Di ritorno

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(Cervia, 16 aprile 2011: la nascita del giorno)

È senza dubbio la prima volta da quando, nel gennaio 2007, ho aperto il blog, che l’assenza dalla mia virtual casa  si è prolungata così a lungo. I motivi sono molteplici, non solo felici impegni che mi hanno portato fuori Bologna, con poco tempo, durante le mie due trasferte, per aprire il computer, ma anche un problema di salute piuttosto preoccupante, che ora, per fortuna, sembra essere risolto.
Ho definito “felici” gli impegni che mi hanno portato lontano dalla mia città e a loro dedicherò poche parole. Il primo mi ha visto spettatrice, a Roma, di una manifestazione veramente molto bella, che è giunta quest’anno alla sua seconda edizione: Libri come, diversa, come svolgimento, da i tanti eventi letterari che si tengono nel nostro Paese. Creata da Marino Sinibaldi, Rosa Polacco Michele De Mieri (non a caso rispettivamente direttore e collaboratori di Radio3),  Libri come ospita scrittori italiani e stranieri che vengono invitati a raccontare come sono nati i loro libri, con riferimenti, anche, sui loro rapporti con le case editrici, con gli editor e le agenzie letterarie. Tutte cose che non solo avvicinano i lettori ai loro scrittori preferiti, ma che possono essere molto utili a chi vuole intraprendere la professione di scrittore.
Ha compiuto cinque anni, invece, Radio3 in Festival, una vera e propria fonte di gioia che vede affluire a Cervia, da tutta Italia, la numerosa comunità della mia Radio preferita.
Tre giorni ricchi di parole, musica, immagini: proteine e vitamine per la mente, antidoto, con benefici effetti collaterali,  mi vien da dire, per i veleni che assorbiamo ogni giorno, leggendo giornali, guardando la tv, osservando il malcostume, la disonestà, la disgregazione del vivere civile che ci circonda. Splendida anche questa quinta edizione, aspetto già con impazienza la prossima. Un po' di foto della manifestazione potrete vederle entrando nel mio profilo di Facebook. Cliccando su ogni foto potete leggerne la didascalia.

Mentre, fra esperienze esaltanti e debilitanti problemi di salute, passavano i giorni, un numero consistente di mail riempiva la mia cassetta postale. Fra le tante, quelle di un amico che non sentivo da tempo,  che mi ha inviato un documento interessante: una lettera scritta al Presidente Napolitano da alcuni ex studenti di Don Milani, che dimostra come i ragazzi di Barbiana, anche a distanza di più di quarant’anni, abbiano ancora saldi i principi a loro donati da quel grande, indimenticabile Maestro.
Con molto piacere la riporto qui, perché merita l’attenzione che, sono certa, le riserveranno i frequentatori del mio blog.

Signor Presidente,
lei non può certo conoscere i nostri nomi: siamo dei cittadini fra tanti di quell'unità nazionale che lei rappresenta.
Ma, signor Presidente, siamo anche dei "ragazzi di Barbiana". Benchè nonni ci portiamo dietro il privilegio e la responsabilità di essere cresciuti in quella singolare scuola, creata da don Lorenzo Milani, che si poneva lo scopo di fare di noi dei "cittadini sovrani". Alcuni di noi hanno anche avuto l'ulteriore privilegio di partecipare alla scrittura di quella Lettera a una professoressa
che da 44 anni mette in discussione la scuola italiana e scuote tante coscienze non soltanto fra gli addetti ai lavori.
Il degrado morale e politico che sta investendo l'Italia ci riporta indietro nel tempo, al giorno in cui un amico, salito a Barbiana, ci portò il comunicato dei cappellani militari che denigrava gli obiettori di coscienza. Trovandolo falso e offensivo, don Milani, priore e maestro, decise di rispondere per insegnarci come si reagisce di fronte al sopruso (
a). Più tardi, nella Lettera ai giudici (b), giunse a dire che il diritto – dovere alla partecipazione deve sapersi spingere fino alla disobbedienza: “In quanto alla loro vita di giovani sovrani domani, non posso dire ai miei ragazzi che l'unico modo d'amare la legge è d'obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste ( cioè quando avallano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate”.
Questo invito riecheggia nelle nostre orecchie, perché stiamo assistendo ad un uso costante della legge per difendere l'interesse di pochi, addirittura di uno solo, contro l'interesse di tutti. Ci riferiamo all’attuale Presidente del Consiglio che in nome dei propri guai giudiziari punta a demolire la magistratura e non si fa scrupolo a buttare alle ortiche migliaia di processi pur di evitare i suoi.
In una democrazia sana, l'interesse di una sola persona, per quanto investita di responsabilità pubblica, non potrebbe mai prevalere sull'interesse collettivo e tutte le sue velleità si infrangerebbero contro il muro di rettitudine contrapposto dalle istituzioni dello stato che non cederebbero a compromesso. Ma l'Italia non è più un paese integro: il Presidente del Consiglio controlla la stragrande maggioranza dei mezzi radiofonici e televisivi, sia pubblici che privati, e li usa come portavoce personale contro la magistratura. Ma soprattutto con varie riforme ha trasformato il Parlamento in un fortino occupato da cortigiani pronti a fare di tutto per salvaguardare la sua impunità.
Quando l'istituzione principe della rappresentanza popolare si trasforma in ufficio a difesa del Presidente del Consiglio siamo già molto avanti nel processo di decomposizione della democrazia e tutti abbiamo l'obbligo di fare qualcosa per arrestarne l'avanzata.
Come cittadini che possono esercitare solo il potere del voto, sentiamo di non poter fare molto di più che gridare il nostro sdegno ogni volta che assistiamo a uno strappo. Per questo ci rivolgiamo a lei, che è il custode supremo della Costituzione e della dignità del nostro paese, per chiederle di dire in un suo messaggio, come la Costituzione le consente, chiare parole di condanna per lo stato di fatto che si è venuto a creare. Ma soprattutto le chiediamo di fare trionfare la sostanza sopra la forma, facendo obiezione di coscienza ogni volta che è chiamato a promulgare leggi che insultano nei fatti lo spirito della Costituzione. Lungo la storia altri re e altri presidenti si sono trovati di fronte alla difficile scelta: privilegiare gli obblighi di procedura formale oppure difendere valori sostanziali. E quando hanno scelto la prima via si sono resi complici di dittature, guerre, ingiustizie, repressioni, discriminazioni.
Il rischio che oggi corriamo è lo strangolamento della democrazia, con gli strumenti stessi della democrazia. Un lento declino verso l'autoritarismo che al colmo dell'insulto si definisce democratico: questa è l'eredità che rischiamo di lasciare ai nostri figli. Solo lo spirito milaniano potrà salvarci, chiedendo ad ognuno di assumersi le proprie responsabilità anche a costo di infrangere una regola quando il suo rispetto formale porta a offendere nella sostanza i diritti di tutti. Signor Presidente, lasci che lo spirito di don Milani interpelli anche lei.
 
Nel ringraziarla per averci ascoltati, le porgiamo i più cordiali saluti
 

Francesco Gesualdi, Adele Corradi, Nevio Santini, Fabio Fabbiani, Guido Carotti, Mileno Fabbiani,
Nello Baglioni, Franco Buti, Silvano Salimbeni, Enrico Zagli, Edoardo Martinelli, Aldo Bozzolini

(a)  Lettera ai cappellani militari

(b) Lettera ai Giudici

Aleandro Baldi: I care

 

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4 risposte a Di ritorno

  1. piadellamura ha detto:

    bellissimo post, sono contenta che ti sia ripresa, anch'io, per vari motivi sono stata assente dal blog ma ora rieccomi, buona pasqua.

  2. anonimo ha detto:

    Complimentissimi per tutto!
    Adriano Maini

  3. Soriana ha detto:

     Piadellamura: Grazie! Ti verrò a trovare… Buona settimana!
     
    Milvia

  4. Soriana ha detto:

    Adriano Maini: grazie, Adriano!
     
    Milvia

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