Ho visto un uomo piangere

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L’altro giorno, in autobus, ho visto un uomo piangere. Era seduto a qualche posto di distanza dal mio, in una posizione di fronte alla mia.
Piangeva in silenzio, cercando di mascherare il suo pianto, corrugando la fronte e stringendo le labbra per cercare di trattenerlo.
Ho evitato di guardarlo direttamente, per pudore, ma continuavo a osservare il suo viso riflesso sul vetro del finestrino.  La mano si alzava veloce per cancellare le lacrime.
Era vestito normalmente, non aveva segni che facessero pensare a un qualche disagio psichico.
Mi sono chiesta cosa potesse esserci di così devastante, dentro di lui,  da avergli fatto abbassare quelle difese che soprattutto gli uomini e soprattutto in un luogo pubblico, innalzano contro la visibilità di un’emozione dolorosa.
Quando sono scesa dall’autobus lui era ancora lì, seduto al suo posto, con le sue lacrime e il suo dolore a me estraneo.
E mi sono data, e non è la prima volta, della pusillanime. Durante tutto il tragitto avevo immaginato di alzarmi dal mio sedile, di avvicinarmi, di sedermi accanto a lui, di dirgli…
Dirgli cosa? “Vuole parlarmi della sua sofferenza? Posso fare qualcosa? Domani andrà meglio!” ?
Oppure avrei potuto  solo posare la mia mano sul suo braccio. E basta.
Ma sono rimasta seduta al mio posto, con un libro, che non riuscivo più a leggere, fra le mani. Continuavo a guardare il suo dolore proiettato  sul finestrino dell’autobus.
A cosa è servita tutta la pietas che avvertivo guardandolo? A nulla.
Ad avvicinarlo non  ci sono riuscita. A superare la timidezza, a superare il senso  di disagio che forse mi avrebbe presa nell’essere osservata da altri,  a superare la paura che il mio interessamento fosse frainteso da quel signore come curiosità morbosa,  non ce l’ho fatta.
Ecco perché mi sono data della pusillanime, quando mi sono ritrovata sul marciapiede, alla mia fermata di Via Indipendenza.
Sarebbe bastato un piccolo gesto, da parte mia, ad alleviare, se pur in infinitesima parte, la sofferenza di quell’uomo? Forse… forse…  O forse lo avrei messo solo in imbarazzo,  forse si sarebbe incazzato. Non posso saperlo, visto che non ho fatto nulla.
Il fatto è che è vero, è sempre più vero, che ognuno è solo, trafitto dalla lama dell’indifferenza.
Per lo meno in questa parte del mondo, popolato da  tanti “Io”, e da pochissimi “Noi”.

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16 risposte a Ho visto un uomo piangere

  1. Riri52 ha detto:

    Milvia a volte non è possibile lenire la sofferenza degli altri. Le lacrime di un uomo poi sono ancor più difficili da interpretare, perché non ci siamo abituati. Hai fatto bene a non fare nulla, penso. Ci sono momento in cui si preferisce restare soli. Ciao Riri52

    • Milvia ha detto:

      Forse hai ragione, Rita. Ma quell’episodio mi ha dato comunque, ancora una volta, di riflettere sulla solitudine e sull’indifferenza.
      Ciao!

  2. maria ha detto:

    mah cara Milvia, non so, forse è vero quello che dice Riri, il suo disagio era, quasi sicuramente, interiore e qundi inconsolabile su di un autobus, ma non lo sapremo mai, e le sue reazioni a un tuo qualsiasi gesto sarebbero potute essere sia negative che positive, non credo avrei fatto alcunchè anche io…ma anvhe questo mio commento mi sembra sterile..quindi la finisco qui…:-)
    ciao bella
    maria

  3. Piera ha detto:

    Pusillanime? No, Milvia. Credo di capire quello che hai pensato e in qualche modo evidenziato, viviamo tempi così assurdi che si ha paura anche di un gesto di solidarietà, di condivisione, comportamenti ai quali non siamo ormai più abituati. Forse lui stesso si sarebbe trovato in difficoltà, così, in presenza di altri…
    Credo che il non aver compiuto quel gesto non levi niente alla tua generosità, al tuo ascolto dell’altro, certo rimane l’amarezza di non aver potuto fare qualcosa di concreto per lui.
    Ciao.
    Piera

    • Milvia ha detto:

      Cara Piera, l’unica certezza che ho è che se mi trovassi ancora davanti a un episodio simile mi comporterei nello stesso modo. Il che non mi fa stare bene.

  4. lucarinaldoni ha detto:

    I possibili segnali di una imperiosa primavera si fanno poco a poco strada, ma dobbiamo stare attenti perché sembrava essere già successo due primavere fa e poi ci è capitato Rigor Montis e, più di recente, la quasi rimonta del Bisunto dal Signore, oltre (mi spiace dirlo e infatti ometto ormai sistematicamente di parlarne) le mille trappole, trabocchetti, ostacoli, piccole immondizie poste sul cammino del Dream Team Pentastellato che cerca di amministrare la città più snob, viziata, incontentabile e criticona (“fattelo te l’Universo se sei capace” sbottava Dio con Lucifero nella Genesi di Guccini) della Via Lattea.

    Nelle more dell’espletamento di questo cambiamento di stagione, l’inverno si protrae e si rispecchia nelle lacrime di questo anonimo distinto e decoroso signore, al quale (lasciamelo dire) mi sento tanto vicino e forse tanto simile. Io ho imparato, come il cameriere di un racconto di Stefano Benni, a far fluire le lacrime verso l’interno.

    Buona vita.

    • Milvia ha detto:

      In questa maledetta, o forse benedetta, ma senza dubbio particolare primavera che, per altro, tarda ad arrivare (ho visto la neve cadere sulla tua città pentastellata) procediamo fra lacrime e sorrisi, fra pericolose apnee e sospiri di sollievo.
      Far fluire le lacrime verso l’interno è anche una mia specialità.
      Ciao, Luca!

  5. Anonimo ha detto:

    FA PIU MALE L’INDIFFERENZA CHE L’ODIO……….CIAO

  6. Bruno ha detto:

    A volte siamo più deboli di quei deboli che vorremmo aiutare. Ma dovremmo sforzarci, perchè una risposta scortese la dimentichiamo più in fretta del nostro “non aver fatto nulla”…

  7. La capisco ,signora Milvia,immagino le sue ragioni e non si faccia una colpa di quanto è successo.Ma la prossima volta ,la prego ,non si faccia scrupoli ad intervenire se vede una persona in difficoltà,anche se sconosciuta.Anche se quella persona dovesse mandarla al diavolo in quanto fraintende le sue intenzioni,può consolarsi di aver provato ad aiutarla,oppure può dire :la prego ,non la prenda a male!vorrei solo aiutarla!Forse funzionerà.Io sono una ragazza di 23 anni appena compiuti e mi piace aiutare gli altri,anche se molte volte mi sono chiesta se ne vale davvero la pena,dato che gli altri non aiutano me.Ma devo ringraziarla,a volte quando sto fuori di casa,si nota che mi sento triste,sono spesso depressa,la gente sconosciuta resta indifferente,se mi guarda è oro,ma lei ora mi ha fatto capire che magari le persone hanno paura ad avvicinarsi per aiutarmi ,paura della mia reazione.Anche se ,se loro mi aiutassero,gliene sarei grata a vita,ma loro ovviamente non possono saperlo.Cordiali saluti,Maria Elena

    • Milvia ha detto:

      Grazie, cara Maria Elena, per questo tuo toccante commento. Mi hai dato un consiglio molto prezioso, che cercherò di seguire. Spero tanto che la tua tristezza sia solo temporanea, anche se, da quello che mi hai scritto, capisco che sei una giovane donna ricca di sensibilità, e purtroppo essere sensibili ci rende più aperti, mi vien da dire, ala sofferenza. Un abbraccio, cara, e in bocca al lupo per il tuo futuro. (E se mi riscrivi, dammi del tu… 🙂 )

  8. scusami se ti avevo detto di voler parlare in privato.

  9. Angelica Barbieri ha detto:

    Forse il suo corpo non ha sentito..ma la sua Anima ha avvertito certamente le tue intenzioni, la tua energia d’amore e magari, anche senza saperlo, lo hai aiutato un pò. ;i piace pensarla così.

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