C’è tempo ancora

Dei ragazzotti, sull’autobus 28, stanno seduti, stravaccati,  nei posti riservati agli anziani e ai disabili.

Sull’autobus 28, un pakistano, o forse è un bengalese, urla dentro il telefonino, nella sua lingua. Sembra molto arrabbiato. O forse è il suo modo per dire: ci sono anch’io.

In fondo all’autobus 28 una coppia sta litigando. Lui le dice: “Tanto tu non hai mai capito un cazzo”. Lei lo guarda e non dice niente.

Un passeggero dell’autobus 28 dice al suo vicino: “Ah, io, se fosse in me,  io li rimanderei tutti a casa loro”

Un ragazzino sui dieci, undici anni, fa suonare ininterrottamente le suonerie del cellulare, mentre  il padre legge Il sole 24 ore, sull’autobus 28.

Un signore molto anziano,  sull’autobus 28, saluta una sua conoscente, coetanea. “Dove stai andando”, lei gli chiede. “All’Inps”, dice lui, “mi hanno abbassato la pensione. E io come faccio a mangiare?”  Lo dice piano, senza rabbia, con rassegnazione, quasi.

C’è una donna, sull’autobus 28, che osserva  e ascolta.  E pensa che non ce la si può fare.
La donna, che prende abitualmente l’autobus 28, scende un sabato pomeriggio alla sua abituale fermata di via Indipendenza.
Pensa al signore anziano che l’altro giorno  stava andando all’Inps.
Pensa alla moglie dell’uomo che sedeva in fondo all’autobus.
Pensa a quell’altro uomo,  che li rimanderebbe tutti a casa loro.
Pensa al bambino e ai suoi suoni fastidiosi.
Pensa a quei ragazzotti, che assomigliano molto a quelli che adesso stazionano chiassosi davanti al Mc Donald, invadendo il portico, intralciandole il passo.
Pensa al pakistano, o forse era un bengalese.
Pensa che è tutto malato, il mondo. Che non c’è cura, pensa.

Poi arriva in Via Pietralata, che lì, le ha detto una sua amica, c’è una festa, organizzata dall’A.N.P.I, per ricordare la Liberazione  della città dai nazi-fascisti. E la gente, lì, ha altre facce. E ce n’è tanta, di gente. E son tutti belli, sembra alla donna.  E gentili.
Le viene in mente cosa dice un suo “maestro di pensiero”, o quello che lei crede di aver capito dalle parole di questo suo maestro: “Dobbiamo cominciare a trattarci bene l’uno con  l’altro”. Forse oggi è questa la Rivoluzione, pensa la donna.

Le case hanno i colori caratteristici della città. Anche le case sembrano sorridere, sembrano sussurrare, insieme al vento che si insinua nella strada: vogliamo solo la Pace.

 

 

 

 

 

 

C’è un gruppetto di piccole bambine che giocano a Uno due tre Stella. 
 Ma guarda, pensa la donna, credevo che non si facessero più giochi così. Poi le bimbe si prendono per mano, si mettono in cerchio e cantilenano: Giro giro tondo casca il mondo…  E girano, insieme al mondo, e sono bellissime.
La donna che è arrivata in via  Pietralata per festeggiare con altri l’anniversario della Liberazione della sua città, osserva e ascolta.
E pensa che ce la si può fare, nonostante tutto. E pensa che, forse, ancora
c’è tempo

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10 risposte a C’è tempo ancora

  1. adrianomaini ha detto:

    Che bello questo soffio di speranza che ci giunge da Bologna, uno dei grandi gangli della Resistenza!

  2. Luca ha detto:

    In qualche modo, quando parlando del funerale di Dalla non ho potuto non parlare di Bologna, ho espresso da forestiero (e mi dispiace esserlo diventato perchè quando passavo da Bologna 2-3 volte al mese la mia vita era migliore, ma forse solo perchè entrambi avevamo un buon numero di anni e problemi di meno) un punto di vista che ritrovo nel tuo post.

    “Più inutilmente veloce ed isterica anche di domenica, più diffidente e spaventata, più indifferente e maleducata” l’avevo descritta. Ma la Bologna che c’era quel giorno in Piazza Maggiore non era nessuna di queste cose.

    Ho come l’impressione che esista ancora una fetta enorme di persone tolleranti, non volgari, silenziose (“di persone silenziose ce ne sono eccome” cantava Luca Carboni già 20 anni fa con l’aria di chi quasi se ne stupiva, o forse quella era ed è l’aria con cui canterebbe anche l’elenco del telefono) ma non per questo indifferenti, lente ma non per questo fuori dalla realtà; una fetta che lungi dall’assottigliarsi prende lentamente corpo ma è ancora minoritaria.

    E allora deve un po’ nascondersi perchè in mezzo alla ressa e alla calca del Terzo Millennio Globale rischierebbe di essere calpestata, ingiuriata e vilipesa (e quindi spesso quella ressa e quella calca deve attraversarle in incognito e in maschera). Bisogna cercarla, stanarla, e fare piccole ma indispensabili cose quotidiane per farla crescere e farle trovare coraggio sempre di più.

    Il solito affettuoso e partecipe abbraccio.

    • Milvia ha detto:

      Beh, la prima cosa che mi vien da dire, Luca caro, è di riprovare a passare ancora da Bologna 2-3 volte al mese, che qua c’è più di un amico che aspetta di conoscerti…
      Trovo il tuo commento sorprendentemente ricco di positività, e spero che la tua impressione che “esista ancora una fetta enorme di persone tolleranti, ecc…” corrisponda alla realtà” e che l’incitamento a “stanarla e a fare piccole ma indispensabili cose quotidiane per farla crescere” venga raccolto da più persone possibili.
      Ricambio l’affettuoso e partecipe abbraccio. E buon 25 aprile!

  3. pieramariachessa ha detto:

    Le due facce di una stessa realtà, eppure, quanto diverse! Sei brava, Milvia, nel mettere a fuoco ciò che avviene intorno a te, sembra di essere lì tanto è precisa la descrizione degli ambienti e delle persone. Ed è bello, alla fine, pensare che ancora c’è speranza.
    Ciao!
    Piera

  4. cheneps ha detto:

    Ecco, basta ritrovarci per ricominciare a sognare che ci si può fare nonostante tutto. La dolcissima canzone di Fossati mi dà sempre i brividi. Grazie per questo post e buon 25 aprile.

    franca

  5. Milvia ha detto:

    Grazie a te, Franca, per il tuo passaggio e il bel commento. Facciamo in modo che il sogno non muoia.
    Buon 25 aprile anche a te!

  6. gavino ha detto:

    Commovente, vero com’è dovrebbe essere la verità, quella vera, degli innocenti, dei bambini e di quella signora che ha ancora…speranza.
    Gavino

  7. Milvia ha detto:

    La speranza della signora è altalenante… Ma, spero per lei, che tenga botta.
    Buona settimana, Gavino!

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