Que reste-t-il (5)

Riassunto delle puntate precedenti
I cambiamenti fanno parte della vita. Non n’è stato esente il matrimonio de Nicola e Valeria, non ne sono stati esenti loro stessi, tramutati da persone appassionate e idealiste in due coniugi spenti di mezza età. Ma un cambiamento ancora più grande li attende: Valeria, che si è trasferita in un’altra città, tornando a casa solo nei fine settimana, muore in un incidente. Il marito ha così occasione di entrare per la prima volta nell’appartamento della moglie. E da un diario di Valeria Nicola scopre che la moglie è diventata l’amante di un ragazzo di 24 anni.

****

Primo giorno di scuola. Secondo anno nel mio ruolo di preside in questa città.  Tanti ragazzi del mio istituto hanno sette anni in meno di Dario. Alcuni ancora di meno.
Non ho voluto che mi venisse a prendere alla stazione. Mi ha aspettato sul portone di casa. Mi ha tirato dentro, mi ha scostato da lui, tenendomi con le braccia tese. Mi ha guardato  e ha scandito: “Mai più”.
Poi mi ha stretto forte e con le labbra accostate alla mia guancia ha ripetuto:
“Mai più senza te. Glielo hai detto? devi scegliere, io non posso stare così, non ce la faccio, non m’importa di niente, solo di te m’importa.”
Quando, più tardi, abbiamo fatto l’amore, è stato come ritrovare il mare, quando per anni non ti sei fatta lambire dalle sue onde, è stato come ritrovare la luce del sole, dopo un’eclissi. Una lacrima mi è scivolata su un angolo del labbro, e non ho capito se io stessi piangendo di gioia o per la consapevolezza della irraggiungibilità di un sogno.

 ****
Nicola ha lasciato cadere a terra il taccuino. Si alza e si avvicina alla finestra. Scosta la tenda che ricopre i vetri. C’è un buio silente, fuori, rami immobili privi di foglie, un lampione dalla luce fioca si sforza di dare una parvenza di vita a una panchina di ferro sola e desolata. Arriva da lontano il rumore di un treno. Passeggeri, passaggi, scambi, cambiamenti.
I treni, una volta, lo affascinavano. Li vedeva come possibilità di andare, di scendere, di prendere coincidenze.
La rabbia lo ha lasciato. E’ stanco, svuotato, chilometri e chilometri percorsi in quella stanza, senza muoversi. Vorrebbe nascondersi in un cono di buio, lasciarsi scivolare giù, in fondo al nulla, dove né parole scritte, né foto, né fuochi di amore possano raggiungerlo. Vorrebbe seppellirsi sotto coltri di cemento. Gli viene in mente l’espressione perdere la bussola: gli si addice perfettamente. Ha perso le coordinate, i punti cardinali, e non  ci sono neppure più le stelle, a guidarlo.
Lascia ricadere la tenda, ritorna accanto al letto. Il gatto, no, ora sa che è una gatta, dorme allungata sui cuscini. Nicola per un attimo riesce a vederli, loro, le teste vicine, i corpi e gli animi appagati. Ma  lui è ormai al di là del dolore, della gelosia, di qualsiasi idea di possesso. Non prova nulla, si limita a fissare l’immagine creata dalla sua fantasia, poi si china e riprende il quaderno.

****
Questa sorta di ultimatum che mi ha dato Dario mi angoscia. Mi ha detto: hai tempo fin dopo le vacanze di Natale. E’ l’ultima volta che ti lascio andare via. Ma se non decidi mi perdi.
E io non so che fare. Fino a quando potrà andare avanti questa nostra storia? Quanto tempo passerà prima che lui mi veda come sono, una donna di mezza età, con la pelle appassita, le vampate della menopausa in arrivo, una donna ormai infertile, una donna a metà? Quando ci cadrà addosso lo spettro del ridicolo? E come mi sentirò io, in quel momento? E Nicola? Come si sentirà Nicola, quando gli racconterò di Dario?
Ma quando leggo il desiderio nei suoi occhi scuri, quando mi vedo bella e forte attraverso lui, i dubbi se ne vanno, e penso che tutto sia possibile. E che non ci chiederemo mai “cosa resta di noi?” perché tutto rimarrà immutato.
Bene, questo sarà un periodo difficile per me, ma lo supererò. Devo solo decidere della mia vita: forse è questo che non ho mai fatto.

Si possono mettere su una bilancia i sentimenti, o i pro e i contro di una situazione, e starsene li a guardare il piatto che s’alza o si abbassa? Si può misurare se ha più decibel la voce del cuore o quella della ragione, anche quando queste si intersecano, e cercano di sopraffarsi l’un l’altra?

Ho cercato di inviare segnali, a Nicola, durante queste vacanze di Natale. Ho tentato di ripescare il Nicola di cui mi ero innamorata quasi trent’anni fa. Ho tirato fuori ricordi, glieli ho sciorinati davanti tutti quei “Ti ricordi quando…?”, per bagnare le radici, per ridare vitalità alla pianta.  Mi sono imposta di fare con lui quello che con Dario non posso fare: risvegliare la complicità di un lungo vissuto in comune. Ma, a volte, ho avuto la netta impressione che non mi ascoltasse neppure.

 ****
Nicola scuote la testa in segno affermativo, come se Valeria fosse lì davanti a lui.
E’ vero. Si ricorda, ora. Tutti quei discorsi che lei, sotto Natale, tirava fuori proprio quando lui avrebbe voluto vedere il telegiornale, o nel bel mezzo di un film. Tutte quelle storie su loro da studenti, su come erano, sui colonnelli greci, sugli indiani metropolitani, sulla loro prima casa. Lui le diceva sì sì mi ricordo bello bello, sbilanciandosi in avanti, sul divano, per non perdere le parole che uscivano dal televisore. Prima di Capodanno finalmente lei si era acquietata, con suo grande sollievo. Ora ricorda.

****
Sono rientrata da scuola sotto una pioggia scrosciante. Un segno, ho scioccamente pensato, pioveva anche quando è cominciata la nostra storia. Ho risentito sapore di zenzero sulle mie labbra. Dunque, ho preso una decisione, LA decisione. Non so come sarà poi la mia vita, se mi sarà compagno il rimpianto o la consapevolezza di aver fatto la giusta scelta. Sia quel che sia, mi sento leggera come non mi capitava più da settimane. Il respiro mi va su e giù liberamente, niente più sassi nello stomaco. Sia quel che sia, so cosa devo fare. Per una sorta di scaramanzia non voglio neppure scriverlo, qui sopra, quello che ho deciso. Domani, domani lo scriverò.
Fra un’ora vado a prendere Dario in biblioteca. Gli dirò tutto. E, ancora una volta, sia quel che sia. Prima, però, passerò in libreria: voglio fargli un regalo.

 ****

 E’ una mezza paginetta.  Restano poi poche pagine bianche. La data, in alto, è del venticinque gennaio. Oggi, o meglio, ieri, dato che è quasi l’alba del giorno dopo.

 Lo risveglia la sete. Sbatte le palpebre, gli occhi feriti dalla luce della stanza. Dov’è che si trova? La realtà parte dallo stomaco e gli arriva alla testa come una pallonata. Si è addormentato, le gambe fuori dal letto, i piedi sul pavimento, il taccuino, aperto su quelle ultime righe, appoggiato sul petto.
Si alza, il quaderno scivola a terra, finisce sotto il letto. Nicola non se ne accorge neppure. Ora deve bere, poi farà una doccia, si laverà i denti, si vestirà, sceglierà le mutandine, il reggiseno, il vestito, i collant, le scarpe, porterà tutto alla camera mortuaria, prenderà accordi per il funerale, telefonerà agli amici, alla cugina di Milano, a sua madre, alla sua segretaria. Ecco, bene così, tutte quelle azioni una via l’altra, annotate nella testa, per non lasciare pericolosi spazi vuoti.
Il colore rosato dell’alba si posa sui muri della cucina. Una giornata di sole, oggi.
Evita di guardare il sacco nero, e si infila nel box-doccia. Apre al massimo i rubinetti, lo scroscio dell’acqua si abbatte sul suo corpo indolenzito. Nicola serra gli occhi, tiene le braccia lungo il busto, immobile. Vorrebbe che qualcuno lo lavasse, gli passasse la spugna sulla schiena, sulle gambe, e in mezzo al petto, dove da ieri sera si sono sedimentate tutte quelle scorie vischiose, che rendono pesante il suo corpo. Vorrebbe essere bambino, vorrebbe poter fare domande, come faceva allora, vorrebbe risposte sicure.
Quando il ragazzo entra nel bagno, Nicola è appena uscito dalla doccia.
Lui nudo.
Esposto, senza difese.
Il ragazzo con una giacca a vento azzurra, il viso gonfio per le lacrime.
Esposto, senza difese.
Si guardano per un secondo.
Poi il ragazzo si volta e richiude piano la porta.

Brahms – Symphony No.3 – Poco Allegretto

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in la mia scrivania e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

4 risposte a Que reste-t-il (5)

  1. lucarinaldoni ha detto:

    Nella fretta di commentare quella che, al momento, va a costituire un provvisorio picco artistico della tua produzione, che verrà ancora scavalcato più e più volte fino all’approssimazione alla perfezione, avevo fatto considerazioni sulla morte e sul lutto (in base alle scarne informazioni e ai dubbi indizi che avevi disseminato nella prima tranche) che rivendico ancora, ma che forse sono poco rilevanti rispetto al significato di questo lungo racconto che, secondo me, si leggerebbe d’un fiato anche se fosse pubblicato per esteso, e di cui ancora non si intravvede la fine.

    Si parlava in un recentissimo incontro conviviale a Parma dell’innamoramento, dell’amore, dell’abitudine, dei matrimoni che sono sempre dei proverbiali “terni al lotto” (una minima aliquota si uniforma allo stereotipo cristiano del “finché morte non vi separi” e in quella aliquota ci sono quasi esclusivamente atei solitamente sposati in Municipio, il resto si conclude o in catastrofici fallimenti o in stagnanti statici stalli e via allitterando): anche Nicola e Valeria non fanno eccezione, sostanzialmente sono già separati e di come Valeria abbia riorganizzato la sua vita sappiamo quasi tutto, mentre di Nicola non sappiamo quasi nulla (dimostrazione “ad abundantiam” di quanto spesso uno scomparso ci parli più di un sopravvissuto, e paradossalmente proprio per quella tumultuosa disperata ricerca di significati che segue una morte improvvisa e imprevista).

    C’è qualcosa della suspance di un bravo giallista in larghi tratti di questo racconto, e del resto la spesso vituperata “giallistica” è quella parte della letteratura che si aggancia direttamente col lavoro del ricercatore, dello scienziato, del paleontologo, del Carabiniere del RIS che lavora nell’ex-residenza di Maria Luigia invece che in una polverosa caserma di Vibo Valentia e questo giova al suo spessore tecnico-culturale, dell’astrofisico che attraverso lo studio delle radiazioni che provengono da miliardi di anni-luce di distanza ricostruisce induttivamente l’infanzia dell’Universo.

    Nicola, che non sembra brillare per acume ed intelligenza, e dietro di lui il lettore di lui molto più brillante, studia gli indizi, alcuni plateali ed eclatanti ed altri sottili ed imperscrutabili, cerca di ricostruire un itinerario connettendo brandelli e tessendo una trama provvisoria e vaga dapprima, poi drammaticamente chiara.

    La noia si era mutata in rimorso, poi il rimorso in rabbia, poi forse la rabbia in stnchezza.

    E mo’, che si diranno Nicola e Dario? Come se lo diranno? Perché non credo che potranno fare finta di niente o limitarsi a dire “Piacer, Nicola.”, “Il piacere è tutto mio, Nicola, se in quest afrase non legge beffardi doppi sensi…”.

    La mia settimana comincia splendidamente con questa lettura.

    • Milvia ha detto:

      “la spesso vituperata “giallistica” è quella parte della letteratura che si aggancia direttamente col lavoro del ricercatore, dello scienziato, del paleontologo, del Carabiniere del RIS”: è vero, quello che dici, Luca. E ho cercato, in questo racconto, di fare proprio un lavoro simile, leggendo, rileggendo più volte il mio testo, usando la lente di ingrandimento, entrando e scavando dentro i personaggi. Non so se ci sono riuscita (anche i mitici RIS di Parma a volte falliscono), ma lo sforzo l’ho compiuto.
      E a proposito della caserma dei RIS, mi viene in mente che poi mica ce l’hai fatta vedere…
      Cosa si diranno Nicola e Dario ormai lo sai: non proprio “Piacere, Nicola”, ma… quasi.
      Che la tua settimana, caro Luca, continui in modo splendido, ma per cause molto più importanti e incisive della lettura del mio racconto.
      Un abbraccio.

  2. lucarinaldoni ha detto:

    Chiedo scusa per gli errori, ovviamente di battitura e non di ortografia, frutto dell’ahinoi sempre pochissimo tempo a disposizione che mi impedisce spesso di rileggere e verificare. Pardòn.

    • Milvia ha detto:

      Non sarà stata anche la stanchezza per aver sopportato (e supportato) le chiacchiere di tre amiche, il giorno prima, la causa dei tuoi venialissimi errori di battitura?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...