Oppure no?

3scimmiette

Ogni volta che sento l’espressione “presidente del consiglio” mi si presenta ancora l’immagine dell’innominabile individuo. Come se a lui non fossero seguiti altri due individui che hanno rivestito questo incarico. Che sia la forza dell’abitudine, o che dipenda dal fatto che, in realtà, concretamente nulla è cambiato?

Se vado a rileggere vecchi post che ho pubblicato quando ancora avevo capacità intellettive e di indignazione maggiori di oggi ( oggi sto sempre più scivolando verso l’apatia e la consapevolezza che, comunque, il mondo è un malato terminale e che non esista farmaco che possa salvarlo, e che, quindi, sia meglio smettere di parlarne e lasciarlo al suo destino), se, dicevo, vado a rileggere alcuni miei vecchi post, mi pare che nulla sia mutato, da allora.

Ecco, come esempio, un post che ho scritto nell’ottobre 2011. Il titolo è questo:
Degrado
Vi sembra sia cambiato sostanzialmente  qualcosa?

Meglio smettere di pensare, e di sognare, e di combattere. Meglio starsene buoni buoni e zitti zitti. Meglio tirare a campare. Meglio chiudersi nel proprio bozzolo, non sprecare energie, tenere ben serrati occhi, bocca e orecchie. Vivere nel proprio giardino, senza gettare lo sguardo al di là della siepe che ci separa dal mondo.
Perché, tanto…
Non c’è più niente da fare.

Oppure no?

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8 risposte a Oppure no?

  1. Luca ha detto:

    Con logica divergente ed erratica, mi viene da commentare codesto post con il commento che dedicai al post originale di un paio d’anni fa:

    Perchè le cose finiscono sempre in disordine? si chiedeva Gregory Bateson in uno dei suoi metaloghi (immaginari dialoghi sulla comunicazione fra lui e la figlioletta, che trent’anni prima di scrivere un libro insieme a lui, già collaborava col babbo in modo non del tutto consapevole).

    Mentre Jeremy Rifkin (e scopro solo ora la curiosa assonanza fra i nomi di questi due studiosi) ha preso un concetto astratto della termodinamica, l’entropia, e lo ha espanso dal contesto fisico a quello socioculturale per arrivare alla conclusione un po’ allarmante che ogni sforzo per diminuire il disordine a livello microscopico aumenta a livello globale la quantità del disordine stesso.

    Prendete un circolo, accarezzatelo, diverrà vizioso, è una delle più fulminanti ed evocatrici battute de “La cantatrice calva” di Eugene Jonesco.

    Senza bisogno di essere Matteo Renzi (strepitoso il siparietto radiofonico fra lui e Margherita Hack, o forse una sua abilissima imitatrice, che chiedeva O chillè ‘odesto grullo che straparla del big bang?) tutti siamo il prodotto di un’esplosione di energia e materia dopo la quale nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma (come dicono gli ottimisti) o tutto si degrada (come dicono i realisti).*

    Indubbiamente l’universo pre-big bang era quanto di più ordinato si potesse immaginare: tutto l’occorrente per creare qualche miliardo di anni luce cubi di Universo era contenuto in uno spazio virtualmente uguale a zero.

    Da lì in poi, energia e materia disseminate in tutte le direzioni avrebbero sistematicamente preferito il disordine e il degrado all’ordine. In una percentuale minima di casi, retroazioni positive (quelle che in termini umani chiamiamo circuiti virtuosi, rari contraltari dei comunissimi circoli viziosi di Jonesco) producono agglomerati in grado di autocontrollarsi e di accrescersi (prima i pianeti, poi gli ecosistemi, e infine, su un ristrettissimo numero di pianeti forse non superiori a un centinaio, le civiltà). Ma non succede mai che la fortunata eccezione divenga eterna: le stelle quando arrivano al massimo del loro fulgore implodono e diventano buchi neri travolte dal rapporto massa/volume; gli ecosistemi quando arrivano al massimo della loro complessità muoiono per devastanti epidemie e/o carestie; le civiltà quando raggiungono una eccessiva raffinatezza retrocedono rapidamente al livello della barbarie.

    Rispetto ad una stella o a un ecosistema, che non pensano, una società ha anche il compito di autoattribuirsi un significato: ruolo rispetto al quale filosofi, politici e sacerdoti tendono a guardarsi con reciproco sospetto convinti ognuno di avere la verità ultima. Mentre gli artisti di solito hanno delle verità più coerenti ma le rivestono di finzione perchè nessuno se ne accorga.

    Una civiltà in crisi, come la nostra civiltà occidentale lontana discendente di Roma ed Atene, a un bel momento smette anche di autoattribuirsi un significato e procede cieca e traballante nel pieno di un inquietante fenomeno corollario della deriva entropica: l’autoreferenzialità.

    Ma il paradosso è che, proprio quando ci si rende conto che non si può fare nulla per fermare l’entropia, ci si rilassa e si prova comunque a produrre quegli strani grovigli virtuosi e gradevoli di minor disordine e minor malessere che si appoggiano sempre al pensiero ed alla relazione fiduciosa con l’Altro. E in quei momenti vale comunque la pena vivere.

    *Nel frattempo Margherita Hack è morta, forse è morto anche il Matteo Renzi “nuovo che avanza” (oggi lo definirei Renzo Mattei, vecchio che retrocede) e neanch’io mi sento troppo bene.

    Il degrado italiano potrebbe ridursi, o incentivarsi, martedì 30 luglio. Giorno in cui potrebbe anche cambiare tutto perché e purché tutto resti uguale.

    • Milvia ha detto:

      Ho controllato: un po’ di cambiamenti li hai fatti, nel riprendere il tuo vecchio commento al mio vecchio post, ora riciclato… Certo allora Margherita Hack era ancora quaggiù, non ricordo se “il nuovo” avesse già iniziato ad avanzare, e se tu non ti senti troppo bene (so che è una citazione…) oggi, rispetto ad allora , non ti dico io. Non mi sento bene per niente. Per cui, essendomi degradata ancora di più, Quindi, essendomi io alquanto… degradata, in questi ultimi tempi (e uso la parola “degradata” in tutte le sue accezioni)
      la difficoltà di risponderti è di gran lunga maggiore. Per cui, copio e incollo paro paro la risposta che ti diedi allora.
      “prima di tutto, caro Luca, devo ringraziarti. Non è la prima volta che contribuisci a elevare il mio (non tanto alto, mi rendo sempre più conto) livello culturale. Non conoscevo infatti, confesso con vergogna, né Gregory Bateson, né Jeremy Rifkin. Così mi sono informata, e adesso, almeno a livello nozionistico, di questi due studiosi ne so qualcosa. Qualcosa che mi piacerà approfondire.
      Senz’altro un po’ inquietante il concetto di Rifkin… D’altra parte mi viene in mente che, in maniera molto prosaica, l’ho sperimentato: quando mi sforzo di riordinare l’interno di un mobile, il disordine si espande in maniera demoralizzante al suo esterno, fino a farmi perdere ogni volontà e velleità di riordino, e farmi nascere invece il desiderio di raccattare tutto e ricacciarlo nell’armadio, chiudendo bene gli sportelli. Cosa che mi verrebbe da fare anche con tutte le cose degradanti che ci circondano. Ma ci vorrebbe un armadio fuori misura.
      Con Jonesco, invece, ho più confidenza, o, meglio, l’avevo durante un periodo così lontano, che, a contare gli anni, mi spavento.
      Comunque, conosciuti o sconosciuti a parte, voglio dire che mi trovo in difficoltà a rispondere al tuo commento e che mi sto solo barcamenando (strana parola, barcamenando…); sai, uno, a discorsi profondi vorrebbe/dovrebbe rispondere con ugual profondità. Ma non è facile: oltre che il non tanto alto livello culturale mi sa che devo registrare anche una mia scarsa profondità di pensiero. E così meglio che mi fermi qui. Sperando che tu non mi… degradi della tua stima, né dei tuoi futuri (sempre graditissimi) commenti.
      E grazie, naturalmente”.

      Augurandomi che l’ultima frase (sperando ecc.), sia ancora attuale.

  2. Riri52 ha detto:

    Sì, siamo stanchi, depressi e sfiduciati per il non fare nulla di chi ci governa. Parole in libertà e nessuna azione, con l crisi che avanza. A volte richiudersi può essere un modo per ritrovare energie per il futuro. Ci vuole uno stacco. Poi s ricomincia in altre forme. Spero ci si veda resto. Ti mando una email. Rita

  3. Anonimo ha detto:

    Non dimentichiamo che siamo solo un tipo di scimmia con un ego smisurato !

    Arrigo

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