Partire?

Tramonto a Kamala (gennaio 2010)

Tramonto a Kamala (gennaio 2010)

Un giorno i tuoi piedi toccheranno la sabbia bianca, e bagnerai i tuoi capelli nell’acqua blu del mare. Porte e finestre si apriranno per vederti arrivare, e nel sentirti a casa piangerai sorridendo
Un giorno. Magari domani. O fra un mese.

I versi che aprono il mio nuovo post sono tratti dalla canzone Debaixo dos caracois dos seus cabelos, che Roberto Carlos scrisse  per Caetano Veloso, mandato in esilio dai militari, ma non posso fare a meno di pensare che potrebbero essere dedicati a me.
Nessuno mi ha mandato in esilio. Eppure, io, in esilio mi sento.
Ogni giorno mi sento sempre più estranea a questo paese, terra non più di poeti, santi, naviganti, ma di ladri e di figuranti che non mi rappresentano. Terra di buffoni e disonesti, di assassini della giustizia e dei diritti umani, di parolai e  di bugiardi. Di corruttori e corrotti. Di costruttori di false promesse.
Non mi sento più a casa, qui.

Partire? E perché no?
Partire. E per dove?
Forse, in questo terzo millennio tutti i luoghi si assomigliano, il mostro chiamato globalizzazione ha fatto danni irreversibili. Eppure so che esistono posti dove potrei vivere meglio.
Vivere gli ultimi anni della mia esistenza lontano da qui. Non nel lusso effimero fatto di beni materiali, ma nel lusso reale che solo una vita più semplice e pacifica  può procurare.  Lontana dal chiasso delle tv, dalle bugie dei media, dalla cementificazione del territorio e delle menti.
Partire. Partire verso l’Oriente.
Andare a vivere in Tailandia. Trovare una villaggio di pescatori, prendere in affitto una piccola casa su una spiaggia di sabbia bianca, spogliarmi di tutti gli orpelli che, ora, mi tengono inchiodata a una realtà che non riconosco più come mia. Sedermi a terra, in un tempio buddista e lasciare scorrere il tempo, al di là di ogni credo, per costruire la mia serenità.
Si può fare. Ce la posso fare. L’esilio non può essere eterno.

Ci penserò, in questi giorni di inizio di un anno che non si sta presentando, in questo paese, diverso da quello orribile che l’ha preceduto.
E forse continuerò a parlarne qui. Forse  esporrò i pro e i contro di questo possibile, radicale cambiamento.
Forse, un giorno i miei piedi toccheranno la sabbia bianca, e bagnerò i miei capelli nell’acqua blu del mare. Porte e finestre si apriranno per vedermi arrivare, e nel sentirmi a casa piangerò sorridendo.
Una cosa è comunque certa: che …“ navigando con le vele tese io sempre cercherò  il mio orizzonte”.

Debaixo dos caracois dos seus cabelo

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17 risposte a Partire?

  1. Annalisa ha detto:

    Decisione non facile, ma se tu puoi prenderla, vai! Noi rimarremo qui a tenerti il posto, e tu sarai là a tenere desta la speranza che un altro mondo è possibile.

  2. Riri52 ha detto:

    Prova per un periodo, poi vedi. Credo che il cambiamento sia sano e utile, specialmente quando si sta male in un posto. Un saluto Riri52

    • Milvia ha detto:

      I grandi cambiamenti, e non riesco a capirne la ragione, mi spaventano molto meno dei piccoli cambiamenti. Arrivo perfino a pensare che mi costi meno fatica dare una svolta epocale alla mia vita che rinunciare a una piccola abitudine quotidiana (tipo rinunciare a prendere il caffé con… il latte freddo a parte… 🙂
      La cosa più difficile è l’organizzazione che un cambiamento così radicale comporta.
      Ciao!

  3. Corrado S. Magro ha detto:

    Sono partito anch’io, e ormai da quasi mezzo secolo lontano. Ero dentro un pozzo senza luce, ero già allora cosciente che la luce si sarebbe allontanata inesorabilmente sempre più dal cuore ferito nell’amore, dalla mente ferita nella sua essenza logica. Oggi mi chiedo se fu saggia o coraggiosa la mia scelta, cosciente che i frutti incommestibili attuali sono maturati sui rami degli alberi che noi stessi abbiamo coltivato e accudito, giannizzeri forse illusi e a servizio di un sistema che ha asservito le coscienze, imbrattando e drogando lo spirito.

    • Milvia ha detto:

      Corrado, non posso sapere se la tua è stata una scelta saggio, ma credo che coraggiosa lo sia stata. Così come sono ben consapevole che abbiamo tutti contribuito a rendere …. incommestibile e indigesto questo nostro paese. Sotto questo punto di vista, ora che ci penso, il mio desiderio di andarmene, adesso, adesso che tutto è andato in rovina, potrebbe essere una vigliaccata… Se avessi la certezza di poter contribuire a una ricostruzione rimarrei. Ma del doman non c’è (alcuna) certezza. Oggi più che mai.
      Grazie per la visita e la testimonianza

  4. Isabel ha detto:

    Cara Milvia, se trovi il villaggio, fattemi conoscerlo.
    Io, qua, in Spagna, sento lo stesso. Ho vergogna di dirme spagnola: così l’ho detto a un allievo a chi l’ho dovuto rispondere, quando mi ha fatto la domanda nel aula, che se fra poco aveva bisogno di un dottore, non esiste più la medicina pubblica. L’hanno rubato tutti i politici tra parole vuote, tra bugie che si nascondono dietro i suoi mani sempre aperte; e per l’unico motivo di donarla ai suoi collegi. Lo prossimo é una legge educativa che sta per salire a la luce e che diventerá la educazione pubblica in oscuritá, come se fossimo nella Spagna di prima di nascere io, questo è, 30 anni indietro. E questo solo per cominciare…

    È da piangere, o da gridare, o, sì, da partire.

    Comunque, cara Milvia, se esiste nel pianeta quel villagio, fattemi conoscerlo.

    Un abbraccio,
    Isabel.

    • Milvia ha detto:

      Il tuo quadro della Spagna, carissima Isabel, sembra un duplicato di quello che sta ogni giorno davanti ai nostri occhi, qui in Italia. E questo è davvero triste. Apparteniamo a due paesi splendidi, ricchi di storia e arte e bellezze naturali. E guarda come ci siamo ridotti…
      Se troverò il villaggio ideale, se avrò la costanza di cercarlo, conviderò con te la mia scoperta.
      Un abbraccio forte forte

  5. maria ha detto:

    Belle parole nella sostanza e nella forma, e comprensibilissima l’idea..te l’appoggio..a parte il dispiacere personale che avrei se tu ti allontanassi ancora molto 🙂

  6. lucarinaldoni ha detto:

    No, Milvia no. L’Italia ha bisogno di persone come te. Come qualunque disadattato in difficoltà (quanti ne ho conosciuti nella vita pubblica di appassionato operatore del Servizio Sanitario Nazionale e privata di volontario e di comune cittadino) l’Italia sputa in faccia a chi ha le risposte giuste e incisive ma troppo complesse e apre le cosce a chi la deflora e la disonora con manciate di semplificazioni e populismo. Non devi, non dobbiamo mollare (lascia che mi associ al tuo malessere ma solo per meglio contestarne le conclusioni).

    E ti lascio con una bella canzone di un grande emiliano. Basta guardare la cartina geografica per vedere che il vero ombelico strategico-logistico della nazione scorre lungo la Via Emilia. Continuiamo a far ben la guardia, mo veh…

    Un abbraccio.

    • Milvia ha detto:

      Caro Luca, come spesso ti capita, mi sopravvaluti ancora una volta. Non nego che questa tua ennesima manifestazione di stima mi faccia piacere, ma faccio fatica a pensare che l’Italia abbia bisogno di me. Sono convinta, al contrario, che di me non abbia proprio bisogno nessuno. A parte mio figlio, ma non perché io sia una madre speciale, ma semplicemente perché i figli hanno sempre bisogno delle figure genitoriali, anche quando sono ben più che adulti.
      Fare la guardia è sempre più difficile, bisognerebbe avere gli occhi composti di una mosca, e forse non basterebbe.
      Ora devo uscire, ma più tardi ascolterò la canzone, così come più tardi dedicherò un po’ di tempo a leggere tutti i tuoi ultimi post. Mi sento come quando andavo a scuola, e, durante le vacanze, rimandavo di giorno in giorno lo svolgimento dei compiti. Però, a differenza di allora, sarò molto contenta di svolgerli.
      Ricambio l’abbraccio.

  7. Luciana ha detto:

    Siamo in tanti, Milvia, a non riconoscerci più nel paese in cui ci è toccato vivere…io , personalmente, non ce la faccio a pensare di andar via, per carattere, per affetti, per la paura della solitudine…Però ti capisco e tanto, dico solo , come Maria, che mi dispiacerebbe tanto saperti così lontana e sono convinta che ci sono tante persone che la pensano come me…pensa anche a questo e…parliamone! Un forte abbraccio Luciana

    • Milvia ha detto:

      Cara Luciana, se mai me ne dovessi andare davvero (e ci sto pensando, credimi) sappi che, come ho scritto a Maria, un lettuccio, anche se spartano, per te ci sarà sempre.
      Abbraccio.

  8. Mirella Giordani ha detto:

    Oh, Milvia, far mica scherzi! Io come farei senza la mia badante preferita?

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