Fermenti

Santarcangelo di Romagna

Perché a me, poi, Santarcangelo, soprattutto durante il Festival, mi sembra tutto un ribollir di tini. Son tutti fermenti, gorgoglii di parole, lingue diverse, diversi dialetti, black mojito bevuti sul muretto davanti a Monte Giove, che non è un monte, in questo caso, ma un’osteria, intellettuali seduti sui gradini delle scale che portano al Campanone, che disquisiscono sullo spettacolo appena visto, ah, dicono, bello, significative tutte quelle teiere messe lì a bollire, un vapore emblematico, dicono, con i loro accenti diversi da intellettuali.
E pensare che quelli della costa, fino a qualche decennio fa, consideravano il paese di Santarcangelo un paesone di gente un po’ così, con quella faccia un po’ così, da buzzurri, dicevano quelli della costa sugli abitanti di Santarcangelo, li chiamavano cipolloni, o cipollotti, non ricordo bene, come a dire che eran solo capaci a coltivare e mangiare cipolle. Vengono giù con la piena, dicevano i rivieraschi, quando vedevano arrivare sulla costa gli abitanti di Santarcangelo. Dimenticando, quelli della costa, che nel paesone c’erano persone come Raffaello Baldini, e Nino Pedretti, e Tonino Guerra (che non ha bisogno di un link, perché lo sanno tutti, chi è, anche quelli della costa, lo hanno imparato).

Ma da un po’ di anni arrivi a Santarcangelo (e non solo durante il Festival) e non ti meraviglieresti poi troppo se ti imbattessi in una discussione fra Ferlinghetti e Ginsberg (per quanto questo incontro potrebbe apparire veramente soprannaturale).  Nel paese, adesso, hanno preso dimora altri poeti e poetesse, e registi cinematografici, e attori e giornalisti. Che ci abitano tutto l’anno, e mica solo durante il Festival.

I primi anni, quando il Festival è nato, qui a Santarcangelo gli abitanti non erano per niente contenti di questa novità. La consideravano un disturbo. Il Festival degli hippy, lo chiamavano, dimostrando fastidio che a volte scivolava in disprezzo, intolleranti a quel ribollire di fermenti che percorreva le loro strade, e che faceva rumore e che aveva l’odore degli spinelli fumati da quei ragazzi un po’ strani, con vestiti strani, che facevano strani discorsi. E che, soprattutto, avevano pochi soldi. Adesso credo che siano contenti, gli abitanti di Santarcangelo. Contenti, di sicuro, sono gli osti, i ristoratori, i locandieri. Gli hippy sono spariti, sparito, quasi, l’odore del fumo, i soldi girano e se i soldi girano gira l’economia.

A margine del Festival, quest’anno, ci sono capitata anch’io: da abituale visitatrice, quest’anno, per un’oretta, mi sono trasformata in partecipante off (anche se il Festival non se n’è accorto). Mi sembra che sia andato tutto bene (mi meraviglio sempre quando mi pongono domande che vengono rivolte agli scrittori veri).

Di spettacoli ne ho visto uno solo, perché il mio soggiorno è stato breve. Però ho visto quello che, per una ragione umanamente egoistica, mi interessava di più.  Ed è questa cosa qui. Umanamente egoistico, il mio interesse,  perché nel progetto del regista newyorkese Richard Maxwell è stato coinvolto anche mio figlio. E insomma, vedere il Figliolino proiettato su uno schermo (con una tecnica così suggestiva che dava l’impressione che stesse, carne e ossa, sul palco) e ascoltare le sue parole è stato emozionante. Ah, cuore di mamma…
Per il resto del tempo sono stata anch’io appollaiata sul muretto, accanto ad artisti che bevevano black mojito attraverso una cannuccia di liquirizia (io no, solo acqua).

Mi sono mancati, quest’anno, i diari serali di Paolo Nori, mi è mancata la sua Internazionale cantata in russo, che mi fece piangere di commozione. Mi è mancato… il colore dei girasoli.
E mi è mancato lo stato d’animo  di lieta leggerezza che mi aveva accompagnato in quei giorni, e non solo in quei giorni. Chissà dove se n’è andato in vacanza?…
Comunque, lì, a Santarcangelo di Romagna, nel paese degli ex-cipollotti o ex cipolloni, non ricordo, è ancora tutto un ribollir di tini.  E non solo durante il Festival.
Mi piace, questo ribollire.

Ivano Marescotti legge Raffaello Baldini

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8 risposte a Fermenti

  1. Luca ha detto:

    Ideale congiunzione dei cateti di un triangolo rettangolo che la unisce a Rimini e a Bellaria (la cui ipotenusa se la prende, noblesse oblige, quel mare Adriatico dall’accento un po’ bagnato in cui una settimana fa ho provato a fare il bagno), Sant’Arcangelo sembra predestinata a partorire menti creative (a quelli che hai nominato aggiungerei senz’altro Daniele Luttazzi e Fabio de Luigi che, mi conferma un illustre suo concittadino di cui mi sfugge il nome, vive ancora lì o quanto meno ci passa spesso e volentieri).

    Fiore non colto, poesia non letta, feto non partorito, Sant’Arcangelo resterà nel mio immaginario come una di quelle cittadine che non sono nè emiliane nè marchigiane ma quasi quasi sono tutt’e due le cose, immaginiamo Novellara che si sposa con Urbino, Castell’Arquato che si sposa con Camerino, Bardi che si sposa con Castelfidardo e vediamo cosa ne viene fuori.

    Quella strana obliqua terra che è la Romagna non adriatica, sospesa fra gli ozi apparenti rivieraschi e il duro lavoro dell’agricoltura estensiva della Val Padana che da lì sembra lontana anni luce e invece e appena oltre il secondo semaforo.

    Chi racconta a una cena di ricchi annoiati “Sono stato al festival di San….” spesso si vede interrotto in malo modo, con arrogante burbanza, e la chiosa “Il festival di Sanremo? Ma dì GIURO!”.

    Ed è meglio così, che (meno del Caterraduno ma più del festival dei Fiori) questo strano ondivago spazio resti incognito ai più e dolce consuetudine per chi ne è diventato, negli anni, un habituè.

    Le mie energie mantrico-cosmiche, rientrate a casa dopo una missione esplorativa, non è che mi abbiano raccontato granchè.

    Per cui fammi, facci, fagli, fa loro, fa l’oro, fa l’alloro sapere come e qualmente è andata, e quant’altro ti venga in mente.

    • Milvia ha detto:

      Santarcangelo è un paese bellissimo. Giri per le sue strade e vieni contagiato di bellezza. Forse è per questo motivo che è terra di poeti e artisti. Se non ci sei mai stato, caro Luca, ti consiglio di fare uscire questa meraviglia dal tuo immaginario e farne concreta conoscenza e lasciare che bellezza fecondi anche te (essendo già, il tuo, terreno più che fertile, sarebbe una riuscitissima fecondazione). Se poi ti capitasse di andarci durante il Festival il successo sarebbe ancora più splendido.
      Le tue energie mantrico-cosmiche, sono state molto attente, là, dentro la grotta. E hanno influenzato positivamente ogni cosa. Purtroppo, poi, una volta uscite, invece di tornarsene a casa e raccontarti tutto, si son sedute sul muretto e hanno cominciato a scolarsi mojto su mojito. Si sono mangiate anche le cannuccia di liquirizia. Non mi meraviglio, quindi che non ti abbiano raccontato nulla. È già tanto che siano riuscite a trovare la strada del rientro. Mi sa tanto che loro, ai gin fizz di Sena Gallica, preferiscano i mojito di Monte Giove. Tienine conto.
      P. S.: Daniele Luttazzi mi piace a fasi alterne (adesso sì, adesso no). Preferivo l’altro Luttazzi.
      Fabio de Luigi lo conosco poco.
      Di San Remo ho solo ricordi in bianco e nero.

  2. mirella ha detto:

    Santarcangelo di molti anni fa. Il mare affogato da mucillagini spaventose come ultracorpi. Le onde ne cospargevano le spiagge dove il mattino le ruspe ne facevano montagnette putride prima di portarle via. E a pochi chilometri, invece, la magìa di Sant’Arcangelo con le piazzette dove al tramonto ragazze vestite di bianco portavano in scena Proust, e la sera Marco Baliani sull’aia che fu di Pascoli, tesseva suggestioni.
    Grazie Milvia per avermi ricordato Sant’Arcangelo.
    Mirella

    • Milvia ha detto:

      L’estate delle mucillagini coincise con un mio viaggio in India. Di ritorno, arrivata a Fiumicino, comprai un quotidiano e appresi così come era messo il nostro mare. Mi sembravano tutte esagerate, le parole che a mano a mano leggevo. Poi, arrivata a casa, lo vidi, quello spettacolo desolante. Non avevano esagerato, i giornalisti.
      Grazie a te, Mirellina per aver descritto in due righe, e molto visivamente, la magia di Santarcangelo. Brava come sempre.

  3. Franz ha detto:

    Ho un ricordo vaghissimo di un’edizione di quando ancora era il ‘Festival degli hippy’: mi ci portò una sera durante una vacanza al mare mio fratello, che aveva diversi amici legati al teatro sperimentale, al DAMS, a Giuliano Scabia.
    Molto più vivi sono i miei ricordi della fiera annuale, nella bella cittadina di Sant’Arcangelo, che si svolge in autunno inoltrato. Purtroppo ho conosciuto questa importante fiera in anni in cui aveva già perso molte caratteristiche antiche, di generosità da parte dei molti banchetti alimentari, e soprattutto di legami con il territorio: sono presenti da un po’ di anni rappresentanti della gastronomia di regioni lontane, oltre ai soliti cinesi che vendono un po’ di tutto. Ciononostante può capitare ancora di imbattersi in un cantastorie dialettale, a testimonianza della atmosfera felicemente ricca di fermenti che evidentemente si respira da quelle parti.
    Un saluto affettuoso a te e al tuo figliolone.

    • Milvia ha detto:

      Una delle cose che apprezzavo del “vecchio” Festival, è che, accanto agli spettacoli ufficiali, molti artisti, pressoché sconosciuti, ma ricchi di passione, portavano il loro spettacolo lungo le strade della cittadina romagnola, e il pubblico li seguiva soggiogato, come se, quegli artisti, fossero una sorta di pifferai di Hamelin.

      Sono diversi anni che non partecipo alla fiera di cui tu parli, la fiera di San Martino. La frequentavo soprattutto quando mio figlio era piccolo, e ricordo l’atmosfera festosa, il profumo della salsiccia che cuoceva sulle piastre, pronta a cadere nell’abbraccio fragrante della piadina, e ricordo il dolce-asprigno sapore della cagnina, che è un vino tipico della Romagna, e che, se ben ricordo, si può bere solo in quel periodo e che tinge le labbra di viola. E le bancarelle che vendevano, oltre ai prodotti alimentari caratteristici della zona, le bellissime tovaglie con i tipici disegni romagnoli color blu o color ruggine.
      Ricordo anche qualche cantastorie. Ricordo che, nonostante il freddo e la nebbia che molte volte caratterizzavano quei giorni, era sempre una gioia partecipare alla fiera di San Martino.

      Ricambio il saluto affettuoso, e inoltro il tuo al Figliolino/Figliolone.

  4. adrianomaini ha detto:

    E non può non piacere tutto questo ribollire. Dalle mie parti ce ne era un po’ quando ero, ahimé, ancora adolescente.

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