Le strategie di Piccolo Teo

passegginoVi voglio raccontare una cosa di piccolo Teo. Eh, lo so che i miei pochissimi lettori superstiti diranno: Ma ancora? Ancora parli del tuo nipotino? Ormai i post di questo tuo blog, che qualcuno, una volta, aveva definito onnivoro, hanno cadenza semestrale, e poi, quando ne pubblichi uno, non scrivi più di politica, o di letteratura, o di attualità, come facevi un tempo. Ma sempre sempre sempre parli di questo Piccolo Teo! Uffa! Ebbene sì… Scrivere di politica e di attualità mi ha stancato, mi disgusta, mi rattrista. La letteratura continuo ad amarla, ma ci sono blogger molto più bravi di me in grado di parlarne.

E invece, raccontare di Teo mi dà gioia, e poi, se non ne parlo io, in Rete, chi ne parla di Piccolo Teo?

Devo premettere che Teo deve aver preso dalla sua nonna paterna, che sono poi io, per quanto riguarda il desiderio di stare all’aperto, di uscire di casa, di osservare il mondo. Ancora non parla, o meglio, parla, ma siamo noi a non capire il suo linguaggio e per rimediare alla inettitudine di noi adulti, si esprime molto bene a gesti. Quando vuole andare a passeggio per prima cosa va alla porta di casa, tende il ditino e indica la porta. porta

Poi, se non c’è una risposta positiva da parte degli adulti che sono con lui in quel momento, corre in camera sua e si ripresenta con in mano le scarpine da passeggio. sandalini E fin qui, va be’, niente di eccezionale, direte.
Ma sentite cosa è accaduto sabato scorso: eravamo in casa lui e io, e Teo, dopo avermi indicato la porta (eravamo rientrati da poco, ma lui, nonostante avesse la febbre, voleva uscire di nuovo) e non avendo avuto da me un segnale di approvazione, corre nella sua cameretta. Lo seguo e vedo che apre un cassetto del suo comò; guarda dentro e lo richiude. Ne apre un altro e sorride: è quello giusto!, sembra dire. Tira fuori una maglietta e me la dà. Io non capisco: Vuoi che mi metta io la tua maglietta? gli dico. E mi metto la maglietta in testa. Avreste dovuto essere lì per vedere il suo sguardo… Mi ha guardato come per dire: Nonna, ma sei proprio tonta… Mi toglie la maglietta dalla testa e me la ridà. Ah, gli dico, vuoi cambiarti la maglietta, allora. Sguardo di Teo che dice: Oh, hai capito, finalmente!, accompagnato da uno dei suoi meravigliosi, dolcissimi sorrisi. Così gli cambio la maglietta e lui si precipita verso la porta di uscita. E io capisco tutto. Teo, le scarpette, le indossava già, e si sarà detto: Sono andato alla porta e lei non ha capito; l’altro segnale che indica la mia voglia di uscire, quello delle scarpine, non posso utilizzarlo, perché le scarpine ce le ho già nei piedi… Cosa posso fare perché questa nonna tontolona capisca? La maglietta! Quando mi portano a passeggio, mi mettono spesso una maglietta pulita. Spero che la nonna capisca, altrimenti non mi rimane che mettermi a strepitare, e a me, strepitare non piace per niente. SAB0017556001S008_det_1 Capito, le strategie di Piccolo Teo?
Lo so che i propri animali, i propri figli, i propri nipotini, sono per ognuno di noi, il meglio del meglio che esista. Però, dai, non sembra anche a voi che Piccolo Teo, sia un ragazzino proprio in gamba, a soli quindici mesi?
P.S. Uno: naturalmente l’ho accontentato, prima che mi ripudiasse come nonna, e siamo andati a passeggio.
P.S.Due: la pediatra ha detto che si può portare a passeggio un bimbo anche se ha la febbre.
P.S. Tre: spero che la pediatra abbia ragione.

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4 risposte a Le strategie di Piccolo Teo

  1. flameonair ha detto:

    Grande Teo! Loro sanno farsi capire benissimo: ricordo il gesto di mio figlio piccolissimo il giorno dopo un’occasione in cui aveva visto finalmente (a 6 mesi e 1/2) buona parte dei parenti lontani. Indicando con il ditino e un gesto circolare del braccio ci proseguiva a indicare tutte quelle sedie che erano state occupate il giorno prima a pranzo da tanta gente e ora erano desolatamente vuote… E il suo faccino interrogativo che non si capacitava di dove fossero tutti finiti in un battibaleno.

  2. Anonimo ha detto:

    beh direi proprio che piccolo Teo è un portento!! ed hai fatto bene a farcelo capire con il tuo post, questa strategia è deliziosamente intelligente e arguta ed è bello sapere come chi, inevitabilmente dipendendo dagli altri, riesce a esprimere i suoi desideri ed esigenze con una così dolce, genuina shiettezza: Viva Piccolo Teo e anche la sua nonna!! 🙂
    Maria

  3. LaVostraProf ha detto:

    Sì, anche con la febbre (i miei sono venuti grandi lo stesso). Un abbraccio al girovago Teo e alla nonna 🙂

  4. pieramariachessa ha detto:

    Carissima, non l’avevo visto, un post gustosissimo! E tu, sempre brava, che parli di politica, di letteratura, di nipotino…
    Un abbraccio a te, un altro a PICCOLO TEO.
    Piera

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