Zapping

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Eccomi, praticamente è dallo scorso anno che il mio bloggino tace.
E io, che sono una specialista nel crearmi sensi di colpa, mi sento in colpa per averlo abbandonato.  Ma sono giorni pienissimi, cioè sono riempiti principalmente da una cosa sola, e allora faccio fatica a scrivere altro.
Così, ancora una volta,  ho deciso di fare ricorso al… vintage.
Cercherò di essere più assidua negli aggiornamenti ripescando qua e là vecchie cose, giusto perché non pensiate che io sia passata a miglior vita (no, non nel senso che io sia morta, ma che me ne stia spaparanzata su una spiaggia candida, lontano da tutti e da tutto, che non è che mi dispiacerebbe, eh…).
Allora, cerca e ricerca ho trovato questo racconto, che ho svecchiato un po’, ma che risale a diversi anni fa. Un racconto diverso dai soliti miei, che in genere scrivo…  tragico, diceva una mia amica. Qui c’è, o almeno dovrebbe esserci, ironia, dietro, o davanti, o forse solo lateralmente, alla tragedia del protagonista. Insomma vedete voi. E a prestissimo.

Zapping

Si svegliò con in testa una frase: Abbiamo una soluzione per tutti i vostri problemi. Telefonateci!
Poi si rese conto che la frase non veniva dalla sua testa, ma dal televisore rimasto acceso tutta la notte.
A tentoni, ancora con gli occhi chiusi, cercò il telecomando, senza trovarlo. Si sentiva stanchissimo, le ossa rotte, la testa ovattata. “Ci mancherebbe anche l’influenza”, disse.
Abbiamo una soluzione per tutti i vostri problemi.
Decisamente lui un problema ce lo aveva. Era del tutto inutile che cercasse di cacciarlo in un angolino della mente, girato di spalle, come uno scolaretto troppo vivace in un’aula di tanti anni fa. Il problema si voltava, lo guardava bene in faccia e gli faceva gli sberleffi.
Carlo scese dal letto. Il telecomando era finito per terra, sulle ciabatte. Lo raccolse e cominciò a fare zapping,  risedendosi sul letto.

Fare zapping è una  vera e propria professione nata in questi ultimi trent’anni. Il suono della parola è dinamico, scoppiettante : Zap-pinggg! In realtà fare zapping è l’esaltazione della pigrizia e dell’immobilità.
Nell’Era A.Z. dovevi alzarti dalla poltrona, arrivare al televisore, schiacciare un tasto, allontanarti dal televisore, ritornare alla poltrona, sederti. Poi capivi che eri finito su uno di quei programmi noiosi, tipo le Tribune Politiche di una volta, dove mica urlavano, si insultavano, si sputavano addosso come adesso, ma erano lì, tutti compassatini, educatini, grazie, prego, ma le pare, e allora ti rialzavi dalla poltrona, ecc, ecc….
Ora, nell’Era D.Z., te ne stai tutto comodo, stravaccato sul divano, con il plaidino di pile sulle gambe, e vai! Hai il mondo sotto un dito! Povere emittenti TV: fanno di tutto perché tu fermi quel dito e scelga di guardare il loro programma; spendono migliaia di Euro per ingaggiare i cervelli migliori che decidano quanto deve essere visibile il seno, quanto piccolo il perizoma, quanto straziante deve essere il pianto della povera vedova (o dell’orfano, o della sedottaabbandonata), quanto debbano insultarsi i politici, quante cazzate debba dire il comico. Così tu improvvisamente lo fermi, quel dito, guardi e ti ecciti, o ti commuovi, o parteggi, o ridi, oppure ti indigni. Ma continui a guardare.

Si accese una sigaretta.
Un tizio obeso stava tritando delle carote, mentre la conduttrice del programma sorrideva come un’ebete.
Via!!!
Un ragazzo e una ragazza si stavano insultando con epiteti più coloriti della faccia di un avvinazzato,
Via!!!
Pubblicità.
Via!!!
Ma il problema rimaneva. Aveva cercato anche di schematizzarlo, che lui era proprio bravo a fare schemini:
1)    Quando dirglielo.
2)    Dove dirglielo.
3)    Come dirglielo.
4)     SE DIRGLIELO!!!
Ma forse, pensò, bisognava spostare il punto 4 al punto n.1.
Certo che era stato un bel coglione a dare retta a Luigi: i soldi dei suoi li aveva in casa da tre giorni, sua madre gli aveva chiesto di portarli in banca, ma lui se ne era dimenticato. Era passato Luigi: “Dai è un affare”, gli aveva detto, “una piccola operazione, tutto legale, e il capitale si raddoppia. Il tizio che me ne ha parlato è uno a posto, l’ho conosciuto in Facebook, è una garanzia”.
Ma si poteva essere più coglioni di così? Eppure lui ci era caduto. Con Luigi ci aveva fatto dalle materne alle superiori, praticamente un fratello.
I soldi volati via, insieme  alla sua dignità di trentenne figlio unico di genitori fiduciosi. E insieme a Luigi, naturalmente.
E ora?
Il replay della partita della sera prima.
Via!!!
Televendita di materassi.
Via!!!
Poi, ecco: Abbiamo una soluzione a tutti i vostri problemi. Telefonateci!
Stop!!!

Nell’Era D.Z. ti puoi montare un film come vuoi, con i personaggi più disparati (e pure un poco disperati). Un film dove la trama è forse confusa, ma gli interpreti sono eccezionali:
lo psicologo  sentenziatore, che detiene le somme verità sugli adolescenti e non;
la cantante stonata come voce, ma intonatissima nel corpo;
il politico, che è sempre frainteso e perseguitato;
il conduttore notturno che da decenni scassa l’anima con la stessa domanda;
il giornalista che davanti a una strage  appena accaduta chiede ai famigliari delle vittime: come si sente? O, in alternativa:  Lei ha gia perdonato l’assassino?
il cantante che filosofeggia come se fosse la reincarnazione di Bertrand Russel;
lo scrittore che apprezza solo se stesso e parla come un oracolo;
e poi, sulle reti che arrivano anche nei luoghi più sperduti dello Stivale, loro:
i maghi! Maghi, maghe, maghini, maghette! Che  manco i fratelli Grimm.

“Ma sono proprio scemo!”,  disse ad alta voce. “Ci manca solo che mi metta a telefonare alle maghe”.
La voce suadente, il sorriso accattivante, la maga Ilehana (con la acca in mezzo), lo guardava dallo schermo. Il numero telefonico lampeggiava in sovrimpressione.
“Va be’…Tentar non nuoce, come diceva la zia Armida, quando sperimentava i suoi orribili manicaretti, mescolando lo zucchero a velo con l’aglio.  Tanto che mi costa? Solo qualche euro di telefonata”
L’abitudine di parlare da solo ad alta voce l’aveva presa da quando la sua ex se ne era andata dicendo che si era stufata di fargli da baby-sitter.
Prese il cellulare e compose il numero. Una voce computerizzata lo mise in attesa. Uscì dalla stanza e andò in cucina. Accese l’altro televisore e si sintonizzò sulla rete che gli interessava. Pensò di prepararsi un caffè, ma con una mano sola era un problema, e non poteva lasciare il telefonino: il viva-voce gli aveva fatto sempre impressione.
Sullo schermo, la maga, con una faccia da Sfinge lievemente strabica, ascoltava un uomo che parlava al telefono:
“….e così”, diceva il telespettatore, “ho il sospetto che il bambino non sia mio figlio. Mi puoi dire qualcosa tu, Ilehana?”.
La maga chiuse gli occhi e appoggiò le mani sul tavolo, dove erano disposte strane carte, non tarocchi, ma carte che Carlo non aveva mai visto. Dopo qualche secondo di silenzio, la donna aprì gli occhi e disse:
“Hai ragione, il mio spirito guida mi sta comunicando che il bambino non è tuo figlio. Mi dispiace, ora non ti posso dire di più, ma telefonami privatamente e vedrò come posso aiutarti. Ciao!” “Questa è matta!”, pensò Carlo, e stava per interrompere la comunicazione, quando lo misero in linea in diretta.

Nell’Era D.Z. i maghi fanno un po’ la parte del leone, infischiandosene di scandali e truffe che hanno riguardato alcuni loro esimi colleghi; quando sullo schermo appaiono loro, il telecomando si blocca, come se avesse esaurito le pile (che sia un effetto indotto?). Li guardi e ti sembra di sentire la loro mano sulla tua spalla, ti sembra che i loro occhi  fissino proprio i tuoi, che la loro voce dica proprio a te: fidati, amico mio! E così, forse, anche tu finisci con il telefonare, finisci con il rimanere in attesa, mentre il cuore accelera un po’ i battiti perché, dopo tutto, vai in diretta telefonica su una rete televisiva; e in quel momento, quanto più sei disperato, tanto più  sei pronto a credere a tutto quello che loro, i maghi, ti diranno.
“Pronto, Ilehana , sono Carlo da Cesenatico. Ho un problema e vorrei sapere come posso risolverlo. Sa, io avevo dei soldi, ma…”
“Ho capito, Carlo, hai un grave problema economico. Hai perso dei soldi, vero?”
“Sì, ma lei come fa …”
“Me lo ha comunicato il mio Spirito Guida. Senti, caro Carlo,  adesso chiudo la diretta, tu rimani al telefono e i miei collaboratori ti daranno il mio numero privato. Chiamami e risolverò il tuo problema. Ciao, Carlo”.
Carlo prese nota del numero e ritornò a letto.
“Mi riposo un po’ e poi telefono alla maga”, disse.
Dopotutto, pensò prima di addormentarsi, la salsa della zia Armida, quella con lo zucchero a velo e l’aglio, non era per niente male.

La maga Magò

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2 risposte a Zapping

  1. Mirella Giordani ha detto:

    Com’è che questo io mica l’avevo ancora letto? L’ho trovato proprio carino e, come sempre, molto ben scritto. Anche se si capisce come andrà a finire (Carlo perderà altri soldi con la Maga, a meno che non lo scuota una botta di buon senso), mi sarebbe piaciuto continuasse… e poi chissà, la Ilehana potrebbe rivelarsi meno incarognita di quello che sembra, costretta a un ‘lavoro’ infame da una sorte rìa e tra i due potrebbe svilupparsi un sodalizio amorevole che conduca a un reciproco riscatto.

  2. Milvia ha detto:

    Grazie come sempre, Mirellina. Anche questo è un compito che mi era stato assegnato dal nostro amato prof. Stefano Benassi. Dovevamo intercalare delle riflessioni a una narrazione di fantasia. Il finale aperto dà la possibilità al lettore di immaginare qualsiasi conclusione. E la tua mi piace…

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