A casa, mai?

Neve intermittente, ad alta e bassa intensità di caduta, come se il cielo, qui, sopra a Bologna, che probabilmente non è molto dissimile nel colore a Der Himmel über Berlin, facesse prove di ordinaria meteorologia invernale. Adesso sì, adesso no, come le frecce dell’auto dei carabinieri della famosa barzelletta. Si vede che anche il regista del tempo, come una buona parte di noi mortali, sta attraversando un periodo di incertezza.

E comunque, non è solo del tempo, che voglio scrivere, oggi.  Anche se la prima notizia che do riguarda proprio le variazioni climatiche. Infatti, alle 18, andrò ad assistere a una conferenza che riguarda i cambiamenti climatici, il cui sottotitolo è piuttosto inquietante: Tutto quello che non avremmo mai voluto sapere 
e che abbiamo osato chiedere. Se qualche mio concittadino vuole partecipare deve andare alle 18 di oggi qui.

E questo è il mio primo piccolo spostamento, praticamente a poche fermate di autobus da casa mia.
Ma, in attesa di decidere se davvero, in un tempo relativamente breve, il mio spostamento avrà l’ampiezza di diversi fusi orari (ringrazio gli amici che sia qui che privatamente mi hanno scritto a questo proposito), ecco, di seguito, altri miei spostamenti, a più breve raggio e più prossimi temporalmente.  Non è che io pensi che il mio girovagare sia un argomento che vi stia a cuore, ma parlarvi dei miei viaggetti prossimi venturi, servirà per segnalare cose che ritengo interessanti.

A Genova, città che da anni desidero visitare, il 25 gennaio si svolgerà un evento che mi attrae molto, perché è un omaggio a Jean Claude Izzo, in occasione di Marsiglia 2013 capitale della cultura. Con la partecipazione di Luca Crovi, Elisabetta Bucciarelli, Bruno Arpaia, Bruno Morchio, Massimo Carlotto, Stefania Nardini. Musica di e con Gianmaria Testa.
Una specie di 3×1, per me: sentire parlare di un autore che amo, rivedere Stefania Nardini (è grazie a questa scrittrice che mi sono avvicinata al libri di Izzo, come potete leggere qui), rivedere e riascoltare Gianmaria Testa, che è fra i miei cantautori preferiti. E anche passeggiare, nei miei tre giorni  genovesi, per i vicoli resi celebri da un altro grande: Fabrizio De Andrè.
Qualcuno di voi è interessato? Questo è il link.
Un altro link, invece, vi indica dove sarò il 2 e il 3 febbraio. Altri libri, altri scrittori, altri amici. Un esempio? Marilù Oliva, Alfredo Colitto, Maurizio de Giovanni. Sarà un piacere ritrovarli tutti insieme. Sono scrittori e persone che amo.
Già, anche Maurizio de Giovanni, incontrerò a Suzzara. Maurizio de Giovanni che, udite udite, presenterà la mia “Colazione con i Modena City Ramblers” a Napoli! Ancora non ci credo…Ma sembra proprio che avrò questo onore il 5 febbraio, alle 18 (credo che l’orario sia questo), presso la libreria Loffredo, al Vomero.

Già che ci sono, con uno dei miei, per fortuna sporadici, eccessi auto-referenziali, voglio segnalarvi un’altra cosa. Questa.
Devo dire che le parole introduttive all’intervista scritte da Laura Costantini,  mi hanno… ubriacato.

Dunque: Genova, Suzzara, Napoli. Ma non è finita: ancora altri  cambiamenti, altri spostamenti, mi attendono. Ha proprio ragione il mio amico Calogero, che mi dice sempre: Ma a casa, mai? Ma ve ne parlerò più avanti.
Adesso, prima di uscire per andare alla conferenza sul clima, voglio dare un’occhiata al piattino che ho messo in terrazza, con i semi di girasole. Eh, sì, causa neve ho riaperto la mensa per i miei amici uccellini. Ancora non si è visto nessuno. Spero in un passa-parola. Anzi, se vi capita di incrociare un volatile affamato, dategli il mio indirizzo.  Grazie.

Per Genova: Via del Campo

Per Napoli: Silenzio cantatore

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10 risposte a A casa, mai?

  1. lucarinaldoni ha detto:

    A volte due post successivi si rispondono da soli, senza che l’estensore ne abbia piena coscienza (o magari ce l’ha ma non ce lo lascia capire). Possibile che una vita piena di stimoli, di viaggi, di incontri come la tua non sia un antidoto necessario e sufficiente a questi tempi volgari e maligni e a questo Paese che sembra moribondo da una quarantina d’anni ma che alla fine si scuote, si rialza facendo finta di niente e riprende il suo cammino?

    E, fra parentesi, questo sinistrato Paese non ti dà l’impressione di volerti comunque, a modo suo, un mondo di bene?

    Un abbraccio.

    • Milvia ha detto:

      Sai, Luca, forse è di silenzio, che ho necessità. Di ascoltare il suono del silenzio. E fra i diversi metodi che potrei utilizzare, per immergermi nel silenzio, forse andarmene è il più facile. Naturalmente… non intendo il silenzio degli amici, perché il suono delle loro parole, siano scritte (anche la scrittura ha una sua musica) o dette, mi è sempre gradito.
      Quanto al fatto che il Paese mi ami… beh, credo che il nostro paese sia diventato, da tempo, anaffettivo, verso tutti i suoi abitanti. Forse lo abbiamo trattato così male che non ha potuto far altro che sviluppare questa sindrome.
      Abbraccio ricambiato.

  2. Franz ha detto:

    Ha ragione Luca, e sottoscrivo il suo pensiero.
    Credo, peraltro, che l’idea di una vacanza duratura in terre accoglienti, sia pur vissuta con relativa sobrietà (quella vera), nasconda un retrogusto di edonismo che non ti appartiene davvero.

    Un abbraccio anche da parte mia.

    • Milvia ha detto:

      La mia non è un’idea di vacanza, in realtà. Vorrei andare a morire lontano da qui, è questo il punto. Dopo aver letto il tuo commento mi sono chiesta se il mio desiderio avesse il retrogusto di edonismo. Se per edonismo intendiamo la ricerca egoistica e puramente utilitaristica del piacere, no, questo retrogusto non lo avverto. Se, invece, si intende come ricerca della pace, dell’armonia, stati d’animo che indubbiamente portano al piacere, soprattutto al piacere di stare con se stessi, ecco, forse sì, forse c’è questo retrogusto. E, solo in questo caso, mi appartiene.
      Ed è con piacere che ricambio il tuo abbraccio.

    • Franz ha detto:

      Cara Milvia, credo che questo tuo commento serva a far emergere quella che, fin dalla prima lettura del tuo sfogo/confidenza sul desiderio di partire, mi è sembrata di avvertire come una sorta di ambiguità, spingendomi poi a quella piccola, e spero non offensiva, provocazione.
      Alludo alla necessità di distinguere il piano sociale, del tuo essere cittadina con una visione del mondo improntata fortemente all’etica e portata per questo a combattere l’ingiustizia, da quello individuale, di persona con un suo percorso di esistenza, di sensibilità, di pensiero.
      Dici che ti senti “sempre più estranea a questo paese, terra non più di poeti, santi, naviganti, ma di ladri e di figuranti che non mi rappresentano”, calcando ulteriormente il giudizio nel resto delle frasi immediatamente successive.
      Dunque la causa del tuo bisogno di andare sembrerebbe essere il degrado sociale nella nostra nazione.
      Eppure in passato hai parzialmente vissuto, per quanto ne so senza la stessa urgenza di andartene, in una città che, negli anni di piombo, vide le sue strade solcate dai mezzi blindati dell’esercito, e che poi ha conosciuto più di ogni altra la barbarie dello stragismo, e che poi, come tutta la nazione, si è buttata nel disimpegno sociale del riflusso nel privato, e, di lì a non molto, nella trasformazione della popolazione, che qualcuno ha definito antropologica, operata dalle tv berlusconiane.
      Il presente è figlio di quelle stagioni, e probabilmente non ne è peggiore, se non altro in considerazione delle numerose sacche di consapevolezza attiva che vi albergano.
      Rispetto a quei periodi passati, tuttavia, questo presente porta con sè un fatto del tutto inedito, anzi epocale: l’allarme stringente per il destino dell’umanità, gravato da minacce ambientali, militari e di vita associata.
      So che anche tu hai coscienza di un tale allarme, e non dubito che anche tu avverta l’esigenza di impegnarti per garantire le condizioni di un’esistenza possibile, e il meno degradata possibile, alle prossime generazioni, tanto più in considerazione che hai un figlio che ami.
      Dunque, la ‘parte sociale’ della tua personalità dovrebbe logicamente sentirsi in trincea, e non desiderosa di partire e di cercare il silenzio, come dici in un commento qui poco sopra.
      L’urgenza non può che nascere dalla ‘parte individuale’, più intima e profonda, della tua personalità, e da quel percorso esistenziale a cui alludevo all’inizio di questo commento. Esigenza degna del più assoluto rispetto e, da parte tua, di tutto l’ascolto che merita; ma sulla cui origine mi permetto di dubitare circa gli aspetti di corruzione sociale, che ne fanno solo da sfondo.
      E già che ci sono, mi permetto di dubitare anche sull’affermazione che fai, in replica al mio commento, di “voler andare a morire lontano da qui”. Tale affermazione avrebbe senso in caso di una malaugarata situazione di salute irrimediabilmente compromessa, eventualità che grazie al cielo non ti appartiente: la tua salute è buona e le tue energie sono tante, come dimostra la vita piena di impegni (anche molto gratificanti) che conduci.
      Dunque, lontano da qui, vuoi andare a vivere e non a morire, e non mi permetterei mai di criticare una tale spinta, se espressa come istanza di chiarimento e di pace interiore, ma non causata dalla società in cui attualmente vivi.
      Spero sinceramente di aver dato un piccolissimo contribuito, con le mie parole, a quello stesso processo di chiarimento interiore: la mia intenzione, almeno, è esclusivamente quella. Mi arrogo anche la convinzione che sia un atto di amicizia più utile di quel generico e acritico appoggio, magari più affettuoso del mio, che ho letto in gran parte degli altri commenti.
      Se non è così, perdonami, e comunque sappimi non solo rispettoso, dei tuoi processi interiori, ma autentico tifoso.

      • Milvia ha detto:

        Prima di tutto, Franz caro, ti voglio ringraziare per avermi dedicato anche oggi un po’ del tuo tempo, lasciandomi un commento così lungo e partecipe. Non ho dubbi che sia un segno di amicizia e affetto da parte tua.
        Non hai torto ad aver avvertito una certa ambiguità, nelle mie parole. Non nel senso di falsità, ma di contrapposizione di due esigenze, anzi, meglio dire di due urgenze, che stanno provocandosi, l’un l’altra, dentro di me, creando una nebulosa incertezza.
        Da una parte, vorrei (voglio…) continuare a impegnarmi per depositare il mio grammo di terra sulla strada del cambiamento, non individuale, ma collettivo.
        L’altra urgenza mi spinge, invece, a desiderare di andarmene per non più vedere, non più ascoltare, non più parlare, e mi rendo conto, ora, che, scrivendo questo, ho riprodotto l’immagine delle tre scimmiette famose. Un atteggiamento un poco vile, quindi, di cui, comunque avevo già avuto la percezione. E forse, sì, molto del mio privato, del mio vissuto mi ha portato a desiderare di andarmene. Ho scritto, ieri, di andarmene a morire altrove: non perché sia malata, ma perché buona parte della vita se n’è andata, e, insomma, non è che poi me ne rimane tanta da spendere.
        Si tratta, dunque, di decidere come spendere ciò che resta di me, della mia vita, dei miei affetti. E chissà, forse, o più che forse, anche il tuo contributo mi sarà di aiuto. Dopo tutto, leggendo quanto hai scritto, ho l’impressione che tu mi conosca abbastanza bene.
        Per ora darò ascolto alla prima urgenza, poi vedrò. Magari l’altra urgenza si ritirerà in buon ordine e si trasformerà in un sogno.
        Ciao, amico Franz!

  3. maria ha detto:

    Milvietta ancora una volta mi trovo d’accordo su quanto dice Luca, ma sai anche che a me piace viaggiare e che quindi l’istinto di andare debba, entro le proprie possibilità, essere sempre vezzeggiato…e se per edonismo non intendiamo strettamente l’identificazione del bene morale con il piacere, ma una sana ricerca di un pò di piacere tout court dalla vita senza che accechi ogni altro aspetto della stessa, ritengo che la sua pratica sia giusta. Di cose belle e interessanti e piacevoli ne fai, traine il massimo del godimento 🙂 e vai………
    maria

    • Milvia ha detto:

      Sull’edonismo non aggiungo altro, visto che ne ho già scritto nella risposta che ho lasciato al commento di Franz.
      Cose belle e interessanti cerco di farne… Ma forse non mi bastano, o, forse, alla fine, non sono proprio, o non sono le sole, che vorrei. In realtà, sai, quello che mi piacerebbe fare veramente sarebbe la rivoluzione… Ma da sola è una mission impossible. E allora, vigliaccamente, forse, mi dico che andarmene è l’unica soluzione.

  4. lucarinaldonil ha detto:

    Quando mi danno tutti ragione mi viene voglia di formare un partito e magari tanto che ci sono vincere le prossime elezioni.

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