Grandi e piccoli orrori di inizio anno

nebbie

Mi verrebbe da dire: Ah, cominciamo bene! Ma mi rendo conto che sarebbe un commento troppo superficiale, leggero, di quelli che vengono detti con un mezzo sorrisetto fra l’ironico e il serio.
E non c’è proprio niente di leggero in quello che è accaduto in questi giorni, in questi primissimi giorni di un nuovo anno, all’inizio del quale tutti ci siamo scambiati auguri, auspicando una vita migliore per le persone che amiamo, per noi stessi e per il mondo intero. A soli nove giorni di età, il 2015 è un neonato già affetto da malattie forse incurabili, che si guarda intorno smarrito e non trova nessuno che si prenda cura di lui.

Veniamo ai fatti, dunque. Veniamo a questi orrori grandi e piccoli, che poi, a pensarci bene, gli orrori possono mai essere piccoli? Forse sì, ma senza dubbio non sono mai innocui. In questi ultimi giorni, infatti, mi sono resa conto, ancora una volta, che orrore genera orrore, che il male può generare solo altro male, che anche un “piccolo” orrore può avere la forza rigeneratrice di crearne uno grande. E vale poi anche il contrario: grandi orrori generano sempre piccoli orrori, come vedremo.
Ma veniamo ai fatti, dicevo. Mi affiderò, per raccontarli, alle parole che ho trovato in rete, per cui, nel testo che segue, ci saranno molti link.

Parigi, 7 gennaio 2015: non metto il link alla notizia del massacro nella redazione della rivista satirica Charlie Hebdo. Tutti sappiamo quello che è accaduto. Il racconto di questo mercoledì, senz’altro nero, senz’altro orrendo, è su tutti i media,  e su tutti i media, compresi i social network, si trovano articoli, dichiarazioni, commenti, che vanno dalle analisi più obbiettive dei fatti, a quelle che grondano retorica (e che quindi, alla fine, non possono essere definite analisi). Per non parlare delle affermazioni di beceri individui che strumentalmente cavalcano la loro battaglia di sempre, che, ahimè, sta diventando sempre  meno sterile, e ha iniziato a produrre  frutti velenosi che in troppi giudicano allettanti. Individui beceri come Gasparri e Salvini, per esempio, che rispettivamente dicono:
“Basta ai barconi carichi di clandestini”
E “Il nemico ormai ce l’abbiamo in casa”.
O Marine Le Pen (vedi QUI). O, ancora, il super becero Giuliano Ferrara (QUI). L’impressione che ho è che questi individui gioiscano di certi avvenimenti perché danno loro la possibilità di influenzare l’opinione pubblica con le loro idee razziste e oscurantiste.
Di seguito ecco alcuni link, attraverso i quali potrete accedere a parole diverse:
WuMing Foundation.
L’articolo è lunghissimo, ma è, secondo me, indispensabile leggerlo, come sempre lo sono, indispensabili, le parole dei Wu Ming. Se proprio dovete fare una scelta e non volete leggere altro, non lasciatevi sfuggire questo articolo.

Gassid Mohammed, mio amico e poeta iracheno, che vive a Bologna.

Igiaba Scego, scrittrice italo-somala.

La lettera che Tiziano Terzani scrisse a Oriana Fallaci dopo l’11 settembre (Davvero grazie a Fiorella Mannoia che ha condiviso l’articolo sulla sua pagina).

E andiamo avanti, con un altro orrore:
ieri pomeriggio ascoltavo distrattamente il giornale radio tre, e mi è sembrato di sentire una notizia che mi ha lasciato esterrefatta, E subito ho pensato: ma com’è possibile che non sia stata data come prima notizia? Parigi sì, ma la Nigeria no? Ho fatto una ricerca in rete ma non ho trovato niente, così ho pensato di aver capito male e ho tirato un sospiro di sollievo. Ma poi, in serata, leggendo un post di Igiaba Scego, ho capito che no, non avevo capito male e che anche QUESTA era una notizia orrenda e orrendo era che, per i media, compresi i social network, non fosse una notizia da mettere in primo piano. Differenze, quindi, fra morti e morti. Una diversa bilancia, una diversa considerazione. Per fortuna, questa mattina, Tutta la città ne parla, in seguito alla telefonata di un ascoltatore di Prima Pagina, ha affrontato l’argomento.

E ora i piccoli orrori.
Prima del 7 gennaio, prima, cioè, che tutti noi riempissimo le nostre social-bacheche con parole e immagini sul e del massacro di Parigi, i social pullulavano di parole e immagini riguardanti la morte di Pino Daniele. Ci sarebbe da dire qualcosa anche su questa invasione, che mi ha riportato alla mente i termini di micro-fama e di necro-fama, trovati nel bel libro Morti di fama, di Loredana Lipperini e Giovanni Arduino, uscito lo scorso anno edito da Corbaccio. Ma non è questo l’aspetto, che voglio sottolineare, perché l’orrore non è questo, questo, semmai è un fenomeno sociale dei nostri giorni un po’stupido. L’orrore, il piccolo orrore, riguarda quello che è successo l’altro ieri davanti alla camera ardente dell’ospedale Sant’Eugenio di Roma. Quel coro che scandiva “Vergogna, vergogna”, quella donna che, con arroganza rabbiosa, diceva davanti ai microfoni dei Tg: “Noi siamo andati a tutti i suoi concerti, è grazie a noi che è diventato ricco”. Tutto perché la famiglia dell’artista aveva deciso di dare uno stop alle visite alla salma, per motivi che possono essere stati quelli poi pubblicati dai giornali, o forse no, ma non importa. Una decisione sbagliata? Non lo so, io non mi sento di giudicare, ma so che quel coro, quella frase, quella rabbia ingiustificata a me ha fatto orrore. E QUESTO articolo firmato da Daniela Ranieri e pubblicato ieri sul Fatto quotidiano, trovo che esprima molto bene il mio pensiero.
L’ultimo, piccolo orrore. A dir la verità era già iniziato nell’anno vecchio: mi riferisco alle reazioni che si sono lette, viste, ascoltate sulla vicenda dell’uccisione del piccolo Loris Stival. Tutti quei giudizi privi di senso, e, soprattutto privi di ogni barlume di pietas, che sono stati vomitati dalla stampa, da “addetti ai lavori”, da gente comune, sulla madre presunta omicida. Fra la gente comune, c’è anche la sorella della madre del piccolo, che, invece di starsene lontana dai riflettori, per dignità, per correttezza, per un senso (e ritorna la parola) di pietas verso il bambino, ma anche verso quella donna che le è sorella, a quanto ho capito viene intervistata ovunque, e, con un’ombra di sorriso sulla faccia e con un tono spavaldo della voce, fa uscire un odio e una rabbia accumulata da anni. E accusa, e pontifica, e dice cose che mai dovrebbe dire. Proprio l’altra sera mi è capitato di sentire questo: a un giornalista che le chiede quali fossero i rapporti con la sorella durante l’infanzia, lei dice che la sorella era il cigno, e lei il brutto anatroccolo, che la sorella era bionda e con i boccoli, e lei mora… non accorgendosi del livore e dell’invidia mai sopiti che queste affermazioni rilasciano e che vanno ad inficiare la validità di altre affermazioni fatte.
Ecco, anche davanti a tutto questo io provo orrore. E non so se è più grande l’orrore che provo ascoltando certe risposte, o quello che provo davanti alle domande e all’accanimento dei giornalisti, o, anche, se non sia più grande ancora l’orrore che provo davanti alla morbosità dei tanti che si bevono tutto questo orrore con il piacere che può provare un assetato nel deserto. Perché dell’orrore che contiene non se ne accorgono.
Abbiamo antidoti, contro l’orrore? Non so, faccio fatica a formulare una risposta. Se voi ne avete una sarò molto contenta di ascoltarla.
E se siete arrivati alla fine di questo lunghissimo post vi ringrazio. Alla prossima (spero con un post più leggero)

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6 risposte a Grandi e piccoli orrori di inizio anno

  1. paola dall' aglio ha detto:

    Grandi spunti di riflessione, grandi scritti. Grazie M

  2. flameonair ha detto:

    Di risposte non ne ho. So che provo sempre più angoscia e incredulità di fronte alla sete morbosa verso il peggio che c’è nella gente, all’escalation dell’assuefazione all’atrocità e al bisogno di mettere in piazza ogni peggior sentimento pur di apparire qualche minuto in tv o in un network.

  3. cvmargaretcollina ha detto:

    purtroppo Milvia, molte delle tue considerazioni le ho fatte anche io e chissà se altri…..

  4. Antonella Marin ha detto:

    molto giusto e molto vero.

  5. Annalisa ha detto:

    Grazie a te di aver condiviso. Alle volte aiuta anche sentire che qualcun altro, in giro per il mondo, ha ancora sentimenti condivisi… (e condivisibili).

  6. pieramariachessa ha detto:

    Si arriva in fretta alla fine dei tuoi articoli perché riesci a coinvolgere totalmente mente e cuore.
    Detto questo, Milvia cara, mi rimane dentro una grande malinconia, la sensazione di essere avvolti sempre di più e più profondamente dall’orrore di cui parli e che hai analizzato così bene. Il vuoto che abbiamo dentro lo colmiamo con tutto ciò che è più meschino e più crudele.
    Sarebbe bello svegliarci domani e scoprire che forse in fondo non tutto è perso, che anche l’uomo conserva un po’ della sua “umanità”. Speriamo sia davvero un risveglio e non un altro sogno.
    Grazie, felice di ritrovarti di nuovo qui.
    Piera

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