Girointondo

Il raccontino che segue l’ho scritto nel 2004, ben otto anni fa. Ho fatto qualche piccola modifica per renderlo più attuale, ma, pensandoci, anche se lo lasciavo nella versione originale, attuale, attualissimo, lo sarebbe stato ugualmente. Il che non può che fare riflettere su come non sia cambiato nulla, da allora. Anzi, diciamo la verità: tutto è peggiorato, e chi lo avrebbe detto, allora, che saremmo scivolati ancora più in basso?
Beh, buona lettura.

Girointondo

E adesso ci voleva anche ‘sto cacchio di pozzanghera. Prima l’autobus che tarda mezz’ora, poi sbaglio anche fermata, scemo che sono. Sono in ritardo di dieci minuti, cominciamo beeene. Lo voglio, quel lavoro, lo voglio. Lavoro?… Contratto a termine, lavoro precario, co.co.co, un verso da gallina, no è vero adesso non si chiama più così, ma non cambia niente, se tutto va bene fra sei mesi a casa, dopo una serie infinita di “Buongiorno sono Demostene” –dovrei odiare mio padre, solo per avermi affibbiato ‘sto nome merdoso- “in cosa posso esserle utile?” Ah ah, ecco dove mi ha portato la mia laurea in scienze politiche. Devo ricordarmi di non parlare ASSOLUTAMENTE di quel lavoro là, quello di Ferrara. Tanto non c’è traccia, ero in nero, poi sono passati due anni. Però sei mesi sono meglio che niente. Potrei fare sei mesi di lavoro e gli altri in giro, magari che so a Cuba, no meglio il Brasile, donne mare sole e samba. Brazil, la la la la la la la la… come alla festa di ferragosto nella pensione di Bellariva. Che poi è lì che ho conosciuto la Lory, quella stronza.  Così lo senti mio padre: non hai voglia di fare nieeente, non hai carattere, sono stufo di mantenerti, ha ragione quello là, in televisione, siete dei bamboccioni. Ecco, nella seconda traversa ci dovrebbe essere la ditta. Anche se i tuoi amici, mi dice, loro non sono dei bamboccioni. Guarda Fabio, mi dice.
I miei amici…begli amici, come Carlo, che bisogno aveva di andare a dire a quello di Ferrara che mi ero dato malato mentre invece ero andato a Milano per il concerto. Vasco è Vasco, cazzo, poi erano solo due giorni. E la Lory era tutta contenta. In  macchina al ritorno ci siamo fermati nel parcheggio di un autogrill in fondo in fondo, dove dormono i camionisti dentro i loro bestioni. Sì sì, era tutta contenta la Lory, sì sì, diceva mentre la strafugliavo.  L’ultimo viaggio lunghino che ha fatto la Punto. Dopo due mesi, bum, si è fermata per sempre. E subito dopo la Lory a dirmi che lei voleva sicurezza, voleva uomo casa figli e tutto l’ambaradam. Che stronza la Lory. Guarda quel cacchio di pozzanghera cosa mi ha fatto. I pantaloni buoni, quelli della laurea. Tutti schizzati. Una macchina mi ci vuole. Ce l’hanno tutti. Anche gli extra-comunitari, accidenti a loro. Dove cavolo mettono le targhe delle strade? Ah, eccola: via Licinio Margotti. Via Margotti??? Non è questa qui, la strada. Sei proprio cretino, ti perdi in un bicchier d’acqua, dice lui, forse ha ragione. Ma ho tirato giù la mappa da Internet! Capito, è la prossima. Quindici minuti, già quindici minuti…Forse ai colloqui dovrei portarmi dietro mia madre: che bel figlio sei, mi dice, quanto sei intelligente. No mi “dice” è sbagliato, mi diceva, questo sì. Adesso mi guarda strano anche lei, mi hai delusa, sento che pensa. E non credo che sia solo perché sto perdendo i capelli. È lo stress, mi ha detto Fabio, che lui sì che è a posto, con la sua laureetta di psicologo del cazzo. Che ha anche due anni meno di me, Fabio, che io ne ho trentadue, di anni, e una laurea con cui mi posso pulire il culo. E neanche uno straccio di macchina. E neanche uno straccio di ragazza. E neanche uno straccio di lavoro. Che stronza, la Lory.
Eccola la strada, alla fine. E il numero? È il trentasette, mi sembra di ricordare. Non l’ho segnato, il numero! E adesso sono davanti al 219. Venti minuti…
Non me lo daranno mai, quel lavoro.

(da “Donne, ricette, ritorni e abbandoni” Pendragon 2005)

Ascanio Celestini -Io lavoro al callcenter

Immagine di copertina prelevata qui

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8 risposte a Girointondo

  1. mirella ha detto:

    L’ho riletto volentieri, anche se lo ricordavo benissimo. Proprio bello.
    Mirella

  2. Adriano Maini ha detto:

    Puro distillato delle tristi condizioni sociali di tanti, troppo giovani, oggi, in Italia.

  3. annamaria49 ha detto:

    Il giovanotto incavolato è leggermente imbranato, forse se lo fosse meno… Purtroppo la situazione è ancora quella del 2008, nulla è cambiato, anzi peggiorato, i giovani non hanno ancora prospettive di futuro, non sono motivati e i tanti bamboccioni sono dovuti diventarli per forza di cose. E’ anche vero che quando c’era il benessere se la son presa comoda, parcheggiati nelle università perché tanto il papà pagava l’ambaradan. Ora con la crisi i ragazzi sono cresciuti, si sacrificano, hanno voglia di fare e la situazione ha tarpato loro le ali. Non è un bel vivere per tantissimi, guarda se penso agli esodati e a tutti coloro che si tolgono la vita, che tristezza!
    Bravissima, una scrittura attuale e molto scorrevole.
    un bacio
    annamaria

    • Milvia ha detto:

      Grazie, Annamaria. Credo che noi tutti siamo in parte responsabili verso i nostri ragazzi, è anche colpa nostra, se ora ci troviamo in questa situazione. Colpa nostra se, come tu scrivi, i nostri figli se la sono, in passato, presa comoda, se non siamo stati capaci, per pigrizia o miopia, di trasmettere loro valori, e colpa nostra che non abbiamo voluto capire che una società basata solo sul valore del denaro poteva portare solo alla distruzione.In realtà, i nostri ragazzi, dovrebbero ripudiarci, per avergli negato un futuro. Spero che riescano a ricostruirselo, nonostante noi.

  4. TADS ha detto:

    ahahahahahah…..!!!!
    un Demostene così se lo metti a pulire i cessi impiega una settimana per decidere se usare il wc-net oppure il cillint bang… nel mentre tutto si intasa, tutto riemerge :mrgreen:

    TADS

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