Era il 12 febbraio del 2008

Dal mio archivio fotografico

Dal mio archivio fotografico

Questo post lo scrissi  sei anni fa, il 12 febbraio 2008. Lo spunto era nato da un commento lasciato a un  mio precedente post. Rileggendolo a tanti anni di distanza, devo dire che non cambierei una virgola, di quanto scrissi allora. E lo dico non per sottolineare la mia coerenza di pensiero, ma perché, purtroppo, nulla è cambiato. Se siete curiosi di sapere se chi aveva lasciato il commento ha poi scritto un’ulteriore risposta, vi devo dire che no, non ha scritto più niente. Numerosi, invece, furono commenti che sostenevano le mie tesi.
L’argomento è lo stesso che ho trattato il 24 gennaio scorso, ma il post è diverso. spero che non mi giudicherete noiosa e anche ossessiva…
Faccio anche una considerazione che nulla c’entra con l’argomento del  post che ho ripescato: ogni volta che vado a rileggere vecchi post e relativi commenti, mi viene una grande nostalgia per il mondo dei blogger. Facebook è utile, lo utilizzo quotidianamente, molte cose che leggo sono interessanti… ma i blog erano altra cosa. Si rifletteva di più, si scambiavano idee in modo più profondo. Ora, nei nuovi Social, ce la caviamo troppo spesso, e io per prima, con un “mi piace”.

Ed ecco il mio vecchio articolo, che inizia con il commento che mi era stato lasciato (le sottolineature le ho messe io):

Vivo in Israele, sto cercando il -paese brutto e crudele che voi descrivete e che voi volete boicottare, sto cercando gente cattiva che vuole vendetta , sto cercando un governo fascista. Non trovo niente di tutto questo. Io vedo un paese bello e curato, vedo gente sorridente e preoccupata, piena di dolore alle notizie dei bombardamenti quotidiani su Sderot, citta’ israeliana, vedo un governo democratico che ancora non si decide a colpire come dovrebbe il nemico. Nessuna nazione del mondo sopporterebbe quello che sopporta Israele dai suoi nemici palestinesi e dai suoi nemici boicottanti italiani.
Tra i palestinesi vedo madri felici perchè il loro figlio ha ammazzato ammazzandosi, vedo gente e bambini che offrono caramelle per ogni ebreo ammazzato.
Vedo in Italia razzisti vergognosi e ignoranti come Vattimo, ebrei come Ovadia che non crede che Israele debba esistere. Ebrei come Shabtai che non vuole Israele.
Mi vergogno molto di essere italiana e di appartenere a un paese così antisemita. In Francia non boicottano Israele? forse perchè sono più civili di noi italiani.
Quando è stata ospite la Turchia la avete boicottata a causa del problema curdo? E l’Egitto dove non esistono diritti civili lo boicotterete? Nooo, voi non boicottereste nemmeno l’Iran.
L’unico paese degno di boicottaggio è Israele, l’ebreo fra gli stati.
Che vergogna.

Per la prima volta, da quando ho aperto questo blog, pubblico un commento, non mio, come post. È un commento che una signora ha lasciato il 10 febbraio come risposta a questo post
Mi spiace non poter rivolgermi a lei con il nome: ma il commento risulta anonimo, anche se credo che si tratti solo di una dimenticanza, non firmarlo, da parte di chi lo ha scritto. 
Lo pubblico qui, perché voglio dare rilevanza alla risposta che cercherò di dare a questa visitatrice che, con veemenza appena trattenuta, scrive cose che non condivido affatto e per le quali potrei fare solo una diagnosi: questa signora è affetta da una forte miopia. Una miopia anomala, forse, che le fa mettere a fuoco  solo alcuni aspetti del paesaggio in cui è immersa, mentre davanti ad altri scorci degenera in cecità assoluta.
La chiamerò, anzi, ti chiamerò…signora anonima, ma ti darò del tu, che ci si capisce meglio, forse.

Ho già scritto più volte su Israele (e alla fine dei post inserirò un  link, così, se vuoi, puoi andare a leggere). Alcune cose che tu hai scritto mi hanno indotto a infilarmi gli occhiali, per capire se avevo letto bene. Quando dici, per esempio, vedo un governo democratico che ancora non si decide a colpire come dovrebbe il nemico. Nessuna nazione del mondo sopporterebbe quello che sopporta Israele dai suoi nemici palestinesi. 
Ma avevo letto bene, questo tu hai scritto. 
Cosa dovrebbe fare d’altro ancora, il governo…democratico dello Stato di Israele per colpire il popolo palestinese? 
Ma non è questo che mi preme, in questo momento, controbattere. Non è neanche evidenziare con quanta facilità tu utilizzi la parola nemico. 
Ciò che voglio ricusare, questa sera, è il termine antisemita, con cui tu qualifichi me e le persone che hanno commentato il mio post, e tutti quelli che sono a dir poco sorpresi e non d’accordo sull’aver eletto Israele Paese ospite della Fiera del libro di Torino.
 Antisemita, signora Anonima, no, non mi va bene. Non mi va bene essere definita così. Non mi va bene che tu definisca così chi contesta il governo israeliano. Il governo, non il popolo ebraico. Mi sembra che ci sia una differenza enorme. Contesterei il comportamento di quel governo sia che fosse a capo di una popolazione cristiana, musulmana, buddista o che adorasse un frigorifero. 
Avevo undici anni quando mia madre mi lesse un libro: L’ultima scintilla di Erich Maria Remarque. Il mio primo incontro con lo sterminio degli Ebrei, la prima mia consapevolezza di quanto bestiale e orrendo possa essere l’animo umano. Era estate, e non fu una bella estate e potrei dilungarmi, e raccontare tutto il mio raccapriccio e tutto il dolore e anche l’amore che cominciai a provare per gli Ebrei. E il desiderio di conoscere meglio questo popolo, attraverso i suoi scrittori, la sua musica, i suoi pensatori.  E quello che ho via via scoperto, conosciuto, l’ho quasi sempre apprezzato e amato. 
A Pasqua ho finalmente avuto l’occasione di venire lì dove tu abiti, in Israele, appunto. E hai ragione a dire che è un paese bello. È un paese anche pieno di suggestioni, sarà tutta quella storia che impregna le pietre, la terra, quella storia che tutti noi, appartenenti a religioni diverse (o come me, a nessuna religione) abbiamo conosciuto fin da bambini. È pure un paese deturpato da un muro che io considero osceno. Ma non perché è stato voluto e costruito da ebrei, ma perché è stato voluto e costruito da uomini assolutamente privi di etica.
Nel mio breve soggiorno, grazie a una mia amica israeliana, Nurit Peled, di cui forse conoscerai il nome, se vivi in Israele, ho incontrato sia ebrei sia palestinesi. Splendide persone, tutte. Nurit, anni fa,  ha perso una figlia piccola in un attentato di un kamikaze: beh, sai, signora anonima, lei non utilizza la parola nemico. Nurit Peled, come altri ebrei, come i palestinesi che ho conosciuto, si batte, e non è certo una facile battaglia, per una convivenza pacifica, per un rispetto gli uni verso gli altri, reciproco. Antisemita anche l’ebrea Nurit, signora anonima?
 Non c’è solo il muro, a fare inorridire, in Israele. C’è anche un altro sito che mentre lo si visita, mentre lo si attraversa,  ci si dovrebbe veramente riempire di vergogna per appartenere alla razza umana (che è comunque la sola razza, universale, che io riconosco): lo  Yad Vashem, il Memoriale della Sohah in Gerusalemme. 
Vedi, signora Anonima, a me fanno inorridire tutti gli stermini, tutti i soprusi, le vessazioni, le guerre, le dittature, e anche gli attentati, sì, dove muore gente innocente…  A me fa inorridire l’uomo che uccide il suo simile. Non mi importa, non mi è mai importato quale dio preghi, di che colore siano i suoi occhi, quale sia il suo idioma. A me fa inorridire l’umanità che perde il senso della vita. 
Se vuoi, ne possiamo ancora parlare, signora anonima. 
Questo è il link per accedere al post sul mio viaggio in Israele.

La foto che apre il post l’ho scattata durante il mio viaggio in Israele allo Yad Vashem, e quei corpi appesi, rivoltati, sono, vi assicuro, un pugno nello stomaco, ma è nulla rispetto ad altro che si incontra in questo museo.


Ninna nanna dei Territori

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