire.
7) che quando, all’inizio di una storia, un personaggio parla come se si trovasse in una bellissima fiaba illustrata […], non può poi concludere lo stesso volume parlando come l’improbabile imitazione di un servitore negro.
9) che i personaggi di una storia si limitino a fare cose materialmente possibili, lasciando perdere i miracoli; oppure che, se si avventurano nel campo dei miracoli, l’autore faccia in modo di renderli convincenti agli occhi del lettore.
10) che l’autore susciti nel lettore un profondo interesse per i personaggi e per il loro destino

L’autore, inoltre:
12) dirà ciò che intende chiaramente, senza confondere le acque.
13) utilizzerà la parola giusta e non una sua cugina di secondo grado.
14) rinuncerà a ciò che non serve
15) non ometterà dettagli essenziali
18) impiegherà uno stile semplice e diretto.

La scelta della colonna sonora a questo post ha due motivazioni: la prima è che questa musica mi piaceva quando ero molto piccola, e mi piace tutt’ora,  e l’altra è legata al calendario. A proposito, buon aprile a tutti!
Avril in Portugal 

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4 risposte a Le regole di scrittura secondo Mark Twain

  1. Luca ha detto:

    Esistono oggi (a parte ovviamente te e il misconosciuto Hemingway delle Due Torri nostro comune amico) letterati intelligenti e non banali fino ai vertici inarrivabili di Mark Twain, che oltre tutto (dicono i suoi bibliografi-agiografi) dava il meglio di sè nelle conferenze che sapevano di Bourbon e libertà di pensiero, e delle quali credo non resti alcuna testimonianza scritta diretta e organica (e Youtube non è mai riuscito ad ottenere la liberatoria per metterle in rete)? O per restare più vicini nel tempo e nello spazio, anche solo un Ennio Flaiano?

    Quando la letteratura odorava ancora di artigianato e di contadinesco ingegno, piuttosto che di indagini di mercato, arruffianamenti con gli editori, approccio multimediatico che non disdegna comparsate televisive e frequentazioni di salotti mondani.

    Varie ere geologiche fa.

    • Milvia ha detto:

      Grazie di avermi accomunato al misconosciuto (ma non troppo) Hemingway delle Due Torri, il cui stile di scrittura apprezzo molto. L’accostamento trasversale con Mark Twain e Flaiano, mi sembra, però, davvero eccessivo.
      A risposta dell’ultimo paragrafo del tuo commento mi sembra che tu abbia scattato una nitida fotografia di un certo mondo letterario. Purtroppo.
      Grazie anche per l’attenzione che sempre mi riservi. Sei rimasto fra i pochi, ormai.

  2. margueritex ha detto:

    Interessantissimo!
    Ma perché sei sparita?
    Non ti dai più viva e non so perché

    • Milvia ha detto:

      Vero che è interessante? E poi è scritto con un’incantevole ironia.
      Per la… sparizione ci siamo sentite prima al telefono.
      Un abbraccio.

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