E un mattino di maggio…


E un mattino di maggio, che sembra uguale a ogni altro mattino,
saluti i tuoi genitori, sospiri  davanti a tua madre che ti dice ancora una volta di metterti il giubbottino, che è ancora fresco a quest’ora, ti dice,  ti dai un’ultima occhiata allo specchio, mentre ti passi velocemente un po’ di mascara sulle ciglia,  perché tutti ti dicono che sei carina, ma tu sei sempre piena di dubbi, hai sempre paura di avere qualcosa fuori posto, controlli di aver acceso il cellulare (perché c’è quel ragazzo che ti piace, e anche tu pensi di piacergli, anche se per ora si limita a mandarti ogni mattino un sms per augurarti il buongiorno), prendi lo zainetto e ti chiudi la porta alle spalle.
E non puoi sapere che sarà per l’ultima volta.
Ti avvii alla fermata dell’autobus, ti chiedi se la tua amica del cuore sarà già lì, ad aspettarti, oppure arriverà in ritardo come sempre, correndo sulle sue lunghe gambe e riuscendo a salire sull’autobus un attimo prima che chiuda le sue porte.  È la tua amica da sempre, ed è stata la prima a cui hai chiesto l’amicizia, quando hai aperto la tua pagina su Facebook.  Pensi che la scuola sta per finire, pensi che stai andando incontro all’estate con i suoi giorni di luce, pensi alle sere che passerai con gli amici, mangiando gelati in quel bar che hanno aperto l’estate scorsa, e che sono così buoni che mangeresti solo gelati, per tutta l’estate. Pensi a lui, pensi che ti piace proprio, quel ragazzo, pensi a come dirglielo, che ti piace.  Pensi che non è un bel momento, questo, non è un bel momento per nessuno. L’hai vista, la faccia dei tuoi, preoccupata, mentre ascoltano il telegiornale. Vorresti fare qualcosa, per cancellare quella espressione dai loro visi.  Ma pensi anche che tutto si rimedierà, in qualche modo, e che la vita è comunque bella, perché esiste l’amicizia, e la musica, e c’è quel ragazzo. E ci sono le sere d’estate che hanno buon odore, e quel concerto in città, per cui hai già comprato i biglietti su internet, per te e la tua amica. La prima volta che farai molto tardi alla sera, e c’è ne voluto, per convincere i tuoi…

Arrivi davanti alla scuola, saluti, ti chini ad allacciarti una scarpa, uffa, si slacciano sempre, pensi. Ti rialzi e guardi il cellulare.

E una mattina di maggio, che sembrava uguale a ogni altra mattina, in un attimo tutti i tuoi pensieri, e i sogni, e il tuo viso, e la tua giovane carne, e il messaggino  che è appena arrivato, e lo zainetto, e i libri,  e il mascara,  e il giubbottino e l’abbonamento dell’autobus, in questa mattina di maggio, che non sarà mai più uguale a nessun’altra mattina,  tutto il tuo mondo viene distrutto.  E, in un attimo, tu non esisti più.

Non è, concretamente, Melissa Bassi,  la ragazzina che ho descritto: di lei non so, non sappiamo quasi nulla. Ma è così che me la sono immaginata. Perché i sogni, i pensieri, i desideri, le azioni degli adolescenti non si differenziano poi tanto, fra loro.
E se capisco che questo post possa sembrare a chi mi legge grondante di retorica,  non era questa la mia intenzione. Ho un difetto, e lo chiamo difetto perché mi procura spesso sofferenza: mi immedesimo negli altri. E mi sono immedesimata in questa ragazzina che questa mattina ha chiuso la porta di casa non sapendo che non l’avrebbe più riaperta. Nei suoi pensieri e nei suoi sogni, mi sono immedesimata. E mi immedesimo nel dolore, che non può avere unità di misura, dei suoi genitori. Non li abbraccio, perché loro, del mio abbraccio, non sanno che farsene. Ma piango con loro e per loro. Lacrime meno cocenti, sarei folle se pensassi che fossero simili alle loro,  ma lacrime.

Agli autori di questo crimine schifoso:
Siate maledetti, chiunque voi siate. Non abbiate più pace, non ci siano più per voi stagioni e giorni felici. Chiunque voi siate, mafiosi o criminali comuni, terroristi o chissà che altro, siete dei bastardi, vigliacchi, infami  assassini.

Non era mai capitato che si facesse un attentato a una scuola. Non era mai capitato che, deliberatamente, i bersagli fossero adolescenti. È stato superato un confine, oggi.
Mi auguro che non si vada oltre. Mi auguro (con ben poca speranza, in verità) che gli assassini vengano individuati, che vengano individuati i mandanti. E che chi  di dovere, magistratura e  forze dell’ordine, si impegnino al di là delle loro forze. E che i politici non facciano i soliti stereotipati discorsi (che hanno già iniziato a fare, e le parole son sempre le stesse, le stesse per tutte le stragi, parole morte), ma che agiscano. Zitti, e lavorate, mi vien da dire. E fatelo con rigore. E fatelo con onestà, se ve n’è rimasta.

L’immagine che appare all’inizio del post l’ho prelevata da: http://un-gand-soptit.blogspot.it 

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10 risposte a E un mattino di maggio…

  1. Adacreativa ha detto:

    unà storia assurda.da lasciare l’amaro in bocca.e la tuà storia non sembra affatto piena dì retorica,riflettendoci hai ragione,chi più chi meno le ragazzine a quella età sono proprió come le hai descritte tu e se proprió non dovesse essere così dì certo non pensano dì andare a scuola x morire.non esistono parole neppure x il dolore deì genitori.Sai l’altra sera ascoltavo un intervista dì Enzo de Caro e alcune sue parole mi fecero riflettere.In effetti lui fece un osservazione e disse che non esiste un termine per i genitori che perdono un figlio,esiste infatti l’orfano,il vedovo/a ma come si chiama un genitore che perde il figlio??non hanno creato un termine xke non è così che dovrebbe essere x natura,quindi scusa se mi sono dilungata ma il mio pensiero va soprattutto ai genitori.ciao cara Ada

    • Milvia ha detto:

      Cara Ada, anni fa una mia carissima amica perse un figlio di 18 anni, e davanti al suo dilaniante dolore anch’io pensai che non esisteva nessun sostantivo per descrivere lo stato di che perde un figlio. Orfano, orfana per chi perde un genitore; vedovo, vedova per chi perde il coniuge. E, come te, pensai che perdere un figlio è una tragedia contro natura, ed è per questo che non esiste uno stato per descrivere un genitore a cui capita.
      O, forse, come ha fatto la scrittrice blogger Morena Fanti, autrice del libro “Orfana di mia figlia” che racconta la sua perdita, il termine appropriato è proprio questo: orfano.
      Come sono i genitori di Melissa. Orfani di Melissa.
      Un abbraccio.

  2. aquanive ha detto:

    Reblogged this on Scarabocchi and commented:
    Senza parole. Io non sono capace di dire o scrivere nulla. Potrei dire solo parolacce, imprecazioni e – io che non lo faccio mai – bestemmie. Milvia ha parlato per me…

  3. fabiocicolani ha detto:

    Grazie Milvia, con le tue parole hai reso vivida una storia di orrore e malvagità gratuita che ti fa alzare gli occhi al cielo e chiedere “Perchè”, come quando sei bambino e tante cose non le capisci, allora cerchi lo sguardo rassicurante della mamma, che tutto sa. Siamo tutti adulti ora, eppure, di certi gesti, non riusciamo a capirne la motivazione e nessuno può darcela. Perchè certe azioni ignobili, una ragione non possono averla, mi rifiuto di dare un senso a questo schifo, a questa melma in cui sguazza il paese, tenuto immerso fino al collo dal macigno che è questo governo, queste istituzioni pigre e codarde. E intanto, chi ci rimette, è una ragazzina di 16 anni che quel giorno voleva solo andare a scuola.

    • Milvia ha detto:

      Fabio, è un vero piacere averti qui. Condivido ogni tua parola, caro Fabio. Mi dispiace solo che anche tu, che sei tanto giovane, ti trovi a vivere in un periodo così melmoso. Per voi giovani, noi delle precedenti generazioni, avevamo sperato un futuro migliore. Ma, a quanto pare, non siamo stati capaci di costruirlo.
      A presto.

  4. annamaria49 ha detto:

    Oh, cara Rossella, mi sono commossa: il tuo racconto non è imbevuto di retorica ma di tanto amore, il tuo cuore ha trasmesso il suo dolore. Io ho pianto e continuo a farlo nel mio cuore, oggi è una domenica triste, ad accrescere la mestizia anche la notizia del terremoto, non c’è mai fine al dolore. Dici bene: non s’era mai compiuto un attentato ad una scuola e la motivazione non riesco a comprenderla, ne parlo anche nel mio post pubblicato ieri, oggi poi ho pensato che se non si è trattato di mafia ci penseranno loro a trovare il colpevole. Ma chi restituirà la vita a Melissa che coltivava il sogno di fare la stilista, lei una ragazza semplice che amava studiare e non aveva grilli per la testa, non andava neanche in discoteca, da qualche giorno aveva un fidanzantino, i genitori come faranno: era la loro unica figlia. E la vita continua, occorre forza per farlo; credo che Melissa lì dov’è, farà il possibile per dare quella forza ai suoi genitori. Che riposi in pace!

    un bacio
    annamaria

    • Milvia ha detto:

      Non ho ancora letto il tuo post, Annamaria cara, lo andrò a leggere dopo aver risposto al tuo commento.
      Come se non bastasse la morte di un ragazzina di 16 anni, intorno alla vicenda di Brindisi ieri si è scatenata la caccia al mostro, e che giornalisti da tutti ritenuti qualificati abbiano pubblicato nome cognome indirizzo di casa indirizzo mail di un signore PRESUNTO indiziato per la strage, è un fatto ignobile. Venire a sapere che pure Sandro Ruotolo è fra questi mi ha fatto davvero male.
      A Melissa nessuno restituirà la vita, ai suoi genitori nessuno restituirà la figlia. Spero solo, ma, l’ho già scritto, non ci credo troppo, che la verità possa emergere. Quella vera, e non quella gridata al mondo dagli sciacalli.
      Un abbraccio, Annamaria

  5. Natalia fagioli ha detto:

    Ti ho ritrovato per caso ed è stato un grande piacere per me. Mi spiace di non stare a Bologna per vederti più spesso e per essere presente alla presentazione del tuo nuovo libro. Complimenti e continua!Un saluto carissimo e un abbraccio. Sono felice per te. Veramente. Natalia Fagioli da Cesena (ricordi?)

    • Milvia ha detto:

      Natalia!!! Che sorpresa! È anche per me un piacere che tu mi abbia ritrovata e sia venuta a farmi visita. Ti ringrazio per le belle parole. E certo che ti ricordo! Ma tu continui a frequentare il laboratorio di Rimini?
      Ricambio il saluto e l’abbraccio.

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