Cabudanne de sos Poetas: un gioiello di fine estate

Flavio Soriga, creatore, con la sorella Paola, del festival di Seneghe.Ne è anche il direttore artistico (la foto l’ho scattata io).

Il paesaggio che si attraversa, partendo da Uta, per andare verso Seneghe, mi ricorda, in alcuni tratti, immagini conosciute attraverso i film western: terreni aridi, un cavallo legato al tronco di un albero, la luce intensa che avvolge in maniera bellissima e crudele ogni cosa. Ne sono affascinata, ogni volta, come se fosse la prima volta.
E come fosse la prima volta sono emozionata e felice perché fra poco arriveremo in quel piccolo paese che, da otto anni, ospita il Festival letterario più magico e più emozionante che esista: Cabudanne de los Poetas.
Sono quattro anni che, sul finire dell’estate, vengo qui, a rigenerarmi l’anima. Se il Porretta Soul festival è la mia fonte di energia soprattutto fisica, Settembre dei Poeti mi rigenera cuore e mente.

Ed è stato così anche quest’anno. Fin dal primo momento, con lo spettacolo dei ragazzi del laboratorio teatrale di Roberto Magnani, attore del romagnolo Teatro delle Albe. La rappresentazione si è svolta in un luogo che sembra irreale, tanto è bello. E i ragazzi sono bravissimi e ricchi di entusiasmo. Bisognerebbe, soprattutto in questi tempi, coinvolgere sempre più i bambini e gli adolescenti in  attività culturali simili a questa: credo che sia per loro un arricchimento che potrà dare buoni frutti per il loro futuro.

Ma, in verità,  è tutto il Festival,  sono tutti gli incontri a essere legati fra loro da un filo intessuto di magia. E’ sempre magia la prima parola che mi viene in mente quando penso a Seneghe: non so perché questo accada, saranno i luoghi in cui si svolgono gli eventi, saranno le case che hanno tracce di poesia, sui loro muri, sarà che tutto si svolge in un’isola che magica è, sarà… non so, non so spiegarlo, ma è così, ve lo assicuro.

Ed è una sensazione che provano tutti: spettatori, organizzatori e abitanti del paese (e, fra questi ultimi, non pochi sono poeti).  E la provano gli ospiti, e si vede dai loro sguardi, e lo dicono apertamente. Non pensavo, dicono,  di trovarmi immerso in un’atmosfera così densa di emozioni.  E io sono certa che anche a chi è abituato a frequentare festival ed eventi più famosi, sarà  proprio questo piccolo festival a rimanere più a lungo nella  memoria.
D’altra parte, alternare poesia, musica, teatro,  piccole conferenze (splendide quelle di Arturo Stàlteri* sulla musica minimal – e il suo concerto pianistico…- e quella di Lorenzo Pavolini ** su Pasolini), non può che essere una carta vincente.

Ascoltare gli ospiti,  quelli  più conosciuti da tutti gli italiani, come Mariangela Gualtieri, David Riondino, Franco Loi, Peppe Lanzetta,   dà le stesse emozioni che si provano ascoltando altri, meno conosciuti dal grande pubblico. Fare una classifica, una sorta di…emozionometro, è per me difficile. Ci penso, e mi verrebbe da dire che il momento più intenso è stato quello che ci hanno fatto vivere Giovanni Peresson e Elena Pau, con il loro omaggio a Luigi Tenco.  Ma poi mi vengono in mente i già citati Arturo Stàlteri e Lorenzo Pavolini, e Mariangela Gualtieri, e la conferenza sulla primavera araba, e i poeti che vengono da lontano, come l’iracheno Jabbar Yassin Ussin e lo spagnolo Juan Carlos Marset, presentato da Paola Soriga, e lo scrittore Luciano Marrocu, e Franco Loi, con le sue poesie in dialetto milanese, e Bobo Rondelli, e i gruppi musicali e gli scrittori che ci hanno augurato la buona notte (splendida Lalla Careddu!) e Riondino, e i giovani poeti Marco Simonelli e Sergio Garau, e Peppe Lanzetta con James Senese, e i ragazzi del Laboratorio teatrale. E Flavio Soriga che ricorda Delfio, il libraio che era una costante presenza al Festival, e che se ne è andato qualche mese fa. E mi commuove questo ricordo, anche se Delfio lo conoscevo solo superficialmente.

E poi gli amici con cui ci si incontra ogni anno, e le persone che incontri per la prima volta, che saranno nuovi amici, perché Seneghe, nei giorni del Festival, è anche una sorta di collante per nuovi, splendidi rapporti. E la cosa bella è che non c’è alcuna differenza fra pubblico e ospiti, come se ognuno vestisse lo stesso abito.

Potrei andare avanti ancora, descrivere ogni evento, ma mai riuscirei a far capire in pieno quale gioiello sia Cabudanne de sos Poetas. Allora mi fermo qui. Prima, però, devo ringraziare, ma con tutto il cuore, davvero, Flavio e Paola Soriga, che questo Festival hanno creato, e anche i loro genitori, Raffaela e Elio, che mi accolgono sempre come se pure io facessi parte della loro fantastica famiglia.

E un’ultima cosa: almeno una volta, nella vita, bisogna assolutamente andarci, a Seneghe. Almeno una volta, nella vita, bisogna sedersi nelle piazze, nelle piccole corti, nel Campo della quercia e  presso Sa funtana de sa rocca,  dove la magia, a fine estate, è di casa.

Settembre dei Poeti 2012 – Giovanni Peresson e Elena Pau

Come chi mi legge ormai dovrebbe sapere, Radio tre è uno dei miei grandi amori. Quindi, qui sotto, ecco alcune note su due persone che contribuiscono ad allietare e ad arricchire  le mie giornate radiofoniche e che ho rivisto a Seneghe con immenso piacere:

*Arturo Stàlteri, romano, si  diploma in pianoforte al Conservatorio Alfredo Casella de L’Aquila. Esordisce come musicista nei Pierrot Lunaire, uno dei nomi storici del rock progressivo degli anni settanta, con il quale registra due album, Pierrot Lunaire e Gudrun. Numerosi sono i lavori come solista e variegata è l’attività concertistica. Come critico musicale, conduce il programma radiofonico “Il Pianoforte” per la Radio Vaticana (Studio A). Dal 1988 collabora con Rai Radio 3, per la quale conduce vari programmi musicali. Nel 2004, è coinvolto da Franco Battiato come conduttore e musicista nel suo primo programma televisivo, “Bitte, keine Réclame”. Successivamente, lo stesso Battiato gli offre un ruolo nel suo film “Musikanten”, presentato alla 62.ma Mostra del Cinema di Venezia. Tra le altre collaborazioni, si ricordano quelle con Rino Gaetano, David Sylvian, Carlo Verdone e Sonja Kristina. Attualmente è la voce di “Primo Movimento” e “I Concerti del Mattino” su Radio 3.

**Lorenzo Pavolini è nato a Roma nel 1964. È redattore della rivista “Nuovi Argomenti”. Ha pubblicato i romanzi Senza rivoluzione (Giunti 1997, Premio Grinzane Cavour esordiente), Essere pronto (peQuod, 2005), Accanto alla tigre (Fandango, 2010, finalista Premio Strega, vincitore del Premio Mondello e del Biografilm Books Award), Tre fratelli magri (Fandango 2012). Ha curato tra l’altro Italville – New Italian Writing (Exile Edition, 2005) antologia di giovani autori italiani tradotti in inglese e l’edizione integrale delle Interviste impossibili (Donzelli 2006). Con Serafino Amato ha realizzato Ecatombe, i girini della storia (libro+dvd, Headmaster 2008). Ha partecipato a diversi progetti teatrali del Romaeuropa Festival, del Teatro Stabile Mercadante di Napoli e del Teatro Palladium di Roma. Per la regia del documentario sonoro Ninnananna di Natale, musica e storie dall’Orchestra di Piazza Vittorio ha vinto il Prix URTI 2003. Collabora con Radio Rai 3, curando cicli di radiodrammi e audio documentari e le trasmissioni “Zazà” (premio Lo Straniero 2011), “Tre colori” (premio Flaiano 2011), “Wikiradio” e “Ad alta voce”.

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17 risposte a Cabudanne de sos Poetas: un gioiello di fine estate

  1. maria ha detto:

    E vva bbene il prox agosto verrà anche la vayola, al tuo bel resoconto non si può resistere! e poi quell’inizio sul paesaggio simil-western….mi ha convinta ancora di più! in effetti in Sardegna girarono parecchi spaghetti western e vicino ad Oristano c’è un paese, non ricordo bene ma credo costruito apposta, tipico messicano.
    Bene cara Milvia grazie per il tuo poetico resoconto di un festival sulla poesia e non solo, hai reso bene l’atmosfera e la percezione che ne hai avuto,
    un abbraccio
    maria

  2. mirella ha detto:

    Resoconto entusiasta e entusiasmante. Brava, Milvia, e grazie per condividere con noi le tue esperienze.

  3. Piera ha detto:

    Felice di aver condiviso, almeno in parte, questa bella esperienza. Anch’io, da sarda, apprezzo quell’impegno e quella “magia” di cui parli con entusiasmo e generosità. Sono state delle belle giornate che hanno coinvolto ancora una volta tutti i presenti, giorni preziosi perché ricchi di musica, di poesia, di riflessioni e approfondimenti.
    Bello leggerti e ricordare insieme. Spero di rivederti presto, un abbraccio.
    Piera

    • Milvia ha detto:

      E poterti incontrare almeno una volta all’anno, nell’occasione del Festival, aggiunge un ulteriore valore a quei giorni.
      Ricambio l’abbraccio, cara Piera.

  4. Stefano Flore ha detto:

    Sono seneghese e ti ringrazio per le bellissime parole dedicate al nostro festival. Sono coinvolto nell\’organizzazione, a vari livelli (sono anche il fotografo ufficiale che probabilmente avrai visto girovagare per le piazze), e mi riempie di gioia sentire rsoconti così sentiti e belli. Grazie!

    • Milvia ha detto:

      Mi ricordo bene di te, Stefano! Ti ho pure fotografato…
      Sono felice che le mie impressioni seneghesi ti siano piaciute. Tanto più perché sei coinvolto nell’organizzazione, quindi devo essere grata anche a te.
      Ciao!!!

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  6. Raffaela ha detto:

    Milvia!! Con te mi succede come quando devo fare i complimenti a Lella Costa o a
    Geppi Cucciari, dire brava è poco, ma non trovo altre parole per commentare i tuoi scritti. Raffaela

    • Milvia ha detto:

      Ecco, Raffaela, che quando ho letto, sono diventata rossa…. Accostarmi alla grande Lella, oddio, non ho parole! Non conosco bene Geppi Cucciari, ma so che tu la stimi molto, per cui, ripeto: oddio, non ho parole…
      Grazie, Raffaela cara… E non solo per il commento.
      Abbraccio forte.

  7. lucarinaldoni ha detto:

    A parte l’evocatività (ma si potrà dire? Intanto lo dico) della tua scrittura, colpisce in questo tuo post bello e rilassante la tua eccezionale capacità di trasmettere le tue emozioni.

    E leggendoti siamo felici della tua felicità.

    Sembra banale, semplice e lineare ma non è così: visto che la felicità diventa una merce sempre più rara e preziosa, sempre di più si ha la tendenza a non volerla condividere con gli altri e a tenersela tutta per sè, quasi che gli altri te la potessero strafognare tutta, o che una felicità dove sia passato anche qualcun altro valesse un po’ di meno.

    Aveva un bel dire Gaber “Io non riesco ad essere felice se non lo sono anche gli altri”, poi magari era lui il primo ad essere ossessivamente geloso delle sue emozioni e dei suoi stati d’animo.

    E chi, come me, per dei motivi vari e diversi, in questo momento è tutto meno che felice, per fortuna se vuole può riuscire ancora ad inebriarsi della felicità degli altri, perfino di quella degli estranei che lo sfiorano e non si accorgono di luii, figurati quella di un’amica, nonchè della sua scrittrice italiana preferita.

    Perchè ci sono anche delle infelicità acide e cattive che guardano la felicità degli altri con l’aria di dire “Ma come vi permettete di essere felici mentre io non lo sono? Ma che maniere sono? Ma che cognizione avete…”..

    Ma ci sono delle infelicità che alla fine sono un modo di riposarsi e tirare il fiato fra una felicità e l’altra, e si vede che la mia è di quel tipo lì.

    • Milvia ha detto:

      Forse non si può dire evocatività, caro Luca, ma siccome sei tu scriverlo, decido che si può dire.
      Mi piace molto il tuo discorso sulla felicità. E sarebbe interessante chiedersi che cosa sia oggi la felicità. Ho ascoltato Bauman, sabato scorso, dire che i centri commerciali, oggi, sono farmacie che vendono pillole di felicità. Naturalmente il suo non era un giudizio positivo. In effetti, in un bel documentario trasmesso alcune sere fa su RaiTre (naturalmente andato in onda a tarda notte), gli intervistatori chiedevano alle persone che si aggiravano in un centro commerciale se fossero felici. E tutti dicevano… di esserlo. Ma quale felicità, mi chiedo.
      Io non so neppure cosa sia la felicità, non perché abbia avuto o abbia una vita particolarmente dolorosa, ma perché, secondo me, la felicità, per essere tale, deve abitare un periodo lungo della vita. E credo che questo sia abbastanza improbabile che accada. E poi come si può essere felici se non lo sono anche gli altri? (ri-citazione…) Preferisco credere nella parola “gioia”, che è come un’esplosione, e che è breve nel tempo. Ecco, di momenti di gioia ne ho provati molti. E ancora più gioiosi se ho potuto condividerli con altre persone.
      Ti auguro tanti momenti di gioia, Luca, tante piccole esplosioni che illuminino i tuoi giorni. Momenti solo tuoi e momenti condivisi.
      Sono molto onorata di essere la tua scrittrice italiana preferita… Ma forse sarebbe meglio dire: emiliana, anzi, bolognese, anzi, del quartiere San Donato, anzi, di Viale della Repubblica… E poi sarebbe troppo anche questo.

  8. gavino ha detto:

    Ciò che scrive Milvia ma soprattutto ciò che trasmette, in occasioni come questa del Cabudanne di Seneghe, è davvero respiro di anima libera dedicata a quel tipo di bellezze che di rado si incontrano. La bellezza, qui, è la Poesia, la sua parola, i suoi incanti, i luoghi che l’accolgono e le attenzioni che ad essa gli astanti dedicano, col cuore e l’attenzione di persone veramente capaci di intendere quel sentimento che, alla fine, avvolge tutti in un caldo abbraccio.
    Grazie Milvia e sai quanto mi è dispiaciuto…mancare!
    Ciao e apresto
    Gavino

  9. Manuela Saba ha detto:

    quest’anno non è andata …o meglio non sono andata per impedimenti vari, però, Capudanne de sos poetas a Seneghe arriva tutti gli anni e al prossimo non mancherò

  10. Milvia ha detto:

    Grazie della visita, Manuela! Chissà che il prossimo anno non riusciamo a conoscerci…
    Buona settimana!

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