Buon voto (o non voto) a 47 milioni di italiani

E così, finalmente ci siamo arrivati. Fra meno di dodici ore, con la neve che ci imbianca i giacconi o con la pioggia che si abbatte sulle strade, o  lo spero per qualche fortunato, sotto  un sole tiepido, precoce messaggero di primavera, ci  incammineremo verso il nostro seggio elettorale. Pronti a entrare in quella cabina dove con una croce, semplice come disegno, ma ben complessa come significato, potremo affidare il nostro destino e quello dei nostri figli a chi è rappresentato da un simbolo.  Umh…  “il nostro”,  “dei nostri”… No, non mi piace. Ricomincio, allora.
Pronti a entrare in quella cabina dove con una croce, semplice come disegno, ma ben complessa come significato, potremo affidare il destino di tutto il paese, il destino dei  figli di tutti a chi è rappresentato da un simbolo.

Prima di mettere la nostra croce, dovremmo, io credo, pensare al nostro Paese come Bene Comune.
La salvaguardia del paesaggio (la cui bellezza, che è di tutti, abbiamo in parte deturpato);  l’utilizzo di energie pulite (l’inquinamento atmosferico danneggia tutti, anche chi lo produce);  il rispetto dell’articolo 11 della Costituzione (L’Italia ripudia la guerra. E solo i fabbricanti di armi la possono amare, la guerra); la soddisfazione di mandare in Parlamento persone che amano il loro lavoro per il suo valore etico, e non perché gli permette, in maniera illecita, di arricchirsi (una soddisfazione per tutti, perché tutti ne trarrebbero beneficio); una scuola dove si insegni la democrazia, il rispetto fra i sessi, l’amore per la bellezza (impossibile che esista anche un solo cittadino che non voglia una scuola così):   tutti questi obiettivi (e ne ho esposti solo alcuni) non dovrebbero infatti far parte di un patrimonio comune, a prescindere dal  nostro stato economico o sociale? Io credo che ne saremmo veramente beneficiati tutti.

Allora, prima di mettere quella croce, pensiamo ai tanti, dai diversi colori,  che non  hanno mai fatto niente, in passato, per il raggiungimento di tali obbiettivi. Sono ancora qui, pronti a continuare nello stesso modo, senza variazioni di sorta. Perché, per loro, il  Paese  non è Bene comune, ma solo il loro personale Paese dei Balocchi. E se in questi giorni ci hanno raccontato il contrario è perché sono solo degli irriducibili Pinocchio.

Io, personalmente, so chi voterò, ma so, prima di tutto chi non voterò:  non voterò nessuno di quelli.

Mi unisco, così, alla dichiarazione fatta da Cecilia Strada , che ho letto su Facebook oggi pomeriggio. Questa:

in questi giorni in tanti, anche giornalisti, mi hanno chiesto “chi voterai a camera e senato?”. non posso dirlo. però posso dire chi non voto. non voterò per quelli che continuano a cercare di smantellare la sanità pubblica. non voterò per quelli che non difendono, sostengono e sviluppano la scuola pubblica. non voterò per quelli che, specialmente in questi due settori, tolgono risorse al pubblico per darle al privato, a volte nascondendo gli interessi dietro la “libertà di scelta”: la libertà, per me, passa per l’essere sani e l’essere istruiti, cose che solo il pubblico può garantire nell’esclusivo interesse del cittadino. e, si sa, non voterò per nessuno di quelli che in politica estera cerca di rivendermi la guerra come “l’unica soluzione”, visto che so che la guerra è sempre il problema, e mai la soluzione. ecco chi non voto.

Ma il mio augurio va anche a chi ha deciso di non votare. Una scelta che non condivido ma che, se si è giunta ad essa attraverso una riflessione profonda e non per apatia o indifferenza, rispetto. Conosco alcune persone che stimo tantissimo per il loro impegno civile che hanno dichiarato pubblicamente questa scelta. Si recheranno ugualmente al seggio e faranno verbalizzare la  dichiarazione di non voto, spiegandone i motivi.
L’augurio è che anche la loro scelta possa contribuire a un cambiamento che non è più solo necessario, ma assolutamente vitale per la sopravvivenza di tutti.

Un’ultima cosa: le scuole, da sempre, sono adibite a seggi elettorali. A chi vi si recherà per votare, a chi vi si recherà per dichiarare di non votare, suggerisco di seguire l’invito di  Claudia Pepe, insegnante::17593_4777611031998_579754983_n

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4 risposte a Buon voto (o non voto) a 47 milioni di italiani

  1. Anonimo ha detto:

    Spero di non sembrare irriverente e inopportuno, ma vorrei iniziare il mio commento a questa nobile nota proprio prendendo spunto dall’esortazione di Claudia Pepe, per ricordare una divertente e amarissima battuta del compianto Gino Bramieri (gliela sentii pronunciare per la prima volta durante la trasmissione Punto e a Capo del 1975): Qual è la differenza tra le scuole statali e le scuole private? Nessuna differenza, perchè in realtà anche le scuole statali sono private, private di tutto!!! In queste parole fulminanti è racchiuso il dramma della nostra pubblica istruzione, che bene hai rimarcato, cara Milvia, quale elemento fondamentale del degrado della nostra società, che provoca un comprensibile allontanamento di molti cittadini dalla funzione elettorale. Non è certo questa la sede per la propaganda politica (anche perchè tutte le tesi e le posizioni devono essere rispettate), ma è indubbio che i principali responsabili della attuale emergenza sono ben indivuabili all’interno di un ben preciso schieramento politico. In ogni caso, i punti programmatici che hai indicato nella tua riflessione sono sempre attuali e meritevoli di un impegno prioritario da parte del nuovo governo, con l’aggiunta delle tematiche del lavoro, della tutela delle classi meno agiate, della restituzione allo Stato e ai pubblici poteri di un adeguato ruolo di stimolo e controllo sulle attività economiche (v. art. 41 della nostra costituzione, una norma mai veramente attuata,con le conseguenze che tutti abbiamo sofferto sulla nostra pelle) e di una finalmente seria e irriducibile lotta all’evasione fiscale (detto per inciso, il sottoscritto ha subito 4 controlli fiscali in 8 anni, tutti con esito regolare). Anche per perseguire con forza questi obiettivi è necessario votare, magari anche turandosi il naso (alla maniera del Montanelli del 1976), per evitare che il Parlamento sia ancora dominato da forze non certo orientate verso il bene comune. Grazie per l’attenzione e a presto. Giorgio ’62

    • Milvia ha detto:

      Caro Giorgio, tutti i punti che hai enumerato nel tuo commento e che il nuovo governo dovrebbe attuare mi trovano perfettamente d’accordo. Nel mio post ne avevo citato solo alcuni, quelli, che, secondo me, dovrebbero veramente mettere d’accordo tutti.
      “Nuovo governo”, scritto ora, in questi ultimi minuti di un mese di febbraio che ci ha dato tante sorprese, non si sa bene cosa significhi. Come ho scritto nell’incipit del post che ho pubblicato oggi pomeriggio, non ho votato, questa volta, e per la prima volta dopo tanti anni, turandomi il naso. Ho valutato, ho messo su un piatto della bilancia certi dubbi, certe cose che mi avevano infastidito, che mi disorientavano. Sull’altro piatto ho messo tutti le cose, che, al contrario delle prime, abbracciavo in pieno. E ho deciso. Adesso, spero davvero che chi deve decidere lo faccia guidato sì, dalla passione, ma che sia una passione costruttiva.
      Grazie a te, Giorgio. I tuoi commenti sono sempre preziosi.

  2. Riri52 ha detto:

    Ci sono andata, come sempre, dopo tanti dubbi e riflessioni. Certo il mio, come tanti è stato un voto con il dubbio, ma poiché siamo in democrazia (?) ho usato il mio diritto. Vedremo se è servito. Ciao Rita

  3. Milvia ha detto:

    Vedremo, cara Rita… vedremo…

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