Un grand applaus!

Una delle componenti della band australiana The Sweethearts

Lunedì mattina il treno che da Porretta mi riporta a casa corre sotto un cielo dall’aspetto autunnale. Solo il verde paesaggio che sta attraversando indica che è ancora estate piena.  Ma, nonostante il plumbeo colore del cielo, dentro di me brilla il sole, e ogni cosa mi pare comunque illuminata, come direbbe Jonathan Safran Foer.
Effetto Porretta Soul Festival, che, come il più terapeutico bagno termale per l’anima, mi ha ancora una volta (e forse più di ogni altra) rigenerato.
“Forse più di ogni altra volta”, ho scritto. Ma, forse, è quello che penso ogni luglio, quando il Festival ci lascia per  darci appuntamento all’anno seguente. Però… però domenica sera sono arrivata a piangere di gioia e non mi ricordo che un’emozione così grande l’avessi provata in precedenza, lì a Porretta. E non è mica perché invecchio (cioè, invecchio, sì, ma non credo che sia questa la causa della mia commozione). È che è stato l’epilogo grandioso di una grandiosa manifestazione, con una delle band più straordinarie che, a mio parere, siano mai salite sul palco del Rufus Thomas Park (e anche sul palco del campo sportivo, dove si svolgevano le vecchie edizioni del Festival). La band è il The Bar- Keis. Fu la band di Otis Redding e a Porretta erano presenti due dei membri di allora: il trombettista Ben Cauley, che fu l’unico superstite dell’incidente aereo in cui perse la vita Otis (riuscì a tenersi aggrappato a un sedile dell’aereo che galleggiava nell’oceano) e il bassista James Alexander, che non fu coinvolto nel disastro, avendo perso, per sua fortuna, quel disgraziato volo.
Allora, dicevo, finale eccezionale, vibrante, energetico. In una parola: meraviglioso. Alla band, sul palco, si sono uniti quasi tutti i musicisti ospiti del festival: Syl Johnson, i componenti dell’altra band, i The Bo- Keis (bravissimi anche loro), le vitalissime ragazze australiane della formazione The Sweethearts  (la più giovane 13 anni, la più… vecchia, 19) e altri ancora. E con mia gioia immensa ecco che tutti insieme hanno intonato Sittin’ on the dock of the bay: la mia preferita, la più amata fra tutte le musiche soul. Una versione lunghissima, esaltante, splendida. E poi… E poi la pioggia, proprio sulle ultime note, quasi un miracolo: eh, sì, perché eran due giorni che minacciava di piovere, e noi, popolo del soul,  per due giorni  a guardare il cielo, con il timore che Giove Pluvio ci rovinasse le serate, e noi a studiare la direzione delle nuvole, a misurare il vento, a sentire, sconsolati,  che nei paesi vicini la pioggia  era caduta, stava cadendo, e sarebbe arrivata presto anche a Porretta. E invece no. La pioggia ha aspettato che la Festa fosse arrivata ormai alla conclusione, e solo allora, dolcemente, ha iniziato a cadere su di noi.  Mi piace pensare che siano stati Otis (d’altra parte, il Festival ha, come sottotitolo, tribute  to Otis Redding), Rufus, Solomon ( con Ernesto De Pascale che prendeva appunti), a tenere a bada le nuvole fino alle ultime note,  i loro quattro  spiriti appollaiati sull’ultima gradinata del Parco. Sì, mi piace proprio credere che sia accaduta questa cosa.

E, a proposito di Solomon, ricordo un’altra serata memorabile, quella finale dell’edizione 2009: ne parlai qui. L’ultima volta che Solomon Burke è stato ospite del Porretta Soul Festival: è morto nell’ottobre dell’anno seguente. Ma, invisibile, mi sa che a Porretta ci torna ogni anno.

Mi piacerebbe essere un’esperta di musica soul per esprimere pareri più tecnici, apprezzamenti più mirati. Ma sono solo un’appassionata, ed è solo la passione che guida la mia mano, mentre scrivo.
In realtà, se mi paragono agli amici che ogni anno sono miei compagni di questo viaggio dell’anima, sono di un’ignoranza abissale, di cui un po’ mi vergogno. Ne approfitto per salutarli, questi miei vecchi amici, e per salutare pure i nuovi che ho conosciuto quest’anno. Un abbraccio grande a tutti. E, se le cose andranno come abbiamo progettato, ci vedremo presto, vero Ana Maria,  e Chiara e (deliziosa) piccola Carola, e Ermanno, Alessandro, Alberto, Ezio? Un saluto affettuoso anche a Edoardo Catfish Fassio,  vero zoccolo duro del Festival, nonché uno dei maggiori esperti in Italia di musica blues e soul (forse dovrei prendere lezioni…).
Un grand applaus (esse aspra), è il titolo di questo post. Un grand applaus è l’invito che rivolge al pubblico , alla fine di ogni esibizione, Rick Hutton, presentatore storico del Festival (nonché fondatore di una sua band, come potete vedere qui – e mannaggia, mi piacerebbe pure andarci, a questo Spiagge Soul, il festival gratuito che fino a domenica 29 luglio riempirà i lidi ravennati di grande musica, ma ho altri programmi, da domani a domenica- ). L’italiano di Rick è un po’ al di sotto di quello di Don Lurio (credo che un po’ ci marci…), ma  lui è un ottimo conduttore, simpatico  e travolgente.
Un grande applaus  voglio farlo, fino a spellarmi le mani, a Graziano Uliani, che del Festival è il creatore e che continua a dare vita (e che vita!) a questa meravigliosa creatura, che ha appena compiuto venticinque anni. Immagino che le difficoltà organizzative e finanziarie non siano poche, soprattutto in questi periodi di crisi, e credo che ci voglia una grande passione e un grande amore per superare gli ostacoli. Ma lui, Graziano Uliani, passione e amore per il soul ne ha in abbondanza. Grazie mille, mister Uliani! Grazie anche per aver portato quest’anno a Porretta la grande Robin McKelle. Spero che ritorni: è straordinaria.

Se volete leggere i precedenti miei post su Porretta potete trovarli qui sotto:
2007
2008
2009
2010
2011

Vorrei che le mie parole riuscissero a contagiarvi, riuscissero a trasmettervi il benefico virus che ogni anno rende per me il Porretta Soul Festival un appuntamento imperdibile. Se verrete a Porretta, vi terrò il posto accanto a me e ai miei amici. In prima fila, sempre.

Da domani a domenica non sarò a Bologna: una vacanzina inaspettata, fuori programma,  mi porta sull’appennino modenese. Per cui: buon fine luglio a tutte e a tutti. Ciaoooo!!!

Robin McKelle:Remember

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6 risposte a Un grand applaus!

  1. mirella ha detto:

    Un grande applaus al tuo resoconto, gradito anche a me, che non so niente di musica soul, anche se mi piace molto Sitting on the dock of the bay..
    Buona vacanzina fortunata, che qui sta per abbattersi l’ennesima ondata di calore devastante, ma non per te, Salamandra.
    Baci.
    Mirella

  2. Franz ha detto:

    L’emozione è il nutrimento più ricco per l’anima, e quando proviene proprio dalla musica ‘dell’anima’ il cerchio sembra chiudersi virtuosamente.
    Sono felice per te, come chi ti vuol bene (e siamo davvero in tanti); e anche per la breve vacanza estemporanea che ti concedi ora in mezzo al verde e lontano dall’afa cittadina.

    E anch’io, come la cara Mirella, dedico un grand applaus alla tua estate.

    • Milvia ha detto:

      “L’emozione è il nutrimento più ricco per l’anima”: è proprio così, caro Franz, le emozioni sono nutrimento e fonte energetica dell’anima.
      Non so se siano in tanti a volermi bene, ma, altro nutrimento per la mia anima, è l’affetto che i miei veri amici, seppur pochi, provano per me. Affetto più che ricambiato, naturalmente.
      Un grand applaus anche a te, alla tua vita, per un tuo luminoso futuro.

  3. lucarinaldoni ha detto:

    Come tu ben sai, di recente ho conosciuto il meraviglioso mondo delle api (non senza un paio di sgradevoli effetti collaterali, ma il Bene Puro non alberga in questa parte di Un iverso) con l’aiuto dell’amico Valter. Questi straordinari animaletti non si fermano praticamente mai, volano di fiore in fiore, metabolizzano e rielaborano creando senza posa.

    E allora, parte con sincero altruistico affetto, parte con l’egoismo possessivo di chi gode del tuo talento letterario, provo a immaginare quali fermenti, quali stimoli, quali potenziali elettrici percorrono incessantemente le tue sinapsi neurali per riassociarsi, decomporsi e ricomporsi in libere e sempre nuove configurazioni.

    E’ affascinante rendersi conto che ci parli di gioiosi “banchetti dell’anima”, di “soul food” in questo caso vero e proprio e non solo metaforico, parte dei quali si riciclerà in un autoconsumo, ma certamente una parte più o meno grande verrà reimmessa nel circuito virtuoso delle idee e della creatività.

    Quel certo struggente assolo di sassofono ti darà la timbrica per un dialogo fra due coniugi che non si sopportano più, il ritmo sghembo di un’improvvisazione vocale resterà misteriosamente impigliato in un colpo di scena che ti sgorgherà dalle dita quasi fuori dal tuo controllo cosciente, la scansione armonica di “The dock of the bay” con gli accordi che salgono e scendono imitando benissimo le onde del Pacifico ti servirà a raccontare, come tu sai fare benissimo, quel paradossale sfondo gioioso che c’è in certi inesplicabili dolori.

    Buona vita.

    • Milvia ha detto:

      L’incipit del tuo commento, caro Luca, mi ha fatto strabuzzare gli occhi: infatti, durante i giorni del Soul (food) Festival, ho parlato a lungo con un mio amico apicoltore, che mi ha svelato “il meraviglioso mondo delle api”. Pensa un po’ che coincidenza…
      Per il resto… che dire? Considero i tuoi apprezzamenti come (immeritati) “regali preziosi” , da aprire piano piano, senza stracciare la bellissima carta in cui sono avvolti, e poi guardarli e riguardarli e tenerli accanto, altra fonte di energia pulita per alimentare mente e cuore.
      Grazie, Luca. Un abbraccio. Buona vita anche a te.

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