La valle dell’Eden

Fra i tanti libri che affollano la mia biblioteca (lo scorso autunno ne avevo catalogati 1573, e un’altra trentina, più o meno, si sono aggiunti in questi ultimi mesi, in attesa di essere catalogati), alcuni devo ancora leggerli. Il desiderio di acquistare i libri sia dei miei amici scrittori, sia di altri, consigliati dai miei amici lettori, che mi spinge ad acquisti, direi, quasi parossistici, è per forza di cose inversamente proporzionale al tempo che posso dedicare alla lettura. Questa impossibilità di legger tutto quello che possiedo (e anche quello che non possiedo), mi crea ansia e dispiacere. Certo, potrei trovare più tempo, dedicare meno ore alla Rete, non andare più alle manifestazioni, non vedere gli amici.  Ma allora, l’ansia, mi verrebbe per aver eliminato queste altre attività dalla mia vita. In verità vorrei avere a disposizione un tempo infinito.
Anche perché, accanto a libri non letti, ci stanno libri che vorrei rileggere. Anche se con timore. Perché un libro che mi ha affascinato venti, trenta, quarant’anni fa, riprendendolo in mano oggi, potrebbe deludermi. E non mi piace per niente essere delusa. Nè dai libri, né dalle persone. Né da me stessa, a dire il vero.
È quindi con timore che ho iniziato la lettura (la terza) de “La valle dell’Eden” di John Steinbeck.

Il mio primo incontro con “La valle dell’Eden” risale all’adolescenza. Me lo lesse ad alta voce mia madre, che lo aveva acquistato nel 1961.  Leggeva molto bene, la mia mamma, e tanti sono i libri che ho conosciuto attraverso la sua voce. Ricordo, di quella lettura, il mio disappunto per ogni interruzione, quando mia mamma doveva lasciare il suo ruolo di lettrice, per riprendere quello, più noioso e piatto, di casalinga. Mi incantò, quel libro…
Dopo la seconda lettura, a metà circa degli anni ’70, ricordo che pensai che “La valle dell’Eden” avrebbe dovuto essere inserito nei programmi scolastici. C’era tanto di quel materiale su cui riflettere che avrebbe potuto diventare davvero un romanzo di formazione, non dei personaggi, ma dei giovani lettori. E ricordo che soprattutto un personaggio, il cinese Li, sarebbe stato molto adatto a far da docente.
E ora lo sto leggendo, per la terza volta, “La valle dell’Eden”. L’ho aperto con timore, ho scritto.
E invece.

Ricordavo l’incipit, dove Steinbeck descrive la Valle del Salinas e i suoi ricordi legati a quel luogo, perché da quella prima volta, da quel lontano primo incontro, ogni volta che sentivo parlare di California, e quando poi un viaggio mi ci ha portato, era quell’incipit che mi veniva in mente. Un po’ come il manzoniano incipit dei Promessi sposi ti porta sulle rive del lago. Ma con molta più suggestione, con molta più magia, questo di Steinbeck.
A mano a mano che proseguo la lettura, ogni piccola ombra di  delusione viene spazzata via dalla saggina delle parole, dal loro senso, viene cancellata dalla maniera eccezionale  in cui la storia è narrata, da come la penna ha reso vivi i personaggi, da come  ogni parola, dico ogni parola, sia necessaria. E sono tante, le parole,  ma tante.  Il libro (una prima edizione – me lo invidi, Maria?- dell’agosto 1954 – avevo 8 anni!- di quella bella collana Medusa, della Mondadori, che non esiste più) conta 669 pagine, stampate in caratteri minuscoli. E, secondo me, non c’è niente da eliminare.

Non sto a raccontare la trama, che è complessa e si sviluppa in un notevole arco di tempo. Chi vuole e non la conosce, può fare una ricerca in Internet. Anche se ho constatato che in Rete ci sono molti più riferimenti al film con  James Dean, che Elia Kazan trasse dal romanzo, che al romanzo stesso.
Mi capita, quando mi trovo davanti a passi particolarmente belli e interessanti di un libro, di pensare: questo lo cito nel blog, o in Facebook. Ecco, sono arrivata a pagina 373 e… praticamente dovrei riportare tutto il libro. Ogni parola è una pala che mi scava dentro. Descrizioni delle stagioni, dei paesaggi, degli stati d’animo dei personaggi, delle cose o degli avvenimenti che possono sembrare senza importanza, ma che fanno invece parte dello splendido mosaico.

Devo ringraziare, anche se non so dove dimorano ora, ma senz’altro dimorano in me, mia madre, per quella prima lettura, e John Steinbeck, per la sua scrittura. E devo ringraziare anche Giulio De Angelis, scomparso qualche anno fa, grande traduttore di questo e di altri romanzi di Steinbeck, oltre che dell’Ulisse di Joyce.  Come saremmo più poveri, senza traduttori, senza gli indispensabili traghettatori di parole.

Bene, è ora di chiudere. Mi aspetta una passeggiata nel parco, ma il libro lo porto con me.
E se mi facessero la classica domanda: Se potessi portare con te un solo libro, andando in un’isola deserta, quale porteresti? , lo so quale sarebbe la risposta: “La valle dell’Eden” di John Steinbeck, direi. Perché c’è tutto, in questo libro. Tutto quello che voglio sapere e che non si finisce mai di imparare.

Buona visione con uno spezzone del film!

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12 risposte a La valle dell’Eden

  1. maria ha detto:

    Cara Milvia eh si ‘n’anticchia di invidia per questa tua prima edizione mi sovviene…:-) ma ancora di più lo scotto di non aver ancora mai letto La valle dell’Eden!! da lettrice di letteratura americana con annesso blog…mi sento quasi in colpa! Ma dopo questa tuo bel post che trasmette, come sempre riesci a fare magistralmente, la magia,la compiutezza, lo spessore ed il fascino del romanzo, me lo cercherò…mmm…e sempre per quel piccolo senso di invidia lo prenderò, se non in una prima edizione, in qualche vecchia pubblicazione che sicuramente sarà meglio di quelle che si trovano ora in commercio! eheheh…
    grazie per avermi citato e buona continuazione di lettura 🙂
    un abbraccio
    maria

    • Milvia ha detto:

      Grazie, Maria! Ti auguro di riuscire a trovare una “prima edizione”… Ci si cava gli occhi, nella lettura, per i minuscoli caratteri, ma aggiunge un valore al libro.
      Un abbraccio.

  2. Fausto marchetti ha detto:

    Un gran bel libro, io lo lessi nel 1992, ero già grande, lo lessi tutto d’un fiato godendomi ogni pagina, subito dopo passai nella biblioteca comunale e spazzai via tutto quello che trovai di Steinbeck: Furore, The battle, Uomini e topi, la luna è tramontata, Pian della Tortilla, I pascoli del cielo. Lo spezzone del film è speciale.

    • Milvia ha detto:

      Ciao, Fausto! Pochi mesi fa avevo riletto Uomini e topi e Pian della Tortilla. Delusione zero, anche per quelli, anche se la traduzione risente del tempo, a contrario di questa.
      Furore è già lì come mi sta chiamando dalla mia libreria… Per la seconda volta, anche lui…

  3. giuseppe ha detto:

    BUON GIORNO Milvia!
    GRAZIE che mi fai innamorare della scrittura! … ti volevo chiedere (avendo letto da qualche parte) come mai “Uomini e topi” è un testo obbligatorio nelle scuole anglosassoni (come da noi ad es. I promessi sposi)?
    Buon riposo nelle pagine dei libri!!!
    Giuseppe

    • Milvia ha detto:

      Non lo sapevo, Giuseppe, che Uomini e topi fosse un testo adottato nelle scuole anglosassoni… Non ti so dire il perché di questa scelta particolare, se non che è senza dubbio un ottimo romanzo.
      Buona domenica!

  4. adrianomaini ha detto:

    Ho letto tanto altro di Steinbeck. Se é come dici tu, mi devo affrettare con “La valle dell’Eden”!

  5. paola ha detto:

    Salve. Ho trovato una copia dell’edizione della Medusa su una bancarella al lungolago di Trevignano, qualche sabato fa. Un euro e l’impulso irrefrenabile di prenderlo. Da ragazzina avevo visto il film ma non ne ricordavo quasi nulla, se non un’atmosfera di cupa ineluttabilità e di speranza, alla fine. E di Seinbeck avevo un Pian dellaTortilla, che non ho mai letto perché il titolo mi sembrava troppo poco solenne, a quei tempi.
    Ebbene, sono rimasta folgorata e sentivo il bisogno di dirlo a qualcuno che avesse avuto il mio stesso sentimento…
    Mentre leggevo, a pagina 333 mi sono fermata e ho pensato di andare a vedere se esistesse una traduzione svecchiata e rivista, prima di continuare: gli iugeri, il sottosuolo della chiesa episcopale, il sorriso satirico e altre amenità, (a leggerle oggi) mi infastidivano, poi ho desistito perché non era importante di fronte alla potenza, alla bellezza e alla densità del racconto: la storia interna ed esterna delle vicende umane e di un destino comune, come il fiume che attraversa la valle, così cangiante, eppure prevedibile. Alla fine, un’ora fa, mi scorrevano le lacrime, allo stesso modo di quando finii “La montagna incantata”, tanto tempo fa.

  6. Milvia ha detto:

    Bellissimo commento, il tuo, cara Paola. Capisco come certe traduzioni, oggi, possano irritare, ma sono ben felice che tu abbia superato il fastidio per accogliere dentro di te il vero significato di tutto il testo. E capisco anche le tue lacrime che sono state anche le mie.
    Grazie davvero, e, se vuoi, ritorna a trovarmi.

  7. simona ha detto:

    Ho cercato questo libro, che ormai sembra introvabile, dietro suggerimento di un amico “pendolare” come me. Che dire ora che l’ho finito? Che mi manca già e che forse non mi stavo accorgendo di quanto mi stava scavando dentro.

  8. milvia ha detto:

    Sono proprio contenta che tu abbia… riesumato questo vecchio post, per condividere con me e con i miei lettori l’apprezzamento per La valle dell’Eden. Capisco bene che ti manchi: ma il bello dei libri è che tutto sommato si possono andare a trovare a qualsiasi ora, in qualsiasi momento, senza paura di disturbarli.
    Grazie per la visita (e grazie da parte mia anche all’amico “pendolare che ti ha consigliato il romanzo).
    Buon mese di febbraio!

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